Iniziative Idealmente
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RAPPORTI TRA FAMIGLIE E ISTITUZIONI

I rapporti fra famiglie e le istituzioni nel campo della salute hanno nella maggior parte dei casi caratteristiche di verticalitĂ ; con questo vincolo i fruitori finali di leggi e servizi hanno scarse occasioni di interazione con gli organi deputati alla tutela della salute ed ancor meno con quelli preposti alla legiferazione in merito alla sanitĂ . L’Unione Europea da voce alle tematiche relative al benessere pubblico tramite la Commissione Europea. Essa è l’organo esecutivo atto a redigere le proposte di leggi in tema di salute, a gestire l’attuazione delle politiche e all’erogare i fondi economici. L’intenzione di questi organismi sovra nazionali è quella di tutelare e promuovere la salute mentale, sensibilizzando la popolazione sugli argomenti ad essa collegati con l’intento di costituire cooperazione e condivisione di buone pratiche fra area politica, esperienza sul campo e ricerca. Le nazioni europee nel 2008 hanno inaugurato il patto per la salute e il benessere mentale, ed hanno fissato 5 punti fondamentali:

  • prevenzione del suicidio e della depressione
  • salute mentale tra i giovani e istruzione
  • salute mentale sul lavoro
  • salute mentale tra gli anziani
  • lotta contro l’esclusione sociale.

In nessuna di queste priorità è citata la sfera familiare. I concetti che vengono più volte ribaditi nei documenti europei sono relativi alle ripercussioni che la malattia mentale ha per la vita dei singoli individui, e riguardano i costi sociali ed economici che ricadono sui contribuenti. Questi aspetti sono senza dubbio rilevanti, ma non possono essere esaustivi per la descrizione di un problema che coinvolge soprattutto i familiari che sono a stretto contatto con i pazienti. In questo quadro di riferimento, in cui per i legislatori la famiglia del paziente occupa un ruolo praticamente trascurabile, si colloca il caso Italia. Il nostro Paese è probabilmente all’avanguardia (almeno sul piano legislativo) a livello europeo in tema di sistemi integrati di interventi nel campo della salute mentale. Nella legge 328/2000 viene infatti assicurato alle persone e alle famiglie un sistema di interventi e di servizi sociali per prevenire, eliminare o ridurre disagio individuale e familiare derivante da condizioni di non autonomia. L’applicazione pratica di questi principi atti a promuovere gli interventi per garantire la qualità della vita, la non discriminazione e le pari opportunità sono demandati dallo Stato alle Regioni; queste in seguito delegano i compiti alle Province che a loro volta affidano ai Comuni il compito di farsi carico dei problemi del territorio. Quindi sostanzialmente i Comuni svolgono il lavoro più cospicuo di intervento programmando, progettando e realizzando il sistema locale dei servizi sociali, erogando prestazioni economiche e altre forme di sostegno, e fungendo da organo di vigilanza, accreditamento e autorizzazione dei servizi sociali stessi e delle strutture dislocate sul territorio. Nel testo della citata legge viene espressamente dichiarato che il diritto alle prestazioni viene concesso a chi ha incapacità totale o parziale di provvedere alle proprie esigenze per inabilità di ordine fisico e psichico. Inoltre viene espressamente ribadita la verifica sistematica dei risultati in termini di qualità ed efficacia delle prestazioni, compito deferito agli stessi servizi che erogano sussidi, contributi o borse lavoro. In sostanza sono i Comuni stessi, attraverso i Servizi Sociali preposti, o le Regioni tramite le Aziende Sanitarie che si avvalgono dei Servizi di Salute Mentale, ad erogare il servizio e a controllarne la qualità. Per innalzare l’efficacia del servizio erogato sarebbe opportuno differenziare gli organi deputati al controllo da quelli preposti all’erogazione; in questo modo si creerebbe un ente di controllo esterno ad ulteriore garanzia di utenti e famiglie.

All’interno delle strutture deputate alla salute mentale l’intervento dovrebbe tenere in considerazione i tre aspetti fondamentali della persona, l’aspetto biologico, psicologico e sociale. Nel nostro Paese è garantita la soddisfazione dei bisogni per quanto riguarda gli aspetti biologici attraverso la via chimica del farmaco e di quelli sociali attraverso l’erogazione di denaro che si concretizza in varie forme di sussidi di solidarietà. Ciò che viene ancora scarsamente valorizzato è l’ambito di intervento psicologico a cui si dedicano risorse fugaci. Esso svolge funzioni collante, connettendo la sfera biologica a quella sociale, passando attraverso l’individuo. L’intervento psicologico e psicoterapico viene sottovalutato anche se funge da naturale catalizzatore del potenziale individuale, risultando efficace e duraturo considerato che il suo effetto di cambiamento non termina con l’ assunzione o l’erogazione. Se i bisogni individuali sono affrontati in alcuni aspetti essenziali in maniera lacunosa, le necessità del nucleo familiare del malato sono sostanzialmente ignorate. Alle volte le carenze di supporto alle famiglie a livello Istituzionale vengono supplite da persone genericamente disponibili e di buona volontà attraverso i gruppi di auto mutuo aiuto (A.M.A.). Anche l’ Associazione Idealmente propone gruppi a.m.a. per il sostegno a familiari di malati psichici. Questi gruppi, che cominciano a diffondersi anche in Italia, riguardano svariati ambiti del disagio; l’area del handicap, il fumo, la genitorialità, il lutto ne sono solo alcuni esempi. Questi gruppi sono delle reti sociali che producono aiuto e sostegno a membri che condividono un problema che si incontrano cercando di migliorare la qualità della propria vita. Sono caratterizzati dalla periodicità, dalla riservatezza, dalla parità fra i partecipanti e dalla gratuità. Talvolta possono essere condotti e mediati da un facilitatore che favorisce l’interazione all’interno del gruppo, e l’instaurarsi di un clima il più possibile costruttivo. Sono proprio le Associazioni no profit che possono fungere da cuscinetto per attenuare le frizioni che inevitabilmente si possono creare fra Istituzioni e famiglie quando vengono affrontati tematiche legate al disagio. La connessione fra famiglie, Associazioni e Servizio pubblico è essenziale e va rafforzata per far emergere criticità e risorse. Ciò che di fatto si è realizzato fino ad oggi nei Servizi di Salute Mentale ha a che fare con i concetti di generalizzazione, di instabilità e di aspecificità legati al tipo di intervento orientato all’emergenza e alla diagnosi. Anche in questo tipo di servizi il rapporto è inevitabilmente verticale e si instaura fra chi è nel problema e chi è deputato alla presa in carico e alla risoluzione. Ad oggi gli unici organi che garantiscono la specificità del loro intervento, che si premurano di occuparsi degli aspetti della stabilità, sono le Associazioni che hanno chiara la loro mission di supporto e si prefiggono già dall’atto della loro costituzione l’ambito di intervento ove volgere specifiche attenzioni. Il rapporto fra chi è nel problema e questo tipo di aggregati di persone è per principio paritario e quindi orizzontale.

Prendendo in esame il principale strumento attraverso il quale i Servizi prospettano il reinserimento sociale emergono delle criticità. La borsa lavoro, infatti, se sfruttata nelle sue massime potenzialità, risulta ad oggi uno dei migliori strumenti, tanto da risultare indispensabile per il reinserimento e la completa riabilitazione. E’ evidente dai dati in letteratura che il benessere è correlato con la presenza del lavoro, in quanto la condizione di non occupazione può generare di per sé in individui sani senso di inferiorità con conseguente atteggiamento di sottomissione e di rassegnazione. In questa condizione la persona interessata da questo provvedimento si può sentire espulso dalla società e non ha alcuna certezza di quando potrà rientrarvi. Anche per O.M.S. uno dei fattori predittivi per il suicidio e soprattutto per i tentativi di suicidio può essere proprio la mancanza di occupazione.

Da interviste ai disoccupati che hanno messo in atto tentativi di suicidio è emerso che la causa principale del loro gesto era dovuta alle difficoltà economiche connesse con la mancanza di lavoro.

Gli studi relativi alla borsa lavoro sono contrastanti e fanno emergere sia i lati positivi che le difficoltĂ  incontrate nella sua applicazione pratica considerato che vi sono almeno tre attori in gioco, il servizio inviante, il paziente e la ditta o l’organo che riceve l’usufruttuario della borsa lavoro. In studi controllati, confrontando l’andamento clinico dei pazienti con quello dell’anno precedente, si è verificato un netto miglioramento in soggetti giĂ  con diagnosi secondo il DSM IV di schizofrenia, disturbo dell’umore o di personalitĂ . I pazienti in esame sono stati avviati alla borsa lavoro presso il comune di residenza con mansioni diverse, definite in base al livello culturale Evidenze sono state riscontrate anche nei casi di disturbi ansioso depressivi, psicosi in controllo terapeutico ed alcolismo, per i quali può essere utile perchĂ© infonde sicurezza al paziente psichiatrico, dando l’opportunitĂ  di essere utile alla famiglia ed alla societĂ . In questi casi i risultati da parte della maggioranza dei soggetti, sono stati un netto miglioramento clinico, una minore richiesta globale di interventi psichiatrici ed una buona disponibilitĂ  alla terapia.

Vi sono tuttavia dei disturbi psichiatrici di particolare gravitĂ , quali ad esempio psicosi schizofreniche resistenti a vari schemi terapeutici per i quali l’attivitĂ  lavorativa è addirittura controindicata. Altri in cui è in sostanza indifferente. La terapia occupazionale è importante perchĂ© è vitale per il benessere dell’individuo e deve essere valutata attentamente da operatori esperti caso per caso, in base allo stato del paziente.

In sostanza lo strumento della borsa lavoro può risultare inefficace perché non accuratamente progettata, seguita e supportata in tutte le sue fasi. Con questo non si intende minare gli intenti quanto analizzare gli effetti, l’efficienza e l’efficacia degli interventi proposti. Questa attività, per essere utile, richiede un grande dispendio di energie da parte dei Servizi coinvolti, che devono costantemente mantenere contatti chi occupa il borsista. Non di rado, a causa delle criticità interne, legate anche alla quantità di personale impiegato nella pubblica sanità, è possibile osservare ricadute sull’ efficacia della borsa stessa. In questa fase importante della vita di un paziente le varie Associazioni, a seconda delle competenze maturate in campi specifici, potrebbero contribuire, attrezzandosi con personale adeguato, al monitoraggio e all’interscambio di informazioni fra Servizi, enti ospitanti e borsista.

Dott. Manuele Del Gobbo Psicologo

BIBLIOGRAFIA:

Tommasi L., “Suicidio e societĂ . Il fenomeno della morte sociale nei sistemi sociali contemporanei”.

Chairman: D. Lamonaca, R. Paterniti

La riabilitazione psichiatrica nei Centri Diurni

Mancini G. e Sabbatini G., Riabilitazione-Lavoro, Carrocci, Roma, 1999.

Liberman R.P., “La riabilitazione psichiatrica”. Raffaello Cortina Ed.; Milano, 1997

Falloon I. Et Al., “Intervento psicoeducativo integrato in psichiatria”. Edizioni Centro Studi Erikson, Trento, 1994.

SITOGRAFIA:

ec.europa.eu

www.parlamento.it Legge 8 novembre 2000, n° 328 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”.

www.automutuoaiuto.it

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