BORSE LAVORO

CHE COS’È LA BORSA LAVORO?

  • La borsa lavoro è uno strumento educativo/formativo per facilitare l’inserimento nel mercato del lavoro di soggetti appartenenti alle cosiddette fasce deboli attraverso un’ esperienza lavorativa.

La borsa lavoro quindi, serve a creare spazio alla formazione, a creare vantaggio reale per il singolo nella prospettiva di una riduzione del disagio, a creare integrazione sociale.

E’ uno strumento riabilitativo che il Dipartimento di Salute Mentale può utilizzare a favore degli utenti dei propri servizi; si integra nel progetto riabilitativo individualizzato di ogni utente, qualora se ne determina l’opportunità terapeutica.

CHE TIPO DI BORSE LAVORO ESISTONO?

Le borse lavoro possono essere:

  • a stage: queste sono a termine e possono avere durata da un minimo di tre mesi a sei mesi e possono essere inquadrate come attività di formazione tirocinio (non produttivo)
  • a termine: sono finalizzate all’assunzione e possono avere durata variabile da otto a dodici mesi e possono inquadrarsi come attività lavorative e tirocinio applicativo alla formazione
  • a tempo indeterminato: hanno come finalità la permanenza sul luogo di lavoro dov’è avvenuta la formazione e il tirocinio

Orario settimanale indicativo 15-35 ore settimanali per un importo erogato di €. 2,13= circa all’ora.

Nel caso di tirocinio più assunzione, l’impegno settimanale di ore è riferito al contratto di settore ed al contratto individuale di assunzione successivo per un importo erogato di €. 330,00= circa al mese.

QUADRO LEGISLATIVO DI RIFERIMENTO

  • Legge n. 381/1991, che ha attribuito alla cooperazione sociale la finalità di inserire al lavoro quote significative di popolazione svantaggiata;
  • Legge n. 68/1999 (relativa al collocamento mirato), che ha allargato a tutte le imprese l’obbligo di inserimento lavorativo dei disabili (art. 11, commi 4 e 7);
  • Legge n. 328/2000, che propone il sistema integrato di interventi ai servizi sociali rivolti al recupero ad all’integrazione sociale nonché al superamento delle forme di esclusione sociale delle persone disabili;
  • Legge Regionale n. 18/2005, che coniuga sviluppo economico e coesione sociale. si evidenziano di seguito gli articoli della legge più significativi:

– art. 36 comma 1: “la Regione promuove la realizzazione del diritto al lavoro dei disabili … attraverso servizi per l’impiego … in raccordo e con il concorso dei servizi sociali, sanitari ed educativi”;

– art. 36 comma 2: “La Regione sostiene l’utilizzo di percorsi personalizzati di integrazione lavorativa”.

– art. 38: “le province, in raccordo con i servizi sociali sanitari educativi e formativi, attuano interventi volti a favorire l’inserimento lavorativo … anche avvalendosi della sottoscrizione di appositi protocolli di intesa con i SIL”

  • Legge Regionale n. 41/1996 modificata dalla L.R. n. 18/2005, che all’art. 43 (politiche del lavoro) ha evidenziato un forte collegamento tra la fase propedeutica e quella di integrazione lavorativa vera e propria.

Iter burocratico

  • Iscrizione in apposite liste presenti presso i centri per l’impiego o SIL (sistema per l’integrazione lavorativa). Il SIL è un servizio pubblico specialistico istituito dalla Regione Friuli Venezia Giulia per promuovere l’inclusione sociale e l’integrazione lavorativa in accordo con la Provincia di Udine nel caso di specie.

Ogni persona inserita in queste liste avrà allegato un proprio curriculum vitae predisposto dal Comitato tecnico e dai Servizi di riferimento sul percorso riabilitativo che sta seguendo e sulle sue competenze, abilità, attitudini lavorative e motivazioni.

Assunzioni obbligatorie, per pubblici e privati sopra i 15 dipendenti, di persone che hanno una riduzione delle capacità lavorative superiore al 45% accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile (ASL).

Integrazione sociale dei portatori di disabilità psichiche

  • La questione degli inserimenti lavorativi è sicuramente uno snodo fondamentale nel percorso di autonomia e di integrazione di un soggetto con disagio psichico. Permettere un percorso di emancipazione reale, significa ridare dignità ad una persona.
  • Lo strumento “inserimento lavorativo” viene avviato di concerto con i servizi preposti che operano sul territorio mediante progetti perfettamente mirati alla fuoriuscita dalla condizione di esclusione di soggetti provenienti da una situazione di svantaggio sociale.

Non va, ovviamente, trascurata la finalità più generale che il progetto di inserimento lavorativo persegue, che è quello di far recuperare alla persona la consapevolezza di un ruolo positivo e di gratificazione non solo nell’attività in cui è impegnata, ma come soggetto del mondo del lavoro e titolare di un pieno e riconosciuto diritto di cittadinanza.

E’ ormai consolidato che, nel medio-lungo periodo, favorire percorsi di inserimento lavorativo consente un risparmio di risorse economiche da destinarsi a forme di assistenzialismo nei riguardi della persona svantaggiata e del proprio contesto. In più l’opportunità di percepire un reddito può aiutare il raggiungimento dell’autonomia.

La Borsa lavoro è uno strumento educativo/formativo per facilitare l’inserimento nel mercato del lavoro di soggetti appartenenti alle cosiddette fasce deboli attraverso un’esperienza lavorativa: non si costituisce un rapporto di lavoro dipendente con l’azienda, il lavoratore viene retribuito dagli Enti pubblici soggetti attuatori. E’ considerata di natura assistenziale e quindi i compensi sono esenti dal punto di vista fiscale.

L’esperienza della borsa lavoro quale strumento utile per l’uscita dallo stato di debolezza necessità di uno studio dettagliato che verifichi le mansioni a cui il soggetto è preposto, le competenze che può acquisire, la reale disponibilità del datore di lavoro a fornire al soggetto elementi di formazione e reali possibilità di assunzione.

Nel disagio psichico è utilissima la figura del tutor quale elemento fondamentale del processo di inserimento lavorativo; questo si inserisce nella programmazione riabilitativa come elemento di sostegno e provvede oltre che ad indirizzarlo verso processi manuali anche a garantire il benessere psichico del disagiato. Il tutor non è organico al sistema formativo e al percorso giornaliero lavorativo, in alcune realtà produttive la funzione del tutor è svolta da un lavoratore anziano o da un lavoratore in situazione di post-pensione.

La Borsa lavoro quindi, serve a creare spazio alla formazione, a creare vantaggio reale per il singolo nella prospettiva di una riduzione del disagio, a creare integrazione sociale.

Le Borse lavoro stage sono a termine e possono avere durata da un minimo di tre mesi a sei mesi e possono essere inquadrate come attività di formazione (non produttivo)

Le Borse lavoro finalizzate all’assunzione sono a termine e possono avere durata variabile da otto a dodici mesi e possono inquadrarsi come attività lavorative e tirocinio applicativo della formazione.

Le Borse lavoro a tempo indeterminato sono quelle borse che hanno come finalità la permanenza sul luogo di lavoro dove è avvenuta la formazione e il tirocinio applicativo. Hanno la durata di un anno e servono ad incentivare la stabilizzazione del posto di lavoro; può essere rinnovata anche per un secondo anno con una decurtazione della base retributiva a carico pubblico e spostata a carico del datore di lavoro.

E’ uno strumento riabilitativo che il Dipartimento di Salute Mentale può utilizzare a favore degli utenti dei propri servizi; si integra nel progetto riabilitativo individualizzato di ogni utente, qualora se ne determina l’opportunità terapeutica.

Quale strumento di recupero e reinserimento sociale degli utenti è previsto a livello regionale un fondo parametrato alla popolazione residente destinato alla erogazione di borse lavoro a favore di utenti dei D.S.M. al fine di stimolare la diffusione di iniziative di preformazione o preinserimento lavorativo degli stessi presso Associazioni ed Enti pubblici o privati operanti sul territorio.

QUADRO LEGISLATIVO DI RIFERIMENTO

  • Legge n. 381/1991, che ha attribuito alla cooperazione sociale la finalità di inserire al lavoro quote significative di popolazione svantaggiata;
  • Legge n. 68/1999 (relativa al collocamento mirato), che ha allargato a tutte le imprese l’obbligo di inserimento lavorativo dei disabili (art. 11, commi 4 e 7);
  • Legge n. 328/2000, che propone il sistema integrato di interventi ai servizi sociali rivolti al recupero ad all’integrazione sociale nonché al superamento delle forme di esclusione sociale delle persone disabili;
  • Legge Regionale n. 18/2005, che coniuga sviluppo economico e coesione sociale. si evidenziano di seguito gli articoli della legge più significativi:

– art. 36 comma 1: “la Regione promuove la realizzazione del diritto al lavoro dei disabili … attraverso servizi per l’impiego … in raccordo e con il concorso dei servizi sociali, sanitari ed educativi”;

– art. 36 comma 2: “La Regione sostiene l’utilizzo di percorsi personalizzati di integrazione lavorativa”.

– art. 38: “le province, in raccordo con i servizi sociali sanitari educativi e formativi, attuano interventi volti a favorire l’inserimento lavorativo … anche avvalendosi della sottoscrizione di appositi protocolli di intesa con i SIL”

  • Legge Regionale n. 41/1996 modificata dalla L.R. n. 18/2005, che all’art. 43 (politiche del lavoro) ha evidenziato un forte collegamento tra la fase propedeutica e quella di integrazione lavorativa vera e propria.

La Legge n. 68/1999 si basa sul principio di un collocamento del disabile che rispetti le potenzialità lavorative del lavoratore senza, penalizzare le aspettative dell’azienda che assume.

La normativa infatti si è fortemente ispirata a percorsi d’inserimento lavorativo maturati, perfezionati e predisposti dai servizi delle ASL, dei Comuni, delle Province e delle Regioni. La quasi totalità delle leggi sull’assistenza varate dalle Regioni contiene norme relative all’inserimento lavorativo.

L’art. 1 della Legge n. 68/1999 promuove l’inserimento e l’integrazione lavorativa tra gli altri dei soggetti che soffrono di un disagio psichico attraverso un collocamento mirato cioè utilizzando strumenti che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, con analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione. L’art 3 prevede che “i datori di lavoro pubblici e privati siano tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie di cui all’articolo 1 nella seguente misura:

a) sette per cento dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti;

b) due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti;

c) un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti.”.

Per i datori di lavoro privati che occupano da 15 a 35 dipendenti l’obbligo si applica solo in caso di nuove assunzioni.

Queste assunzioni obbligatorie sono previste anche per i partiti politici, le associazioni senza scopo di lucro, le organizzazioni sindacali, la polizia, la protezione civile, e chiaramente gli enti pubblici.

All’art. 6 si esplicita l’esistenza di “organismi individuati dalle regioni ai sensi dell’articolo 4 del Decreto Legislativo 23.12.1997 n. 469, di seguito denominati “uffici competenti”, che provvedono, in raccordo con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio, secondo le specifiche competenze loro attribuite, alla programmazione, all’attuazione, alla verifica degli interventi volti a favorire l’inserimento dei soggetti di cui alla presente legge nonché all’avviamento lavorativo, alla tenuta delle liste, al rilascio delle autorizzazioni, degli esoneri e delle compensazioni territoriali, alla stipula delle convenzioni e all’attuazione del collocamento mirato”. “Nell’ambito di tale organismo è previsto un comitato tecnico composto da funzionari ed esperti del settore sociale e medico-legale e degli organismi individuati dalle regioni ai sensi dell’art. 4 del presente decreto, con particolare riferimento alla materia delle inabilità, che deve valutare le residue capacità lavorative, definire gli strumenti e le prestazioni necessari all’inserimento e alla predisposizione dei controlli periodici sulla permanenza delle condizioni di inabilità”. I datori di lavoro assumono i lavoratori facendone richiesta di avviamento agli uffici competenti attraverso la stipula di convenzioni. In queste convenzioni sono stabiliti i tempi e le modalità delle assunzioni che il datore di lavoro si impegna ad effettuare. Tra le modalità: “la facoltà della scelta nominativa, lo svolgimento di tirocini con finalità formative o di orientamento, l’assunzione con contratto di lavoro a termine, lo svolgimento di periodi di prova più ampi di quelli previsti dal contratto collettivo, purché l’esito negativo della prova, qualora sia riferibile alla menomazione da cui è affetto il soggetto, non costituisca motivo di risoluzione del rapporto di lavoro”. In queste convenzioni sono indicate: “le mansioni attribuite al lavoratore disabile e le modalità del loro svolgimento; le forme di sostegno, di consulenza e di tutoraggio da parte degli appositi servizi regionali o dei centri di orientamento professionale e degli organismi di cui all’articolo 18 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di favorire l’adattamento al lavoro del disabile”. In più vengono previste verifiche periodiche sull’andamento del percorso formativo inerente la convenzione di integrazione lavorativa, da parte degli enti pubblici incaricati delle attività di sorveglianza e controllo.

Presso tali uffici competenti viene predisposto un elenco dove si devono iscrivere i soggetti interessati all’inserimento lavorativo; in questo elenco l’organismo competente compila una scheda sulle abilità lavorative, l’inclinazione, la natura e il grado della minorazione del soggetto.

In base all’art. 9 “i datori di lavoro devono presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione entro sessanta giorni dal momento in cui sono obbligati all’assunzione dei lavoratori disabili” e inviare, sempre agli uffici competenti, un prospetto dal quale risultino il numero complessivo dei lavoratori dipendenti, il numero ed i nominativi dei lavoratori computabili nella quota di riserva nonché i posti di lavoro e le mansioni disponibili per questi lavoratori.

In caso di rifiuto da parte dell’azienda di assumere il lavoratore invalido, la direzione provinciale del lavoro redige un verbale che trasmette agli uffici competenti ed all’autorità giudiziaria ed è soggetta a sanzione amministrativa. Gli uffici competenti possono concedere ai datori di lavoro privati, sulla base dei programmi presentati e nei limiti delle disponibilità del Fondo regionale per l’occupazione dei disabili, delle agevolazioni fiscali.

In sintesi con la Legge n. 68/1999 i disabili vengono inseriti nella posizione più adatta, previa adeguata valutazione delle capacità lavorative con strumenti tecnici e di supporto. Vengono previste assunzioni obbligatorie mirate per disabili con una comprovata riduzione delle capacità lavorative superiore al 45%, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile (ASL), presso i datori di lavoro pubblici e privati per aziende con più di 15 dipendenti.

Per l’assunzione dei disabili psichici, in specifico, le aziende devono effettuare la richiesta nominativa mediante apposite convenzioni con gli organi competenti. L’assunzione di disabili psichici prevede la possibilità della fiscalizzazione totale dei contributi per otto anni. Infine questa norma prevede rimborsi forfettari per le spese necessarie all’adattamento del posto di lavoro e per apprestamento di tecnologie di telelavoro; le agevolazioni riguardano anche i datori di lavoro non soggetti ad obbligo, che decidano di assumere un disabile.

Anche la Legge n. 328/2000, atto di programmazione territoriale per riorganizzare i servizi nell’ottica della cittadinanza attiva, volta alla condivisione delle responsabilità, si occupa di inserimento lavorativo. La legge annuncia che per sviluppare i servizi sociali in modo unitario ed integrato gli enti locali, le Regioni e lo Stato, ognuno nell’ambito delle proprie competenze, debbano fare una programmazione degli interventi e delle risorse. Nel farlo è importante che vengano seguiti i principi di coordinamento e di integrazione tra gli interventi sanitari e le politiche attive del lavoro.

Questa legge quadro prevede che i comuni associati (distretto sanitario), d’intesa con le ASL e secondo le indicazioni del piano regionale, definiscano i “Piani di Zona” previsti dall’art 19 come strumento locale per favorire il riordino, il potenziamento, la messa in rete di interventi e servizi sociali locali tra cui l’attivazione di progetti di inserimento lavorativo delle fasce deboli identificandone gli obiettivi strategici, gli strumenti di realizzazione e le risorse, in modo da programmarli e realizzarli al di là della tradizionale politica “assistenzialistica”.

A livello di legislazione regionale, la Giunta del Friuli Venezia Giulia ha delineato nella Legge n. 18/2005 gli strumenti necessari per la realizzazione di una politica regionale in materia di disabilità. In che modo dare supporto alle imprese per un adeguato inserimento lavorativo, ed ai lavoratori per il raggiungimento di una loro piena integrazione lavorativa e conseguente inclusione sociale.

Con deliberazione di Giunta sono state definite le linee generali per la sottoscrizione di convenzioni tra i datori di lavoro e le Province per l’assunzione di lavoratori che presentino particolari difficoltà di inserimento lavorativo.

I datori di lavoro privati si possono avvalere delle agevolazioni previste per le assunzioni grazie alle risorse del Fondo nazionale per l’occupazione. Per la gestione del Fondo e per le modalità di concessione ai datori di lavoro delle agevolazioni previste è stato adottato il “Regolamento concernente le convenzioni che prevedono l’accesso alle agevolazioni del Fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili nonché per la concessione delle agevolazioni medesime”. In Friuli Venezia Giulia, come in molte altre regioni, i Fondi provinciali sono alimentati anche dalle sanzioni amministrative a carico dei datori di lavoro che non adempiono agli obblighi previsti dalla Legge n. 68/1999. Con deliberazione della Giunta regionale sono finanziabili con le risorse di tali Fondi ed attivabili attraverso provvedimenti delle Province:

  • Realizzazione ed adeguamento del posto di lavoro;
  • Rimozione delle barriere architettoniche;
  • Interventi da parte dei datori di lavoro diretti alla rielaborazione delle modalità lavorative per renderle adeguate a forme concordate di telelavoro;
  • Iniziative volte a garantire l’accessibilità al posto di lavoro, la mobilità e gli spostamenti;
  • Attività di tutoraggio e supporto all’inserimento rivolte a lavoratori per i quali risulti particolarmente problematica la collocabilità;
  • Attività di tutoraggio svolte anche da dipendenti e tecnici interni all’azienda;
  • Progetti sperimentali, non rientranti nei precedenti casi, elaborati dagli enti individuati dalla Legge n. 68/1999 (cooperative sociali, consorzi, costituiti come cooperative sociali, altri soggetti la cui attività è ritenuta idonea a contribuire alla realizzazione degli obiettivi della legge), relativi alle persone disabili che presentano particolari difficoltà di inserimento al lavoro;
  • Convenzioni sottoscritte dalle Province con i datori di lavoro privati, finalizzate all’ottenimento dei benefici di cui al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, che per carenza di fondi statali non hanno potuto usufruire dei benefici pur avendone i requisiti;
  • Percorsi personalizzati di integrazione lavorativa;
  • Convenzioni sottoscritte dalle Province con gli organismi deputati a contribuire alla realizzazione della legge n. 68/1999;

La Regione Friuli Venezia Giulia prevede l’attivazione di tirocini di formazione per garantire il diritto alla formazione, al lavoro ed alla piena integrazione.

Con deliberazione della Giunta Regionale (DGR n. 217/2006) sono state definite due tipologie di percorsi che attengono esclusivamente all’integrazione lavorativa:

  • Tirocinio di formazione in situazione/sviluppo competenze;
  • Tirocinio di formazione in situazione/assunzione.

I percorsi personalizzati vengono attivati dalle Province con l’ausilio dei Servizi di Integrazione Lavorativa, istituiti dalla Legge Regionale n. 41/1996 con il compito di promuovere e realizzare l’inclusione sociale delle persone disabili attraverso l’utilizzo di tali strumenti.

Riporto qui di seguito uno stralcio del rapporto che l’Isfol, organo del Ministero della Solidarietà Sociale, ha confezionato nella seconda metà del 2004 che evidenzia tra gli altri anche i nostri servizi integrati lavorativi.

  • SIL C.A.M.P.P. (udine) Riferimenti:
Responsabile: Dott.ssa MERLO Daniela
Indirizzo: Viale Tricesimo n. 47
Comune Udine
Provincia Udine
Regione Friuli Venezia Giulia
Telefono: 0432/471569
Fax: 0432/481103
E-mail: silcampp@libero.it
Sito web: http://www.campp.it

La storia del servizio

  • L’ente ha iniziato ad occuparsi dei tirocini lavorativi fin dal 1977. Nel 1981 è stata emanata la Legge n. 87, che prevedeva l’utilizzo delle borse di lavoro. La legge è stata emanata nel dicembre 1981 e nel gennaio 1982 l’ente ha subito cominciato ad attivare le borse di lavoro. Nel 1984 è stato ufficialmente istituito un Ufficio tirocini. Nel 1994 è stata emanata la Legge Regionale n. 17 ed il relativo progetto obiettivo.

Si è così arrivati al riconoscimento ufficiale che gli inserimenti lavorativi sono seguiti da servizi territoriali costituiti da equipe di operatori specializzati. Nel dicembre 1995 infine il Consorzio per l’Assistenza Medico Psicopedagogica (CAMPP), su delega della Regione Friuli Venezia Giulia ha costituito il Servizio di Inserimento Lavorativo, ha nominato il Coordinatore del Servizio e identificato gli Operatori della mediazione incaricati di fornire a tempo pieno questo servizio. La Regione ha previsto un budget per la gestione delle borse di lavoro con l’erogazione del finanziamento anticipato, che trasferisce direttamente al CAMPP.

Il bacino d’utenza fa riferimento ad un territorio corrispondente a tre aziende sanitarie, Alto e Medio Friuli e Bassa Friulana, con una popolazione di circa 550.000 abitanti. Vi sono una sede centrale a Udine e tre uffici periferici: uno a Tolmezzo per l’Alto Friuli, un ufficio a Cervignano del Friuli per la Bassa Friulana e uno a Codroipo. Presso ogni ufficio sono presenti degli operatori della mediazione che si coordinano con l’Ufficio Centrale di Udine.

Fino al giugno 2003 il servizio si è occupato esclusivamente dei disabili fisici, psichici e sensoriali, riconosciuti invalidi civili ed iscritti nelle liste di collocamento, così come previsto dalla Legge Regionale 17. Non ha mai seguito persone con disabilità di tipo intellettivo alle quali fosse stato riconosciuto il diritto all’indennità di accompagnamento, in quanto valutate non essere in grado di compiere gli atti quotidiani della vita. Successivamente alla convenzione stipulata con la Provincia di Udine nel luglio 2003 per l’effettuazione del Servizio di Accompagnamento previsto dalla Legge 68/1999, il Servizio si occupa anche di persone afferenti ai Servizi DSM e Ser.T.

La principale fonte di finanziamento del Servizio è costituita dai Fondi previsti dalla Legge Regionale n. 17/1994, che sono a copertura degli importi delle borse lavoro. In secondo luogo il Consorzio, per i costi derivanti dal personale e per quelli di gestione, riceve sia delle rette annuali dai Comuni consorziati o convenzionati, sia dei finanziamenti dalla Regione FVG in base alla Legge Regionale n. 41/1998.

Per quanto riguarda la Convenzione stipulata con la Provincia di Udine per l’erogazione del Servizio di Accompagnamento previsto dalla Legge n. 68/1999, il Consorzio riceve un finanziamento a copertura dei costi di gestione.

Funzionamento del servizio e metodologia d’intervento

  • Attualmente l’equipe del SIL è composta da 15 persone. Una ha compiti di coordinamento. Le altre persone, principalmente psicologi ed assistenti sociali, sono operatori della mediazione e seguono i singoli progetti. A sostegno dell’attività del SIL ci sono il Servizio Sociale dei Comuni e le equipe di valutazione distrettuale (UVD), che si svolgono presso le Aziende per i Servizi Sanitari e coinvolgono gli specialisti che di volta in volta sono chiamati ad intervenire.

La Regione Friuli Venezia Giulia, nel recepimento della Legge 68 attraverso la Legge Regionale n. 12/2001, ha previsto e promosso la partecipazione del SIL all’interno del Comitato Tecnico. Il Comitato Tecnico segnala direttamente al SIL le persone con particolari difficoltà di inserimento al lavoro e si avvale dell’operato dello stesso per le funzioni di monitoraggio delle esperienze in atto. Il SIL è garante, sia per l’azienda ospitante che per il lavoratore, del buon esito dell’inserimento.

I Servizi di primo livello, che hanno in carico il progetto di vita delle persone disabili, coinvolgono il SIL nel momento in cui la persona è ritenuta pronta per una formazione o per l’inserimento lavorativo. L’Equipe specialistica verifica il possesso dei requisiti minimi richiesti per la definizione di un progetto di tipo lavorativo e lo invia al SIL. Quindi per quanto riguarda il SIL si interviene nel progetto di vita di una persona solo per l’aspetto lavorativo.

L’accesso dell’utente al servizio avviene sempre successivamente alla segnalazione da parte del Servizio sociale di base, dei Distretti Sanitari o del Comitato Tecnico. Inizialmente alla persona che accede alla struttura, viene presentato il Servizio e l’offerta formativa o lavorativa che può essere attivata, nonché le modalità e gli strumenti di mediazione. Curano questo primo contatto la coordinatrice del servizio e l’operatore della mediazione referente per il territorio di residenza dell’interessato.

Vi è quindi la fase di raccolta delle informazioni utili alla definizione di un progetto. Ogni informazione è ritenuta utile ad analizzare una situazione, quindi viene raccolta l’anamnesi completa degli aspetti sanitari relazionali e familiari. Ci si sofferma in particolare sulle problematiche conseguenti alla disabilità specifica e quelle derivanti dai vissuti precedenti; si indaga sugli interessi personali, le aspirazioni lavorative.

Partendo dalle informazioni della valutazione psicodiagnostica e anamnestica, vengono formulate delle proposte che prevedano un percorso formativo graduale con progressivo incremento della difficoltà fino al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

La borsa lavoro prevista dalla Legge Regionale n. 17/1994 di fatto è considerata oltre che un momento di osservazione in situazione, anche uno strumento formativo. Il referente del progetto è il Coordinatore del SIL e l’Operatore della mediazione.

Il Servizio in questi anni di esperienza, ha maturato una certa abilità nell’analisi ergonomica delle varie postazioni lavorative ed ha elaborato una propria banca dati. Oltre a ciò esiste una forte collaborazione tra il Servizio ed i Centri per l’Impiego: in base alla Convenzione stipulata tra il CAMPP e la Provincia di Udine per l’erogazione del Servizio di Accompagnamento da parte del SIL, il Servizio ha uno stretto rapporto con i Centri per l’impiego. C’è una condivisione delle problematiche inerenti l’inserimento al lavoro dei disabili con particolari difficoltà, per i quali il SIL si fa carico della definizione di progetti individualizzati con l’ausilio delle informazioni fornite dai CPI riguardo alle aziende disponibili. E’ stata avviata un’attività congiunta di analisi delle realtà produttive locali, al fine di avere una conoscenza approfondita delle imprese, sia per gli aspetti più di pertinenza dei CPI che per le analisi ergonomiche. Si stanno ottenendo dei buoni risultati, con l’eccezione dei lavoratori disabili affetti da patologia psichiatrica, i quali per definizione incontrano maggiori difficoltà nell’integrarsi nel mondo del lavoro.

Mensilmente presso ogni sede periferica del SIL viene effettuata una riunione di programmazione tra gli operatori del servizio e dei CPI, e si è avviata un’attività di autoformazione e formazione tradizionale finalizzata all’acquisizione di un linguaggio e una cultura comuni.

Il servizio inserimento lavorativo propone alla persona un inserimento tramite lo strumento del tirocinio previsto dalla L.R. 17/1994, al fine di sviluppare potenzialità e risorse e a comprendere i limiti oggettivi e soggettivi dell’individuo. Se l’esperienza risulta positiva, si concorda con l’azienda soggetta all’obbligo, un percorso di borsa lavoro come previsto dalla L. n. 68/1999.

All’interno dell’azienda, tra i dipendenti disponibili, viene sempre individuata la figura di un tutor che affianca il disabile nel suo percorso formativo. Nel protocollo d’intesa stipulato tra il SIL e l’azienda ospitante vengono richiamati sia il tutor aziendale, sia l’operatore della mediazione referente del progetto.

Tutti gli utenti seguiti dal servizio vengono avviati al lavoro successivamente alla stipula di una convenzione ex art. 11, essendo persone con particolari difficoltà di integrazione lavorativa.

La quasi totalità delle esperienze avviate ha avuto esito positivo in quanto il Servizio progetta nel dettaglio gli inserimenti lavorativi e li segue monitorando costantemente l’andamento.

Vengono effettuate verifiche periodiche: inizialmente sono più frequenti, poi col tempo si svolgono con cadenza mensile.

Nel caso in cui si verifichino situazioni di crisi da parte dell’utente, l’operatore del SIL si reca in azienda, per un approfondimento ed una valutazione della natura della crisi, intervenendo quindi direttamente sul problema. Se viene valutato necessario, possono essere attivati il Servizi Sociale e altri servizi specialistici.

Gli altri Servizi con i quali il SIL collabora sono: i Servizi sociali dei Comuni e le Aziende per i Servizi Sanitari attraverso le Equipe Multidisciplinari per l’Handicap, i Dipartimenti di Salute Mentale ed i Servizi per le Tossicodipendenze. La segnalazione dei candidati per eventuali progetti viene effettuata da molteplici agenzie di invio, in relazione alla richiesta di intervento. In particolare, rispetto alle persone che necessitano di percorsi formativi, viene richiesta una valutazione psicodiagnostica all’Equipe per l’handicap o ai servizi di riferimento.

Il SIL ha sempre mantenuto dei rapporti di collaborazione con le Associazioni presenti sul territorio, valutando indispensabile la condivisione degli obiettivi e delle azioni da intraprendere per il raggiungimento degli stessi.

Le Associazioni con frequenza segnalano al SIL situazioni di disoccupazione dei propri associati e supportano gli sforzi del Servizi con azioni di sensibilizzazione nei confronti degli organi politici.

Nel nostro territorio non operano molte Cooperative sociali di tipo B, come ad esempio nella vicina Regione Veneto. Nonostante ciò l’attività di integrazione lavorativa da loro svolta riveste un’importante ruolo soprattutto per i casi multiproblematici. Il Servizio collabora da sempre con numerose cooperative nell’ambito di progetti per persone che necessitano periodi di formazione in ambiente protetto.

  • ALTRI SIL
  • SIL Consorzio Isontino Servizi Integrati (Gradisca d’Isonzo)

Riferimenti

Responsabile: Dott. IEUSIG Giuseppe
Indirizzo: Via Zorutti n. 35
Comune Gradisca d’Isonzo
Provincia Gorizia
Regione Friuli Venezia Giulia
Telefono: 0481/960953
Fax: 0481/956025
E-mail: sil.cisi@libero.it
Sito web: http://www.cisi-gorizia.it
  • SIL c/o ASS. n. 6 (pordenone)

Riferimenti

Responsabile: Dott. Luciano Innocente
Indirizzo: Viale Dante Alighieri n. 58
Comune Pordenone
Provincia Pordenone
Regione Friuli Venezia Giulia
Telefono: 0434/21502
Fax:
E-mail: luciano.innocente@ass6.sanita.fvg.it
Sito web: /

Elaborato della dott.ssa Elisabetta Zanfagnini


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