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Archivio di agosto 2014

SLOW MEDICINE OSSIA MEDICINA PIU’ SOBRIA, RISPETTOSA E GIUSTA

image1Si è svolto a Udine, il 25 luglio scorso, nell’auditorium della Regione Fvg, un convegno intitolato Slow Medicine, organizzato in collaborazione con la terza Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e con Federsanità Anci. Presenti i consiglieri regionali Giovanni Barillari, Silvana Cremaschi, Gino Gregoris, Stefano Pustetto, Andrea Ussai.

Relatori principali i cofondatori di Slow Medicine, Andrea Gardini e Sandra Vernero. Erano presenti il direttore dell’azienda ospedaliero universitaria di Udine Mauro Delendi, Alessandro Castenetto della direzione regionale del Lavoro, Giuseppe Napoli di Federsanità Anci, Maurizio Rocco dell’Ordine dei medici, il direttore generale dell’Ass 4 Giorgio Ros, Vincenzo Zoccano della consulta delle persone disabili, Barbara Puschiasis del Forum consumatori.

Il movimento Slow Medicine nasce nel 1986, quando il movimento slow food inizia il suo cammino; il termine slow si poneva in contrapposizione con l’emergere del fast food. Slow significava scegliere in modo attento, ed essere consapevoli della scelta, riflettendo e valutando il percorso da intraprendere. Questo movimento si ampliò ed interessò successivamente l’economia, l’architettura, il turismo, la scienza ed alla fine anche la medicina.

Negli ultimi cinquant’anni il progresso della medicina ha prodotto vantaggi indiscutibili per la nostra salute, ma ha anche contribuito a diffondere false convinzioni e aspettative irreali, che hanno aumentato la richiesta di farmaci ed esami. La veritĂ  emerge da una recente ricerca: su 2.500 prestazioni sanitarie solo il 46% risulta del tutto appropriato. E non sono i pazienti, contrariamente a quanto si crede, ad avere vantaggi da prescrizioni non necessarie. Al contempo è aumentata la distanza tra medico e paziente – poco tempo a disposizione per le visite, scarso scambio di informazioni, alta conflittualitĂ  –, mettendo in serio pericolo la relazione di fiducia fondamentale per la qualitĂ  della cura. La Slow Medicine, nasce dalla considerazione che tutti noi rischiamo di farci irreggimentare, di lasciare ad altri – in particolare a chi ha interessi economici che spingono a «inventare malattie e accrescere il consumo di prestazioni e farmaci» – il potere di orientare le decisioni riguardo alla nostra salute.

PerchĂ© Slow? PerchĂ© sostiene che dialogo, rispetto e giustizia curano piĂą efficacemente, e che fare di piĂą non vuole dire fare meglio. Attraverso l’esperienza di cittadini e di professionisti e con dati scientifici aggiornati, questo libro spiega come ripensare prevenzione, diagnosi e terapia nell’interesse del paziente: piĂą ascolto da parte del medico, piĂą confronto, meno sprechi, meno condizionamenti economici. Il progetto sta riscuotendo enorme consenso e i risultati concreti si moltiplicano. Slow Medicine è infatti una rete in rapida espansione, costituita da professionisti, cittadini, associazioni, enti che lavorano insieme, alla pari, per un grande cambiamento.

La medicina non è una scienza esatta, ma una ricerca, un processo che cerca di costruire percorsi di salute, utilizzando la tecnologia, la scienza, il confronto in un colloquio continuo tra medico e paziente. Ogni persona ha diritto ad essere informata sui benefici, sui possibili effetti collaterali, sulla utilità o non utilità di una procedura, di un farmaco.

Una medicina definita sobria, comprende moderazione, gradualità, etica e sostenibilità, per utilizzare senza sprechi le risorse disponibili; suggerisce, quindi, di ritornare all’ascolto del paziente, all’osservazione per giungere ad un’appropriata diagnosi con eventuali indagini cliniche, per una cura non soltanto farmacologica.

Una medicina definita rispettosa significa, da parte del medico, aiutare la persona malata a prendere le sue decisioni, mettendo a disposizione la sua professionalità; implica l’accettazione di una relazione di cura, che riguarda la persona, le sue convinzioni ed i suoi valori, la sua vita.

Come riferisce il dott. Andrea Gardini nella sua pubblicazione Slow Medicine: “L’unica possibilità di migliorare l’assistenza sanitaria è rappresentata da una partnership tra clinici e pazienti, perché questi ultimi, meglio dei clinici, comprendono la realtà delle loro condizioni, l’impatto che la malattia e il suo trattamento hanno sulla loro vita e come i servizi potrebbero aiutarli”.

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