Iniziative Idealmente
Foto Friuli

Archivio di febbraio 2010

ALCOOL E FARMACI CONNUBIO FATALE

Molti studiosi si sono recentemente interessati alla diffusione dell’alcool e dei problemi alcol correlati, indagando, nelle loro ricerche, tematiche relative al rapporto che intercorre fra alcool e popolazione. Da un’analisi approfondita emerge che il rapporto che lega uomo e questa sostanza ha radici profonde. Il primo utilizzo umano, ovvero la fermentazione di liquidi zuccherini ottenuti da frutti o radici, si perde nella notte dei tempi. L’alcool è una sostanza stupefacente, e come tutte le sostanze psicoattive per proprie proprietĂ  chimiche è in grado di indurre variazioni nel funzionamento dei neurotrasmettitori nel sistema nervoso umano, alterando lo stato di coscienza. Essa pertanto contraffĂ  le funzioni cerebrali provocando cambiamenti percettivi, dell’umore e del comportamento anche a bassi dosaggi.

Fra i meccanismi molecolari ancora da indagare approfonditamente, vi sono quelli determinati dall’interferenza dell’alcool etilico con il sistema di segnalazione della serotonina. L’interesse della comunitĂ  scientifica è in questo periodo rivolto alle ricerche che studiano l’azione dell’etanolo sui neuroni serotoninergici ippocampali. L’ippocampo è coinvolto nei processi di memoria, nelle emozioni e nella regolazione dello stress. I risultati mostrano che vi è inibizione del passaggio della serotonina fra i diversi neuroni all’accrescere della concentrazione alcolica nel sangue. Nel sistema nervoso centrale, la serotonina svolge la regolazione dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualitĂ  e dell’appetito. La serotonina è coinvolta in numerosi disturbi neuropsichiatrici, come l’emicrania, il disturbo bipolare, la depressione e l’ansia.

Molti psicofarmaci noti, come ad esempio gli antidepressivi SSRI (come il Dropaxin, Prozac e Zoloft), antidepressivi triciclici e inibitori delle monoammino-ossidasi agiscono su questo specifico neurotrasmettitore.

L’alcool, essendo una sostanza estremamente piccola e capace di attraversare la membrana cellulare, non avendo un recettore specifico per essere metabolizzata, chiama in causa anche l’altra via di trasmissione delle informazioni: quella dopaminergica. La presenza di etanolo determina una riduzione di noradrenalina e dopamina a livello cerebrale con l’effetto di ridurre gli effetti eccitatori di tali sostanze sul sistema nervoso centrale.

All’interno del cervello la dopamina funziona da neurotrasmettitore ed è anche un ormone che viene rilasciato dall’ipotalamo. La dopamina agisce sul sistema nervoso simpatico causando l’accelerazione del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione sanguigna. Gli antagonisti dopaminergici sono farmaci che trovano ampio utilizzo come neurolettico in ambito psichiatrico, mentre agonisti dopaminergici sono usati sia come terapia primaria nel morbo di Parkinson, sia come antidepressivi.

Se da un lato le tematiche alcol correlate possono essere legate ad aspetti inerenti le caratteristiche di funzionamento biologico del nostro organismo, dall’altro anche gli aspetti culturali, che si esprimono negli usi, nei rituali e nei comportamenti socializzati dell’alcool risultano di non inferiore rilevanza.

In occidente infatti l’alcool risulta essere la sostanza stupefacente legalizzata più potente. Essa, ricordo, è una sostanza estranea, non essenziale, non nutriente o utile all’organismo. Inoltre risulta essere tossica per le cellule provocando danni diretti a molti organi fra i quali i più colpiti risultano essere il fegato e cervello. Infine é un potente agente tumorale.

Il suo utilizzo da sempre è stato legato ad aspetti di carattere religioso, ad esempio nel rito eucaristico cristiano. L’uso è inoltre fortemente legato nella nostra cultura agli aspetti conviviali e ludici della festa e del divertimento e quindi viene “socializzato” nei ritrovi fra persone. La sua diffusione è capillare ed il numero degli esercizi che possono somministrate questo tipo di sostanza è ad essere generosi sovrabbondante. Considerata la pericolosità della sostanza, la sua mescita è regolamentata per legge e pertanto risulta vietata la somministrazione e la vendita ai minori di anni 16. Un paradosso considerato che le ultime ricerche indicano che i giovani fanno il primo incontro con la sostanza prima dei 12 anni quindi in famiglia. Soprattutto per gli abitanti delle zone del nord Italia ed Europa il primo utilizzo della sostanza alcolica può essere fatta risalire ad età adolescenziali o addirittura in alcuni casi preadolescenziali.

L’alcool viene utilizzato da sempre in campo farmaceutico per conservare i principi attivi presenti in radici e piante curative. Pertanto lo si può trovare in dosi minime e terapeutiche in soluzione liquide come sciroppi o in gocce. In ogni caso è opportuno evitare di sovrapporre l’utilizzo di queste soluzioni se vi sono altri trattamenti farmacologici in atto. Le ricerche su alcool e farmaci indicano chiaramente che queste sostanze si influenzano vicendevolmente.

I farmaci possono ritardare l’eliminazione dell’alcol da parte dell’organismo. Pertanto i metaboliti tossici prodotti dall’alcol rimangono presenti piĂą a lungo con possibili effetti indesiderati, come calura, viso arrossato, nausea, mal di testa, pressione bassa e palpitazioni. L’alcol può aumentare gli effetti diretti e collaterali di alcuni farmaci. L’alcol e tutti i farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale (sedativi, ipnotici, anticonvulsivanti (antiepilettici), antidepressivi, ansiolitici, analgesici oppioidi) si potenziano a vicenda: assumendo etanolo insieme a uno di questi medicinali si otterrĂ  un effetto sedativo molto piĂą marcato.

L’alcol può ritardare l’effetto di certi farmaci che cosi rimangono attivi più a lungo nell’organismo con possibile conseguenza l’overdose da farmaco. In sintesi pertanto è assolutamente controproducente, dannoso fino ad essere letale, assumere sostanze alcoliche in concomitanza ad una cura farmacologia.

Inoltre è importante precisare legame fra alcool e disagio psichico ed in questo rapporto interdipendente possiamo distinguere diverse condizioni. L’abuso o la dipendenza da alcol possono facilitare l’insorgenza di un disturbo psichiatrico; in questo caso l’alcool funge da catalizzatore. Un disturbo psichiatrico preesistente può comportare un abuso alcolico come forma di autoterapia; in questo caso la sostanza alcolica ha funzione deprimente e coprente del disagio ad un prezzo altissimo in termini di danno psicofisico perché essendo una sostanza d’abuso per ottenere i risultati desiderati via via risulterà indispensabile aumentare i dosaggi. Può inoltre esistere un parallelismo tra disturbo psichiatrico e utilizzo di sostanze alcoliche che si manifestano indipendentemente l’uno dall’altra; in questo caso alcool e disturbo si influenzano alleviandosi o esacerbandosi a vicenda. Ciò che emerge è che l’utilizzo di sostanze alcoliche in situazioni di disagio tende ad far deflagrare i sintomi ed i problemi. Va precisato inoltre che il solo raggiungimento della condizione di sobrietà può lasciare nell’individuo un aggravamento o la comparsa di un quadro depressivo.

Alcool e farmaci, come detto, non possono andare d’accordo; mescolando queste sostanze facilmente si può prevedere conseguenze drammatiche per la propria vita e per quella degli altri, in primis dei propri familiari. La cultura dell’alcool è certamente prepotentemente predominante nel nostro mondo. La disponibilità dell’’alcool è ovunque, nei locali e nei supermercati e di conseguenza nelle case, e vengono spese quotidianamente ingenti somme di denaro per promuovere il suo utilizzo nei vari mezzi di comunicazione. Spesso il far fronte a questa mole comunicativa è scaricata sul singolo, proprio per questo è importante sapere che l’alternativa a questo mondo annebbiato c’è, esiste! Essa ha una voce flebile, mai adeguatamente supportata, racchiusa in testimonianze, in racconti, in vite, che trascorrono serene e senz’alcool.

Dr. Manuele Del Gobbo Psicologo

FONTI E ARTICOLI

Convinzioni (forme di pensiero che plasmano la nostra esistenza) R. Dilts, T. Hallbom, S. Smith Casa Editrice Astrolabio 1998 L’alcol e i giovani Un’analisi dei fattori determionanti l’ abuso E. Scafato, S. Ghirini, L. Galluzzo, C. Gandin, S. Martire e R. Russo Centro Collaboratore WHO per la ricerca e la Promozione della salute sull’Alcol e Problematiche Alcolcorrelate. Osservatorio Nazionale Acol CNESPES: Istituto Superiore di Sanità (ISS) Roma. Servizio di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia Substance Use and Misuse Vol. N° 9 pp 1285- 1303 2003 Definitions of Drunkenness Lorraine, Midanik. Alcohol Reserch Group, Pubblic Health Institute, and Scool of Social Welfare, University of California at Berkeley, Berkeley, California. USA Substance Use and Misuse vol 39, n° 6 pp. 936-991, 2004 Substance Use and Misuse Vol. N° 41 pp 1155- 1169 2006 Psychotropic Substance Abuse among Adolescents: a Structural Equal Model on Risk and Protective Factors G. Rumpold, M. Klingseis, K. Dornauer, M. Kopp, S. Doering, S.Hofer, B. Mumelter, and G. Schubler. Daws L. C., et al. Ethanol inhibits clearance of brain serotonin by a serotonin transporter-independent mechanism. J. Neurosci. 26, 6431-6438, 2006.

SITOGRAFIA:

www.cieaem.net www.lapromessa.org www.alcolino.it www.dronet.org

www.itaspg.it www.acatlivenza.it www.cedostar.it www.brainmindlife.org

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail