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SOLO UN SALTO E LA RAGIONE DIVENTA FOLLIA

LauroraLa protagonista di questo libro, Stefania Laurora, “Solo un salto e la ragione diventa follia” edito da Books & Company di Sergio Tani, Livorno, è una collezione di racconti e pensieri, che si affacciano alla mente della protagonista.

Stefania ha 39 anni e vive a Modena, nella prefazione così si presenta:

“Questa è la mia collezione di racconti e di pensieri, che narrano sia di quando sono capace di vivere la quotidianità, coltivando gli affetti, le emozioni, le idee, le fantasie e i ricordi, sia di quando la malattia mi toglie il senno…

Da tempo porto addosso questo fardello, arrovellandomi sul quando e sul come la ragione, fiaccata dalla sofferenza, diventi follia.

Se talora nella lotta con la malattia ho perso, riducendomi ad un’anima solitaria e disperata, altrettante volte ho vinto, rifiorendo nell’amore per la vita.”

Molte persone hanno l’abitudine di riordinare il loro vissuto mentale, e non ci si riferisce solo alla memoria, che ha proprie risorse, per fare spazio a nuovi ricordi e scartare quelli che non sono importanti. In realtà la nostra mente esprime le credenze, le emozioni, i traumi, i pregiudizi ed i valori.

Nel corso della vita ci andiamo formando una concezione del mondo e di come dovrebbero essere le cose, modelliamo un’idea di chi siamo e dove stiamo andando. Tuttavia, durante gli anni viviamo molte esperienze che possono tradursi in credenze sbagliate, in stereotipi o anche traumi.

Queste esperienze possono diventare un pesante fardello, che è necessario elaborare, per imparare ad eliminare ciò che non ci serve più. Stefania Laurora, con questa sua collezione di pensieri e racconti è diventata protagonista, ha attivato un processo di cambiamento e le sue esperienze, non negate, legate alla malattia hanno assunto un nuovo significato; le emozioni negative del passato, che esistono, non disturbano.

Questa pubblicazione, scritta con tanta passione, termina con un simbolo di speranza:

“Pare finito il tempo degli inni alla gioia, delle voragini di disperazione. Vivere mi viene naturale, come se avessi sempre saputo farlo.

Questo mio corpo non giace più accasciato in un angolo, capro espiatorio di un ‘esistenza accidentata. Non è più veicolo di sofferenza, ma si intreccia stretto con l’anima, in un abbraccio nerboruto che ogni cosa tiene insieme.

Godo della compagnia delle persone. Godo del cibo, del sonno, della fatica, delle ricompense.”

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