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Archivio di settembre 2009

UNA VITA POSSIBILE – LA PRESA IN CARICO DELLA FAMGLIA PSICHIATRICA

Nel 2008 vengono ricordati i primi 30 anni di riforma psichiatrica basagliana in Italia: un risultato di civiltà ed allo stesso tempo un traguardo amaro se rapportato alla situazione della Psichiatria in Europa che vede nella struttura totalitaria a tutt’oggi la risposta più condivisa ed utilizzata. Il manicomio alimenta lo stigma della diversità; nello stereotipo comune l’ospedale divide il mondo dei sani da quello dei malati. Anche in Italia, nonostante la prorompente apertura delle case manicomiali e l’affermazione implicita di reali risposte alternative, dobbiamo quotidianamente combattere contro i retaggi di questi marchi della diversità che paiono permanere insiti in tutti noi. In un mondo ormai globalizzato gli individui conservano le paure della diversità, del confronto, dell’altro che potrebbero compromettere una consolidata integrità.

Ma chi sono i malati mentali?

Molteplici sono le definizioni proposte per identificare la malattia mentale, ma è bene ricordare che quando si parla di malattia mentale si fa riferimento ad uno stato di intensa sofferenza psichica, protratto nel tempo, che va ad incidere su tutti gli aspetti del vivere, favorendo l’insorgenza di molteplici altre problematiche (mancanza di lavoro e di relazioni significative, dipendenze, sofferenza legata alla malattia stessa, ecc.). (A) Ciò che è empaticamente comprensibile quando si entra in contatto con situazioni di sofferenza psichica è che alla base del disturbo mentale vi è sempre un evento molto stressante per il paziente.

Di fronte al problema della salute mentale i primi ad essere coinvolti non sono solo i pazienti ma contemporaneamente ad essi anche i famigliari piĂą prossimi. Quando un famigliare, figlio, genitore, marito o fratello si ammala inevitabilmente nei suoi cari suscita un forte impatto emozionale.

La persona affetta da disturbo mentale generalmente non si trova in una condizione di assoluta solitudine ed è accompagnata attraverso tutto il suo percorso dalla sua famiglia anch’essa sottoposta a circostanze fortemente stressogene. La famiglia dunque svolge un ruolo di primaria importanza sia per il paziente che per la società andando ad assorbire quanto più possibile le tensioni emotive generate dalla malattia.

Spesso proprio quando il nucleo del sistema familiare vive un’emergenza psichiatrica e quindi quando viene perturbato significativamente nel suo equilibrio genera una richiesta d’aiuto.

Ma fino a che punto la famiglia può farsi carico di un problema di salute mentale? Potenzialmente fino ad esiti anche catastrofici o risolutivi e peculiarmente con modalità proprie diverse da sistema a sistema. In tal ottica una richiesta d’aiuto è da considerarsi sempre una reazione “sana” all’evento stressogeno.

Non sempre però ad una richiesta d’aiuto corrisponde una reale presa in carico: spesso da un incontro fra utenti e operatori scaturiscono storie di difficoltà minime rispetto alle quali le risorse familiari e le persone tornano a casa con la consapevolezza di essere in grado di risolvere i problemi con le loro forze, perché quest’ultime sono superiori all’impasse. Qualora vi sia una reale “presa in carico” da parte di un professionista o di un Servizio di Salute Mentale essa sarà sostanzialmente tesa alla valutazione, (che richiede tempi adeguati), e alla necessità di fornire una risposta terapeutica mirata e organizzata. (2) Sottostante a questo processo vi è la convinzione del professionista che il sistema familiare, per far fronte alla crisi, abbia la necessità di un supporto esterno; nulla più!

Ciò si rende necessario perché anche di fronte alle più catastrofiche perturbazioni i sistemi rispondono sostanzialmente tentando di ripristinare progressivamente l’equilibrio come descritto da Jackson nell’elaborazione del concetto di omeostasi familiare. Da principio infatti i primi progressivi cambiamenti anche positivi, possono generare nelle famiglie ripercussioni anche violente (depressione, attacchi psicosomatici, e simili) negli altri componenti del nucleo familiare. (3)

Poter agire con il sistema familiare consente da un lato di sostenerlo ed accompagnarlo in modo da evitare che si arrocchi in una situazione di solitudine; dall’altro di progettare un intervento maggiormente articolato per la singola persona interessata. Le sensazioni di abbandono, di solitudine, di disperazione e ancora quelle di non essere compresi, capiti, valorizzati, possono essere mediate, organizzate, restituite e lasciare progressivamente spazio ad un ventaglio di sentimenti con valenza positiva.

L’individuo che soffre di disturbi psichiatrici, sia lievi che gravi, vive e ha continui interscambi con un ambiente, micro- o macro sociale, in grado di slatentizzare, rendere acuto, …ma anche… contenere, ridurre… e guarire… il suo disagio (4).

In questo senso risulta dunque di importanza fondante che all’interno della presa in carico di un paziente psichiatrico la famiglia non venga abbandonata ma altresì sostenuta e valorizzata nelle sue peculiarità. L’individuo affetto da malattia mentale non va dunque inteso come elemento indipendente e staccato dal suo contesto ma integrato all’interno del suo ambiente relazionalmente ed emotivamente. Una forma efficace di sostegno che ponga la famiglia al centro dell’attenzione è rappresentata dalla psicoterapia, peculiarmente dalla psicoterapia di matrice sistemico relazionale e familiare. Questo approccio non avendo a cuore solo il paziente, (pur prevedendo appositi spazi di intervento tesi al benessere del singolo), favorisce per costituzione la continuità tra Servizio di Salute Mentale e famiglia e proprio verso il benessere di quest’ultima indirizza i propri sforzi e le proprie competenze. Il professionista con formazione psicoterapeutica è in grado di fungere da ponte, da interprete e da traduttore fra i bisogni, le necessità, i timori e le perplessità del paziente e della famiglia integrando esigenze competenze e professionalità diverse. Grazie alle evoluzioni della Psicologia e della Psicoterapia, è possibile alleviare e quindi curare i più gravi disturbi mentali di area psicotica e di area borderline e naturalmente è anche possibile intervenire in maniera efficace sui disturbi di area nevrotica, quali per esempio i disturbi d’ansia, le fobie, le nevrosi, le depressioni e le dipendenze.

Risultati positivi sono possibili se vengono abbattute le resistenze e gli attriti, se vengono svelati, compresi e superati modelli di comunicazione ed interazione circolarmente cristallizzati.

Il percorso nel lavoro con le famiglie non può approdare a benefici senza l’imprescindibile impegno, i sacrifici e a volte piccole e grandi sofferenze dei componenti del nucleo familiare, e passa attraverso un percorso di fiducia progressiva, da un affidarsi a un fidarsi e confidarsi.

L’individualizzazione del trattamento è condizione essenziale perché ogni essere umano è a suo modo un diverso.

Dott. Manuele Del Gobbo Psicologo

Bibliografia: (1)(Maria Laura Vittori, La terapia fuori dalla stanza Psicoobiettivo volume ventiduesimo 2 2002) (2)(P. Watzawick, J. H. Beavin, Don D. Jackson, Pragmatica della Comunicazione Umana 1971 Casa Editrice Astrolabio) (3)(C. Bressi in Manuale di Psichiatria e Psicologia Clinica Giordano Invernizzi 2000 Mc Graw – Hill)

Sitografia:

(A) (Serena Lupinetti www.assistentisociali.org)

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