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TUTELA DELLA PRIVACY

Tutela della privacy nella cura del disagio mentale

  • Il Trattamento dei dati sensibili, regolato dal Testo Unico n. 196/2003 che tutela il diritto alla privacy di dati personali idonei a rivelare, tra le altre, lo stato di salute di un individuo, necessita del consenso scritto dell’interessato e dell’autorizzazione preventiva del Garante (art 22). Questo inciso se da una parte garantisce un diritto inviolabile dell’uomo come quello di sottoporsi a cure mediche tutelato dal diritto alla riservatezza; dall’altra pone delle barriere tra gli istituti di diagnosi e cura e le famiglie, nel caso di specie, del disagiato psichico.
  • I Dipartimenti di Salute Mentale e i servizi pubblici ad essi correlati, come il Sert, quando prendono in carico una persona con problemi psichici, sono vincolati, dalla legge sulla privacy e dal codice deontologico, al segreto professionale e al rispetto dell’anonimato; in un certo modo “esautorano” le famiglie dal seguire le cure e i progetti individuali messi a punto per il proprio familiare nel suo percorso riabilitativo.

In tutte le Carte ufficiali viene sottolineato che tutti questi servizi di diagnosi e cura collaborano a maglie strette con la famiglia dell’utente per la migliore realizzazione dei differenti percorsi e la ricerca delle opportunità più adeguate; vengono sempre più potenziati colloqui di sostegno e di verifica sul progetto concordato con le famiglie. Nei fatti concreti questa rete è molto meno efficiente, per carenza di personale, per sovra numero di utenti e per una burocrazia farraginosa e che sta esplodendo.

Il fatto che i dati idonei a rivelare lo stato di salute non possono essere diffusi come previsto dall’art 8 del Testo Unico, dovrebbe essere applicato con meno rigore in riferimento ad alcune malattie, come ad esempio quelle mentali, tenendo conto dell’apprensione in cui vivono i familiari di queste persone che pur affidandosi in fiducia al servizio sanitario si sentono esclusi dalla vita del figlio o del coniuge.

E’ importante potenziare modelli di rete attivi dove il servizio sanitario è al centro e intorno collaborano le associazioni, le famiglie, gli operatori, per interpretare i reali bisogni di cura e non abbandonare le persone.

La Legge n. 180 attraverso il superamento del manicomio e la costituzione dei servizi territoriali ha favorito l’ interazione, gli scambi sociali tra operatori, utenti e familiari però è necessaria una sinergia di interventi più concreta e meno burocratizzata in modo che il sostegno alle persone con disagio psichico e alle loro famiglie non sia solo strillato ma attuato.

Non è pensabile alcun percorso di cura se non si tiene conto del contesto, in primo luogo familiare, in cui il paziente vive, né è credibile un processo di attivazione della rete di aiuto che non coinvolga i familiari.

Elaborato della dott.ssa Elisabetta Zanfagnini

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