FUNZIONAMENTI E DISTURBI IN ETA’ EVOLUTIVA

 

 

Proprio in età infantile, preadolescenziale ed adolescenziale emergono i principali disturbi che spesso vengono descritti a carico del sistema individuale. Tale tipo di valutazione, anche se come descrizione risulta riconosciuta e convalidata a livello istituzionale, inevitabilmente si ripercuote sull’organizzazione del sistema familiare di cui il soggetto con patologia fa parte. E’ possibile discriminare a seconda della gravità i disordini individuali; quelli più severi risultano da principio a carico del sistema nervoso centrale nella sua struttura, chiamando in causa ad esempio il ritardo o l’insufficienza mentale che consistono in un difetto del funzionamento intellettivo e dell’adattamento. Tali condizioni, che si manifestano nel periodo evolutivo di solito prima dei 18 anni sono valutate  sulla base del quoziente intellettivo, e si distinguono in deficit mentale profondo, ritardo mentale grave, ritardo mentale moderato, ritardo mentale lieve. La causa del disturbo è molteplice e può coinvolgere anomalie biologiche, cromosomiche o metaboliche; in alcuni casi per difetti nutritivi e per patologia gravidica come ad es. rosolia o alcoolismo. Anche il quadro clinico può variare a seconda dell’intensità del disturbo: nei casi lievi può consentire una vita normale, mentre in quelli gravi può comportare una vita vegetativa, spesso ancora in un istituto specializzato. Nelle famiglie che sono a contatto con questo tipo di disagio le aspettative sono fortemente messe in discussione, e in questi casi sono previsti supporti dal punto di vista economico. Anche i casi di autismo precoce infantile, che coinvolge circa 4-5 casi su 10.000 soggetti, risultano estremamente gravi e comportano spesso un’incapacità nel mettersi in rapporto con gli altri e quindi  un isolamento dalle persone e un distacco dalla realtà. I sintomi iniziano precocemente con apatia e indifferenza alle proposte relazionali della mamma. Il piccolo rimane apatico, indifferente alla presenza degli altri, non comunica verbalmente o mostra gravi anomalie del linguaggio. Può essere in alcuni casi incapace di esprimere sorriso a livello sociale. Possono verificarsi anche difficoltà a livello del gioco esplorativo, e l’aspetto ludico può ridursi ad un movimento monotono e ripetitivo senza il coinvolgimento di alcuno. L’interesse può essere rivolto maggiormente agli oggetti inanimati e le persone possono provocare disagio anche grave poiché è molto sviluppata una sensibilità ai cambiamenti minimi dell’ambiente circostante, risultando indifferente agli stimoli del freddo e del dolore o mostrare reazioni spropositate agli stimoli esterni come comportamenti compulsavi per l’alimentazione e l’addormentamento. Le famiglie che si trovano a far fronte a questo tipo di problematiche, possono essere fortemente messe in discussione sia dal punto di vista organizzativo che strutturale. I sogni e le prospettive vengono stravolte e la realtà si manifesta il più delle volte con le problematiche della quotidianità.

Esistono problemi, sempre con componente prevalentemente genetica, come ad esempio le alterazioni della motilità, che non sono di solito riscontrabili prima dei 4 anni d’età. Tali stati coinvolgono le attività di performance e non sempre implicano difficoltà a livello verbale. Possono prendere la forma di disturbi della coordinazione motoria o di tic. I tic sono movimenti rapidi, improvvisi, involontari, non ritmici, stereotipati vissuti come irresistibili ma è possibile che vengano soppressi con disagio, per minuti o anche per ore. Il disturbo della coordinazione motoria ha come ipotesi un difetto dello sviluppo da lesioni cerebrali minime determinatesi durante la vita intrauterina. Le manifestazioni possono attenuarsi notevolmente quando il livello intellettivo è buono.  Possono essere semplici o complessi e generalmente riguardano occhi, faccia, spalle, produzioni vocali di parole o frasi. Le alterazioni della motilità si possono distinguere in disturbi transitori, quando la durata varia da 2 settimane a 1 anno e in disturbi cronici. Un esempio di difficoltà cronica è la malattia di Gilles de la Torrette in cui, con diversi gradi di compromissione, la persona è invasa da tic multipli che coinvolgono tutto il corpo, che possono mutare nel tempo. In questo caso per la persona il rapporto con gli altri e con il proprio mondo è da sostenere e costruire. Tali valori passano anche attraverso il supporto e l’ascolto dei familiari sui quali spesso ricadono le fatiche del quotidiano.

Meritano di essere menzionati i disturbi dell’alimentazione nell’infanzia e i disturbi delle funzioni evacuative. I primi vengono chiamati con termini quali la pica che consistente in una ripetuta ingestione di sostanze non nutritive come terra, sabbia, plastica, carta, foglie, insetti e la ruminazione che consiste nel rigurgito del cibo dallo stomaco nella bocca per essere espulso o reinserito. In queste circostanze tendono a prevalere nei familiari sentimenti come l’apprensione che vengono prontamente sfogati a livello dei servizi di base. I secondi consiste in un immaturo controllo sfinterico, tale capacità si sviluppa durante i primi 4 anni di vita secondo un ordine.  Per la defecazione il controllo è prima notturno e poi diurno, mentre per l’orinazione viceversa prima diurno e poi notturno. Queste circostanze possono passare ancora inosservate e non analizzate attentamente perché non notate o considerate transitorie o ancora banalizzate, o connotate con imbarazzo.

Esistono anche i disturbi del linguaggio che possono riguardare; l’articolazione (dislalia) in cui sono frequenti e ricorrenti errori dell’articolazione e della pronuncia della parola con distorsioni, omissioni e sostituzioni; l’espressione  la ricezione è l’incapacità a dire o capire le parole più semplici, nonostante il desiderio di farlo; la fluidità comprende  le balbuzie in cui sono frequenti le ripetizioni, prolungamenti di suoni o sillabe, o esitazioni e pause che disturbano la fluidità e il ritmo del discorso; ed in fine la comprensione in cui i significati vengono distorti, fraintesi mal contestualizzati. Esistono anche disturbi dell’apprendimento che consistono nelle difficoltà che i bambini incontrano nei primi anni di scuola con disturbi di calcolo, scrittura o lettura. Le cause precise non sono conosciute e attualmente prevalgono fattori maturativi, cognitivi, socioeconomici, emotivo-conflittuali, educativi.

Anche i disturbi dell’identità di genere che coinvolgono il sentimento di essere maschi o femmine possono veicolare difficoltà e disturbi. Il genere sessuale, è abbastanza definito nei primi 2-3 anni di vita, determinato da fattori biologici e socio-familiari, verso i 4 anni possono evidenziarsi le prime espressioni che si concretizzano in scontentezza e sentimento di disagio per il proprio sesso e la tendenza ad assumere i comportamenti dell’altro sesso (ad es. fare pipì in piedi come i maschietti).

Già nel lattante sono rinvenibili manifestazioni di ansia come pianto, agitazione, grida. Il disturbo d’ansia di separazione in seguito alla separazione dalle persone affettivamente più importanti, dalla casa o dagli ambienti familiari. Appare generalmente verso gli 11-12 anni. Le cause vengono identificate con la separazione che agisce in soggetti molto immaturi e dipendenti. La più frequente è la fobia scolare. Spesso chi ne è effetto è un soggetto coscienzioso, compiacente, conformista, timoroso di perdere la madre, di essere danneggiati fisicamente, che esprime sentimenti di colpa, con paure morbose di malattie, di eventi luttuosi e del buio. Gli adolescenti possono non esprimere le ansie di separazione, ma queste escono attraverso la paura ad allontanarsi da casa, o dal genitore di riferimento con episodi di marcata difficoltà nel sonno.

Ecco che i fattori fisiologici cominciano ad intersecarsi con fattori psicologici, ambientali e via via che l’alterazione della componente biologica si attenua nella sua compromissione le disfunzionalità tendono ad assumere manifestazioni a livello di adattamento ambientale, o di aderenza all’ambiente. Da qui in avanti la descrizione delle manifestazioni del disagio crescono in maniera esponenziale. I tentativi di catalogazione e descrizione vanno continuamente aggiornati, come ad esempio gli ormai famosi manuali DSM e ICD,  essendo una conseguenza di una manifestazione di disagio che si sviluppa a seconda delle conoscenze, degli strumenti tecnici e dei contesi e si connotano con caratteristiche peculiari anche relativamente alla cultura di riferimento.

Negli ultimi anni si è delineato un modello della psicopatologia evolutiva, basato su principi, concetti e metodologie necessari alla comprensione dello sviluppo normale e patologico. In base a questa prospettiva, il soggetto, in ogni momento del ciclo vitale, si confronta con diversi compiti adattivi entro un flusso continuo di interazioni con l’ambiente, in una continua relazione dinamica. Questo tipo di assunto risulta pericoloso, se esportato a contesti diversi da quello della diagnosi, in quanto presuppone una cesura netta fra ciò che è normale e ciò che è patologico, mentre la sfera di commistione risulta enormemente piĂą rilevante anche a livello statistico, sia che l’ambito di indagine prenda in considerazione aspetti individuali o a livello di popolazione. D’altronde nello stesso individuo possono coabitare tali condizioni, e l’una o l’altra può prevalere in determinate circostanze anche in maniera transitoria. Le posizioni nette fra normale e patologico sono descrivibili in un limitato numero di situazioni legate piĂą ad aspetti strutturali, fisiologici o giuridici. Tali classificazioni in ogni caso sono riduttive e svilenti se si tratta di una persona ma sono funzionali, se servono per curare e dare una prospettiva in chiave evolutiva. Non è possibile non descrivere le persone che incontriamo, ma tale descrizione non può essere mai considerata definitiva neppure se prodotta da uno specialista. Semmai la descrizione è un punto di partenza per poter creare una relazione, preferibilmente una relazione di cambiamento, di miglioramento.  Ormai dovrebbe essere diffusa la conoscenza che i motori di tali condizioni di normalitĂ  o di patologia sono i medesimi. Di conseguenza considerare la psicopatologia come espressione di un fallimento nella negoziazione dei compiti evolutivi, cui fa seguito un disadattamento o una distorsione è semplicistico e alle volte di scarso aiuto per l’individuo e per il sistema familiare entro il quale è inserito. Il tentativo a livello descrittivo di separare la componente genetica da quella culturale e sociale è molto spesso piĂą ideologica che utile. Diventa quindi essenziale, una volta individuata una difficoltĂ  comprendere i fattori di vulnerabilitĂ  e i fattori protettivi che interagiscono con il corso dello sviluppo. Un corollario di tale affermazione consiste nel fatto che geni e ambiente non conducono alle manifestazioni comportamentali senza l’intreccio con la storia adattiva individuale e il contesto familiare e sociale. Il concetto di vulnerabilitĂ , affiancato a quello di stress viene declinato come l’insieme delle caratteristiche interne (corredo genetico, processi neurobiologico, caratteristiche temperamentali) e ambientali (traumi o modalitĂ  di caregiving) che possono svolgere il ruolo di meccanismi alla base dello sviluppo di disturbi psichici. La diagnosi pertanto deve essere effettuata in contesti precisi e alla conseguente ed inevitabile etichetta deve conseguire un adeguato percorso abilitativo e riabilitativo. Non è plausibile codificare una difficoltĂ  senza essere in grado di fornire adeguati supporti e strumenti che consentono una prospettiva in termini evolutivi e in termini di miglioramento della qualitĂ  della vita individuale e familiare. Questo presupporrebbe un cambio di prospettiva culturale, un superamento  di posizioni in cui l’aspetto centrale non passa attraverso la diagnosi ma è soverchiato dall’aspetto dell’abilitazione, della riabilitazione e del sostegno del potenziale individuale e familiare. Condurre le persone e le famiglie in difficoltĂ  ad una maggior competenza in grado di tener conto delle “cornici” di cui sono parte, cioè dei particolari modi di vedere il mondo in cui si è completamente immersi, e di cui non ce ne rendiamo conto, è una competenza che si può sviluppare soprattutto grazie ad un supporto esterno davvero qualificato.

 

 

Dott. Manuele Del Gobbo

Sitografia

www.scienzedellamente.it

it.wikibooks.org/wiki/Disturbi mentali/Disturbi dell’infanzia,della fanciullezza,e dell’adolescenza

Bibliografia

Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte
di Marianella Sclavi – Mondadori Bruno– 2003

Articoli

Paradossi, doppi-legami e circuiti riflessivi: una prospettiva teorica alternativa. Vernon E. Cronen, Kenneth M. Johnson, John W. Lannamann. Family Process, vol 20 marzo 1982.

Teoria dei tipi logici di Russel

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