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AUTONOMIA PERSONALE, AUTONOMIA RELAZIONALE

 

 

Per mesi si è dibattuto e si continua  a dibattere sull’argomento dell’autonomia. Anche gli stati e le regioni nominano, richiedono e a volte pretendono di autodeterminarsi. In questi casi  l’accezione del termine è legata ad ciò che è eccezione, a ciò che consente privilegi e deroghe alle norme.

In una posizione qualunquista ciascuno di noi è a suo modo quotidianamente coinvolto, magari per una questione lavorativa o per una questione personale, sul  tema dell’autonomia. Essa riguarda da un lato il concetto di possibilità e dall’altro le abilità e le competenze raggiunte dal singolo individuo. Quando si tratta di indipendenza l’accento può essere posto sulle caratteristiche e sulle capacità individuali. Se pensiamo al processo di sviluppo nella specie umana facilmente lo possiamo accostare all’accrescimento delle competenze del soggetto ad affrontare situazioni che  richiedono scelte via via più complesse. In tal senso il concetto di autonomia è imprescindibile da una possibilità di scelta. Fin da piccolissimi iniziamo a scegliere ciò che piace e ciò che non piace, ciò che gratifica e in un’accezione negativa anche ciò che disgusta. L’autonomia in questa sfumatura di significato ha di sicuro a che fare con concetti ben più alti quali ad esempio la libertà. Ecco che essere autonomi significa decidere e decidere ha una inevitabile collusione con la sfera del pratico, del concreto e del quotidiano.  Questo concetto a volte astratto, e lontano, se calato nella realtà risulta sempre relativo all’individuo e al contesto in cui è inserito. Se ci chiediamo ad esempio qual è l’autonomia per un bambino di 6 anni una risposta plausibile potrebbe ad esempio essere frequentare la scuola primaria, giocare in un contesto protetto o di squadra con i propri amichetti, mangiare da solo, dormire nella propria cameretta o ancora allacciarsi le scarpe. Questo esempio rientra nei canoni classici del nostro mondo occidentale, ma se pensiamo allo stesso bimbo inserito in un paese in via di sviluppo l’indipendenza potrebbe essere rappresentata dal muoversi da solo per strada o dall’aiutare la propria famiglia con uno piccolo reddito generato da lavoro.

Ora l’autonomia è di sicuro relativa al contesto ma essa racchiude in sé anche l’aspetto della potenzialità e del potenziale individuale. Per dirla in maniera dinamica potrebbe rappresentare lo scarto ipotetico fra ciò che l’individuo fa e quello che potrebbe fare, fra quello che gli è consentito fare e quello a cui potrebbe ambire. Ecco allora che comincia a delinearsi il concetto di autonomia come un processo i cui il punto d’arrivo corrisponde ad nuovo punto di partenza. Questo processo è tutt’altro che lineare e procede spesso per salti discontinui, in cui le abilità apprese, come ad esempio andare in bicicletta, difficilmente vengono disimparate a meno di eventi traumatici e quindi debilitanti. Questo processo può essere incrementale, se prendiamo ad esempio un adulto che quotidianamente acquisisce competenze nei vari ambiti in cui è inserito, o decrementale nel caso ad esempio di un anziano che via via perde la propria autonomia ad esempio nei movimenti o nella cura di se.

Ciò che viene chiamato autonomia possibile o  potenziale, è da intendersi come una condizione in cui le potenzialità della persona vengono estremizzate fino ad un livello ottimale che quindi chiama in causa anche concetti non trascurabili quali il benessere, l’appagamento personale, la soddisfazione. Tale condizione è sempre personale ma comunque è subordinata al contesto relazionale in cui ciascuno è inserito. Il contesto quindi oltre a fornire la gamma delle possibilità di scelta impone  limitazioni legate ad esempio alla mera condizione umana, legate ad aspetti fisiologici, legate al ruolo che ciascuno ricopre in famiglia, al lavoro, nella società. Come detto tale concetto ha varie sfaccettature di significato e si concretizza attraverso passaggi pratici.

Anche per chi ricopre nella nostra società il ruolo di paziente psichiatrico essa ha di certo a che fare con il concetto di libertà, di potenzialità, e di decisione, ma anche con quello di dignità e di cura. Proprio questi aspetti si concretizzano attraverso una rete di supporto che coinvolge la quotidianità della cura della persona che passa attraverso il nutrirsi, l’avere un posto caldo dove dormire e dove curare il proprio sé anche attraverso l’igiene personale. Anche potersi muovere con mezzi propri (automobile, bicicletta o mezzi pubblici), una sana alimentazione, riconoscere e gestire le proprie emozioni, costituiscono aspetti fondanti per l’autonomia e il benessere. Ma questi aspetti si sviluppano anche attraverso peculiari relazioni significative, attraverso azioni complesse che coinvolgono la consapevolezza, l’autoefficacia, la motivazione che consentono alla persona di integrarsi al meglio e di interagire con il proprio ambiente familiare, sociale e culturale. Ciascun individuo sicuramente possiede proprie caratteristiche relative al concetto di autonomia, le persone con disturbi mentali possono attraversare condizioni transitorie in cui la libertà, l’autosufficienza, e le capacità decisionali sono fortemente messe in discussione. Nella nostra società raramente vengono minati gli aspetti dell’arbitrio, della libertà e dell’autonomia se non in contesti precisi che riguardano l’ambito giudiziario e quello sanitario con particolare riferimento a quello della salute mentale. Proprio in questo ambito ancora ad oggi la maggior parte delle risorse viene investita sugli individui, ricalcando in pieno la filosofia della nostra società individualista, ed ecco che una necessaria parte dell’autonomia individuale si gioca sull’accesso al lavoro che consente di ottenere denaro da poter fruire ed utilizzare. Questo accesso non essendo sempre possibile in maniera diretta, anche a causa dei limiti intrinsechi alla persona, può avvenire attraverso appositi strumenti e sussidi. Le cooperative sociali hanno la mission di facilitare l’immissione del loro personale nel mondo del lavoro, fino ad arrivare a supporti sempre più corposi come le borse lavoro o i fondi di autonomia possibile (FAP), che consentono inserimenti protetti. Bisogna però ricordare che soprattutto all’interno delle relazioni interpersonali possono verificarsi casi in cui l’indipendenza personale è fortemente minacciata, sono i casi delle piccole grandi costrizioni e soprusi che possono manifestarsi sui luoghi di lavoro e nelle famiglie. Proprio in questi ambiti le risorse destinate all’ascolto, alla consulenza, al supporto, al sostegno, e alla prevenzione sono carenti e si preferisce intervenire a disastro avvenuto, politica per altro utilizzata anche nei recenti casi di calamità ambientali o finanziarie, quando le sofferenze sono eclatanti o destano scalpore pubblico.

Dott. Manuele Del Gobbo

Bibliografia:

P. Watzlawick J.H. Beavin, D. Jackson “Pragmatica della Comunicazone Umana” Casa Editrice Astrolabio 1971

Bateson “Mente e natura” Adelphi Milano 1984.

Bateson “Verso un ecologia della mente” Adelphi Milano 1977.

M. Selvini Palazzoli, L. Boscolo, G. Cecchin, G. Prata. “Ipotizzazione, circolarità, neutralità: tre direttive per la conduzione della seduta”. Family Process, vol 1 n°1 1980.

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