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LEGGE REGIONALE 16 OTTOBRE 2014 n. 17

LEGGE REGIONALE 16 OTTOBRE 2014 n 17

Pdf – Legge regionale n. 17 del 16 ottobre 2014

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Regolamento FAP 2014

Regolamento di attuazione del Fondo per l’autonomia possibile e per l’assistenza a lungo termine di cui all’articolo 41 della legge regionale 31 marzo 2006, n. 6 (Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale)

Pdf – Regolamento FAP Fondo autonomia possibile 2014

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BENEFICI DI LEGGE PER LE PERSONE AFFETTE DA DISTURBO MENTALE

La Legge Regionale n.6 del 31.03.2006, all’art.41 istituisce il F.A.P. (Fondo per l’Autonomia Possibile). Il Fondo è rivolto alle persone che per la loro condizione non possono condurre una normale vita di relazione e non hanno sufficienti possibilitĂ  economiche.

L’art. 41 è stato oggetto di ampia discussione ed ha trovato la sua precisa espressione nel decreto attuativo approvato nel mese di febbraio 2008. L’art .8 del regolamento di attuazione del FAP prevede un sostegno a progetti sperimentali in favore di persone con problemi di salute mentale purchè:

â—Ź nella condizione di gravitĂ  non abbiano alcun sostegno di contesto;

â—Ź siano l’esito di un progetto integrato che trovi coinvolti: il Distretto di Salute Mentale, il Servizio Sociale del Comune ed il Distretto Sanitario;

â—Ź siano sostenuti economicamente da un finanziamento previsto dal F.A.P. messo a disposizione dal Servizio Sociale del Comune e da un importo analogo dall’Azienda Sanitaria competente per territorio;

â—Ź trovino attuazione con il coinvolgimento degli utenti, delle famiglie, delle Associazioni e dell’imprenditoria locale;

â—Ź abbiano come obiettivo l’effettiva riabilitazione e l’inclusione sociale delle persone coinvolte.

Le persone, per ottenere i benefici previsti da questa legge, devono sottoporsi ad accertamento sanitario per il riconoscimento dell’invaliditĂ , ai sensi della Legge n.118 del 30.03.1971 e della legge n.104 del 05 .02.1992.

PROCEDURA DOMANDA INVALIDITA’ CIVILE DAL 01 GENNAIO 2010

Dal 01 Gennaio 2010 l’intero processo dell’invaliditĂ  civile è caratterizzato da nuovi aspetti organizzativi e procedurali, secondo quanto disposto dall’art.20 della Legge n.102/2009.

Le domande volte ad ottenere i benefici in materia di invaliditĂ  civile, cecitĂ  e sorditĂ  civile, handicap e disabilitĂ , corredate di certificazione medica, attestante la natura delle infermitĂ  invalidanti, dovranno essere inoltrate all’Inps esclusivamente per via telematica.

Il cittadino deve recarsi presso un medico abilitato alla compilazione telematica del certificato medico introduttivo che attesti le infermitĂ  invalidanti.

La trasmissione on-line dei certificati medici è consentita solo a coloro che si sono abilitati: un elenco con i nomi dei medici certificatori è pubblicato sul sito internet dell’Istituto. Durante la fase di trasmissione telematica del certificato medico, la procedura genera una ricevuta che il medico stesso provvederĂ  a stampare e a consegnare al richiedente. La ricevuta, oltre ai dati clinici, reca anche il numero del certificato che il cittadino dovrĂ  riportare nella domanda per l’abbinamento dei due documenti. Ai fini dell’abbinamento, il certificato ha una validitĂ  massima di trenta giorni dalla data del rilascio.

A questo punto si deve presentare la domanda, sempre per via telematica, alla quale va appunto abbinato il certificato giĂ  trasmesso dal medico.

La domanda può essere presentata dai cittadini in possesso del PIN rilasciato dall’Istituto e/o da soggetti da questi autorizzati, dagli enti di Patronato e dalle Associazioni di categoria dei disabili e potrĂ  essere trasmessa solo se completa in tutte le sue parti; ad avvenuta trasmissione sarĂ  possibile stampare la relativa ricevuta.

Contestualmente alla conferma dell’avvenuta ricezione della domanda da parte del sistema, la procedura propone l’agenda degli appuntamenti disponibili presso la ASL corrispondente al luogo di residenza o del domicilio alternativo eventualmente indicato.

Il richiedente potrĂ  indicare, a sua volta, una data di visita diversa da quella proposta, scegliendola tra le ulteriori date indicate e comunque entro trenta giorni dalla data di presentazione della domanda per l’effettuazione delle visite ordinarie ed entro quindici giorni dalla data di presentazione della domanda in caso di patologia oncologica, ai sensi dell’art.6 della Legge n.80/2006 o per patologia ricompresa nel DM 02.08.2007.

La gestione telematica del nuovo processo consente, oltre ad una riduzione dei tempi di avvio del procedimento, anche di seguire la tracciabilitĂ  delle domande durante tutte le sue fasi, con la possibilitĂ  di monitorare lo stato della propria pratica tramite collegamento al sito dell’Istituto con le proprie credenziali di accesso (PIN).

TracciabilitĂ  vuol dire garanzia di legalitĂ  e tempi di attesa per l’accoglimento della domanda entro la soglia dei 120 giorni (contro la media di 345 di oggi, ma con punte che in alcune regioni arrivano a quasi due anni).

LEGGE SULLE AGEVOLAZIONI PER I DISABILI

La 104 del 1992 è una legge nata con la finalitĂ  di raggiungere l’integrazione sociale della persona handicappata, la sua massima autonomia e partecipazione alla vita collettiva, con riguardo a tutti i suoi diritti.

Con il termine “persona handicappata” si intende un soggetto affetto da una minorazione fisica, psichica o sensoriale, la quale provochi difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa, in misura tale da determinare per lo stesso uno stato di svantaggio sociale o addirittura di emarginazione.

Questa norma prevede quindi una serie di agevolazioni, riguardanti i disabili ed i loro familiari; infatti non è soltanto il soggetto interessato a poter usufruire di alcune agevolazioni, ma anche i familiari che lo assistono ne hanno diritto.

Alcune di questa agevolazioni sono state ampliate (ed altre se ne sono aggiunte) per effetto di leggi intervenute successivamente alla 104, come da L.53/2000 o il D.Lgs.151/2001. Le principali sono:

1. possibilitĂ  di detrarre dal reddito imponibile spese mediche e di assistenza;

2. posti di lavoro riservati nelle pubbliche amministrazioni;

3. concessione di contributi per alcuni tipi di edilizia privata e pubblica;

4. permessi retribuiti per il disabile lavoratore (relativamente ai quali è accreditabile contribuzione figurativa);

5. prolungamento dell’astensione facoltativa per maternitĂ , riposi orari, congedi e permessi retribuiti per i genitori lavoratori di handicappato, e per i familiari di persone handicappate.

Considerata l’ampiezza della materia e l’intersecarsi delle diverse norme per la tutela dell’handicap con altre norme, come quelle che regolano il rapporto di lavoro dei soggetti interessati, per far valere i propri diritti è sempre opportuno rivolgersi a persone esperte.

Si precisa inoltre che l’Associazione “Idealmente onlus” ha stipulato una convenzione con il Patronato INAS-CISL di Udine in base alla quale un incaricato del Patronato effettuerĂ , un giorno alla settimana, servizio di consulenza socio-previdenziale presso la sede dell’Associazione.

Per avere un appuntamento telefonare all’associazione al n.ro telefonico 389 4743318.

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Norme in materia di cooperazione sociale

Norme in materia di cooperazione sociale.

Capo I Ruolo della cooperazione sociale Art. 1 (Finalita’) 1. La Regione riconosce la cooperazione sociale quale forma di autogestione e partecipazione diretta dei cittadini ai processi solidaristici di sviluppo economico e di crescita del patrimonio sociale delle comunita’ locali regionali, di emancipazione e di sostegno alle fasce deboli della popolazione, di costruzione di reti civiche e di progetti e interventi volti a realizzare il buon governo e il benessere delle comunita’ locali. 2. Le cooperative sociali e i loro organismi rappresentativi sono coinvolti nella programmazione e attuazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali secondo le modalita’ indicate dalla legge regionale 31 marzo 2006, n. 6 (Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale), la quale disciplina in particolare le procedure di autorizzazione, accreditamento e affidamento dei servizi sanitari, assistenziali ed educativi. 3. L’Amministrazione regionale, in attuazione dell’articolo 9 della legge 8 novembre 1991, n. 381 (Disciplina delle cooperative sociali), e con finalita’ di sostegno della cooperazione sociale nel perseguimento dell’interesse generale della comunita’ alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini: a) istituisce e regolamenta l’Albo regionale delle cooperative sociali; b) stabilisce interventi per l’incentivazione della cooperazione sociale; c) prevede i contenuti delle convenzioni-tipo tra le cooperative sociali e i loro consorzi e le amministrazioni pubbliche che operano nell’ambito della regione; d) fissa i criteri per la selezione delle cooperative sociali con cui concludere le convenzioni di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991; e) definisce i principi concernenti il raccordo della cooperazione sociale con l’attivita’ dei servizi socio-sanitari, assistenziali, educativi, di formazione professionale e di sviluppo dell’occupazione. 4. La Regione promuove, sostiene e valorizza in particolare le cooperative sociali qualificate da: a) coerenza organizzativa e funzionale con i principi concernenti il coinvolgimento dei soci, dei lavoratori e dei destinatari delle attivita’ nella vita associativa, da perseguire attraverso l’informazione, la consultazione e la partecipazione democratica nelle scelte da adottare; b) radicamento organico e stabile con il territorio in cui svolgono le loro attivita’, attraverso la collaborazione con enti e associazioni esponenziali degli interessi sociali delle comunita’ territoriali; c) orientamento delle attivita’ a favore delle persone piu’ bisognose di aiuto e sostegno, in quanto incapaci di provvedere alle proprie esigenze; d) qualita’ ed efficacia dei processi di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, alla cui progettazione e attuazione collaborino attivamente, oltre alle cooperative sociali, gli enti pubblici competenti e le stesse persone svantaggiate; e) presenza al proprio interno di persone svantaggiate in misura superiore alla percentuale minima prevista dall’articolo 4, comma 2, della legge 381/1991; f) produzione di innovazioni che migliorino le capacita’ operative nello svolgimento delle loro attivita’. Capo II Albo regionale delle cooperative sociali Art. 2

( ABROGATO )

Art. 3 (Istituzione dell’Albo regionale delle cooperative sociali) 1. E’ istituito presso la Direzione centrale attivita’ produttive l’Albo regionale delle cooperative sociali, di seguito denominato Albo. 2. L’Albo e’ pubblico e si articola nelle seguenti sezioni: a) cooperative che gestiscono servizi socio-sanitari, socio-assistenziali ed educativi; b) cooperative che svolgono attivita’ diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate; c) consorzi di cui all’articolo 8 della legge 381/1991. 3. Le cooperative sociali che svolgono ambedue le attivita’ di cui al comma 2, lettere a) e b), sono iscritte sia nella sezione a) che nella sezione b) dell’Albo, a condizione che nello statuto sia esplicitamente indicato il collegamento funzionale tra la tipologia di svantaggio dei lavoratori da inserire e gli ambiti di attivita’ socio-sanitari, socio-assistenziali ed educativi, in modo che sia garantito l’esercizio di attivita’ coordinate per l’efficace raggiungimento delle finalita’ di cui all’articolo 1 della legge 381/1991, e previa verifica della sussistenza della netta separazione delle gestioni relative alle attivita’ esercitate. In tal caso la sussistenza del requisito della percentuale minima di lavoratori svantaggiati prevista dalla legge 381/1991 e’ determinata avendo riguardo solo al personale addetto al settore costituito per l’attivita’ di tipo b). 4. L’iscrizione all’Albo costituisce condizione per: a) la stipulazione delle convenzioni di cui all’articolo 1, comma 3, lettera d), e agli articoli 22, 23 e 24; b) la partecipazione al sistema di programmazione degli interventi e dei servizi sociali in conformita’ al capo V del titolo II della legge regionale 6/2006; c) l’accesso all’accreditamento quale titolo necessario per la stipulazione di contratti con il sistema pubblico in conformita’ all’articolo 33 della legge regionale 6/2006; d) l’ottenimento delle agevolazioni previste dalla normativa regionale. Art. 4 (Iscrizione all’Albo) 1. Possono essere iscritti all’Albo le cooperative sociali e i loro consorzi aventi sede legale nella regione che risultano iscritti nella sezione cooperative a mutualita’ prevalente del Registro regionale delle cooperative, ai sensi dell’articolo 111 septies delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie. 2. Per ottenere l’iscrizione, i soggetti di cui al comma 1 devono presentare domanda alla Direzione centrale attivita’ produttive, di seguito denominata Direzione, indicando: a) la sezione dell’Albo prescelta, nonche’ gli ambiti di attivita’ in cui la cooperativa opera o intende operare; b) il numero di iscrizione al Registro regionale delle cooperative, sezione cooperative a mutualita’ prevalente, sottosezione e categoria di appartenenza; c) le caratteristiche professionali di quanti operano nella cooperativa per le cooperative che chiedono l’iscrizione nella sezione a) dell’Albo. 3. Alla domanda devono essere allegati: a) dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’ attestante la composizione della compagine sociale suddivisa per tipologia di soci; b) per le cooperative che chiedono l’iscrizione nella sezione b) dell’Albo, dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’ attestante la presenza al proprio interno dei lavoratori svantaggiati nel rispetto delle percentuali minime previste dalla legge 381/1991. 4. Limitatamente ai casi di attivita’ plurima richiamati dall’articolo 3, la Direzione verifica la sussistenza degli ulteriori requisiti di cui all’articolo 3, comma 3, tramite l’acquisizione della risultanza dell’attivita’ di revisione. 5. L’indicazione nella domanda del numero di iscrizione al Registro regionale delle cooperative puo’ essere omessa in caso di presentazione della stessa contestualmente alla presentazione della domanda per il Registro medesimo. 6. La Direzione ha facolta’ di richiedere in fase istruttoria il completamento o la rettifica della domanda o integrazioni della documentazione, individuando i termini per l’adempimento. 7. Con provvedimento motivato, comunicato con lettera raccomandata con avviso di ricevimento alla cooperativa o consorzio interessato, la Direzione rifiuta l’iscrizione per decorso dei termini di cui al comma 6, ovvero per la carenza dei requisiti previsti dalla legge. 8. L’iscrizione all’Albo viene disposta con decreto del direttore del Servizio vigilanza, sostegno e promozione comparto cooperativo, di seguito denominato Servizio. 9. Dell’avvenuta iscrizione e’ data comunicazione alla cooperativa sociale o al consorzio interessato. Art. 5 (Adempimenti delle cooperative) 1. Ai fini della permanenza dell’iscrizione nell’Albo e’ considerato rilevante il verificarsi per oltre novanta giorni continuativi di una delle seguenti irregolarita’: a) il numero dei lavoratori svantaggiati scende al di sotto della misura prevista dalla legge per le cooperative iscritte all’Albo nella sezione b); b) il numero dei soci volontari supera la misura prevista dalla legge; c) il numero delle cooperative sociali nel consorzio scende al di sotto della misura prevista dalla legge. 2. I soggetti iscritti all’Albo sono tenuti, entro centoventi giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’, a comunicare il fatto alla Direzione mediante idonea dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’. 3. Se la comunicazione e’ resa oltre i termini di cui al comma 2 ed entro centocinquanta giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’ e’ considerata tardiva. 4. Entro centoventi giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’, deve essere comunicata, nelle medesime forme di cui al comma 2, l’eliminazione della stessa. 5. Entro il 31 gennaio di ogni anno le cooperative e i loro consorzi trasmettono alla Direzione una nota informativa sulla composizione ed eventuale variazione della base sociale, sulla quale la Direzione effettuera’ le opportune verifiche. Art. 6 (Sospensione e cancellazione dall’Albo regionale) 1. Con decreto del direttore del Servizio, sono sospese dall’Albo le cooperative e i consorzi qualora: a) comunichino la dichiarazione di cui all’articolo 5, comma 2, e non adempiano a quanto previsto al comma 4 dell’articolo medesimo; b) ricorra l’ipotesi di comunicazione tardiva di cui all’articolo 5, comma 3. 2. Il provvedimento di sospensione e’ revocato previa presentazione della documentazione comprovante il riequilibrio della compagine sociale ovvero lavorativa. 3. Con decreto del direttore del Servizio, le cooperative e i consorzi sono cancellati dall’Albo nelle seguenti ipotesi: a) quando vengano meno le iscrizioni di cui all’articolo 4, comma 2, lettera b), nonche’ nei casi di cui all’articolo 3, comma 2, della legge 381/1991; b) quando, nel caso di cui al comma 1, lettera a), la compagine sociale ovvero lavorativa non venga riequilibrata entro duecentoquaranta giorni dalla data in cui si e’ manifestata l’irregolarita’; c) quando, nel caso di cui al comma 1, lettera b), la compagine sociale ovvero lavorativa non venga riequilibrata entro duecentodieci giorni dalla data in cui si e’ manifestata l’irregolarita’; d) quando la cooperativa sociale a oggetto plurimo diffidata a ripristinare l’esercizio delle attivita’ coordinate richiamate all’articolo 3, comma 3, non regolarizza la propria situazione entro un termine non superiore a novanta giorni; e) negli altri casi in cui vengano meno i requisiti per l’iscrizione e la cooperativa o il consorzio, diffidati a regolarizzare la loro situazione entro un termine non superiore a centottanta giorni, non abbiano provveduto a effettuare gli adempimenti richiesti. 4. Salvi i casi precedenti, quando il Servizio rilevi, anche a seguito dello svolgimento delle attivita’ di vigilanza sulle societa’ cooperative, una delle irregolarita’ di cui all’articolo 5, comma 1, e questa non sia stata comunicata, con decreto del direttore del Servizio: a) sono sospesi dall’Albo le cooperative e i consorzi qualora siano trascorsi piu’ di centoventi e meno di centocinquanta giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’; b) sono cancellati dall’Albo le cooperative e i consorzi quando la cooperativa o il consorzio sospesi ai sensi della lettera a), non provvedano a riequilibrare la compagine sociale ovvero lavorativa entro centocinquanta giorni dalla data in cui si e’ manifestata l’irregolarita’; c) sono cancellati dall’Albo le cooperative e i consorzi ove siano trascorsi piu’ di centocinquanta giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’. 5. E’ causa di cancellazione dall’Albo la violazione della normativa vigente in tema di sicurezza sul lavoro, nonche’ l’omessa applicazione nei confronti dei lavoratori, compresi i soci lavoratori, delle clausole dei contratti collettivi nazionali e degli accordi regionali, territoriali e aziendali di riferimento, sia per la parte economica che per la parte normativa, ovvero la corresponsione ai soci lavoratori con rapporto di lavoro diverso da quello subordinato, in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, di trattamenti economici complessivi inferiori ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo, fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 6, comma 1, lettere d), e) e f), e comma 2 bis, della legge 3 aprile 2001, n. 142 (Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore). E’, altresi’, causa di cancellazione dall’Albo l’inadempimento, accertato in via definitiva, agli obblighi di contribuzione stabiliti dalla pertinente normativa in materia previdenziale, assistenziale e assicurativa. 5 bis. La cancellazione dall’Albo per le cause di cui al comma 5 e’ disposta con decreto del direttore del Servizio, previo parere della Commissione regionale per la cooperazione. 6. Il provvedimento di sospensione o di cancellazione e’ comunicato, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, alla cooperativa o consorzio interessato. 7. L’ente cancellato puo’ ripresentare domanda per una nuova iscrizione all’Albo se sono trascorsi trecentosessantacinque giorni dal provvedimento di cancellazione. Art. 7 (Ricorsi) 1. Contro i provvedimenti di rigetto della domanda di iscrizione, di sospensione o di cancellazione dall’Albo e’ ammesso ricorso alla Giunta regionale entro e non oltre trenta giorni dalla ricezione del provvedimento. 2. La Giunta regionale decide sul ricorso sentito il parere della Commissione regionale per la cooperazione. Art. 8 (Tenuta dell’Albo e pubblicita’) 1. Le funzioni relative alla tenuta dell’Albo sono svolte da un dipendente della Direzione di categoria non inferiore alla D, nominato in qualita’ di Conservatore dell’Albo dalla Giunta regionale, che nelle medesime forme provvede a nominare il suo sostituto. 1 bis. Il Conservatore e’ responsabile della tenuta dell’Albo e deve convalidare con la propria firma le annotazioni prescritte dalla presente legge, rilascia d’ufficio il certificato di iscrizione e provvede alle pubblicazioni previste dai commi seguenti. Nella tenuta dell’Albo non sono ammesse cancellazioni o abrasioni. 2. I provvedimenti di iscrizione e cancellazione sono pubblicati per estratto sul Bollettino ufficiale della Regione. 3. L’Albo viene pubblicato semestralmente per estratto sul Bollettino ufficiale della Regione e sul sito web della Regione. Art. 9 (Soci delle cooperative sociali) 1. Ai fini dell’iscrizione all’Albo e della conservazione della stessa, il numero dei soci volontari e’ aggiuntivo rispetto a quello richiesto per le cooperative dalla normativa vigente. Capo III Interventi per l’incentivazione della cooperazione sociale Art. 10 (Funzioni della Regione) 1. Spettano alla Regione le seguenti funzioni: a) programmazione, coordinamento e indirizzo; b) trasferimento su base annuale di risorse finanziarie per l’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 11 e definizione con regolamento di criteri e modalita’ per il loro riparto tra le singole Province; c) rapporti internazionali, con l’Unione europea, lo Stato e le altre Regioni; d) monitoraggio, verifica e valutazione della spesa per gli interventi d’incentivazione della cooperazione sociale. 2. Spettano altresi’ alla Regione funzioni di regolamentazione, anche con riferimento alla determinazione delle condizioni per l’applicazione degli interventi contributivi di cui all’articolo 14, al fine di garantirne l’armonia con la normativa comunitaria concernente gli aiuti di Stato. 3. Nell’esercizio delle funzioni di regolamentazione di cui al comma 2 la Regione si attiene ai piu’ avanzati livelli di intervento consentiti dalla normativa europea nei confronti delle imprese sociali. Art. 11 (Funzioni delle Province) 1. Spettano alle Province le seguenti funzioni: a) programmazione e attuazione degli interventi contributivi di cui all’articolo 14; b) realizzazione e sostegno di progetti, non aventi natura di attivita’ economiche, volti alla promozione della cooperazione sociale, allo sviluppo dell’occupazione nel settore e alla promozione e diffusione dell’utilizzo degli strumenti di relazione di cui al capo IV, anche concernenti la creazione di reti informatiche, l’individuazione di fabbisogni formativi del settore e l’istituzione di osservatori intesi alla raccolta e all’elaborazione di dati relativi alle attivita’ svolte e ai risultati ottenuti dalle cooperative sociali; c) concessione agli enti pubblici compresi quelli economici, nonche’ alle societa’ di capitali a partecipazione pubblica, di finanziamenti volti a incentivare la stipulazione delle convenzioni previste all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991, mediante la copertura di una quota non superiore al 20 per cento del valore delle stesse, da determinarsi proporzionalmente al numero degli inserimenti lavorativi delle persone svantaggiate effettuati, purche’ nelle convenzioni sia specificato l’obbligo di applicare nei confronti dei lavoratori le clausole dei contratti collettivi nazionali e degli accordi regionali, territoriali e aziendali di riferimento, sia per la parte economica che per la parte normativa, ivi compresi i soci lavoratori, nonche’ la normativa vigente in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. 2. Le Province possono concludere intese con l’Istituto nazionale per la previdenza sociale aventi a oggetto l’erogazione dei contributi di cui all’articolo 14, comma 3, lettera a). Art. 12 (Comitato regionale tecnico consultivo per la cooperazione sociale) 1. E’ istituito presso la Direzione il Comitato regionale tecnico consultivo per la cooperazione sociale, di seguito denominato Comitato, con il compito di esprimere pareri e di proporre iniziative in materia di incentivazione alla cooperazione sociale, anche sulla base dei dati forniti dagli osservatori provinciali, qualora costituiti, nonche’ di esaminare lo stato dei rapporti fra la cooperazione sociale e le pubbliche amministrazioni, per l’insieme delle questioni che attengono al settore e, in particolare, per cio’ che riguarda le condizioni e la qualita’ del lavoro e l’attuazione delle norme concernenti la stipula delle convenzioni di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991. 2. Il Comitato e’ costituito con decreto del Presidente della Regione, su conforme deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore regionale alle attivita’ produttive, dura in carica quattro anni e continua a esercitare i propri compiti fino alla costituzione del nuovo Comitato. 3. Il Comitato e’ composto da: a) il direttore centrale delle attivita’ produttive, o altro dirigente suo delegato, che lo presiede; b) il direttore centrale della salute e delle politiche sociali, o un suo delegato; c) il direttore centrale del lavoro, formazione, universita’ e ricerca, o un suo delegato; d) un funzionario designato da ogni Amministrazione provinciale; e) un rappresentante designato dalla sezione regionale dell’Associazione nazionale comuni italiani; f) un rappresentante designato dalla Federsanita’-ANCI Federazione regionale del Friuli Venezia Giulia; g) tre rappresentanti designati congiuntamente dalle associazioni regionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, di cui all’articolo 20 della legge regionale 79/1982; h) tre rappresentanti designati congiuntamente dalle tre organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul territorio regionale, firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro per i lavoratori delle cooperative sociali; i) un rappresentante designato congiuntamente dalla Consulta regionale delle associazioni dei disabili, di cui all’articolo 13 bis della legge regionale 25 settembre 1996, n. 41 (Norme per l’integrazione dei servizi e degli interventi sociali e sanitari a favore delle persone handicappate ed attuazione della legge 5 febbraio 1992, n. 104 <<Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate>>), e dal Comitato regionale della Federazione nazionale tra le associazioni dei disabili, di cui all’articolo 1, comma 1, della legge regionale 2 maggio 2001, n. 14 (Rappresentanza delle categorie protette presso la pubblica amministrazione). 4. La mancata designazione, entro trenta giorni dalla richiesta, dei componenti di cui al comma 3, lettere g), h) e i), non costituisce motivo ostativo per la costituzione e il funzionamento del Comitato. 5. Il Comitato e’ convocato dal suo presidente ovvero su richiesta motivata di piu’ di un terzo dei componenti di cui al comma 3 e si riunisce almeno una volta all’anno. 6. Le riunioni del Comitato sono valide quando e’ presente la maggioranza dei suoi componenti. 7. Le deliberazioni del Comitato sono adottate con il voto favorevole della maggioranza dei presenti. 8. La partecipazione alle riunioni del Comitato e’ gratuita. Ai componenti esterni del Comitato spetta esclusivamente il rimborso delle spese riconosciute ai sensi dell’articolo 3 della legge regionale 23 agosto 1982, n. 63 (Disposizioni per gli organi collegiali operanti presso l’Amministrazione regionale). 9. Su invito del presidente, possono partecipare alle riunioni del Comitato, senza diritto di voto, altri soggetti la cui presenza sia ritenuta utile. 10. Il Comitato puo’ deliberare l’istituzione al proprio interno di gruppi di lavoro destinati all’analisi e all’approfondimento di specifiche tematiche aventi natura di particolare interesse per la cooperazione sociale. 11. Con decreto del Direttore centrale delle attivita’ produttive sono attribuite a dipendenti della Direzione di categoria non inferiore a C le funzioni di segretario e di segretario supplente del Comitato. Art. 13 (Persone svantaggiate) 1. Ai soli fini dell’ottenimento delle incentivazioni di cui all’articolo 14, si considerano persone svantaggiate: a) i soggetti indicati nell’articolo 4, comma 1, della legge 381/1991; b) altre persone in stato o a rischio di emarginazione sociale segnalate dagli enti locali. 2. La condizione di persona svantaggiata risulta da documentazione proveniente dalla pubblica amministrazione. E’ fatto salvo il diritto alla riservatezza. Art. 14 (Interventi contributivi a favore delle cooperative sociali) 1. Gli interventi contributivi di cui al presente articolo sono intesi a sostenere e incentivare la cooperazione sociale regionale, promuovendo, in particolare, la valorizzazione delle cooperative in possesso della qualifica di impresa sociale ovvero caratterizzate dagli elementi qualificativi di cui all’articolo 1, comma 4. 2. Alle cooperative sociali e ai consorzi iscritti all’Albo sono concessi i seguenti contributi: a) contributi volti a favorire gli investimenti aziendali; b) contributi per consulenze concernenti l’innovazione, la promozione commerciale, la qualita’ e la certificazione dei prodotti, l’organizzazione aziendale, l’introduzione del bilancio sociale e il miglioramento ambientale e delle condizioni dei luoghi di lavoro; c) contributi per le spese di costituzione e primo impianto. c bis) contributi per le spese relative alle modifiche statutarie di adeguamento alle previsioni di cui all’articolo 3, comma 3. 3. Alle cooperative iscritte all’Albo che svolgono le attivita’ di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 381/1991, sono concessi inoltre: a) contributi a copertura dei costi salariali relativi alle persone svantaggiate di cui all’articolo 13, finalizzati a favorirne l’inserimento lavorativo; b) contributi a copertura dei costi di trasporto derivanti dall’occupazione delle persone svantaggiate di cui all’articolo 13; c) contributi a copertura dei costi relativi al personale addetto all’assistenza e alla formazione delle persone svantaggiate di cui all’articolo 13; d) contributi volti a promuovere lo sviluppo e l’attuazione di efficaci processi di inserimento nella vita sociale attiva delle persone svantaggiate di cui all’articolo 13. 4. Ai consorzi di cui all’articolo 8 della legge 381/1991, iscritti all’Albo, sono concessi, inoltre, contributi a copertura dei costi esterni relativi a servizi di consulenza e di assistenza imprenditoriale a favore delle cooperative sociali consorziate, non integralmente coperti dalle medesime. 5. Con regolamento e’ stabilita la disciplina concernente il cumulo con altri incentivi pubblici. Art. 15 (Obblighi dei beneficiari) 1. La concessione degli incentivi di cui all’articolo 14 e’ subordinata alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorieta’, da presentare unitamente all’istanza di contributo resa dal legale rappresentante della cooperativa sociale, con la quale si attesta che il beneficiario: a) rispetta la normativa vigente in tema di sicurezza sul lavoro; b) applica nei confronti dei lavoratori, compresi i soci lavoratori, le clausole dei contratti collettivi nazionali e degli accordi regionali, territoriali e aziendali di riferimento, sia per la parte economica che per la parte normativa, e corrisponde ai soci lavoratori con rapporto di lavoro diverso da quello subordinato, in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, trattamenti economici complessivi non inferiori ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo, fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 6, comma 1, lettere d), e) e f), e comma 2 bis, della legge 142/2001; c) adempie agli obblighi di contribuzione stabiliti dalla pertinente normativa in materia previdenziale, assistenziale e assicurativa. 2. Dopo la concessione degli incentivi di cui all’articolo 14 il beneficiario e’ tenuto a presentare annualmente dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorieta’ con le quali si attestano i fatti di cui al comma 1 con riferimento ai due anni successivi alla concessione medesima. 3. Salva l’applicazione delle altre sanzioni previste dalla legge in caso di accertata falsita’, la non rispondenza al vero delle dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 e’ causa di decadenza dalla concessione degli incentivi. Ove questi siano stati gia’ erogati, il beneficiario dei contributi e l’autore delle dichiarazioni sono tenuti solidalmente a restituirne l’importo comprensivo degli interessi legali. Art. 16 (Rendicontazione della spesa) 1. In deroga all’articolo 43 della legge regionale 20 marzo 2000, n. 7 (Testo unico delle norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso), ai fini della rendicontazione concernente gli incentivi di cui all’articolo 14, i beneficiari devono presentare idonea documentazione giustificativa della spesa ai sensi degli articoli 41 e 41 bis della legge regionale 7/2000. 2. Le Province hanno facolta’ di chiedere in qualunque momento l’esibizione in originale della documentazione di cui al comma 1. Art. 17 (Vincolo di destinazione e di non alienazione) 1. I beni oggetto di contributo devono mantenere la loro destinazione e non essere alienati per un periodo pari a tre anni se beni mobili e cinque anni se beni immobili. Il vincolo di destinazione riguarda sia i soggetti beneficiari sia i beni oggetto di incentivi. 2. I termini di cui al comma 1 decorrono dalla data del provvedimento di approvazione della rendicontazione della spesa. Nel caso in cui il contributo abbia a oggetto la ristrutturazione, la manutenzione, la costruzione e l’ampliamento di beni immobili, il termine decorre dalla data di ultimazione dei lavori. 3. Il mancato rispetto del vincolo di cui al comma 1 comporta l’applicazione dell’articolo 49, comma 2, della legge regionale 7/2000. 4. Salvo quanto previsto al comma 5, qualora sia dimostrata la non convenienza del mantenimento del vincolo in rapporto alla natura e alle finalita’ dell’investimento, su istanza del beneficiario, l’organo concedente ha facolta’ di autorizzare l’anticipato mutamento di destinazione o l’alienazione prima della scadenza stabilita disponendo, in caso di alienazione, la restituzione proporzionale del contributo. Alle somme richieste in restituzione si applicano le disposizioni di cui all’articolo 49, comma 2, della legge regionale 7/2000. 5. Previa istanza del beneficiario, l’organo concedente ha facolta’ di autorizzare, prima della scadenza del vincolo, la sostituzione di beni mobili oggetto di incentivo divenuti obsoleti o inidonei ovvero non funzionali all’uso o alla produzione, con altri beni della stessa specie da utilizzarsi per le medesime funzioni. 6. In caso di alienazione di beni oggetto di contributo pluriennale, dopo la scadenza del termine di cui al comma 1, l’incentivo e’ revocato dal momento dell’alienazione. Art. 18 (Norme specifiche riguardanti i procedimenti contributivi aventi a oggetto beni immobili) 1. La concessione del finanziamento e’ disposta dall’organo concedente per un importo commisurato alla spesa ritenuta ammissibile dal responsabile della struttura tecnica competente sulla base di elaborati tecnici progettuali di adeguato approfondimento. 2. L’organo concedente stabilisce, nel provvedimento di concessione, i termini di inizio e fine lavori, determinati sulla base delle indicazioni del responsabile della struttura tecnica competente, e provvede altresi’ alla concessione di eventuali proroghe. In caso di mancato rispetto del termine finale l’organo concedente, su istanza del beneficiario, ha facolta’, in presenza di motivate ragioni, di confermare il contributo e fissare un nuovo termine di ultimazione dei lavori, ovvero di confermare il contributo quando i lavori siano gia’ ultimati, accertato il pieno raggiungimento dell’interesse pubblico. 3. Non possono essere concessi contributi per la realizzazione di opere che non rispettino la normativa in materia di superamento delle barriere architettoniche. 4. I contributi in conto capitale possono essere erogati anche in via anticipata, in misura non superiore all’80 per cento dell’importo totale, previa presentazione di apposita fideiussione bancaria o polizza assicurativa d’importo pari almeno alla somma da erogare, maggiorata degli eventuali interessi. 5. I contributi pluriennali possono, su istanza del beneficiario, essere erogati contestualmente all’atto di concessione mediante l’apertura di ruoli di spesa, con scadenza fissa annuale, per un numero di annualita’ pari alla meta’ di quelle concesse, previa presentazione delle garanzie di cui al comma 4. 6. Alla commisurazione definitiva del contributo provvede l’organo concedente a seguito dei controlli effettuati dalla struttura tecnica competente volti ad accertare la regolarita’ della realizzazione dei lavori ammessi a contributo, la conformita’ delle finalita’ dell’opera realizzata a quelle dell’opera ammessa a contributo, nonche’ la corrispondenza con la documentazione presentata ai fini della rendicontazione della spesa. 7. Con riferimento al finanziamento di strutture destinate alla realizzazione di servizi socio-sanitari, socio-assistenziali e socio-educativi, le disposizioni del presente articolo sono integrate dalla vigente normativa di settore. 8. Le iniziative finanziate concernenti la realizzazione delle strutture di cui al comma 7 devono essere coerenti con gli obiettivi, le priorita’ e i fabbisogni definiti dalla programmazione regionale di settore. 9. Per quanto non previsto dal presente articolo, si applicano, ai sensi dell’articolo 3, comma 5 bis, della legge regionale 31 maggio 2002, n. 14 (Disciplina organica dei lavori pubblici), gli articoli 59, 60, 61, 62 e 64 della legge regionale medesima, ove compatibili. Art. 19 (Effetti della sospensione e della cancellazione dall’Albo delle cooperative beneficiarie) 1. Fatti salvi gli altri effetti previsti dalla presente legge, ai provvedimenti di cui all’articolo 6 sono connessi, con riferimento agli incentivi di cui al presente capo, i seguenti effetti: a) la sospensione dall’Albo comporta l’applicazione dell’articolo 47 della legge regionale 7/2000; nel periodo di sospensione sono comunque sospese le procedure di liquidazione ed erogazione, anche in via anticipata, dei contributi concessi; b) la cancellazione dall’Albo che intervenga durante il periodo di vigenza del vincolo di destinazione, comporta la decadenza dagli incentivi concessi con conseguente obbligo di restituzione proporzionale del contributo; alle somme richieste in restituzione si applicano le disposizioni di cui all’articolo 49, comma 2, della legge regionale 7/2000; c) nei casi di contributi pluriennali, la cancellazione intervenuta dopo il termine di scadenza del vincolo di destinazione comporta la revoca dell’incentivo dalla data della cancellazione medesima. 2. Nel caso in cui la cancellazione abbia luogo ai sensi dell’articolo 6, comma 3, lettere b) e c), e comma 4, lettera b), la stessa produce effetti dalla data del provvedimento di sospensione. Nel caso in cui la cancellazione abbia luogo ai sensi dell’articolo 6, comma 4, lettera c), gli effetti si producono da quando si e’ manifestata l’irregolarita’. Art. 20 (Agevolazioni fiscali e priorita’ nell’ammissione agli incentivi) 1. La Regione concede alle cooperative sociali iscritte all’Albo agevolazioni fiscali da determinare annualmente con legge regionale. 2. Con regolamenti regionali sono stabilite priorita’ a favore delle cooperative sociali per l’accesso agli incentivi di settore. Art. 21 (Norma di rinvio) 1. Per quanto non diversamente disciplinato dal presente capo, si applicano il titolo II e il titolo III della legge regionale 7/2000. Capo IV Strumenti di relazione tra cooperative sociali ed enti pubblici Art. 22 (Convenzioni-tipo) 1. Con decreto del Presidente della Regione, su conforme deliberazione della Giunta regionale, sono approvati, ai sensi dell’articolo 9, comma 2, della legge 381/1991, schemi di convenzione-tipo per i rapporti tra le cooperative sociali e le amministrazioni pubbliche operanti nell’ambito regionale, per la fornitura di beni e servizi di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991. Art. 23 (Contenuti degli schemi di convenzione-tipo) 1. Gli schemi di convenzione-tipo devono contenere le seguenti indicazioni: a) le finalita’, l’attivita’ oggetto della convenzione e le modalita’ di svolgimento; b) la durata della convenzione; c) il numero, le qualificazioni e i requisiti di professionalita’ ed esperienza del personale impiegato e in particolare le caratteristiche professionali del responsabile tecnico e organizzativo dell’attivita’; d) la partecipazione del personale ad attivita’ formative e relative modalita’ di effettuazione; e) il ruolo svolto dai volontari impiegati nel servizio; f) i beni immobili e la strumentazione necessari al servizio messi a disposizione dall’ente contraente o dalla cooperativa sociale; g) l’acquisizione dell’autorizzazione al funzionamento delle strutture; h) gli standard tecnici relativi alle strutture e alle condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza; i) le misure adottate in materia di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro e, fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 6, comma 1, lettere d), e) e f), e comma 2 bis, della legge 142/2001, le norme in materia di rapporti di lavoro applicate: 1) ai lavoratori, inclusi i soci lavoratori, nel rispetto delle clausole dei contratti collettivi nazionali e degli accordi regionali, territoriali e aziendali di riferimento, sia per la parte economica che per la parte normativa; 2) ai soci lavoratori con rapporto di lavoro diverso da quello subordinato, in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, a fronte della corresponsione di trattamenti economici complessivi non inferiori ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo; j) la determinazione dei corrispettivi, le modalita’ di pagamento e le modalita’ di revisione dei prezzi, ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 28, comma 1; k) le forme e le modalita’ di verifica, vigilanza e valutazione, con particolare riguardo alla tutela degli utenti; l) il regime delle inadempienze e le clausole di risoluzione; m) l’obbligo e le modalita’ di assicurazione del personale e degli utenti; n) le modalita’ di raccordo con gli uffici competenti nella materia oggetto della convenzione; o) qualora trattasi di cooperative iscritte contemporaneamente nelle sezioni a) e b) dell’Albo, l’elenco nominativo dei lavoratori soci e non soci divisi per tipologia di attivita’ secondo le indicazioni di cui all’articolo 1 della legge 381/1991, con relativa specificazione dei lavoratori impiegati nell’attivita’ prevista dalla convenzione stessa; p) il numero di persone svantaggiate impegnate nella fornitura, la tipologia dello svantaggio e il relativo monte ore di lavoro mensile; q) il numero delle donne impiegate nelle attivita’ della cooperativa, con particolare riferimento al numero delle donne svantaggiate; r) i piani individuali di inserimento correlati alle prestazioni lavorative assegnate, i ruoli e i profili professionali di riferimento, le figure di sostegno ritenute necessarie; s) le modalita’ di verifica e vigilanza sull’inserimento dei soggetti svantaggiati e sulla qualita’ dei beni o servizi forniti. Art. 24 (Criteri per la selezione delle cooperative sociali con cui concludere le convenzioni di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991) 1. Qualora nel territorio provinciale interessato abbia sede una pluralita’ di cooperative sociali iscritte all’Albo che provvedono specificamente alla fornitura dei beni e servizi richiesti, secondo quanto risulta dall’oggetto sociale e dalle pubbliche autorizzazioni necessarie per l’esercizio dell’attivita’, e l’importo della spesa sia pari o superiore a 50.000 euro per singola annualita’, IVA esclusa, e comunque nel rispetto della soglia di rilevanza comunitaria, la scelta del contraente con cui stipulare la convenzione di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991, avviene attraverso procedura negoziata previo espletamento di gara ufficiosa tra almeno tre cooperative sociali di cui almeno una scelta con il criterio di rotazione tra le iscritte all’Albo, ovvero tra tutte le cooperative presenti qualora le stesse siano in numero inferiore a tre. 2. Nella scelta del contraente si applica il criterio dell’offerta economicamente piu’ vantaggiosa; oltre alla valutazione del prezzo si tiene conto dei seguenti elementi: a) qualita’, continuita’ e personalizzazione del programma di inserimento sociale; b) qualifica del personale incaricato del sostegno e dell’assistenza delle persone svantaggiate; c) creazione di maggiori e stabili opportunita’ di lavoro per le persone svantaggiate; d) numero delle persone svantaggiate e tipologia dello svantaggio in relazione alla prestazione lavorativa richiesta, con particolare riferimento alle persone disabili con handicap grave e gravissimo; e) sinergie, da realizzare mediante documentati accordi, con altri enti, pubblici e privati, operanti nel settore degli interventi e dei servizi sociali. 3. Salvo quanto previsto al comma 2, i Comuni, nella scelta del contraente con cui concludere le convenzioni di cui al presente articolo, possono tenere conto del luogo di residenza delle persone svantaggiate coinvolte. 4. Le convenzioni di cui al presente articolo sono espressamente finalizzate alla creazione di opportunita’ di lavoro per le persone svantaggiate di cui all’articolo 4, comma 1, della legge 381/1991. 5. Al fine di promuovere, attraverso la continuita’, elevati livelli qualitativi delle prestazioni, nonche’ di supportare coerenti programmi di inserimento lavorativo e sociale delle persone svantaggiate, le convenzioni a esecuzione periodica o continuativa possono avere durata pluriennale. 6. Al fine di garantire la correttezza del rapporto sinallagmatico, le convenzioni di cui al comma 5 devono recare una clausola di revisione periodica del prezzo da determinare sulla base di parametri oggettivi, quali gli indici dei prezzi calcolati dall’Istituto nazionale di statistica e il costo del lavoro come determinato periodicamente dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale nelle tabelle di cui all’articolo 87, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), e successive modifiche. 7. La cancellazione dall’Albo comporta la risoluzione di diritto della convenzione. Art. 25 (Appalti riservati) 1. Nell’ambito della normativa regionale in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi sono definite le modalita’ di partecipazione alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici riservati di cui all’articolo 52 del decreto legislativo 163/2006, e successive modifiche, nonche’ le condizioni di esecuzione dei contratti nel contesto di programmi di lavoro protetti. Art. 26 (Applicazione dei salari convenzionali) 1. Ai fini della presente legge e con particolare riguardo alle convenzioni disciplinate dal presente capo e all’aggiudicazione degli appalti pubblici nel territorio del Friuli Venezia Giulia possono trovare applicazione unicamente i regimi di salari convenzionali autorizzati per il territorio medesimo ai sensi della normativa statale vigente. Art. 27 (Bilancio sociale e coinvolgimento) 1. Le cooperative sociali e i consorzi iscritti all’Albo hanno l’obbligo di redigere annualmente il bilancio sociale, quale condizione per l’accesso agli incentivi previsti dalla presente legge e all’accreditamento di cui all’articolo 3, comma 4, lettera c). 2. Con atto di indirizzo la Giunta regionale definisce i principi, gli elementi informativi e i criteri minimi di redazione del bilancio sociale, nonche’ la tempistica per l’adeguamento all’obbligo di cui al comma 1 nell’ottica di introduzione graduale dello strumento. 3. Il bilancio sociale fornisce informazioni, in particolare, sulle forme di coinvolgimento dei soci, dei lavoratori e dei destinatari delle attivita’ nella vita associativa degli enti di cui al comma 1. Art. 28 (Verifica dei costi del lavoro e della sicurezza) 1. Nell’ambito della determinazione dei corrispettivi concernenti la fornitura dei beni e servizi di cui all’articolo 24, comma 1, gli enti interessati verificano che il loro valore sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro come determinato periodicamente dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale nelle tabelle di cui all’articolo 87, comma 2, del decreto legislativo 163/2006. 2. Gli enti interessati valutano altresi’ i costi relativi alla sicurezza, che devono essere specificamente indicati e risultare congrui rispetto all’entita’ e alle caratteristiche della fornitura. Art. 29 (Ruolo della cooperazione sociale nell’ambito del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali) 1. Le cooperative sociali e i loro organismi rappresentativi sono coinvolti nella programmazione, progettazione, attuazione ed erogazione degli interventi e dei servizi del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, secondo le modalita’ previste dalle norme regionali vigenti in materia, le quali provvedono altresi’ a disciplinare le modalita’ di autorizzazione e accreditamento riguardanti l’esercizio di servizi alla persona, il funzionamento di strutture residenziali e semiresidenziali, le modalita’ di accreditamento, nonche’ le procedure per l’affidamento dei servizi. Art. 30 (Iniziative di formazione professionale) 1. La Regione individua le particolari iniziative formative che possono essere svolte a favore delle cooperative sociali e dei loro consorzi nell’ambito della programmazione regionale in materia di formazione professionale. Capo V Norme finanziarie e finali Art. 31 (Trattamento dei dati personali) 1. In conformita’ all’articolo 19, commi 2 e 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), la Regione e le Province sono autorizzate a comunicare ad altri soggetti pubblici, ovvero a privati ed enti pubblici economici, dati personali, diversi da quelli sensibili e giudiziari, oggetto di trattamento nell’ambito dello svolgimento delle funzioni istituzionali loro attribuite dalla presente legge, nonche’ a dare diffusione ai medesimi. 2. Costituiscono finalita’ di rilevante interesse pubblico, per il perseguimento delle quali la Regione e le Province sono autorizzate al trattamento di dati sensibili e giudiziari ai sensi degli articoli 20 e 21 del decreto legislativo 196/2003: a) l’applicazione della disciplina in materia di Albo; b) l’applicazione della disciplina in materia di interventi per l’incentivazione della cooperazione sociale; c) l’applicazione della disciplina in materia di costituzione e funzionamento di organi collegiali, ivi compresa la disciplina concernente la partecipazione agli stessi; d) l’esercizio di attivita’ di vigilanza e controllo; e) l’esercizio di attivita’ sanzionatorie e la predisposizione di elementi di tutela in sede amministrativa e giurisdizionale. Art. 32 (Abrogazioni, norme transitorie e finali) 1. Sono abrogate, in particolare, le seguenti disposizioni: a) la legge regionale 7 febbraio 1992, n. 7 (Disciplina ed incentivazione in materia di cooperazione sociale); b) la legge regionale 13 luglio 1992, n. 18 (modificativa dell’articolo 13 della legge regionale 7/1992); c) l’articolo 12 della legge regionale 11 maggio 1993, n. 19 (modificativo della legge regionale 7/1992), come modificato dall’articolo 4, comma 19, della legge regionale 3/2002; d) i commi 7, 8 e 9 dell’articolo 3 della legge regionale 4 luglio 1997, n. 23 (modificativi degli articoli 7 e 12 della legge regionale 7/1992); e) il comma 13 dell’articolo 9 della legge regionale 3 luglio 2000, n. 13 (modificativo dell’articolo 6 della legge regionale 7/1992); f) i commi 124 e 125 dell’articolo 7 della legge regionale 26 febbraio 2001, n. 4 (modificativi degli articoli 5 e 6 della legge regionale 7/1992); g) i commi 17, 17 bis, 17 ter, 17 quater, 17 quinquies e 18 dell’articolo 4 della legge regionale 25 gennaio 2002, n. 3 (Legge finanziaria 2002); h) il comma 21 dell’articolo 4 della legge regionale 3/2002 (introduttivo dell’articolo 12 bis della legge regionale 7/1992); i) il comma 76 dell’articolo 9 della legge regionale 3/2002 (introduttivo dell’articolo 11 bis della legge regionale 7/1992); j) il comma 6 dell’articolo 11 della legge regionale 15 maggio 2002, n. 13 (introduttivo dell’articolo 3 bis della legge regionale 7/1992). 2. La disciplina previgente relativa all’esercizio delle funzioni di incentivazione alla cooperazione sociale da parte delle Province continua a trovare applicazione fino alla data di entrata in vigore del regolamento con cui la Regione determina le condizioni per l’applicazione degli interventi contributivi di cui all’articolo 14, nonche’ con riferimento ai procedimenti in corso alla data medesima. 3. Il regolamento di cui al comma 2 e’ adottato dalla Giunta regionale entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere della competente Commissione consiliare, che si esprime entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. 3 bis. I mezzi finanziari attribuiti dalla Regione alle Province sulla base della previgente disciplina concernente le funzioni di incentivazione alla cooperazione sociale i quali, alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2, non siano stati ancora utilizzati dalle Province ai fini dell’esercizio di tali funzioni, sono da destinare alla realizzazione degli interventi contributivi di cui all’articolo 14, fatto salvo il soddisfacimento delle esigenze finanziarie connesse ai procedimenti in corso di cui al comma 2. 3 ter. I contributi <<de minimis>> contemplati dal regolamento di cui al comma 2, qualora siano richiesti nel corso dell’esercizio 2008, possono essere concessi dalle Province anche sulle spese sostenute dai beneficiari nel corso dell’esercizio 2007 e dell’esercizio 2008 sino all’entrata in vigore dei regolamenti provinciali attuativi del regolamento regionale. 4. Ai fini dell’accesso all’accreditamento e agli incentivi di cui alla presente legge l’obbligo della redazione del bilancio sociale e’ valutato come requisito a decorrere dai termini individuati nell’atto di indirizzo di cui all’articolo 27, comma 2. 5. Nell’Albo istituito con l’articolo 3 sono fatte salve le iscrizioni all’Albo di cui alla legge regionale 7/1992 e prosegue l’ordine numerico alle stesse ivi attribuito. La verifica della sussistenza dei requisiti per la permanenza dell’iscrizione e’ effettuata tramite revisione ordinaria da effettuarsi entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge. 6. Quando leggi o regolamenti regionali menzionano le cooperative sociali di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), della legge regionale 7/1992, la menzione si intende riferita alle cooperative sociali di cui all’articolo 3, comma 2, lettera a), della presente legge, mentre quando menzionano le cooperative sociali di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), della legge regionale 7/1992, la menzione si intende riferita alle cooperative sociali di cui all’articolo 3, comma 2, lettera b), della presente legge. 7. E’ confermata l’esenzione delle cooperative sociali di cui al comma 6, ove iscritte all’Albo di cui all’articolo 3 della presente legge, dal pagamento dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive, come regolata dall’articolo 2 bis della legge regionale 25 gennaio 2002, n. 3 (Legge finanziaria 2002) e dall’articolo 1, comma 14 bis, della legge regionale 26 gennaio 2004, n. 1 (Legge finanziaria 2004). Art. 33 (Norme finanziarie) 1. Gli oneri derivanti dal disposto di cui all’articolo 12, comma 8, fanno carico all’unita’ previsionale di base 14.3.360.1.1111 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 9188 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 2. Gli oneri derivanti dal disposto di cui all’articolo 30, comma 1, fanno carico all’unita’ previsionale di base 9.1.320.1.332 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 5807 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 3. Gli oneri derivanti dal disposto di cui all’articolo 11, fanno carico all’unita’ previsionale di base 1.3.360.1.2992 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento ai capitoli 8551 e 8552 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. Art. 34 (Entrata in vigore) 1.La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione.

Legge regionale 25 ottobre 2004, n. 24

Interventi per la qualificazione e il sostegno dell’attivita’ di assistenza familiare.

Art. 1 (Oggetto) 1. Nelle more dell’approvazione della disciplina generale del sistema integrato di interventi e servizi sociali di cui alla legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), la presente legge detta norme per la qualificazione e il sostegno dell’attivita’ di assistenza familiare. 2. Per attivita’ di assistenza familiare si intende il lavoro di cura e aiuto prestato a domicilio da persone singole, anche straniere, a favore di persone anziane o disabili in situazione di non autosufficienza, a rischio di istituzionalizzazione. Art. 2 (Inserimento nel sistema dei servizi sociali e sociosanitari integrati) 1. I Comuni, le Province, la Regione, le Aziende per i servizi sanitari, le associazioni, gli enti e le istituzioni del privato sociale concorrono in via privilegiata all’inserimento dell’attivita’ di assistenza familiare nel sistema territoriale degli interventi e dei servizi sociali e sociosanitari integrati. 2. Per il conseguimento delle finalita’ di cui al comma 1 sono promosse e attuate iniziative di: a) formazione; b) promozione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; c) informazione, assistenza, supporto e consulenza; d) sostegno economico; e) monitoraggio e verifica degli interventi.

Art. 3 (Programmi di formazione) 1. La Regione promuove la realizzazione di programmi di formazione e aggiornamento del personale addetto all’assistenza familiare. 2. Le iniziative formative sono dirette in particolare a fornire competenze nel lavoro di cura e aiuto, capacita’ di orientamento e interazione con il sistema dei servizi nonche’, per le persone straniere, ad assicurare l’apprendimento di base e il miglioramento della conoscenza della lingua italiana. 3. Le iniziative formative sono organizzate secondo modalita’ che favoriscono l’apprendimento anche al domicilio della persona assistita. La frequenza e’ gratuita. 4. Il positivo completamento del percorso formativo comporta il rilascio di un attestato di frequenza che ha valore di credito formativo per il conseguimento dei titoli di qualificazione professionale previsti dalla normativa statale e regionale in ambito sociosanitario. Il possesso di titoli conseguiti all’estero, attestanti l’acquisizione di competenze nei processi di assistenza alla persona, e’ valutato quale credito formativo per l’accesso ai percorsi di qualificazione professionale di cui al presente articolo ed ai fini dell’iscrizione negli elenchi di cui all’articolo 5. 5. La Giunta regionale individua i soggetti attuatori, i destinatari, la durata, le modalita’ e il contenuto dei programmi di formazione e aggiornamento, gli incentivi per la frequenza, nonche’ i criteri per il rilascio dell’attestato di frequenza e per il riconoscimento dei crediti formativi. Art. 4 (Selezione di personale nei Paesi esteri) 1. La Regione realizza azioni finalizzate all’inserimento lavorativo in ambito regionale di lavoratori stranieri da impiegare nell’assistenza familiare ai sensi dell’articolo 23 della legge regionale 4 marzo 2005, n. 5. Art. 5 (Promozione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro) 1. Gli Enti gestori del servizio sociale dei Comuni di cui all’articolo 41 bis della legge regionale 19 dicembre 1996, n. 49 (Norme in materia di programmazione, contabilita’ e controllo del Servizio sanitario regionale e disposizioni urgenti per l’integrazione socio-sanitaria), predispongono elenchi di persone disponibili all’assistenza familiare. Gli elenchi indicano in modo specifico le persone in possesso dell’attestato di frequenza di cui all’articolo 3 e di eventuali altri titoli di formazione nell’area assistenziale. 2. Al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, gli Enti gestori del servizio sociale dei Comuni trasmettono gli elenchi di cui al comma 1 ai Comuni e ai Centri per l’impiego di riferimento. 3. La Giunta regionale stabilisce le caratteristiche degli elenchi e le modalita’ di pubblicazione, i requisiti soggettivi di iscrizione, le modalita’ di aggiornamento e gli obblighi degli iscritti. Art. 6 (Attivita’ di informazione e assistenza) 1. Gli Enti gestori del servizio sociale dei Comuni garantiscono attivita’ di informazione, assistenza e consulenza destinate alle famiglie e al personale addetto all’assistenza familiare. 2. Le attivita’ di cui al comma 1, da attuare anche con la collaborazione di soggetti pubblici e privati, sono dirette in particolare a sostenere le persone singole e le famiglie nell’avvio e nella gestione del rapporto di lavoro, con riferimento agli aspetti di natura sia amministrativa che relazionale, e a garantire al personale addetto all’assistenza familiare regolari condizioni di vita e di lavoro. Art. 7 (Promozione dell’autorganizzazione) 1. Al fine di valorizzare la responsabilita’ delle famiglie nell’ambito del sistema integrato di interventi e servizi sociali del welfare territoriale, i Comuni associati favoriscono e sostengono le forme di autorganizzazione delle famiglie e del personale addetto all’assistenza familiare che assicurano le attivita’ di cui all’articolo 6 e in particolare la sostituzione temporanea di unita’ lavorative impiegate, il disbrigo di pratiche amministrative relative alle stesse e la qualificazione delle risorse umane. Le iniziative possono essere assunte anche con la partecipazione diretta delle istituzioni locali. 2. La Giunta regionale stabilisce le caratteristiche e i requisiti organizzativi delle forme di autorganizzazione di cui al comma 1. Art. 8 (Azioni di supporto e accompagnamento) 1. I Comuni, in concorso con le Aziende per i servizi sanitari, assicurano azioni di accompagnamento, supporto e supervisione individuale del personale addetto all’assistenza familiare, anche nell’ambito delle iniziative formative di cui all’articolo 3. Art. 9

( ABROGATO )

Art. 10 (Monitoraggio e verifica degli interventi) 1. Le Province, in collaborazione con i Comuni, le Aziende per i servizi sanitari, le associazioni, gli enti e le istituzioni del privato sociale attivano processi di informazione, monitoraggio e verifica, a livello locale, della consistenza dell’attivita’ di assistenza familiare e degli effetti prodotti sul sistema dei servizi territoriali con gli interventi di cui alla presente legge. 2. I risultati delle iniziative di cui al comma 1 sono trasmessi alla Regione. La Giunta regionale riferisce sugli stessi alla Commissione consiliare competente. Art. 11 (Norme finanziarie) 1. Gli interventi di cui all’articolo 3 trovano copertura finanziaria nell’ambito dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali. 2. La legge finanziaria regionale determina l’entita’ della spesa e la copertura finanziaria degli interventi di cui all’articolo 4. 3. I Comuni associati assicurano copertura finanziaria agli interventi di cui all’articolo 7 mediante quote del Fondo sociale regionale, individuate a livello di ambito socio-assistenziale. 4. Per le finalita’ di cui all’articolo 9, e’ autorizzata la spesa di 1.000.000 di euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 8.1.310.1.237 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2004-2006, con riferimento al capitolo 4671 (1.1.152.2.08.07) di nuova istituzione del documento tecnico allegato ai bilanci predetti alla Rubrica n. 310 – Servizio interventi e servizi sociali, con la denominazione <<Trasferimenti ai Comuni associati per il sostegno economico alle persone singole e alle famiglie che si avvalgono dell’assistenza familiare>>. 5.All’onere di 1.000.000 di euro per l’anno 2005 derivante dal comma 4 si provvede mediante prelevamento di pari importo dall’unita’ previsionale di base 53.6.250.2.9 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2004-2006, con riferimento al capitolo 9710 del documento tecnico allegato ai bilanci predetti (partita n. 99 del prospetto D/2 allegato al documento tecnico).

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Legge regionale 26 ottobre 2006, n. 20

Legge regionale 26 ottobre 2006, n. 20

Norme in materia di cooperazione sociale.

Capo I Ruolo della cooperazione sociale Art. 1 (Finalita’) 1. La Regione riconosce la cooperazione sociale quale forma di autogestione e partecipazione diretta dei cittadini ai processi solidaristici di sviluppo economico e di crescita del patrimonio sociale delle comunita’ locali regionali, di emancipazione e di sostegno alle fasce deboli della popolazione, di costruzione di reti civiche e di progetti e interventi volti a realizzare il buon governo e il benessere delle comunita’ locali. 2. Le cooperative sociali e i loro organismi rappresentativi sono coinvolti nella programmazione e attuazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali secondo le modalita’ indicate dalla legge regionale 31 marzo 2006, n. 6 (Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale), la quale disciplina in particolare le procedure di autorizzazione, accreditamento e affidamento dei servizi sanitari, assistenziali ed educativi. 3. L’Amministrazione regionale, in attuazione dell’articolo 9 della legge 8 novembre 1991, n. 381 (Disciplina delle cooperative sociali), e con finalita’ di sostegno della cooperazione sociale nel perseguimento dell’interesse generale della comunita’ alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini: a) istituisce e regolamenta l’Albo regionale delle cooperative sociali; b) stabilisce interventi per l’incentivazione della cooperazione sociale; c) prevede i contenuti delle convenzioni-tipo tra le cooperative sociali e i loro consorzi e le amministrazioni pubbliche che operano nell’ambito della regione; d) fissa i criteri per la selezione delle cooperative sociali con cui concludere le convenzioni di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991; e) definisce i principi concernenti il raccordo della cooperazione sociale con l’attivita’ dei servizi socio-sanitari, assistenziali, educativi, di formazione professionale e di sviluppo dell’occupazione. 4. La Regione promuove, sostiene e valorizza in particolare le cooperative sociali qualificate da: a) coerenza organizzativa e funzionale con i principi concernenti il coinvolgimento dei soci, dei lavoratori e dei destinatari delle attivita’ nella vita associativa, da perseguire attraverso l’informazione, la consultazione e la partecipazione democratica nelle scelte da adottare; b) radicamento organico e stabile con il territorio in cui svolgono le loro attivita’, attraverso la collaborazione con enti e associazioni esponenziali degli interessi sociali delle comunita’ territoriali; c) orientamento delle attivita’ a favore delle persone piu’ bisognose di aiuto e sostegno, in quanto incapaci di provvedere alle proprie esigenze; d) qualita’ ed efficacia dei processi di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, alla cui progettazione e attuazione collaborino attivamente, oltre alle cooperative sociali, gli enti pubblici competenti e le stesse persone svantaggiate; e) presenza al proprio interno di persone svantaggiate in misura superiore alla percentuale minima prevista dall’articolo 4, comma 2, della legge 381/1991; f) produzione di innovazioni che migliorino le capacita’ operative nello svolgimento delle loro attivita’. Capo II Albo regionale delle cooperative sociali Art. 2

( ABROGATO )

Art. 3 (Istituzione dell’Albo regionale delle cooperative sociali) 1. E’ istituito presso la Direzione centrale attivita’ produttive l’Albo regionale delle cooperative sociali, di seguito denominato Albo. 2. L’Albo e’ pubblico e si articola nelle seguenti sezioni: a) cooperative che gestiscono servizi socio-sanitari, socio-assistenziali ed educativi; b) cooperative che svolgono attivita’ diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate; c) consorzi di cui all’articolo 8 della legge 381/1991. 3. Le cooperative sociali che svolgono ambedue le attivita’ di cui al comma 2, lettere a) e b), sono iscritte sia nella sezione a) che nella sezione b) dell’Albo, a condizione che nello statuto sia esplicitamente indicato il collegamento funzionale tra la tipologia di svantaggio dei lavoratori da inserire e gli ambiti di attivita’ socio-sanitari, socio-assistenziali ed educativi, in modo che sia garantito l’esercizio di attivita’ coordinate per l’efficace raggiungimento delle finalita’ di cui all’articolo 1 della legge 381/1991, e previa verifica della sussistenza della netta separazione delle gestioni relative alle attivita’ esercitate. In tal caso la sussistenza del requisito della percentuale minima di lavoratori svantaggiati prevista dalla legge 381/1991 e’ determinata avendo riguardo solo al personale addetto al settore costituito per l’attivita’ di tipo b). 4. L’iscrizione all’Albo costituisce condizione per: a) la stipulazione delle convenzioni di cui all’articolo 1, comma 3, lettera d), e agli articoli 22, 23 e 24; b) la partecipazione al sistema di programmazione degli interventi e dei servizi sociali in conformita’ al capo V del titolo II della legge regionale 6/2006; c) l’accesso all’accreditamento quale titolo necessario per la stipulazione di contratti con il sistema pubblico in conformita’ all’articolo 33 della legge regionale 6/2006; d) l’ottenimento delle agevolazioni previste dalla normativa regionale. Art. 4 (Iscrizione all’Albo) 1. Possono essere iscritti all’Albo le cooperative sociali e i loro consorzi aventi sede legale nella regione che risultano iscritti nella sezione cooperative a mutualita’ prevalente del Registro regionale delle cooperative, ai sensi dell’articolo 111 septies delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie. 2. Per ottenere l’iscrizione, i soggetti di cui al comma 1 devono presentare domanda alla Direzione centrale attivita’ produttive, di seguito denominata Direzione, indicando: a) la sezione dell’Albo prescelta, nonche’ gli ambiti di attivita’ in cui la cooperativa opera o intende operare; b) il numero di iscrizione al Registro regionale delle cooperative, sezione cooperative a mutualita’ prevalente, sottosezione e categoria di appartenenza; c) le caratteristiche professionali di quanti operano nella cooperativa per le cooperative che chiedono l’iscrizione nella sezione a) dell’Albo. 3. Alla domanda devono essere allegati: a) dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’ attestante la composizione della compagine sociale suddivisa per tipologia di soci; b) per le cooperative che chiedono l’iscrizione nella sezione b) dell’Albo, dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’ attestante la presenza al proprio interno dei lavoratori svantaggiati nel rispetto delle percentuali minime previste dalla legge 381/1991. 4. Limitatamente ai casi di attivita’ plurima richiamati dall’articolo 3, la Direzione verifica la sussistenza degli ulteriori requisiti di cui all’articolo 3, comma 3, tramite l’acquisizione della risultanza dell’attivita’ di revisione. 5. L’indicazione nella domanda del numero di iscrizione al Registro regionale delle cooperative puo’ essere omessa in caso di presentazione della stessa contestualmente alla presentazione della domanda per il Registro medesimo. 6. La Direzione ha facolta’ di richiedere in fase istruttoria il completamento o la rettifica della domanda o integrazioni della documentazione, individuando i termini per l’adempimento. 7. Con provvedimento motivato, comunicato con lettera raccomandata con avviso di ricevimento alla cooperativa o consorzio interessato, la Direzione rifiuta l’iscrizione per decorso dei termini di cui al comma 6, ovvero per la carenza dei requisiti previsti dalla legge. 8. L’iscrizione all’Albo viene disposta con decreto del direttore del Servizio vigilanza, sostegno e promozione comparto cooperativo, di seguito denominato Servizio. 9. Dell’avvenuta iscrizione e’ data comunicazione alla cooperativa sociale o al consorzio interessato. Art. 5 (Adempimenti delle cooperative) 1. Ai fini della permanenza dell’iscrizione nell’Albo e’ considerato rilevante il verificarsi per oltre novanta giorni continuativi di una delle seguenti irregolarita’: a) il numero dei lavoratori svantaggiati scende al di sotto della misura prevista dalla legge per le cooperative iscritte all’Albo nella sezione b); b) il numero dei soci volontari supera la misura prevista dalla legge; c) il numero delle cooperative sociali nel consorzio scende al di sotto della misura prevista dalla legge. 2. I soggetti iscritti all’Albo sono tenuti, entro centoventi giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’, a comunicare il fatto alla Direzione mediante idonea dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’. 3. Se la comunicazione e’ resa oltre i termini di cui al comma 2 ed entro centocinquanta giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’ e’ considerata tardiva. 4. Entro centoventi giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’, deve essere comunicata, nelle medesime forme di cui al comma 2, l’eliminazione della stessa. 5. Entro il 31 gennaio di ogni anno le cooperative e i loro consorzi trasmettono alla Direzione una nota informativa sulla composizione ed eventuale variazione della base sociale, sulla quale la Direzione effettuera’ le opportune verifiche. Art. 6 (Sospensione e cancellazione dall’Albo regionale) 1. Con decreto del direttore del Servizio, sono sospese dall’Albo le cooperative e i consorzi qualora: a) comunichino la dichiarazione di cui all’articolo 5, comma 2, e non adempiano a quanto previsto al comma 4 dell’articolo medesimo; b) ricorra l’ipotesi di comunicazione tardiva di cui all’articolo 5, comma 3. 2. Il provvedimento di sospensione e’ revocato previa presentazione della documentazione comprovante il riequilibrio della compagine sociale ovvero lavorativa. 3. Con decreto del direttore del Servizio, le cooperative e i consorzi sono cancellati dall’Albo nelle seguenti ipotesi: a) quando vengano meno le iscrizioni di cui all’articolo 4, comma 2, lettera b), nonche’ nei casi di cui all’articolo 3, comma 2, della legge 381/1991; b) quando, nel caso di cui al comma 1, lettera a), la compagine sociale ovvero lavorativa non venga riequilibrata entro duecentoquaranta giorni dalla data in cui si e’ manifestata l’irregolarita’; c) quando, nel caso di cui al comma 1, lettera b), la compagine sociale ovvero lavorativa non venga riequilibrata entro duecentodieci giorni dalla data in cui si e’ manifestata l’irregolarita’; d) quando la cooperativa sociale a oggetto plurimo diffidata a ripristinare l’esercizio delle attivita’ coordinate richiamate all’articolo 3, comma 3, non regolarizza la propria situazione entro un termine non superiore a novanta giorni; e) negli altri casi in cui vengano meno i requisiti per l’iscrizione e la cooperativa o il consorzio, diffidati a regolarizzare la loro situazione entro un termine non superiore a centottanta giorni, non abbiano provveduto a effettuare gli adempimenti richiesti. 4. Salvi i casi precedenti, quando il Servizio rilevi, anche a seguito dello svolgimento delle attivita’ di vigilanza sulle societa’ cooperative, una delle irregolarita’ di cui all’articolo 5, comma 1, e questa non sia stata comunicata, con decreto del direttore del Servizio: a) sono sospesi dall’Albo le cooperative e i consorzi qualora siano trascorsi piu’ di centoventi e meno di centocinquanta giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’; b) sono cancellati dall’Albo le cooperative e i consorzi quando la cooperativa o il consorzio sospesi ai sensi della lettera a), non provvedano a riequilibrare la compagine sociale ovvero lavorativa entro centocinquanta giorni dalla data in cui si e’ manifestata l’irregolarita’; c) sono cancellati dall’Albo le cooperative e i consorzi ove siano trascorsi piu’ di centocinquanta giorni da quando si e’ manifestata l’irregolarita’. 5. E’ causa di cancellazione dall’Albo la violazione della normativa vigente in tema di sicurezza sul lavoro, nonche’ l’omessa applicazione nei confronti dei lavoratori, compresi i soci lavoratori, delle clausole dei contratti collettivi nazionali e degli accordi regionali, territoriali e aziendali di riferimento, sia per la parte economica che per la parte normativa, ovvero la corresponsione ai soci lavoratori con rapporto di lavoro diverso da quello subordinato, in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, di trattamenti economici complessivi inferiori ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo, fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 6, comma 1, lettere d), e) e f), e comma 2 bis, della legge 3 aprile 2001, n. 142 (Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore). E’, altresi’, causa di cancellazione dall’Albo l’inadempimento, accertato in via definitiva, agli obblighi di contribuzione stabiliti dalla pertinente normativa in materia previdenziale, assistenziale e assicurativa. 5 bis. La cancellazione dall’Albo per le cause di cui al comma 5 e’ disposta con decreto del direttore del Servizio, previo parere della Commissione regionale per la cooperazione. 6. Il provvedimento di sospensione o di cancellazione e’ comunicato, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, alla cooperativa o consorzio interessato. 7. L’ente cancellato puo’ ripresentare domanda per una nuova iscrizione all’Albo se sono trascorsi trecentosessantacinque giorni dal provvedimento di cancellazione. Art. 7 (Ricorsi) 1. Contro i provvedimenti di rigetto della domanda di iscrizione, di sospensione o di cancellazione dall’Albo e’ ammesso ricorso alla Giunta regionale entro e non oltre trenta giorni dalla ricezione del provvedimento. 2. La Giunta regionale decide sul ricorso sentito il parere della Commissione regionale per la cooperazione. Art. 8 (Tenuta dell’Albo e pubblicita’) 1. Le funzioni relative alla tenuta dell’Albo sono svolte da un dipendente della Direzione di categoria non inferiore alla D, nominato in qualita’ di Conservatore dell’Albo dalla Giunta regionale, che nelle medesime forme provvede a nominare il suo sostituto. 1 bis. Il Conservatore e’ responsabile della tenuta dell’Albo e deve convalidare con la propria firma le annotazioni prescritte dalla presente legge, rilascia d’ufficio il certificato di iscrizione e provvede alle pubblicazioni previste dai commi seguenti. Nella tenuta dell’Albo non sono ammesse cancellazioni o abrasioni. 2. I provvedimenti di iscrizione e cancellazione sono pubblicati per estratto sul Bollettino ufficiale della Regione. 3. L’Albo viene pubblicato semestralmente per estratto sul Bollettino ufficiale della Regione e sul sito web della Regione. Art. 9 (Soci delle cooperative sociali) 1. Ai fini dell’iscrizione all’Albo e della conservazione della stessa, il numero dei soci volontari e’ aggiuntivo rispetto a quello richiesto per le cooperative dalla normativa vigente. Capo III Interventi per l’incentivazione della cooperazione sociale Art. 10 (Funzioni della Regione) 1. Spettano alla Regione le seguenti funzioni: a) programmazione, coordinamento e indirizzo; b) trasferimento su base annuale di risorse finanziarie per l’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 11 e definizione con regolamento di criteri e modalita’ per il loro riparto tra le singole Province; c) rapporti internazionali, con l’Unione europea, lo Stato e le altre Regioni; d) monitoraggio, verifica e valutazione della spesa per gli interventi d’incentivazione della cooperazione sociale. 2. Spettano altresi’ alla Regione funzioni di regolamentazione, anche con riferimento alla determinazione delle condizioni per l’applicazione degli interventi contributivi di cui all’articolo 14, al fine di garantirne l’armonia con la normativa comunitaria concernente gli aiuti di Stato. 3. Nell’esercizio delle funzioni di regolamentazione di cui al comma 2 la Regione si attiene ai piu’ avanzati livelli di intervento consentiti dalla normativa europea nei confronti delle imprese sociali. Art. 11 (Funzioni delle Province) 1. Spettano alle Province le seguenti funzioni: a) programmazione e attuazione degli interventi contributivi di cui all’articolo 14; b) realizzazione e sostegno di progetti, non aventi natura di attivita’ economiche, volti alla promozione della cooperazione sociale, allo sviluppo dell’occupazione nel settore e alla promozione e diffusione dell’utilizzo degli strumenti di relazione di cui al capo IV, anche concernenti la creazione di reti informatiche, l’individuazione di fabbisogni formativi del settore e l’istituzione di osservatori intesi alla raccolta e all’elaborazione di dati relativi alle attivita’ svolte e ai risultati ottenuti dalle cooperative sociali; c) concessione agli enti pubblici compresi quelli economici, nonche’ alle societa’ di capitali a partecipazione pubblica, di finanziamenti volti a incentivare la stipulazione delle convenzioni previste all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991, mediante la copertura di una quota non superiore al 20 per cento del valore delle stesse, da determinarsi proporzionalmente al numero degli inserimenti lavorativi delle persone svantaggiate effettuati, purche’ nelle convenzioni sia specificato l’obbligo di applicare nei confronti dei lavoratori le clausole dei contratti collettivi nazionali e degli accordi regionali, territoriali e aziendali di riferimento, sia per la parte economica che per la parte normativa, ivi compresi i soci lavoratori, nonche’ la normativa vigente in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. 2. Le Province possono concludere intese con l’Istituto nazionale per la previdenza sociale aventi a oggetto l’erogazione dei contributi di cui all’articolo 14, comma 3, lettera a). Art. 12 (Comitato regionale tecnico consultivo per la cooperazione sociale) 1. E’ istituito presso la Direzione il Comitato regionale tecnico consultivo per la cooperazione sociale, di seguito denominato Comitato, con il compito di esprimere pareri e di proporre iniziative in materia di incentivazione alla cooperazione sociale, anche sulla base dei dati forniti dagli osservatori provinciali, qualora costituiti, nonche’ di esaminare lo stato dei rapporti fra la cooperazione sociale e le pubbliche amministrazioni, per l’insieme delle questioni che attengono al settore e, in particolare, per cio’ che riguarda le condizioni e la qualita’ del lavoro e l’attuazione delle norme concernenti la stipula delle convenzioni di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991. 2. Il Comitato e’ costituito con decreto del Presidente della Regione, su conforme deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore regionale alle attivita’ produttive, dura in carica quattro anni e continua a esercitare i propri compiti fino alla costituzione del nuovo Comitato. 3. Il Comitato e’ composto da: a) il direttore centrale delle attivita’ produttive, o altro dirigente suo delegato, che lo presiede; b) il direttore centrale della salute e delle politiche sociali, o un suo delegato; c) il direttore centrale del lavoro, formazione, universita’ e ricerca, o un suo delegato; d) un funzionario designato da ogni Amministrazione provinciale; e) un rappresentante designato dalla sezione regionale dell’Associazione nazionale comuni italiani; f) un rappresentante designato dalla Federsanita’-ANCI Federazione regionale del Friuli Venezia Giulia; g) tre rappresentanti designati congiuntamente dalle associazioni regionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, di cui all’articolo 20 della legge regionale 79/1982; h) tre rappresentanti designati congiuntamente dalle tre organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul territorio regionale, firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro per i lavoratori delle cooperative sociali; i) un rappresentante designato congiuntamente dalla Consulta regionale delle associazioni dei disabili, di cui all’articolo 13 bis della legge regionale 25 settembre 1996, n. 41 (Norme per l’integrazione dei servizi e degli interventi sociali e sanitari a favore delle persone handicappate ed attuazione della legge 5 febbraio 1992, n. 104 <<Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate>>), e dal Comitato regionale della Federazione nazionale tra le associazioni dei disabili, di cui all’articolo 1, comma 1, della legge regionale 2 maggio 2001, n. 14 (Rappresentanza delle categorie protette presso la pubblica amministrazione). 4. La mancata designazione, entro trenta giorni dalla richiesta, dei componenti di cui al comma 3, lettere g), h) e i), non costituisce motivo ostativo per la costituzione e il funzionamento del Comitato. 5. Il Comitato e’ convocato dal suo presidente ovvero su richiesta motivata di piu’ di un terzo dei componenti di cui al comma 3 e si riunisce almeno una volta all’anno. 6. Le riunioni del Comitato sono valide quando e’ presente la maggioranza dei suoi componenti. 7. Le deliberazioni del Comitato sono adottate con il voto favorevole della maggioranza dei presenti. 8. La partecipazione alle riunioni del Comitato e’ gratuita. Ai componenti esterni del Comitato spetta esclusivamente il rimborso delle spese riconosciute ai sensi dell’articolo 3 della legge regionale 23 agosto 1982, n. 63 (Disposizioni per gli organi collegiali operanti presso l’Amministrazione regionale). 9. Su invito del presidente, possono partecipare alle riunioni del Comitato, senza diritto di voto, altri soggetti la cui presenza sia ritenuta utile. 10. Il Comitato puo’ deliberare l’istituzione al proprio interno di gruppi di lavoro destinati all’analisi e all’approfondimento di specifiche tematiche aventi natura di particolare interesse per la cooperazione sociale. 11. Con decreto del Direttore centrale delle attivita’ produttive sono attribuite a dipendenti della Direzione di categoria non inferiore a C le funzioni di segretario e di segretario supplente del Comitato. Art. 13 (Persone svantaggiate) 1. Ai soli fini dell’ottenimento delle incentivazioni di cui all’articolo 14, si considerano persone svantaggiate: a) i soggetti indicati nell’articolo 4, comma 1, della legge 381/1991; b) altre persone in stato o a rischio di emarginazione sociale segnalate dagli enti locali. 2. La condizione di persona svantaggiata risulta da documentazione proveniente dalla pubblica amministrazione. E’ fatto salvo il diritto alla riservatezza. Art. 14 (Interventi contributivi a favore delle cooperative sociali) 1. Gli interventi contributivi di cui al presente articolo sono intesi a sostenere e incentivare la cooperazione sociale regionale, promuovendo, in particolare, la valorizzazione delle cooperative in possesso della qualifica di impresa sociale ovvero caratterizzate dagli elementi qualificativi di cui all’articolo 1, comma 4. 2. Alle cooperative sociali e ai consorzi iscritti all’Albo sono concessi i seguenti contributi: a) contributi volti a favorire gli investimenti aziendali; b) contributi per consulenze concernenti l’innovazione, la promozione commerciale, la qualita’ e la certificazione dei prodotti, l’organizzazione aziendale, l’introduzione del bilancio sociale e il miglioramento ambientale e delle condizioni dei luoghi di lavoro; c) contributi per le spese di costituzione e primo impianto. c bis) contributi per le spese relative alle modifiche statutarie di adeguamento alle previsioni di cui all’articolo 3, comma 3. 3. Alle cooperative iscritte all’Albo che svolgono le attivita’ di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 381/1991, sono concessi inoltre: a) contributi a copertura dei costi salariali relativi alle persone svantaggiate di cui all’articolo 13, finalizzati a favorirne l’inserimento lavorativo; b) contributi a copertura dei costi di trasporto derivanti dall’occupazione delle persone svantaggiate di cui all’articolo 13; c) contributi a copertura dei costi relativi al personale addetto all’assistenza e alla formazione delle persone svantaggiate di cui all’articolo 13; d) contributi volti a promuovere lo sviluppo e l’attuazione di efficaci processi di inserimento nella vita sociale attiva delle persone svantaggiate di cui all’articolo 13. 4. Ai consorzi di cui all’articolo 8 della legge 381/1991, iscritti all’Albo, sono concessi, inoltre, contributi a copertura dei costi esterni relativi a servizi di consulenza e di assistenza imprenditoriale a favore delle cooperative sociali consorziate, non integralmente coperti dalle medesime. 5. Con regolamento e’ stabilita la disciplina concernente il cumulo con altri incentivi pubblici. Art. 15 (Obblighi dei beneficiari) 1. La concessione degli incentivi di cui all’articolo 14 e’ subordinata alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorieta’, da presentare unitamente all’istanza di contributo resa dal legale rappresentante della cooperativa sociale, con la quale si attesta che il beneficiario: a) rispetta la normativa vigente in tema di sicurezza sul lavoro; b) applica nei confronti dei lavoratori, compresi i soci lavoratori, le clausole dei contratti collettivi nazionali e degli accordi regionali, territoriali e aziendali di riferimento, sia per la parte economica che per la parte normativa, e corrisponde ai soci lavoratori con rapporto di lavoro diverso da quello subordinato, in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, trattamenti economici complessivi non inferiori ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo, fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 6, comma 1, lettere d), e) e f), e comma 2 bis, della legge 142/2001; c) adempie agli obblighi di contribuzione stabiliti dalla pertinente normativa in materia previdenziale, assistenziale e assicurativa. 2. Dopo la concessione degli incentivi di cui all’articolo 14 il beneficiario e’ tenuto a presentare annualmente dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorieta’ con le quali si attestano i fatti di cui al comma 1 con riferimento ai due anni successivi alla concessione medesima. 3. Salva l’applicazione delle altre sanzioni previste dalla legge in caso di accertata falsita’, la non rispondenza al vero delle dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 e’ causa di decadenza dalla concessione degli incentivi. Ove questi siano stati gia’ erogati, il beneficiario dei contributi e l’autore delle dichiarazioni sono tenuti solidalmente a restituirne l’importo comprensivo degli interessi legali. Art. 16 (Rendicontazione della spesa) 1. In deroga all’articolo 43 della legge regionale 20 marzo 2000, n. 7 (Testo unico delle norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso), ai fini della rendicontazione concernente gli incentivi di cui all’articolo 14, i beneficiari devono presentare idonea documentazione giustificativa della spesa ai sensi degli articoli 41 e 41 bis della legge regionale 7/2000. 2. Le Province hanno facolta’ di chiedere in qualunque momento l’esibizione in originale della documentazione di cui al comma 1. Art. 17 (Vincolo di destinazione e di non alienazione) 1. I beni oggetto di contributo devono mantenere la loro destinazione e non essere alienati per un periodo pari a tre anni se beni mobili e cinque anni se beni immobili. Il vincolo di destinazione riguarda sia i soggetti beneficiari sia i beni oggetto di incentivi. 2. I termini di cui al comma 1 decorrono dalla data del provvedimento di approvazione della rendicontazione della spesa. Nel caso in cui il contributo abbia a oggetto la ristrutturazione, la manutenzione, la costruzione e l’ampliamento di beni immobili, il termine decorre dalla data di ultimazione dei lavori. 3. Il mancato rispetto del vincolo di cui al comma 1 comporta l’applicazione dell’articolo 49, comma 2, della legge regionale 7/2000. 4. Salvo quanto previsto al comma 5, qualora sia dimostrata la non convenienza del mantenimento del vincolo in rapporto alla natura e alle finalita’ dell’investimento, su istanza del beneficiario, l’organo concedente ha facolta’ di autorizzare l’anticipato mutamento di destinazione o l’alienazione prima della scadenza stabilita disponendo, in caso di alienazione, la restituzione proporzionale del contributo. Alle somme richieste in restituzione si applicano le disposizioni di cui all’articolo 49, comma 2, della legge regionale 7/2000. 5. Previa istanza del beneficiario, l’organo concedente ha facolta’ di autorizzare, prima della scadenza del vincolo, la sostituzione di beni mobili oggetto di incentivo divenuti obsoleti o inidonei ovvero non funzionali all’uso o alla produzione, con altri beni della stessa specie da utilizzarsi per le medesime funzioni. 6. In caso di alienazione di beni oggetto di contributo pluriennale, dopo la scadenza del termine di cui al comma 1, l’incentivo e’ revocato dal momento dell’alienazione. Art. 18 (Norme specifiche riguardanti i procedimenti contributivi aventi a oggetto beni immobili) 1. La concessione del finanziamento e’ disposta dall’organo concedente per un importo commisurato alla spesa ritenuta ammissibile dal responsabile della struttura tecnica competente sulla base di elaborati tecnici progettuali di adeguato approfondimento. 2. L’organo concedente stabilisce, nel provvedimento di concessione, i termini di inizio e fine lavori, determinati sulla base delle indicazioni del responsabile della struttura tecnica competente, e provvede altresi’ alla concessione di eventuali proroghe. In caso di mancato rispetto del termine finale l’organo concedente, su istanza del beneficiario, ha facolta’, in presenza di motivate ragioni, di confermare il contributo e fissare un nuovo termine di ultimazione dei lavori, ovvero di confermare il contributo quando i lavori siano gia’ ultimati, accertato il pieno raggiungimento dell’interesse pubblico. 3. Non possono essere concessi contributi per la realizzazione di opere che non rispettino la normativa in materia di superamento delle barriere architettoniche. 4. I contributi in conto capitale possono essere erogati anche in via anticipata, in misura non superiore all’80 per cento dell’importo totale, previa presentazione di apposita fideiussione bancaria o polizza assicurativa d’importo pari almeno alla somma da erogare, maggiorata degli eventuali interessi. 5. I contributi pluriennali possono, su istanza del beneficiario, essere erogati contestualmente all’atto di concessione mediante l’apertura di ruoli di spesa, con scadenza fissa annuale, per un numero di annualita’ pari alla meta’ di quelle concesse, previa presentazione delle garanzie di cui al comma 4. 6. Alla commisurazione definitiva del contributo provvede l’organo concedente a seguito dei controlli effettuati dalla struttura tecnica competente volti ad accertare la regolarita’ della realizzazione dei lavori ammessi a contributo, la conformita’ delle finalita’ dell’opera realizzata a quelle dell’opera ammessa a contributo, nonche’ la corrispondenza con la documentazione presentata ai fini della rendicontazione della spesa. 7. Con riferimento al finanziamento di strutture destinate alla realizzazione di servizi socio-sanitari, socio-assistenziali e socio-educativi, le disposizioni del presente articolo sono integrate dalla vigente normativa di settore. 8. Le iniziative finanziate concernenti la realizzazione delle strutture di cui al comma 7 devono essere coerenti con gli obiettivi, le priorita’ e i fabbisogni definiti dalla programmazione regionale di settore. 9. Per quanto non previsto dal presente articolo, si applicano, ai sensi dell’articolo 3, comma 5 bis, della legge regionale 31 maggio 2002, n. 14 (Disciplina organica dei lavori pubblici), gli articoli 59, 60, 61, 62 e 64 della legge regionale medesima, ove compatibili. Art. 19 (Effetti della sospensione e della cancellazione dall’Albo delle cooperative beneficiarie) 1. Fatti salvi gli altri effetti previsti dalla presente legge, ai provvedimenti di cui all’articolo 6 sono connessi, con riferimento agli incentivi di cui al presente capo, i seguenti effetti: a) la sospensione dall’Albo comporta l’applicazione dell’articolo 47 della legge regionale 7/2000; nel periodo di sospensione sono comunque sospese le procedure di liquidazione ed erogazione, anche in via anticipata, dei contributi concessi; b) la cancellazione dall’Albo che intervenga durante il periodo di vigenza del vincolo di destinazione, comporta la decadenza dagli incentivi concessi con conseguente obbligo di restituzione proporzionale del contributo; alle somme richieste in restituzione si applicano le disposizioni di cui all’articolo 49, comma 2, della legge regionale 7/2000; c) nei casi di contributi pluriennali, la cancellazione intervenuta dopo il termine di scadenza del vincolo di destinazione comporta la revoca dell’incentivo dalla data della cancellazione medesima. 2. Nel caso in cui la cancellazione abbia luogo ai sensi dell’articolo 6, comma 3, lettere b) e c), e comma 4, lettera b), la stessa produce effetti dalla data del provvedimento di sospensione. Nel caso in cui la cancellazione abbia luogo ai sensi dell’articolo 6, comma 4, lettera c), gli effetti si producono da quando si e’ manifestata l’irregolarita’. Art. 20 (Agevolazioni fiscali e priorita’ nell’ammissione agli incentivi) 1. La Regione concede alle cooperative sociali iscritte all’Albo agevolazioni fiscali da determinare annualmente con legge regionale. 2. Con regolamenti regionali sono stabilite priorita’ a favore delle cooperative sociali per l’accesso agli incentivi di settore. Art. 21 (Norma di rinvio) 1. Per quanto non diversamente disciplinato dal presente capo, si applicano il titolo II e il titolo III della legge regionale 7/2000. Capo IV Strumenti di relazione tra cooperative sociali ed enti pubblici Art. 22 (Convenzioni-tipo) 1. Con decreto del Presidente della Regione, su conforme deliberazione della Giunta regionale, sono approvati, ai sensi dell’articolo 9, comma 2, della legge 381/1991, schemi di convenzione-tipo per i rapporti tra le cooperative sociali e le amministrazioni pubbliche operanti nell’ambito regionale, per la fornitura di beni e servizi di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991. Art. 23 (Contenuti degli schemi di convenzione-tipo) 1. Gli schemi di convenzione-tipo devono contenere le seguenti indicazioni: a) le finalita’, l’attivita’ oggetto della convenzione e le modalita’ di svolgimento; b) la durata della convenzione; c) il numero, le qualificazioni e i requisiti di professionalita’ ed esperienza del personale impiegato e in particolare le caratteristiche professionali del responsabile tecnico e organizzativo dell’attivita’; d) la partecipazione del personale ad attivita’ formative e relative modalita’ di effettuazione; e) il ruolo svolto dai volontari impiegati nel servizio; f) i beni immobili e la strumentazione necessari al servizio messi a disposizione dall’ente contraente o dalla cooperativa sociale; g) l’acquisizione dell’autorizzazione al funzionamento delle strutture; h) gli standard tecnici relativi alle strutture e alle condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza; i) le misure adottate in materia di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro e, fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 6, comma 1, lettere d), e) e f), e comma 2 bis, della legge 142/2001, le norme in materia di rapporti di lavoro applicate: 1) ai lavoratori, inclusi i soci lavoratori, nel rispetto delle clausole dei contratti collettivi nazionali e degli accordi regionali, territoriali e aziendali di riferimento, sia per la parte economica che per la parte normativa; 2) ai soci lavoratori con rapporto di lavoro diverso da quello subordinato, in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, a fronte della corresponsione di trattamenti economici complessivi non inferiori ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo; j) la determinazione dei corrispettivi, le modalita’ di pagamento e le modalita’ di revisione dei prezzi, ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 28, comma 1; k) le forme e le modalita’ di verifica, vigilanza e valutazione, con particolare riguardo alla tutela degli utenti; l) il regime delle inadempienze e le clausole di risoluzione; m) l’obbligo e le modalita’ di assicurazione del personale e degli utenti; n) le modalita’ di raccordo con gli uffici competenti nella materia oggetto della convenzione; o) qualora trattasi di cooperative iscritte contemporaneamente nelle sezioni a) e b) dell’Albo, l’elenco nominativo dei lavoratori soci e non soci divisi per tipologia di attivita’ secondo le indicazioni di cui all’articolo 1 della legge 381/1991, con relativa specificazione dei lavoratori impiegati nell’attivita’ prevista dalla convenzione stessa; p) il numero di persone svantaggiate impegnate nella fornitura, la tipologia dello svantaggio e il relativo monte ore di lavoro mensile; q) il numero delle donne impiegate nelle attivita’ della cooperativa, con particolare riferimento al numero delle donne svantaggiate; r) i piani individuali di inserimento correlati alle prestazioni lavorative assegnate, i ruoli e i profili professionali di riferimento, le figure di sostegno ritenute necessarie; s) le modalita’ di verifica e vigilanza sull’inserimento dei soggetti svantaggiati e sulla qualita’ dei beni o servizi forniti. Art. 24 (Criteri per la selezione delle cooperative sociali con cui concludere le convenzioni di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991) 1. Qualora nel territorio provinciale interessato abbia sede una pluralita’ di cooperative sociali iscritte all’Albo che provvedono specificamente alla fornitura dei beni e servizi richiesti, secondo quanto risulta dall’oggetto sociale e dalle pubbliche autorizzazioni necessarie per l’esercizio dell’attivita’, e l’importo della spesa sia pari o superiore a 50.000 euro per singola annualita’, IVA esclusa, e comunque nel rispetto della soglia di rilevanza comunitaria, la scelta del contraente con cui stipulare la convenzione di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 381/1991, avviene attraverso procedura negoziata previo espletamento di gara ufficiosa tra almeno tre cooperative sociali di cui almeno una scelta con il criterio di rotazione tra le iscritte all’Albo, ovvero tra tutte le cooperative presenti qualora le stesse siano in numero inferiore a tre. 2. Nella scelta del contraente si applica il criterio dell’offerta economicamente piu’ vantaggiosa; oltre alla valutazione del prezzo si tiene conto dei seguenti elementi: a) qualita’, continuita’ e personalizzazione del programma di inserimento sociale; b) qualifica del personale incaricato del sostegno e dell’assistenza delle persone svantaggiate; c) creazione di maggiori e stabili opportunita’ di lavoro per le persone svantaggiate; d) numero delle persone svantaggiate e tipologia dello svantaggio in relazione alla prestazione lavorativa richiesta, con particolare riferimento alle persone disabili con handicap grave e gravissimo; e) sinergie, da realizzare mediante documentati accordi, con altri enti, pubblici e privati, operanti nel settore degli interventi e dei servizi sociali. 3. Salvo quanto previsto al comma 2, i Comuni, nella scelta del contraente con cui concludere le convenzioni di cui al presente articolo, possono tenere conto del luogo di residenza delle persone svantaggiate coinvolte. 4. Le convenzioni di cui al presente articolo sono espressamente finalizzate alla creazione di opportunita’ di lavoro per le persone svantaggiate di cui all’articolo 4, comma 1, della legge 381/1991. 5. Al fine di promuovere, attraverso la continuita’, elevati livelli qualitativi delle prestazioni, nonche’ di supportare coerenti programmi di inserimento lavorativo e sociale delle persone svantaggiate, le convenzioni a esecuzione periodica o continuativa possono avere durata pluriennale. 6. Al fine di garantire la correttezza del rapporto sinallagmatico, le convenzioni di cui al comma 5 devono recare una clausola di revisione periodica del prezzo da determinare sulla base di parametri oggettivi, quali gli indici dei prezzi calcolati dall’Istituto nazionale di statistica e il costo del lavoro come determinato periodicamente dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale nelle tabelle di cui all’articolo 87, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), e successive modifiche. 7. La cancellazione dall’Albo comporta la risoluzione di diritto della convenzione. Art. 25 (Appalti riservati) 1. Nell’ambito della normativa regionale in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi sono definite le modalita’ di partecipazione alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici riservati di cui all’articolo 52 del decreto legislativo 163/2006, e successive modifiche, nonche’ le condizioni di esecuzione dei contratti nel contesto di programmi di lavoro protetti. Art. 26 (Applicazione dei salari convenzionali) 1. Ai fini della presente legge e con particolare riguardo alle convenzioni disciplinate dal presente capo e all’aggiudicazione degli appalti pubblici nel territorio del Friuli Venezia Giulia possono trovare applicazione unicamente i regimi di salari convenzionali autorizzati per il territorio medesimo ai sensi della normativa statale vigente. Art. 27 (Bilancio sociale e coinvolgimento) 1. Le cooperative sociali e i consorzi iscritti all’Albo hanno l’obbligo di redigere annualmente il bilancio sociale, quale condizione per l’accesso agli incentivi previsti dalla presente legge e all’accreditamento di cui all’articolo 3, comma 4, lettera c). 2. Con atto di indirizzo la Giunta regionale definisce i principi, gli elementi informativi e i criteri minimi di redazione del bilancio sociale, nonche’ la tempistica per l’adeguamento all’obbligo di cui al comma 1 nell’ottica di introduzione graduale dello strumento. 3. Il bilancio sociale fornisce informazioni, in particolare, sulle forme di coinvolgimento dei soci, dei lavoratori e dei destinatari delle attivita’ nella vita associativa degli enti di cui al comma 1. Art. 28 (Verifica dei costi del lavoro e della sicurezza) 1. Nell’ambito della determinazione dei corrispettivi concernenti la fornitura dei beni e servizi di cui all’articolo 24, comma 1, gli enti interessati verificano che il loro valore sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro come determinato periodicamente dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale nelle tabelle di cui all’articolo 87, comma 2, del decreto legislativo 163/2006. 2. Gli enti interessati valutano altresi’ i costi relativi alla sicurezza, che devono essere specificamente indicati e risultare congrui rispetto all’entita’ e alle caratteristiche della fornitura. Art. 29 (Ruolo della cooperazione sociale nell’ambito del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali) 1. Le cooperative sociali e i loro organismi rappresentativi sono coinvolti nella programmazione, progettazione, attuazione ed erogazione degli interventi e dei servizi del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, secondo le modalita’ previste dalle norme regionali vigenti in materia, le quali provvedono altresi’ a disciplinare le modalita’ di autorizzazione e accreditamento riguardanti l’esercizio di servizi alla persona, il funzionamento di strutture residenziali e semiresidenziali, le modalita’ di accreditamento, nonche’ le procedure per l’affidamento dei servizi. Art. 30 (Iniziative di formazione professionale) 1. La Regione individua le particolari iniziative formative che possono essere svolte a favore delle cooperative sociali e dei loro consorzi nell’ambito della programmazione regionale in materia di formazione professionale. Capo V Norme finanziarie e finali Art. 31 (Trattamento dei dati personali) 1. In conformita’ all’articolo 19, commi 2 e 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), la Regione e le Province sono autorizzate a comunicare ad altri soggetti pubblici, ovvero a privati ed enti pubblici economici, dati personali, diversi da quelli sensibili e giudiziari, oggetto di trattamento nell’ambito dello svolgimento delle funzioni istituzionali loro attribuite dalla presente legge, nonche’ a dare diffusione ai medesimi. 2. Costituiscono finalita’ di rilevante interesse pubblico, per il perseguimento delle quali la Regione e le Province sono autorizzate al trattamento di dati sensibili e giudiziari ai sensi degli articoli 20 e 21 del decreto legislativo 196/2003: a) l’applicazione della disciplina in materia di Albo; b) l’applicazione della disciplina in materia di interventi per l’incentivazione della cooperazione sociale; c) l’applicazione della disciplina in materia di costituzione e funzionamento di organi collegiali, ivi compresa la disciplina concernente la partecipazione agli stessi; d) l’esercizio di attivita’ di vigilanza e controllo; e) l’esercizio di attivita’ sanzionatorie e la predisposizione di elementi di tutela in sede amministrativa e giurisdizionale. Art. 32 (Abrogazioni, norme transitorie e finali) 1. Sono abrogate, in particolare, le seguenti disposizioni: a) la legge regionale 7 febbraio 1992, n. 7 (Disciplina ed incentivazione in materia di cooperazione sociale); b) la legge regionale 13 luglio 1992, n. 18 (modificativa dell’articolo 13 della legge regionale 7/1992); c) l’articolo 12 della legge regionale 11 maggio 1993, n. 19 (modificativo della legge regionale 7/1992), come modificato dall’articolo 4, comma 19, della legge regionale 3/2002; d) i commi 7, 8 e 9 dell’articolo 3 della legge regionale 4 luglio 1997, n. 23 (modificativi degli articoli 7 e 12 della legge regionale 7/1992); e) il comma 13 dell’articolo 9 della legge regionale 3 luglio 2000, n. 13 (modificativo dell’articolo 6 della legge regionale 7/1992); f) i commi 124 e 125 dell’articolo 7 della legge regionale 26 febbraio 2001, n. 4 (modificativi degli articoli 5 e 6 della legge regionale 7/1992); g) i commi 17, 17 bis, 17 ter, 17 quater, 17 quinquies e 18 dell’articolo 4 della legge regionale 25 gennaio 2002, n. 3 (Legge finanziaria 2002); h) il comma 21 dell’articolo 4 della legge regionale 3/2002 (introduttivo dell’articolo 12 bis della legge regionale 7/1992); i) il comma 76 dell’articolo 9 della legge regionale 3/2002 (introduttivo dell’articolo 11 bis della legge regionale 7/1992); j) il comma 6 dell’articolo 11 della legge regionale 15 maggio 2002, n. 13 (introduttivo dell’articolo 3 bis della legge regionale 7/1992). 2. La disciplina previgente relativa all’esercizio delle funzioni di incentivazione alla cooperazione sociale da parte delle Province continua a trovare applicazione fino alla data di entrata in vigore del regolamento con cui la Regione determina le condizioni per l’applicazione degli interventi contributivi di cui all’articolo 14, nonche’ con riferimento ai procedimenti in corso alla data medesima. 3. Il regolamento di cui al comma 2 e’ adottato dalla Giunta regionale entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere della competente Commissione consiliare, che si esprime entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. 3 bis. I mezzi finanziari attribuiti dalla Regione alle Province sulla base della previgente disciplina concernente le funzioni di incentivazione alla cooperazione sociale i quali, alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2, non siano stati ancora utilizzati dalle Province ai fini dell’esercizio di tali funzioni, sono da destinare alla realizzazione degli interventi contributivi di cui all’articolo 14, fatto salvo il soddisfacimento delle esigenze finanziarie connesse ai procedimenti in corso di cui al comma 2. 3 ter. I contributi <<de minimis>> contemplati dal regolamento di cui al comma 2, qualora siano richiesti nel corso dell’esercizio 2008, possono essere concessi dalle Province anche sulle spese sostenute dai beneficiari nel corso dell’esercizio 2007 e dell’esercizio 2008 sino all’entrata in vigore dei regolamenti provinciali attuativi del regolamento regionale. 4. Ai fini dell’accesso all’accreditamento e agli incentivi di cui alla presente legge l’obbligo della redazione del bilancio sociale e’ valutato come requisito a decorrere dai termini individuati nell’atto di indirizzo di cui all’articolo 27, comma 2. 5. Nell’Albo istituito con l’articolo 3 sono fatte salve le iscrizioni all’Albo di cui alla legge regionale 7/1992 e prosegue l’ordine numerico alle stesse ivi attribuito. La verifica della sussistenza dei requisiti per la permanenza dell’iscrizione e’ effettuata tramite revisione ordinaria da effettuarsi entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge. 6. Quando leggi o regolamenti regionali menzionano le cooperative sociali di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), della legge regionale 7/1992, la menzione si intende riferita alle cooperative sociali di cui all’articolo 3, comma 2, lettera a), della presente legge, mentre quando menzionano le cooperative sociali di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), della legge regionale 7/1992, la menzione si intende riferita alle cooperative sociali di cui all’articolo 3, comma 2, lettera b), della presente legge. 7. E’ confermata l’esenzione delle cooperative sociali di cui al comma 6, ove iscritte all’Albo di cui all’articolo 3 della presente legge, dal pagamento dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive, come regolata dall’articolo 2 bis della legge regionale 25 gennaio 2002, n. 3 (Legge finanziaria 2002) e dall’articolo 1, comma 14 bis, della legge regionale 26 gennaio 2004, n. 1 (Legge finanziaria 2004). Art. 33 (Norme finanziarie) 1. Gli oneri derivanti dal disposto di cui all’articolo 12, comma 8, fanno carico all’unita’ previsionale di base 14.3.360.1.1111 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 9188 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 2. Gli oneri derivanti dal disposto di cui all’articolo 30, comma 1, fanno carico all’unita’ previsionale di base 9.1.320.1.332 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 5807 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 3. Gli oneri derivanti dal disposto di cui all’articolo 11, fanno carico all’unita’ previsionale di base 1.3.360.1.2992 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento ai capitoli 8551 e 8552 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. Art. 34 (Entrata in vigore) 1.La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione.

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Legge regionale 31 marzo 2006, n. 6

Legge regionale 31 marzo 2006, n. 6

Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale.

TITOLO I FINALITA’ E PRINCIPI Capo I Finalita’ e principi Art. 1 (Finalita’) 1. La Regione Friuli Venezia Giulia, in conformita’ ai principi degli articoli 117 e 118 della Costituzione e della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), rende effettivi i diritti di cittadinanza sociale realizzando un sistema organico di interventi e servizi. 2. Il sistema organico favorisce altresi’ la qualita’ della vita, l’autonomia individuale, le pari opportunita’, la non discriminazione, la coesione sociale, la prevenzione, la riduzione e l’eliminazione delle condizioni di bisogno, di disagio e di esclusione individuali e familiari. 3. Per le finalita’ di cui ai commi 1 e 2, la presente legge disciplina il sistema integrato di interventi e servizi sociali ampiamente intesi, comprensivi dei servizi socioassistenziali, socioeducativi e sociosanitari, di seguito denominato sistema integrato. Art. 2 (Principi) 1. La Regione e gli enti locali, in attuazione degli articoli 3 e 38 della Costituzione, garantiscono l’insieme dei diritti e delle opportunita’ volte allo sviluppo e al benessere dei singoli e delle comunita’ e assicurano il sostegno ai progetti di vita delle persone e delle famiglie. 2. Il sistema integrato ha carattere di universalita’, si fonda sui principi di sussidiarieta’, di cooperazione e promozione della cittadinanza sociale e opera per assicurare il pieno rispetto dei diritti e il sostegno alla libera assunzione di responsabilita’ delle persone, delle famiglie e delle formazioni sociali. 3. La Regione e gli enti locali, al fine di prevenire, rimuovere o ridurre le condizioni di bisogno e di disagio derivanti da limitazioni personali e sociali, da situazioni di non autosufficienza e da difficolta’ economiche, realizzano il sistema integrato con il concorso dei soggetti di cui all’articolo 1, commi 4 e 5, della legge 328/2000. 4. Le politiche regionali del sistema integrato, gli interventi in materia di immigrazione, di lavoro e occupazione, formazione, di servizi per la prima infanzia e di edilizia residenziale sono realizzati mediante misure attuative coordinate. 5. Ai fini della programmazione, organizzazione e gestione del sistema integrato, in attuazione del principio di sussidiarieta’, la Regione, gli enti locali e le loro rappresentanze, previste all’articolo 3 della legge regionale 17 agosto 2004, n. 23 (Disposizioni sulla partecipazione degli enti locali ai processi programmatori e di verifica in materia sanitaria, sociale e sociosanitaria e disciplina dei relativi strumenti di programmazione, nonche’ altre disposizioni urgenti in materia sanitaria e sociale), riconoscono e valorizzano il ruolo dei soggetti di cui agli articoli 12, 13, 14 e 15. 6. La Regione riconosce, promuove e sostiene: a) l’autonomia e la vita indipendente delle persone, con particolare riferimento al sostegno della domiciliarita’; b) il valore e il ruolo delle famiglie, quali ambiti di relazioni significative per la crescita, lo sviluppo e la cura della persona, attraverso il perseguimento della condivisione delle responsabilita’ tra donne e uomini; c) le iniziative di reciprocita’ e di auto-aiuto delle persone e delle famiglie che svolgono compiti di cura; d) la centralita’ delle comunita’ locali per promuovere il miglioramento della qualita’ della vita e delle relazioni tra le persone; e) la partecipazione attiva dei cittadini, delle organizzazioni di rappresentanza sociale, delle associazioni sociali e di tutela degli utenti; f) la facolta’ da parte della persona e delle famiglie di scegliere tra i servizi dei soggetti accreditati e convenzionati, secondo modalita’ appropriate rispetto ai bisogni e in coerenza con il progetto individuale. 7. La Regione assume il confronto e la concertazione come metodo di relazione con le organizzazioni sindacali e le altre parti sociali. Art. 3 (Coordinamento regionale delle politiche per la cittadinanza sociale) 1. Ai fini del coordinamento delle politiche per la cittadinanza sociale, la Regione garantisce l’integrazione delle politiche socioassistenziali di protezione sociale, sanitarie, abitative, dei trasporti, dell’educazione, formative, del lavoro, culturali, ambientali e urbanistiche, dello sport e del tempo libero, nonche’ di tutti gli altri interventi finalizzati al benessere della persona e alla prevenzione delle condizioni di disagio sociale. TITOLO II SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI Capo I Destinatari e accesso al sistema integrato Art. 4 (Destinatari del sistema integrato) 1. Hanno diritto ad accedere agli interventi e ai servizi del sistema integrato tutte le persone residenti nella regione. 2. Gli interventi e i servizi di cui al comma 1 sono garantiti anche alle persone presenti nel territorio della regione di seguito indicate: a) cittadini italiani temporaneamente presenti; b) stranieri legalmente soggiornanti ai sensi del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero); c) richiedenti asilo, rifugiati e apolidi; d) minori stranieri e donne straniere in stato di gravidanza e nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono. 3. Tutte le persone comunque presenti nel territorio della regione hanno diritto agli interventi di assistenza urgenti, come individuati dal Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali di cui all’articolo 23. 4. Gli interventi e i servizi di cui al comma 1 sono garantiti dal Comune di residenza. L’assistenza alle persone di cui ai commi 2 e 3 e’ di competenza del Comune nel cui territorio si e’ manifestata la necessita’ dell’intervento. Per l’assistenza ai cittadini italiani temporaneamente presenti spetta diritto di rivalsa nei confronti del Comune di residenza. 5. L’assistenza alle persone per le quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali rimane di competenza del Comune nel quale esse hanno la residenza prima del ricovero. Art. 5 (Accesso al sistema integrato) 1. Le persone di cui all’articolo 4 fruiscono delle prestazioni e dei servizi del sistema integrato in relazione alla valutazione professionale del bisogno e alla facolta’ di scelta individuale. 2. Per garantire l’integrazione degli interventi e la continuita’ assistenziale, nonche’ la fruizione appropriata e condivisa delle prestazioni e dei servizi, e’ predisposto un progetto assistenziale individualizzato, definito d’intesa con la persona destinataria degli interventi ovvero con i suoi familiari, rappresentanti, tutori o amministratori di sostegno. 3. Il Servizio sociale dei Comuni di cui all’articolo 17, in raccordo con i distretti sanitari, attua forme di accesso unitario ai servizi del sistema integrato, al fine di assicurare: a) l’informazione e l’orientamento rispetto all’offerta di interventi e servizi; b) la valutazione multidimensionale del bisogno, eventualmente in forma integrata; c) la presa in carico delle persone; d) l’integrazione degli interventi; e) l’erogazione delle prestazioni; f) la continuita’ assistenziale. 4. Per garantire un’idonea informazione sull’offerta di interventi e servizi, il Servizio sociale dei Comuni puo’ avvalersi degli istituti di patronato e di assistenza sociale presenti nel territorio di pertinenza, attraverso la stipula di apposita convenzione. Capo II Servizi e prestazioni Art. 6 (Sistema integrato e prestazioni essenziali) 1. Il sistema integrato fornisce risposte omogenee sul territorio regionale attraverso: a) misure di contrasto della poverta’ e di sostegno al reddito; b) misure per favorire la vita autonoma e la permanenza a domicilio, anche attraverso il sostegno all’assistenza familiare e l’offerta semiresidenziale e residenziale temporanea; c) interventi di sostegno ai minori e ai nuclei familiari; d) misure per il sostegno delle responsabilita’ familiari; e) misure di sostegno alle donne in difficolta’; f) misure per favorire l’integrazione sociale delle persone disabili; g) misure per favorire la valorizzazione del ruolo delle persone anziane; h) la promozione dell’istituto dell’affido; i) la promozione dell’amministrazione di sostegno legale di cui alla legge 9 gennaio 2004, n. 6 (Introduzione nel libro primo, titolo XII, del codice civile del capo I, relativo all’istituzione dell’amministrazione di sostegno e modifica degli articoli 388, 414, 417, 418, 424, 426, 427 e 429 del codice civile in materia di interdizioni e di inabilitazione, nonche’ relative norme di attuazione, di coordinamento e finali); j) il soddisfacimento delle esigenze di tutela residenziale delle persone non autonome e non autosufficienti; k) il sostegno socioeducativo nelle situazioni di disagio sociale; l) l’informazione e la consulenza alle persone e alle famiglie per favorire l’accesso e la fruizione dei servizi e lo sviluppo di forme di auto-mutuo aiuto. 2. Sono considerati essenziali i servizi e le prestazioni di cui al comma 1, fermo restando che vanno comunque garantiti in ogni ambito territoriale i seguenti servizi e interventi: a) servizio sociale professionale e segretariato sociale; b) servizio di assistenza domiciliare e di inserimento sociale; c) servizi residenziali e semiresidenziali; d) pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza personali e familiari; e) interventi di assistenza economica. Art. 7 (Livelli essenziali delle prestazioni sociali) 1. I livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire sul territorio regionale e le condizioni di esigibilita’ delle medesime sono definiti dal Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali, salvaguardando comunque i livelli essenziali e uniformi delle prestazioni individuati dallo Stato. Capo III Soggetti del sistema integrato Art. 8 (Funzioni della Regione) 1. La Regione esercita le funzioni di programmazione, coordinamento e indirizzo in materia di interventi e servizi sociali. 2. La Regione, in particolare: a) approva il Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali; b) definisce gli indirizzi al fine di garantire modalita’ omogenee nel territorio regionale per assicurare la facolta’, da parte delle persone e delle famiglie, di scegliere tra i servizi dei soggetti accreditati e convenzionati, in coerenza con la programmazione locale e con il progetto individuale; c) definisce i requisiti minimi e le procedure per l’autorizzazione di strutture e servizi a ciclo residenziale e semiresidenziale che svolgono attivita’ socioassistenziali, socioeducative e sociosanitarie pubbliche e private; d) promuove e autorizza lo sviluppo dei servizi del sistema integrato, attraverso la realizzazione di progetti innovativi e sperimentali di interesse regionale; e) definisce i requisiti e le procedure per l’accreditamento dei servizi e delle strutture operanti nel sistema integrato; f) definisce le modalita’ e i criteri per l’esercizio della vigilanza sulle strutture e sui servizi di cui alla lettera c); g) definisce indirizzi generali per la determinazione del concorso degli utenti al costo delle prestazioni; h) ripartisce le risorse del Fondo sociale regionale di cui all’articolo 39 e le altre risorse destinate al finanziamento del sistema integrato; i) organizza e coordina, in raccordo con le Province, il Sistema informativo dei servizi sociali regionale di cui all’articolo 25; j) promuove e sostiene la gestione associata degli interventi e servizi sociali del sistema locale; k) verifica la realizzazione del sistema locale degli interventi e servizi sociali; l) promuove iniziative informative, formative e di assistenza tecnica rivolte ai soggetti pubblici e privati operanti nel settore dei servizi sociali, a supporto della realizzazione del sistema locale degli interventi e servizi sociali; m) promuove iniziative di formazione di base e permanente per il personale operante nel sistema integrato; n) promuove iniziative per la valorizzazione e lo sviluppo del terzo settore, in particolare in raccordo con il sistema della formazione; o) promuove le organizzazioni di volontariato quale espressione della libera e gratuita partecipazione dei cittadini allo sviluppo del sistema integrato; p) promuove iniziative per favorire l’applicazione dell’amministratore di sostegno; q) provvede all’istituzione e tenuta degli albi e registri previsti dalle vigenti normative regionali e nazionali. Art. 9 (Funzioni delle Province) 1. Le Province concorrono alla programmazione del sistema integrato, partecipando in particolare alla definizione e attuazione dei Piani di zona di cui all’articolo 24, con specifico riferimento alle materie di propria competenza. 2. Per le finalita’ di cui al comma 1, le Province collaborano alla realizzazione del Sistema informativo dei servizi sociali regionale. 3. Le Province esercitano funzioni finalizzate alla realizzazione del sistema regionale di osservazione, monitoraggio, analisi e previsione dei fenomeni sociali, nonche’ di diffusione delle conoscenze, sulla base di intese, accordi o altri atti di collaborazione istituzionale stipulati con la Regione. Art. 10 (Funzioni dei Comuni) 1. I Comuni sono titolari della funzione di programmazione locale del sistema integrato, delle funzioni amministrative concernenti la realizzazione del sistema locale di interventi e servizi sociali, nonche’ delle altre funzioni e compiti loro attribuiti dalla vigente normativa statale e regionale e in particolare: a) garantiscono l’erogazione dei servizi e delle prestazioni facenti parte del sistema integrato; b) determinano gli eventuali livelli di assistenza ulteriori e integrativi rispetto a quelli determinati dallo Stato e dalla Regione; c) definiscono le condizioni per l’accesso alle prestazioni erogate dal sistema integrato; d) esercitano le funzioni relative all’autorizzazione, alla vigilanza e all’accreditamento dei servizi e delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale; e) coordinano i programmi, le attivita’ e i progetti dei soggetti privati operanti in ciascun ambito territoriale; f) concorrono alla realizzazione del Sistema informativo dei servizi sociali regionale. 2. I Comuni esercitano le funzioni di programmazione locale attraverso i Piani di zona e concorrono alla programmazione regionale con le modalita’ previste dal Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali. 3. Nell’esercizio delle funzioni di programmazione, i Comuni promuovono il concorso e agevolano il ruolo dei soggetti di cui all’articolo 1, comma 4, della legge 328/2000. Art. 11 (Funzioni delle Aziende per i servizi sanitari) 1. Le Aziende per i servizi sanitari partecipano alla programmazione e alla realizzazione del sistema integrato, con particolare riferimento all’integrazione sociosanitaria. 2. I Comuni possono prevedere la delega della gestione del Servizio sociale dei Comuni, ovvero di specifici servizi, alle Aziende per i servizi sanitari. 3. Le Aziende per i servizi sanitari, previa autorizzazione della Regione, possono partecipare a societa’ a capitale misto pubblico e privato o a capitale interamente pubblico per la gestione ed erogazione degli interventi e servizi sociosanitari. Art. 12 (Funzioni delle Aziende pubbliche di servizi alla persona) 1. Le Aziende pubbliche di servizi alla persona di cui al capo II della legge regionale 11 dicembre 2003, n. 19 (Riordino del sistema delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza nella Regione Friuli Venezia Giulia), che operano nel campo socioassistenziale e sociosanitario, sono inserite nel sistema integrato e partecipano alla programmazione in materia e alla gestione dei servizi, concorrendo in particolare alla definizione e attuazione dei Piani di zona. 2. Le Aziende pubbliche di servizi alla persona possono realizzare tra di loro, con enti locali e con altri enti pubblici o privati le forme di collaborazione e di cooperazione previste dalla vigente legislazione di settore. 3. Le Aziende pubbliche di servizi alla persona sono autorizzate a partecipare a societa’ a capitale misto pubblico e privato o a capitale interamente pubblico per la gestione ed erogazione degli interventi e servizi del sistema integrato. Art. 13 (Famiglie) 1. Nell’ambito della programmazione del sistema integrato e’ assicurata la piena valorizzazione delle risorse di solidarieta’ proprie delle famiglie. 2. Gli enti pubblici promuovono il coinvolgimento delle famiglie nell’organizzazione degli interventi e dei servizi, al fine di migliorarne la qualita’ e l’efficienza. Art. 14 (Terzo settore, volontariato e altri soggetti senza scopo di lucro) 1. La Regione e gli enti locali, in attuazione del principio di sussidiarieta’ e al fine di valorizzare le risorse e le specificita’ delle comunita’ locali regionali, riconoscono il ruolo sociale dei soggetti del terzo settore e degli altri soggetti senza scopo di lucro e promuovono azioni per il loro sviluppo, qualificazione e sostegno. 2. Ai fini della presente legge si considerano soggetti del terzo settore: a) gli enti e le istituzioni appartenenti al settore privato-sociale e operanti senza fini di lucro; b) le cooperative sociali e loro organismi rappresentativi; c) le organizzazioni di volontariato; d) le associazioni di promozione sociale; e) le fondazioni. 3. I soggetti di cui al comma 2, nonche’ gli istituti di patronato e di assistenza sociale, gli enti riconosciuti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese e gli altri soggetti privati non aventi scopo di lucro concorrono alla programmazione in materia sociale, sociosanitaria e socioeducativa. Tali soggetti, ciascuno secondo le proprie specificita’, partecipano altresi’ alla progettazione, attuazione, erogazione e, qualora non fornitori di servizi e interventi, alla valutazione dell’efficacia degli interventi e servizi del sistema integrato. E’ promosso, prioritariamente, il coinvolgimento dei soggetti operanti, che apportano risorse materiali o immateriali proprie. 4. La Regione e gli enti locali valorizzano l’apporto del volontariato nel sistema integrato come espressione organizzata di partecipazione civile e di solidarieta’ sociale, come risposta autonoma e gratuita della comunita’ ai propri bisogni, nonche’ come affiancamento ai servizi finalizzato a favorire il continuo adeguamento dell’offerta ai cittadini. 5. La Regione e gli enti locali, nell’ambito del sistema integrato, promuovono e valorizzano la partecipazione dei cittadini che in forme individuali, familiari o associative realizzano iniziative di solidarieta’ sociale senza scopo di lucro. 6. La Regione, per le finalita’ di cui alla legge 6 marzo 2001, n. 64 (Istituzione del servizio civile nazionale), e di cui al decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77 (Disciplina del Servizio civile nazionale a norma dell’articolo 2 della legge 6 marzo 2001, n. 64), promuove il servizio civile, al fine di valorizzare la solidarieta’ e l’impegno sociale, nonche’ quale esperienza di cittadinanza attiva. Art. 15 (Relazioni con le organizzazioni sindacali) 1. La Regione e gli enti locali, secondo le proprie competenze, attuano la presente legge garantendo l’informazione, la consultazione, la concertazione e la contrattazione sindacale, secondo le previsioni della vigente normativa statale e regionale, dei contratti nazionali e degli accordi decentrati. 2. La Regione e gli enti locali assicurano la concertazione anche con le organizzazioni sindacali in merito agli atti di natura programmatoria e regolamentare derivanti dalla presente legge. Art. 16 (Altri soggetti privati) 1. I soggetti privati a scopo di lucro operanti nel settore sociale, sociosanitario e socioeducativo concorrono alla gestione e all’offerta dei servizi, nonche’ alla progettazione e alla realizzazione concertata degli interventi, secondo le modalita’ di cui alla presente legge. CAPO IV Organizzazione territoriale Art. 17 (Servizio sociale dei Comuni) 1. I Comuni esercitano la funzione di programmazione locale del sistema integrato e gestiscono i servizi di cui all’articolo 6, comma 2, lettere a), b), d) ed e), nonche’ le attivita’ relative all’autorizzazione, vigilanza e accreditamento di cui agli articoli 31, 32 e 33, in forma associata negli ambiti dei distretti sanitari di cui all’articolo 21 della legge regionale 30 agosto 1994, n. 12 (Disciplina dell’assetto istituzionale ed organizzativo del Servizio sanitario regionale ed altre disposizioni in materia sanitaria e sullo stato giuridico del personale regionale), e successive modifiche, di seguito denominati ambiti distrettuali. 2. Oltre a quanto previsto al comma 1, i Comuni esercitano in forma associata le altre funzioni e servizi attribuiti dalla normativa regionale di settore, nonche’ quelli ulteriori eventualmente individuati dai Comuni interessati. 3. I Comuni determinano, con la convenzione di cui all’articolo 18, la forma e le modalita’ di collaborazione per l’esercizio associato delle funzioni e dei servizi di cui ai commi 1 e 2. 4. L’esercizio associato delle funzioni e dei servizi assume la denominazione di Servizio sociale dei Comuni e costituisce requisito per accedere agli incentivi regionali. 5. Il Servizio sociale dei Comuni e’ dotato di un responsabile e di un ufficio di direzione e programmazione di ambito distrettuale e articola la propria organizzazione in modo da garantire i servizi, gli interventi e le attivita’ di cui ai commi 1 e 2. 6. L’ufficio di direzione e programmazione e’ struttura tecnica di supporto all’Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale di cui all’articolo 20 per la realizzazione del sistema locale degli interventi e servizi sociali. 7. Qualora l’ambito distrettuale comprenda il territorio di un solo Comune o parte di esso, le disposizioni di cui al presente articolo sono riferite al Comune singolo. Art. 18 (Convenzione istitutiva del Servizio sociale dei Comuni) 1. Il Servizio sociale dei Comuni e’ disciplinato da una convenzione promossa dall’Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale e approvata con deliberazioni conformi dei consigli comunali, adottate a maggioranza assoluta dei componenti. 2. La convenzione di cui al comma 1 individua la forma di collaborazione tra gli enti locali per la realizzazione del Servizio sociale dei Comuni, scegliendola tra la delega a un Comune capofila individuato nella medesima convenzione, la delega all’Azienda per i servizi sanitari, la delega a un’Azienda pubblica di servizi alla persona con sede legale e strutture sul territorio di ambito distrettuale o altra tra le forme associative di cui alla normativa vigente, di seguito denominati enti gestori. 3. La convenzione disciplina: a) la durata della gestione associata; b) le funzioni e i servizi da svolgere in forma associata, nonche’ i criteri generali relativi alle modalita’ di esercizio; c) i criteri e le procedure di nomina del Responsabile del Servizio sociale dei Comuni di cui all’articolo 21, nonche’ la costituzione, le competenze e le modalita’ di funzionamento dell’ufficio di direzione e programmazione di ambito distrettuale; d) i rapporti finanziari; e) le modalita’ di informazione ai consigli comunali sull’andamento annuale della gestione del Servizio sociale dei Comuni. Art. 19 (Delega) 1. L’atto di delega individua le modalita’ attuative della convenzione di cui all’articolo 18. 2. In caso di delega, presso l’ente delegato e’ costituita una pianta organica aggiuntiva nella quale e’ inserito il personale che nei Comuni associati svolge compiti relativi alle funzioni e ai servizi esercitati in forma associata, nonche’ quello di eventuale nuova assunzione. 3. L’ente delegato, d’intesa con l’Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale, definisce il numero e il profilo professionale del personale da inserire nella pianta organica di cui al comma 2, nonche’ le modalita’ organizzative del Servizio sociale dei Comuni, in coerenza con la programmazione annuale e pluriennale. 4. Il personale messo a disposizione dai Comuni associati conserva a ogni effetto lo stato giuridico e il trattamento economico propri del profilo e della categoria di inquadramento contrattuale rivestiti presso l’ente di appartenenza. 5. Le Aziende per i servizi sanitari e le Aziende pubbliche di servizi alla persona alle quali e’ demandata la gestione del personale osservano, anche in materia di assunzioni, le norme in vigore nel settore degli enti locali. 6. Gli oneri delle attivita’ delegate sono a carico dei Comuni deleganti e sono oggetto di specifica contabilizzazione. 6 bis. Nei limiti del fabbisogno programmato, le nuove assunzioni di personale da parte dell’ente gestore sono effettuate nel rispetto delle norme in materia di patto di stabilita’ e di contenimento della spesa del personale che si applicano alle autonomie locali del Friuli Venezia Giulia. 7. In caso di revoca della delega, il personale inserito nella pianta organica aggiuntiva, compreso quello di nuova assunzione, e’ trasferito al nuovo ente gestore, ovvero, qualora necessario e d’intesa fra le amministrazioni interessate, anche ai Comuni deleganti previa integrazione delle relative piante organiche. Art. 20 (Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale) 1. In ogni ambito distrettuale e’ istituita l’Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale. 2. La costituzione dell’Assemblea e’ promossa per iniziativa del sindaco del Comune piu’ popoloso dell’ambito distrettuale di pertinenza. Essa e’ composta dai sindaci di tutti i Comuni dell’ambito distrettuale, ovvero dagli assessori o dai consiglieri delegati in via permanente. L’Assemblea elegge al suo interno il Presidente. 3. Alle riunioni dell’Assemblea partecipano, senza diritto di voto, il Direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari o un suo delegato, il Coordinatore sociosanitario dell’Azienda medesima, il Responsabile del Servizio sociale dei Comuni e il Direttore di distretto. Possono essere invitati alle riunioni i rappresentanti dei soggetti di cui all’articolo 1, comma 4, della legge 328/2000, nonche’ i rappresentanti di altre amministrazioni pubbliche dell’ambito distrettuale. 4. L’Assemblea e’ organo di indirizzo e di alta amministrazione del Servizio sociale dei Comuni. Le deliberazioni dell’Assemblea sono vincolanti nei confronti dei soggetti individuati ai sensi dell’articolo 18, comma 2. 5. L’Assemblea svolge le seguenti attivita’: a) promuove, tramite il Presidente, la stipulazione della convenzione istitutiva del Servizio sociale dei Comuni; b) attiva, tramite il Presidente, il processo preordinato alla definizione del Piano di zona di cui all’articolo 24 e alla stipulazione del relativo accordo di programma; c) elabora le linee di programmazione e progettazione del sistema locale integrato degli interventi e servizi sociali, nonche’ dei programmi e delle attivita’ del Servizio sociale dei Comuni; d) esprime indirizzi in merito alla composizione e funzione della dotazione organica del Servizio sociale dei Comuni; e) partecipa al processo di programmazione territoriale, tramite intesa sul Programma delle attivita’ territoriali (PAT), rispetto al quale concorre inoltre alla verifica del raggiungimento degli obiettivi di salute; f) esprime il parere sulla nomina del Direttore di distretto e sulla sua conferma. Qualora l’Azienda per i servizi sanitari gestisca, in delega, anche i servizi socioassistenziali, il parere espresso e’ vincolante; g) verifica l’attuazione degli obiettivi assegnati al Direttore di distretto; h) svolge le ulteriori funzioni attribuite dai Comuni dell’ambito distrettuale. 6. L’Assemblea puo’ individuare al suo interno una piu’ ristretta rappresentanza per compiti attuativi di determinazioni collegialmente assunte o per l’elaborazione di progettualita’ specifiche. 7. Il funzionamento dell’Assemblea e’ disciplinato da un regolamento interno, approvato dall’Assemblea medesima, con il voto favorevole della maggioranza dei componenti. 8. Qualora l’ambito distrettuale comprenda il territorio di un solo Comune o di parte di esso, i compiti dell’Assemblea sono attribuiti al sindaco del Comune medesimo, salve restando le funzioni consultive dei soggetti di cui al comma 3. Art. 21 (Responsabile del Servizio sociale dei Comuni) 1. Il Responsabile del Servizio sociale dei Comuni e’ individuato dall’ente gestore tra il personale a sua disposizione, tra il personale dei Comuni associati ovvero tra personale esterno ed e’ nominato in base ai criteri e alle procedure individuati ai sensi dell’articolo 18, comma 3, lettera c). 2. Costituiscono requisiti per la nomina del Responsabile del Servizio sociale dei Comuni il possesso del diploma di laurea almeno quadriennale o l’iscrizione alla sezione A dell’albo professionale dell’Ordine degli assistenti sociali, nonche’ l’aver svolto attivita’ direttiva o di coordinamento per un periodo non inferiore a cinque anni nel settore socioassistenziale. 3. Il Responsabile del Servizio sociale dei Comuni: a) assume le funzioni di direzione del servizio; b) pianifica e gestisce il personale assegnato al servizio; c) pianifica e gestisce le risorse finanziarie assegnate; d) pianifica e gestisce le risorse strumentali assegnate; e) e’ responsabile dell’ufficio di cui all’articolo 17, comma 5. 4. L’ente gestore, fermi restando i requisiti soggettivi e le procedure di nomina di cui al comma 1, puo’ disporre nuove assunzioni. Capo V Metodi e strumenti di programmazione, concertazione e partecipazione Art. 22 (Comitato per l’integrazione delle politiche per la cittadinanza sociale) 1. Per le finalita’ di cui all’articolo 3 e per l’attuazione integrata delle politiche di cui al titolo III, capo I, la Direzione generale dell’Amministrazione regionale svolge funzioni di impulso dell’attivita’ delle Direzioni centrali che intervengono nelle materie di cui all’articolo 3, garantendone il coordinamento e la continuita’ dell’azione amministrativa. 2. Ai fini dell’attivita’ di coordinamento di cui al comma 1, e’ istituito presso la Direzione generale il Comitato per l’integrazione delle politiche per la cittadinanza sociale, composto dal Direttore generale, con funzioni di presidente, e dai Direttori centrali competenti nelle materie di cui all’articolo 3. Art. 23 (Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali) 1. Il Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali, di seguito denominato Piano sociale regionale, promuove azioni volte a garantire la qualita’ della vita, pari opportunita’, non discriminazione e diritti di cittadinanza e definisce politiche integrate per la prevenzione, riduzione ed eliminazione delle condizioni di bisogno e di disagio, nonche’ per il contrasto dell’istituzionalizzazione. 2. Il Piano sociale regionale e’ coordinato con la programmazione regionale in materia sanitaria, sociosanitaria, educativa, formativa, del lavoro, culturale, abitativa e dei trasporti e nelle altre materie afferenti alle politiche sociali ed e’ predisposto in conformita’ ai principi di sussidiarieta’ e adeguatezza, secondo il metodo della concertazione. 3. Il Piano sociale regionale, tenuto conto delle politiche di cui al titolo III, capo I, indica in particolare: a) gli obiettivi di benessere sociale da perseguire, i fattori di rischio sociale da contrastare e i relativi indicatori di verifica; b) le aree e le azioni prioritarie di intervento, nonche’ le tipologie dei servizi, degli interventi e delle prestazioni; c) i livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire sul territorio regionale e le condizioni di esigibilita’ delle medesime; d) le modalita’ di finanziamento del sistema integrato; e) le esigenze e gli interventi relativi alla formazione di base e alla formazione permanente del personale, da realizzarsi anche tramite attivita’ formative rivolte congiuntamente al personale appartenente al settore sanitario e al settore sociale; f) i criteri per la sperimentazione di servizi e interventi volti a rispondere a nuovi bisogni sociali e a introdurre modelli organizzativi e gestionali innovativi; g) i criteri generali per l’accreditamento dei soggetti che concorrono alla realizzazione e gestione del sistema integrato; h) i criteri e le modalita’ per la predisposizione della Carta dei diritti e dei servizi sociali di cui all’articolo 28; i) i criteri e le modalita’ per la predisposizione di interventi e progetti integrati nelle materie di cui al comma 2; j) il fabbisogno di strutture residenziali e semiresidenziali per le diverse tipologie di utenza. 4. Il Piano sociale regionale ha durata triennale ed e’ approvato dalla Giunta regionale, previo parere della competente Commissione consiliare, che si esprime entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta, e successiva intesa con la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale. L’intesa interviene entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. Decorso inutilmente tale termine, il Piano sociale regionale puo’ essere motivatamente approvato prescindendo dall’intesa. 5. La rilevazione delle condizioni di bisogno di cui al comma 1 viene effettuata mediante l’utilizzo di indicatori omogenei ai settori sanitario e socioassistenziale, definiti dalla Giunta regionale. Art. 24 (Piano di zona) 1. Il Piano di zona (PDZ) e’ lo strumento fondamentale per la definizione del sistema integrato degli interventi e servizi sociali del territorio di competenza dei Comuni associati negli ambiti distrettuali. Il PDZ costituisce inoltre mezzo di partecipazione degli attori sociali al sistema integrato. 2. Il PDZ e’ definito in coerenza con la programmazione regionale ed e’ coordinato con la programmazione locale in materia sanitaria, educativa, formativa, del lavoro, culturale, abitativa e dei trasporti e nelle altre materie afferenti alle politiche sociali. 3. Il PDZ e’ informato ai principi di responsabilita’, solidarieta’ e sussidiarieta’ e deve garantire un sistema efficace, efficiente, capace di produrre promozione, prevenzione, cura, tutela e inclusione sociale, anche attraverso il coinvolgimento delle risorse locali di solidarieta’ e di auto-mutuo aiuto. 4. Il PDZ definisce in particolare: a) l’analisi del bisogno; b) gli obiettivi di sviluppo, tutela e inclusione sociale e i relativi indicatori di verifica; c) gli obiettivi di sistema dei servizi e le priorita’ di intervento; d) le modalita’ organizzative dei servizi; e) le attivita’ di tipo integrato previste dagli articoli 55, 56 e 57; f) le risorse necessarie a realizzare il sistema integrato degli interventi e servizi sociali locali e le quote rispettivamente a carico dell’Azienda per i servizi sanitari e dei Comuni necessarie per l’integrazione sociosanitaria; g) le modalita’ di coordinamento con gli organi periferici delle amministrazioni statali; h) le modalita’ di collaborazione tra servizi e soggetti impegnati nelle diverse forme di solidarieta’ sociale; i) le forme di concertazione con l’Azienda per i servizi sanitari, per garantire la cooperazione nell’ambito delle aree ad alta integrazione sociosanitaria; j) le forme e gli strumenti comunicativi per favorire la conoscenza e la valutazione partecipata dei cittadini in merito alle attivita’, alle prestazioni e ai servizi disponibili, compresa la redazione, da parte degli enti e organismi gestori, del bilancio sociale. 5. Il PDZ puo’ prevedere progetti di comunita’ riguardanti azioni e attivita’ di prevenzione sociosanitaria e di promozione di adeguati stili di vita, diretti a gruppi a rischio sociale o sanitario, nonche’ a fasce di popolazione interessate da problematiche connesse ai cicli vitali dell’individuo e della famiglia. 6. Il PDZ e’ definito dai Comuni associati di cui al comma 1, con il concorso delle Aziende per i servizi sanitari, delle Aziende pubbliche di servizi alla persona, delle Province e di tutti i soggetti di cui all’articolo 1, comma 4, della legge 328/2000, attivi nella programmazione e delle organizzazioni dei cittadini e delle loro associazioni, sentito il parere delle rappresentanze territoriali delle associazioni e degli organismi di cui all’articolo 27, comma 3, lettere h), i), o), q), r), s), t) e u). Il parere e’ reso entro trenta giorni dalla richiesta. Decorso inutilmente tale termine, si prescinde dal parere. 7. Il PDZ e’ approvato con accordo di programma, promosso dal Presidente dell’Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale e sottoscritto dallo stesso, dai sindaci dei Comuni dell’ambito territoriale di pertinenza e, in materia di integrazione sociosanitaria, dal Direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari. E’ sottoscritto altresi’ dai Presidenti delle Aziende pubbliche di servizi alla persona e delle Province, nonche’ dai soggetti di cui all’articolo 1, comma 4, della legge 328/2000, i quali partecipano alla conferenza finalizzata alla stipulazione dell’accordo di programma e concorrono all’attuazione degli obiettivi del PDZ con risorse proprie. 8. Il PDZ ha validita’ triennale e viene aggiornato annualmente nei limiti e secondo le modalita’ stabilite con l’accordo di programma di cui al comma 7. 9. Le attivita’ sociosanitarie previste dal PDZ devono essere coincidenti con le omologhe previsioni del Programma delle attivita’ territoriali (PAT). Art. 25 (Sistema informativo dei servizi sociali regionale) 1. La Regione, avvalendosi della collaborazione delle Province e dei Comuni, istituisce presso la Direzione centrale competente in materia di salute e protezione sociale il Sistema informativo dei servizi sociali regionale (SISS), quale supporto alla funzione di programmazione, gestione, monitoraggio e valutazione delle politiche regionali del sistema integrato. 2. Il SISS assicura la disponibilita’ dei dati relativi all’analisi dei bisogni sociali, al corretto ed efficace utilizzo delle risorse e allo stato dei servizi. Il SISS assicura inoltre la pubblicita’ dei dati raccolti. 3. La Giunta regionale definisce le caratteristiche e il modello organizzativo del SISS. 4. La Regione assicura il collegamento del SISS con il sistema informativo sanitario, nonche’ con i sistemi delle altre aree dell’integrazione sociale e dispone le necessarie connessioni con la rete dei sistemi informativi delle Province, dei Comuni e degli altri soggetti pubblici e privati, anche attraverso la sottoscrizione di protocolli d’intesa. 5. La Regione assicura, in collaborazione con le Province, la formazione continua del personale addetto dei servizi sociali dei Comuni finalizzata al corretto funzionamento del SISS. 6. I soggetti operanti nel sistema integrato sono tenuti a fornire periodicamente le informazioni richieste, affinche’ confluiscano e siano organizzate nel SISS. Art. 26 (Osservatorio delle politiche di protezione sociale) 1. L’osservatorio delle politiche di protezione sociale consiste nelle funzioni di monitoraggio, analisi e valutazione dell’attuazione delle politiche sociali, nonche’ di previsione dei fenomeni sociali. La Direzione centrale competente in materia di salute e protezione sociale svolge dette funzioni in coordinamento con le altre iniziative di osservatorio promosse dalla Regione. 2. Per lo svolgimento delle attivita’ dell’osservatorio, l’Amministrazione regionale e’ autorizzata ad avvalersi di collaborazioni con Universita’ degli studi, istituti di ricerca e altri soggetti pubblici e privati. 3. I risultati dell’attivita’ dell’osservatorio costituiscono oggetto di un rapporto periodico denominato Relazione sociale, pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione e diffuso con strumenti telematici. Art. 27 (Commissione regionale per le politiche sociali) 1. Al fine di assicurare il concorso delle parti sociali nella determinazione delle politiche in materia socioassistenziale, sociosanitaria e socioeducativa, nonche’ nella definizione delle relative scelte programmatiche di indirizzo, e’ istituita la Commissione regionale per le politiche sociali, di seguito denominata Commissione regionale. 2. La Commissione regionale svolge funzioni consultive e propositive in materia di sistema integrato ed esprime parere sul Piano sociale regionale. 3. La Commissione regionale e’ costituita con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore competente in materia di salute e protezione sociale, ed e’ composta da: a) l’Assessore competente in materia di salute e protezione sociale, con funzioni di Presidente; b) il Direttore centrale competente in materia di salute e protezione sociale o suo delegato; c) il Direttore dell’Agenzia regionale della sanita’ o suo delegato; d) il Direttore del Servizio competente per le attivita’ socioassistenziali o suo delegato; e) un rappresentante designato dalla Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale; f) tre rappresentanti designati dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) – Friuli Venezia Giulia; g) un rappresentante designato dall’Unione Province Italiane (UPI) – Friuli Venezia Giulia; h) tre rappresentanti designati dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul territorio regionale; i) un rappresentante designato dal Coordinamento delle associazioni dei pensionati dei lavoratori autonomi (CAPLA); j) due rappresentanti designati congiuntamente dalle associazioni dei consumatori e degli utenti iscritte nell’elenco di cui all’articolo 5 della legge regionale 24 maggio 2004, n. 16 (Norme per la tutela dei consumatori e degli utenti); k) due rappresentanti designati congiuntamente dalle associazioni di rappresentanza delle cooperative sociali; l) due rappresentanti designati dal Comitato regionale del volontariato; l bis) due rappresentanti designati congiuntamente dalle associazioni di promozione sociale iscritte nel registro di cui all’articolo 13, comma 18, della legge regionale 15 maggio 2002, n. 13 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2002); m) due rappresentanti designati dall’Ordine degli assistenti sociali; n) un rappresentante designato dalla Commissione regionale per le pari opportunita’ tra uomo e donna; o) due rappresentanti designati dalla Consulta regionale delle associazioni dei disabili; p) due rappresentanti designati congiuntamente dalle associazioni di cui alla legge regionale 2 maggio 2001, n. 14 (Rappresentanza delle categorie protette presso la pubblica amministrazione); q) due rappresentanti designati dall’Unione regionale delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura del Friuli Venezia Giulia; r) due rappresentanti designati dall’Associazione regionale enti d’assistenza (AREA); s) un rappresentante designato dall’Associazione nazionale strutture terza eta’ (ANASTE); t) due rappresentanti designati dall’Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale (UNEBA); u) un rappresentante designato dalla Federazione degli imprenditori socio-assistenziali (FISA); v) un rappresentante designato congiuntamente dagli enti riconosciuti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, che operano a favore della comunita’ regionale nell’ambito del sistema integrato. 3 bis. La Commissione puo’ essere validamente costituita con la nomina di almeno due terzi dei componenti, fatta salva la sua successiva integrazione. 4. Alle sedute della Commissione regionale partecipano gli assessori regionali competenti per le materie in discussione. Possono essere invitati a partecipare altri soggetti, in relazione agli argomenti trattati. 5. La Commissione regionale ha sede presso la Direzione centrale competente in materia di salute e protezione sociale e rimane in carica per la durata della legislatura regionale. Si riunisce almeno due volte all’anno, ogni volta che il Presidente lo ritenga necessario o entro trenta giorni dalla presentazione di una richiesta motivata di un terzo dei componenti. Puo’ essere articolata in sottocommissioni. 6. Le riunioni della Commissione regionale sono valide con la presenza della maggioranza dei suoi componenti. Le decisioni sono adottate con il voto favorevole della maggioranza dei presenti. In caso di parita’ prevale il voto del Presidente. 7. Le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente regionale di categoria non inferiore a C, nominato dal Direttore centrale competente. Con deliberazione della Giunta regionale sono determinate le indennita’ destinate ai componenti della Commissione. Art. 28 (Carta dei diritti e dei servizi sociali) 1. Al fine di tutelare i diritti di cittadinanza sociale e di garantire la trasparenza, consentendo ai cittadini di fare scelte appropriate, i soggetti pubblici e privati erogatori di servizi sociali adottano la Carta dei diritti e dei servizi sociali, in conformita’ agli indirizzi del Piano sociale regionale. 2. La Carta dei diritti e dei servizi sociali e’ esposta nel luogo in cui sono erogati i servizi e contiene le informazioni sulle prestazioni offerte, sui criteri di accesso, sulle modalita’ di erogazione e sulle tariffe praticate. Essa inoltre riconosce il diritto a forme di consultazione e di valutazione della qualita’ dei servizi e indica le modalita’ di ricorso in caso di mancato rispetto degli standard e delle garanzie previste. 3. La Carta dei diritti e dei servizi sociali costituisce requisito necessario per l’autorizzazione e per l’accreditamento dei servizi e delle strutture. Art. 29 (Uffici di tutela degli utenti) 1. Al fine di garantire il rispetto da parte dei soggetti erogatori degli standard e delle garanzie previsti nelle carte dei servizi, e’ istituito in ciascun Servizio sociale dei Comuni un ufficio di tutela degli utenti. 2. Per l’esercizio delle funzioni di cui al comma 1, il Servizio sociale dei Comuni puo’ avvalersi degli istituti di patronato e di assistenza sociale presenti nel territorio di pertinenza, attraverso la stipula di apposita convenzione. Art. 30 (Strumenti di controllo della qualita’) 1. Al fine di assicurare che gli interventi e servizi sociali siano orientati alla qualita’ in termini di adeguatezza delle risposte ai bisogni, all’efficacia ed efficienza dei metodi e degli interventi, nonche’ ai fini dell’accreditamento di cui all’articolo 33, la Giunta regionale definisce con atto di indirizzo specifici standard e indicatori di qualita’ utili a verificare e valutare i seguenti parametri: a) qualita’ dei servizi e delle prestazioni erogate; b) congruita’ dei risultati raggiunti con i bisogni espressi; c) efficace utilizzo delle risorse finanziarie impiegate; d) flessibilita’ organizzativa; e) coinvolgimento e ottimale utilizzo di tutte le risorse del territorio; f) personalizzazione degli interventi e dei servizi sulla base della domanda espressa dagli utenti. 2. L’atto indirizzo individua altresi’ gli strumenti e le modalita’ per assicurare la partecipazione al controllo dei cittadini e degli utenti dei servizi. 3. L’atto di indirizzo e’ adottato previo parere della competente Commissione consiliare e della Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociosanitaria e sociale regionale, che si esprimono entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. Decorso inutilmente tale termine, si prescinde dal parere. Capo VI Autorizzazione, accreditamento e affidamento dei servizi Art. 31 (Autorizzazione) 1. I servizi e le strutture a ciclo residenziale, semiresidenziale e diurno pubbliche e private che svolgono attivita’ socioassistenziali, socioeducative e sociosanitarie sono soggette al rilascio di autorizzazione all’esercizio. 2. L’autorizzazione e’ concessa, dal Comune nel cui territorio il servizio o la struttura e’ ubicata, alla persona fisica qualificata come titolare dell’attivita’ o al legale rappresentante della persona giuridica o della societa’, previa verifica del possesso dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi previsti dalle disposizioni statali e regionali in materia. 3. La responsabilita’ ai fini amministrativi e’ in capo al titolare dell’autorizzazione, anche nel caso di affidamento a terzi della gestione, in tutto o in parte, dei servizi erogabili. 4. L’autorizzazione ha carattere personale e non e’, in ogni caso, rilasciata ai soggetti che abbiano riportato condanna con sentenza passata in giudicato per un reato che incide sull’affidabilita’ morale e professionale. 5. In caso di cessione, a qualsiasi titolo, dell’attivita’ o della societa’, di modifica della rappresentanza legale della stessa, nonche’ di trasformazione dei servizi e delle strutture, si provvede alla modifica o alla conferma dell’autorizzazione, ovvero al rilascio di nuova autorizzazione, secondo le modalita’ stabilite con il regolamento di cui al comma 7. 6. La cessazione dell’attivita’ svolta e’ comunicata almeno centoventi giorni prima all’ente che ha rilasciato l’autorizzazione e determina la decadenza dell’autorizzazione. 7. Con regolamento regionale sono definiti: a) la tipologia dei servizi e delle strutture soggette ad autorizzazione; b) i requisiti minimi generali e specifici per il funzionamento dei servizi e delle strutture di cui al comma 1; c) le procedure per il rilascio, la modifica o la conferma delle autorizzazioni di cui ai commi 1 e 5; d) le modalita’ dell’esercizio delle funzioni di vigilanza e i provvedimenti conseguenti in caso di violazioni. 8. Le strutture deputate a ospitare soggetti che necessitano di prestazioni sanitarie e sociosanitarie ad alta integrazione sanitaria strutturate e continuative, unitamente a prestazioni socioassistenziali, sono le strutture sociosanitarie di cui all’articolo 8 ter, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421). Tali strutture sono soggette ad autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio, in conformita’ a quanto disposto dall’articolo 4 della legge regionale 9 marzo 2001, n. 8 (Disposizioni urgenti in attuazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 e altre disposizioni in materia di sanita’ e politiche sociali), e successive modifiche. Art. 32 (Vigilanza) 1. La funzione di vigilanza consiste nella verifica e nel controllo della rispondenza alla normativa vigente dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi delle strutture e dei servizi di cui all’articolo 31. La verifica comprende altresi’ la qualita’ e l’appropriatezza dei servizi e delle prestazioni erogate. 2. La vigilanza si esercita periodicamente ovvero, in caso di specifiche segnalazioni, mediante richiesta di informazioni, ispezioni e controlli sulle strutture e sui servizi. 3. La funzione e le attivita’ relative alla vigilanza sono esercitate dai Comuni in forma associata negli ambiti distrettuali. Art. 33 (Accreditamento) 1. L’accreditamento costituisce titolo necessario per la stipulazione di contratti con il sistema pubblico e presuppone il possesso di ulteriori specifici requisiti di qualita’ rispetto a quelli previsti per l’esercizio dell’attivita’. Il processo di accreditamento dei servizi e delle strutture pubbliche e private che svolgono attivita’ socioassistenziali, socioeducative e sociosanitarie e’ coordinato con i meccanismi previsti per l’accreditamento delle strutture sanitarie e l’accreditamento delle strutture sociosanitarie di cui all’articolo 31, comma 8. 2. Con regolamento regionale sono definite le procedure del processo di accreditamento e gli ulteriori requisiti di cui al comma 1, con particolare riferimento a: a) l’adozione della Carta dei diritti e dei servizi sociali e di strumenti di comunicazione e trasparenza; b) la localizzazione idonea ad assicurare l’integrazione e la fruizione degli altri servizi del territorio; c) il coordinamento con i servizi sanitari e con gli altri servizi sociali del territorio; d) l’adozione di programmi e di progetti assistenziali individualizzati; e) i requisiti professionali, nonche’ il rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro; f) l’adozione di strumenti di valutazione e di verifica dei servizi erogati. 3. Il regolamento di cui al comma 2 e’ approvato previo parere della competente Commissione consiliare, che si esprime entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. Decorso inutilmente tale termine, si prescinde dal parere. 4. Le attivita’ concernenti l’accreditamento sono esercitate dal Servizio sociale dei Comuni nel cui ambito territoriale il servizio o la struttura e’ ubicata, secondo le modalita’ stabilite dal regolamento di cui al comma 2. Il relativo provvedimento e’ rilasciato dal Comune ove ha sede la struttura o il servizio. 5. Le strutture accreditate sono convenzionabili con il sistema pubblico, senza impegno di utilizzo e di remunerazione dei posti convenzionati ma solo di quelli utilizzati dai cittadini assistibili, nei limiti del fabbisogno previsto dal Piano sociale regionale e dal Piano sanitario e sociosanitario regionale. 6. E’ istituito, presso la Direzione centrale competente in materia di salute e protezione sociale, il Registro delle strutture e dei servizi autorizzati e accreditati. Con regolamento regionale sono stabiliti i criteri e le modalita’ di iscrizione e tenuta del registro. Art. 34 (Sanzioni) 1. Costituiscono illecito amministrativo: a) lo svolgimento di servizi e la gestione di strutture a ciclo residenziale, semiresidenziale e diurno in assenza di autorizzazione o in contrasto con quanto specificatamente previsto dall’autorizzazione medesima; b) l’inosservanza degli obblighi di cui all’articolo 31, comma 6; c) il mancato rispetto delle disposizioni contenute nel regolamento di cui all’articolo 31, comma 7; d) il mancato rispetto delle prescrizioni impartite nell’ambito dell’attivita’ di vigilanza di cui all’articolo 32; e) l’utilizzo di forme di pubblicizzazione contenenti false indicazioni sulle rette e sulle prestazioni. 2. La tipologia e la misura delle sanzioni per gli illeciti di cui al comma 1 sono individuate con atto della Giunta regionale, previo parere della competente Commissione consiliare, che si esprime entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. Decorso inutilmente tale termine, l’atto deliberativo puo’ essere motivatamente approvato. Art. 35 (Affidamento dei servizi) 1. Per l’affidamento dei servizi del sistema integrato si procede all’aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta economicamente piu’ vantaggiosa, tenuto conto dei diversi elementi di qualita’ dell’offerta. E’ esclusa l’aggiudicazione basata esclusivamente sul criterio del prezzo piu’ basso. Alla valutazione del prezzo offerto non puo’ essere attribuito piu’ del 15 per cento dei punti totali previsti in sede di capitolato d’appalto. 2. L’affidamento dei servizi avviene altresi’ nel rispetto delle clausole dei contratti collettivi nazionali e degli accordi regionali, territoriali e aziendali di riferimento, sia per la parte economica che per la parte normativa, poste a garanzia del mantenimento del trattamento giuridico ed economico dei lavoratori interessati, ivi compresi i soci lavoratori di cooperative, nonche’ nel rispetto della normativa vigente in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. 3. Alla realizzazione degli interventi e servizi di cui alla presente legge si provvede secondo modalita’ che ne garantiscano la continuita’. 4. Al soggetto aggiudicatario dei servizi e’ fatto divieto, pena la revoca dell’affidamento, nonche’ l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge, di subappaltare i servizi stessi. 5. La Giunta regionale definisce con atto di indirizzo le modalita’ di affidamento dei servizi del sistema integrato conformemente a quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 marzo 2001 (Atto di indirizzo e coordinamento sui sistemi di affidamento dei servizi alla persona ai sensi dell’articolo 5 della legge 8 novembre 2000, n. 328), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 agosto 2001, n. 188. 6. L’atto di indirizzo e’ approvato previo parere della competente Commissione consiliare, che si esprime entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. Decorso inutilmente tale termine, si prescinde dal parere. Capo VII Risorse umane Art. 36 (Operatori del sistema integrato) 1. La Regione individua le seguenti figure professionali sociali operanti nell’ambito del sistema integrato: a) l’assistente sociale; b) l’educatore professionale; c) l’educatore della prima infanzia; d) l’animatore sociale; e) l’operatore socio-sanitario e l’assistente domiciliare e dei servizi tutelari. 2. Partecipano alla realizzazione del sistema integrato anche coloro che sono in possesso di titoli riconosciuti validi ai sensi della normativa vigente, attestanti l’acquisizione di competenze nei processi di assistenza alla persona, nonche’ gli operatori dell’inserimento lavorativo di cui all’articolo 37, comma 1, lettera d), della legge regionale 9 agosto 2005, n. 18 (Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualita’ del lavoro). 3. La Regione, attesa l’ampia possibilita’ di utilizzo dell’operatore socio-sanitario, ne prevede l’impiego promuovendo un’ulteriore formazione specifica in relazione ai differenti contesti operativi. 4. Il titolo di assistente domiciliare e dei servizi tutelari e’ a esaurimento. 5. La Regione, nel rispetto dei principi fondamentali in materia di professioni stabiliti dallo Stato, definisce i profili e i livelli di formazione scolastica, universitaria e professionale per gli operatori del sistema integrato. 6. La Regione stabilisce i percorsi formativi degli operatori del sistema integrato da formare nell’ambito del sistema formativo regionale. 7. Nell’ambito della programmazione delle attivita’ di formazione di cui all’articolo 37, la Regione promuove la qualificazione degli operatori privi di titolo, in servizio da almeno due anni alla data di entrata in vigore della presente legge. 8. Gli operatori privi dei requisiti professionali, che alla data di entrata in vigore della presente legge siano in servizio da meno di due anni, accedono ai corsi di formazione di base. 9. Per gli operatori in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge valgono i titoli di studio riconosciuti dalla normativa vigente al momento dell’assunzione. 10. E’ comunque fatto salvo il rispetto delle norme contrattuali vigenti e di quanto previsto dalla contrattazione nazionale, regionale e decentrata. Art. 37 (Attivita’ di formazione) 1. La formazione di base e permanente e la qualificazione del personale in servizio costituiscono strumento per la promozione della qualita’ e dell’efficacia del sistema integrato. 2. La Regione promuove la formazione di base, continua e permanente degli operatori del sistema integrato, tenendo in considerazione le esigenze di raccordo dei percorsi formativi e di integrazione delle diverse professionalita’. 3. La programmazione regionale delle iniziative per la formazione degli operatori del sistema integrato e’ predisposta dalla Regione con riferimento a quanto stabilito nel Piano sociale regionale e con il concorso degli enti locali. 4. La programmazione regionale di cui al comma 3 costituisce indirizzo per l’attuazione delle iniziative di qualificazione e di formazione permanente e continua degli operatori del sistema integrato, realizzate da enti accreditati per la gestione delle attivita’ di formazione professionale finanziate con risorse pubbliche, nonche’ per le attivita’ formative realizzate con il concorso delle istituzioni scolastiche di scuola secondaria superiore e delle Universita’ degli studi. 5. La Regione, in raccordo con gli enti locali, promuove iniziative formative a sostegno della qualificazione delle attivita’ dei soggetti del terzo settore e degli altri soggetti senza scopo di lucro. 6. I soggetti pubblici e privati erogatori degli interventi e servizi sociali promuovono e agevolano la partecipazione degli operatori a iniziative di formazione continua e permanente. Capo VIII Strumenti di finanziamento e compartecipazione al costo delle prestazioni Art. 38 (Finanziamento del sistema integrato) 1. Il sistema integrato e’ finanziato con le risorse stanziate dallo Stato, dalla Regione, dagli enti locali, dagli altri enti pubblici e dall’Unione europea, nonche’ con risorse private. Art. 39 (Finanziamento delle funzioni socioassistenziali, socioeducative e sociosanitarie dei Comuni) 1. Le risorse del Fondo sociale regionale di parte corrente, determinato annualmente con legge di bilancio, e quelle destinate dallo Stato alla realizzazione di interventi e servizi sociali, concorrono a sostenere finanziariamente la gestione dei servizi socioassistenziali, socioeducativi e sociosanitari di competenza dei Comuni singoli e associati. Tali risorse perseguono lo sviluppo omogeneo del sistema integrato in ambito regionale. 2. Una quota delle risorse di cui al comma 1 e’ destinata a favorire il superamento delle disomogeneita’ territoriali nell’offerta di servizi, a far fronte ai maggiori costi sostenuti dai Comuni che sono tenuti a erogare prestazioni aggiuntive rispetto a quelle erogate dalla generalita’ dei Comuni, nonche’ a promuovere e realizzare progetti o programmi innovativi e sperimentali sul territorio regionale. La Giunta regionale con apposito atto determina l’entita’ della quota da ripartire tra i Comuni singoli o associati, nonche’ i criteri e le modalita’ di utilizzo della stessa. 3. Con regolamento regionale, da adottarsi previa intesa con la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale, sono determinate le modalita’ di ripartizione tra i Comuni, singoli o associati, delle risorse non destinate alle finalita’ di cui al comma 2. L’intesa interviene entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. Decorso inutilmente tale termine, il regolamento puo’ essere motivatamente adottato prescindendo dall’intesa. Art. 40 (Sostegno agli investimenti nei settori socioassistenziale, socioeducativo e sociosanitario) 1. L’Amministrazione regionale e’ autorizzata a istituire, a partire dall’anno 2008, un Fondo agevolativo regionale a favore di enti pubblici e di enti privati senza finalita’ di lucro dotati di personalita’ giuridica, per l’attivazione di contributi in conto capitale e di contributi annui costanti destinati a sostenere l’acquisto di immobili e di arredi e attrezzature, nonche’ la realizzazione di interventi di nuova costruzione e di adeguamento, straordinaria manutenzione e ristrutturazione di strutture destinate o da destinare a servizi socioeducativi e socioassistenziali, nonche’ a servizi sociosanitari per disabili e anziani. 2. L’Amministrazione regionale e’ altresi’ autorizzata a sostenere gli interventi previsti dal comma 1 da parte di enti privati con finalita’ di lucro mediante la concessione di contributi in conto interessi, che non possono superare l’ammontare degli interessi stessi, in relazione a un finanziamento accordato da soggetti autorizzati all’esercizio dell’attivita’ bancaria. L’erogazione del contributo in conto interessi avviene in piu’ quote nei confronti del soggetto beneficiario sulla base del piano di ammortamento, ovvero anche mediante l’erogazione diretta al soggetto autorizzato all’esercizio dell’attivita’ bancaria. 3. Le dotazioni del Fondo sono costituite da: a) conferimenti ordinari della Regione; b) conferimenti della Regione derivanti da operazioni finanziarie; c) conferimenti dello Stato; d) eventuali rientri derivanti da rideterminazioni o revoche di contributi regionali in conto capitale o annui costanti. 4. Con regolamento regionale sono definiti i criteri, le procedure e le modalita’ per la concessione delle agevolazioni di cui ai commi 1 e 2. 5. Gli enti beneficiari hanno l’obbligo di mantenere, pena la revoca dei contributi concessi, la destinazione dei beni immobili per cinque anni e dei beni mobili per due anni dal decreto di definizione della pratica contributiva, nel caso di contributi in conto capitale, ovvero per tutta la durata del rapporto contributivo, in caso di contributi pluriennali. Il mantenimento del vincolo di destinazione riguarda sia i soggetti beneficiari, sia i beni oggetto di contribuzione regionale. Art. 41 (Fondo per l’autonomia possibile e per l’assistenza a lungo termine) 1. La Regione istituisce il Fondo per l’autonomia possibile e per l’assistenza a lungo termine, rivolto a persone residenti in regione che, per la loro condizione di non autosufficienza, non possono provvedere alla cura della propria persona e mantenere una normale vita di relazione senza l’aiuto determinante di altri. 2. Tramite il Fondo si provvede al finanziamento di prestazioni e servizi destinati ai soggetti di cui al comma 1, con priorita’ per gli interventi diretti al sostegno della domiciliarita’. 3. Il Fondo e’ formato con risorse regionali e nazionali, nonche’ con risorse provenienti dalla fiscalita’ generale ed eventuali risorse di altri soggetti pubblici e privati. Alla ripartizione tra gli enti gestori del Servizio sociale dei Comuni si provvede secondo criteri stabiliti con provvedimento della Giunta regionale. 4. Le modalita’ di gestione del Fondo, nonche’ la tipologia dei servizi e degli interventi di cui al comma 2 sono disciplinate con atto della Giunta regionale, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere della Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale e della competente Commissione consiliare, che si esprimono entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta. Decorso inutilmente tale termine, si prescinde dal parere. Art. 42 (Compartecipazione al costo delle prestazioni) 1. La compartecipazione degli utenti al costo dei servizi e delle prestazioni trova applicazione da parte dei Comuni con riferimento alla situazione economica del richiedente ovvero del suo nucleo familiare, secondo gli indirizzi fissati dalla Giunta regionale, al fine di assicurarne l’omogenea applicazione territoriale. 2. In ordine alla valutazione della situazione economica, gli indirizzi di cui al comma 1 adattano alla realta’ regionale le determinazioni del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109 (Definizioni di criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate, a norma dell’articolo 59, comma 51, della legge 27 dicembre 1997, n. 449). TITOLO III AREE DI INTERVENTO DEL SISTEMA INTEGRATO, POLITICHE SOCIOSANITARIE INTEGRATE, PROGRAMMI SPECIALI DI SOSTEGNO AL REDDITO Capo I Aree di intervento del sistema integrato Art. 43 (Politiche per le famiglie) 1. La Regione promuove politiche per le famiglie, al fine di favorire l’assolvimento delle responsabilita’ familiari, sostenere la genitorialita’, la maternita’ e la nascita, individuare e affrontare precocemente le situazioni di disagio psico-sociale ed economico dei nuclei familiari e creare reti di solidarieta’ locali. 2. In particolare la Regione: a) valorizza le risorse di solidarieta’ delle famiglie e tra le famiglie e il principio di corresponsabilita’ dei genitori nei confronti dei figli, sostenendo, attraverso specifiche misure, le scelte procreative libere e responsabili; b) sostiene iniziative rivolte prioritariamente alle donne, per favorire il loro rientro nel sistema produttivo o il loro nuovo inserimento lavorativo dopo la maternita’ o al termine di impegni di cura in ambito familiare; c) promuove la solidarieta’ e le esperienze di auto-aiuto fra genitori, anche favorendo il loro associazionismo; d) sostiene le famiglie nelle diverse fasi del ciclo di vita e in particolari situazioni di criticita’; e) sostiene le famiglie impegnate a dare accoglienza e aiuto a persone in difficolta’, in particolare minori, anziani, disabili e persone affette da malattie mentali, anche attraverso attivita’ formative, di supporto consulenziale e agevolazioni economiche; f) promuove politiche per il sostegno alle responsabilita’ genitoriali; g) contrasta ogni forma di sfruttamento, maltrattamento e violenza in famiglia, anche attraverso l’attivazione degli interventi previsti dalla legge regionale 16 agosto 2000, n. 17 (Realizzazione di progetti antiviolenza e istituzione di centri per donne in difficolta’). Art. 44 (Politiche per l’infanzia e l’adolescenza) 1. La Regione promuove i diritti e le pari opportunita’ per l’infanzia e l’adolescenza, attraverso politiche che ne garantiscano la tutela, la protezione, la formazione e le cure necessarie per il benessere psicofisico, l’educazione e lo sviluppo in un idoneo ambiente familiare e sociale, con particolare riguardo verso i minori privi della famiglia naturale. 2. In particolare la Regione: a) sostiene il diritto del minore di crescere ed essere educato nella propria famiglia; b) promuove la rete dei servizi per la prima infanzia, in armonia con quanto disposto dalla legge regionale 18 agosto 2005, n. 20 (Sistema educativo integrato dei servizi per la prima infanzia); c) promuove l’affidamento familiare del minore temporaneamente privo di cure familiari idonee e ne garantisce comunque, nell’impossibilita’ dell’affidamento, l’accoglienza presso comunita’ residenziali; d) promuove interventi nel campo educativo, formativo e del tempo libero, con particolare attenzione ai minori con disabilita’ e in situazioni di disagio; e) promuove collaborazioni educative tra realta’ scolastiche ed extrascolastiche, per prevenire il disagio adolescenziale e l’abbandono del sistema formativo, con particolare attenzione all’area penale minorile; f) realizza il superamento definitivo degli istituti per i minori e la loro riconversione in strutture residenziali con caratteristiche strutturali e organizzative di tipo familiare; g) contrasta ogni abuso, sfruttamento, maltrattamento e violenza sui minori, in qualsiasi ambito perpetrati; h) promuove attivita’ di formazione e aggiornamento del personale dei servizi pubblici e privati dedicati, al fine di favorire la diffusione di pratiche coerenti con il rispetto dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza; i) promuove la conoscenza e la trasferibilita’ dei progetti a favore dell’infanzia e dell’adolescenza che si caratterizzano per la loro particolare innovazione e trasversalita’; j) diffonde la conoscenza sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. 3. La Regione promuove una cultura della pianificazione e della progettazione degli spazi, edifici, aree e percorsi urbani, ispirate al rispetto e all’ascolto delle esigenze delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, sostenendo coerenti interventi di innovazione e riqualificazione a misura dell’infanzia e dell’adolescenza. Art. 45 (Politiche per le persone anziane) 1. La Regione, in conformita’ a quanto previsto dalla legge regionale 19 maggio 1998, n. 10 (Norme in materia di tutela della salute e di promozione sociale delle persone anziane, nonche’ modifiche all’articolo 15 della legge regionale 37/1995 in materia di procedure per interventi sanitari e socio-assistenziali), e dall’ulteriore normativa regionale di settore, promuove politiche per le persone anziane atte a garantirne l’autonomia, l’autosufficienza e la partecipazione sociale, con particolare riguardo alle condizioni degli anziani totalmente non autosufficienti. 2. La Regione valorizza il ruolo delle persone anziane quali risorse positive all’interno delle famiglie e della societa’ e promuove un sistema di interventi e servizi diversificati in relazione ai bisogni, rivolto comunque a privilegiare la domiciliarita’, la vita di relazione e la partecipazione attiva nella comunita’ locale. 3. Per le finalita’ di cui ai commi 1 e 2, oltre a quanto gia’ previsto dalla normativa di settore, la Regione: a) favorisce le attivita’ di volontariato e di reciprocita’, compresi i servizi civici volontari di anziani, nonche’ dei ruoli attivi di utilita’ sociale degli anziani; b) sostiene lo sviluppo di servizi e strutture, quali centri sociali, centri diurni polifunzionali e laboratori, idonei a consentire scambi relazionali, anche intergenerazionali; c) sostiene la realizzazione di alloggi autonomi e unita’ abitative di dimensioni minime, collegati con un servizio di assistenza continua e garantita di carattere sanitario, domestico e sociale, per singoli o piu’ anziani, rispondenti alle esigenze di inclusione e di autosufficienza; d) promuove iniziative per assicurare, nelle strutture residenziali, il pieno rispetto della riservatezza e degli altri diritti individuali degli ospiti, il libero accesso di parenti e conoscenti, la qualita’ delle prestazioni, l’osservanza dei normali ritmi di vita e l’umanizzazione delle prestazioni. Art. 46 (Politiche per le persone con disabilita’) 1. La Regione, in conformita’ a quanto previsto dalla legge regionale 25 settembre 1996, n. 41 (Norme per l’integrazione dei servizi e degli interventi sociali e sanitari a favore delle persone handicappate e attuazione della legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”), e dall’ulteriore normativa regionale di settore, promuove politiche atte a rimuovere ogni forma di discriminazione e mancanza di pari opportunita’, a prevenire il verificarsi o l’aggravarsi di situazioni di disabilita’, a garantire l’inclusione sociale, lavorativa, l’autodeterminazione, l’autonomia, la protezione e la cura delle persone con disabilita’, con particolare riguardo verso le condizioni delle persone con disabilita’ gravi. 2. Per le finalita’ di cui al comma 1, oltre a quanto gia’ previsto dalla normativa di settore, la Regione: a) sostiene le famiglie che hanno al proprio interno persone disabili, anche promuovendo forme di auto-mutuo aiuto; b) promuove misure alternative al ricovero in strutture e servizi di sollievo, soluzioni abitative autonome e forme di residenzialita’ per le persone disabili gravi prive del sostegno familiare; c) assicura l’accesso a trasporti, servizi culturali, ricreativi e sportivi per migliorare la mobilita’ delle persone disabili, anche affette da gravi menomazioni fisiche o sensoriali; d) favorisce, in collaborazione con il sistema scolastico e universitario, la formazione indirizzata a progettare e realizzare abitazioni, uffici e luoghi di lavoro accessibili; e) promuove la diffusione delle informazioni sui problemi connessi alla disabilita’ e alla vita di relazione delle persone disabili. Art. 47 (Politiche per gli immigrati) 1. Le politiche per favorire l’integrazione sociale delle cittadine e cittadini stranieri immigrati e la loro tutela sono realizzate secondo quanto previsto dalla legge regionale 5/2005. Art. 48 (Politiche di contrasto alle dipendenze) 1. La Regione promuove politiche per la prevenzione e il recupero delle persone con problemi di dipendenza da sostanze legali e illegali, favorendo la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi. 2. In particolare la Regione: a) promuove azioni e attivita’ dirette alla prevenzione sociosanitaria e alla diffusione di adeguati stili di vita per l’intera popolazione, dando priorita’ agli interventi a favore degli adolescenti e comunque delle fasce a maggior rischio di emarginazione sociale; b) promuove interventi di riqualificazione dei tessuti urbani, anche attraverso il sostegno alla realizzazione di luoghi di aggregazione e associativi; c) prevede forme di sostegno e di accompagnamento ai soggetti dipendenti e alle loro famiglie, favorendo iniziative di incontro, socializzazione ed elaborazione delle reciproche esperienze; d) sviluppa azioni finalizzate al reinserimento sociale, abitativo e lavorativo delle persone dipendenti da sostanze, anche qualora soggette a misure alternative alla detenzione; e) sostiene e valorizza l’attivita’ delle comunita’ terapeutiche; f) favorisce la sperimentazione di modalita’ di intervento innovative, sia sotto il profilo preventivo-educativo, sia sotto il profilo riabilitativo-inclusivo, in grado di intercettare nuovi bisogni e domande correlati alla continua evoluzione delle diverse forme di dipendenza; g) prevede specifiche forme di sostegno e accoglienza in strutture dedicate per le madri tossicodipendenti con figli minori. Art. 49 (Politiche a tutela della salute mentale) 1. La Regione promuove politiche per la tutela delle persone con problemi di salute mentale, favorendo la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi. 2. In particolare la Regione: a) assicura interventi atti a garantire il sostegno e la protezione delle persone con disturbi mentali al proprio domicilio; b) promuove la realizzazione di case-famiglia e comunita’ alloggiative a favore di persone con disturbi mentali, che non possono risiedere in famiglia o presso il proprio domicilio, ovvero privi dei familiari che a essi provvedevano; c) promuove il superamento definitivo di situazioni residenziali istituzionalizzanti; d) promuove forme di auto-mutuo aiuto e servizi di sollievo; e) promuove azioni finalizzate all’integrazione lavorativa e all’inserimento socio-lavorativo delle persone con problemi di salute mentale; f) promuove azioni per favorire l’inclusione sociale di persone con disturbi mentali ricoverate negli ospedali psichiatrici giudiziari, anche tramite l’inserimento in comunita’ protette. Art. 50 (Politiche per le persone a rischio di esclusione sociale) 1. La Regione promuove politiche per le persone a rischio di esclusione sociale, al fine di prevenire e contrastare tutte le forme di emarginazione, nonche’ le situazioni di poverta’ economica e relazionale. 2. In particolare la Regione: a) promuove e sostiene le reti di solidarieta’ sociale; b) promuove e sostiene azioni di monitoraggio, assistenza e tutela legale per le vittime di ogni forma di discriminazione diretta e indiretta, nonche’ per le vittime delle situazioni di violenza o di grave sfruttamento, anche in ambito lavorativo; c) promuove progetti innovativi di prevenzione delle nuove poverta’ e di contrasto dei fenomeni emergenti di esclusione sociale; d) promuove interventi di sostegno finalizzati alla realizzazione di progetti individuali di inserimento e reinserimento sociale, lavorativo e formativo; e) promuove e sostiene servizi di informazione, orientamento, pronto intervento e di prima accoglienza. Art. 51 (Politiche per le persone detenute ed ex detenute) 1. La Regione promuove politiche per le persone detenute ed ex detenute. 2. In particolare la Regione: a) assicura interventi di sostegno a favore delle persone in esecuzione penale, anche attraverso il miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, con particolare riguardo alle persone con bisogni specifici, quali popolazione femminile, immigrati extracomunitari, persone con problemi di dipendenza, detenuti che necessitano di un particolare trattamento rieducativo in relazione al tipo di reato commesso; b) sostiene l’attivazione di interventi e servizi atti a consentire misure alternative alla detenzione di minori e di madri con figli minori; c) sostiene azioni finalizzate al reinserimento sociale, abitativo e lavorativo delle persone soggette a misure alternative alla detenzione o ex detenute. Art. 52 (Politiche per le persone senza fissa dimora) 1. La Regione promuove azioni per la presa in carico delle persone senza fissa dimora, tramite l’elaborazione di progetti individuali di accompagnamento sociale, finalizzati al recupero delle funzioni personali e sociali di base. 2. In particolare la Regione: a) favorisce la sensibilizzazione culturale della societa’ verso le persone senza fissa dimora; b) promuove processi integrati per lo sviluppo di percorsi di aiuto, sostegno e accompagnamento sociale all’autonomia; c) sostiene l’attivazione di strategie di approccio che favoriscano l’incontro e la conoscenza delle persone; d) sostiene l’attivazione di centri di prima accoglienza aperti ventiquattro ore su ventiquattro e di forme di accoglienza residenziale innovative, anche di tipo familiare, per la predisposizione e realizzazione di progetti individualizzati in grado di avviare le persone a un graduale inserimento nella comunita’. Art. 53 (Tempi di cura, tempi di lavoro e tempi delle citta’) 1. La Regione promuove le iniziative di riorganizzazione dei servizi pubblici e privati convenzionati, finalizzate a una crescente flessibilita’ delle prestazioni, al coordinamento degli orari e al risparmio di tempo per le attivita’ familiari. 2. La Regione e gli enti locali promuovono iniziative sperimentali per favorire la stipulazione di accordi tra le organizzazioni imprenditoriali e sindacali, che consentano forme di articolazione dell’attivita’ lavorativa dirette a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, promuovono e incentivano la costituzione di banche dei tempi, come definite dall’articolo 27 della legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno della maternita’ e della paternita’, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle citta’), e di ogni altra iniziativa volta ad armonizzare i tempi delle citta’ con i tempi di cura della famiglia. Art. 54 (Modalita’ di attuazione) 1. Nell’ambito del Piano sociale regionale e del Piano sanitario e sociosanitario regionale sono definite le modalita’ per l’attuazione delle politiche di cui al presente capo riferite al sistema integrato. Capo II Politiche sociosanitarie integrate Art. 55 (Integrazione sociosanitaria) 1. L’integrazione sociosanitaria e’ finalizzata al coordinamento e all’integrazione tra i servizi sociali e i servizi sanitari, al fine di assicurare una risposta unitaria alle esigenze di salute e di benessere della persona, indipendentemente dal soggetto gestore degli interventi. 2. Le prestazioni sociosanitarie sono dirette alle persone con bisogni di salute complessi, che necessitano di risposte unitarie, sanitarie e di protezione sociale, anche di lungo periodo. Art. 56 (Prestazioni sociosanitarie) 1. Ai sensi dell’articolo 3 septies del decreto legislativo 502/1992, come inserito dall’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 229/1999, le prestazioni sociosanitarie si distinguono in: a) prestazioni sanitarie a rilevanza sociale; b) prestazioni sociosanitarie ad alta integrazione sanitaria; c) prestazioni sociali a rilevanza sanitaria. 2. Le prestazioni di cui al comma 1, lettere a) e b), sono assicurate dalle Aziende per i servizi sanitari. Le prestazioni di cui al comma 1, lettera c), sono assicurate dai Comuni. 3. Al fine di garantire la piena e uniforme realizzazione dell’integrazione sociosanitaria, la Regione determina le prestazioni da ricondurre alle tipologie del comma 1, nonche’ gli obiettivi, le funzioni, i criteri di erogazione, funzionamento e finanziamento delle prestazioni sociosanitarie. Art. 57 (Erogazione delle prestazioni sociosanitarie integrate) 1. L’assistenza sociosanitaria integrata e’ erogata di norma utilizzando lo strumento dei progetti personalizzati, redatti sulla scorta di valutazioni multidimensionali e di approcci multidisciplinari. 2. Per la definizione delle modalita’ tecnico-organizzative dei progetti di cui al comma 1, la Regione emana apposite linee guida. Capo III Programmi speciali di sostegno al reddito Art. 58 (Interventi di sostegno economico) 1. Per contribuire a promuovere l’autonomia di singoli o di nuclei familiari che non dispongono di adeguate risorse, i Comuni erogano contributi economici straordinari in relazione a temporanee situazioni di emergenza individuale o familiare, ovvero attuano interventi continuativi, limitatamente al permanere dello stato di bisogno. 2. I Comuni, in alternativa agli interventi di cui al comma 1, possono concedere prestiti sull’onore a tasso agevolato, secondo piani di restituzione concordati, tramite apposite convenzioni con istituti di credito. 3. Per la realizzazione della misura di cui al comma 2, la Regione promuove l’adesione degli istituti di credito e definisce, d’intesa con la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale, apposite linee guida. Art. 59

( ABROGATO )

TITOLO IV NORME FINALI, TRANSITORIE E FINANZIARIE Capo I Norme finali, transitorie e finanziarie Art. 60 (Potere sostitutivo) 1. In caso di mancato rispetto dei termini previsti per l’esercizio delle funzioni amministrative di cui alla presente legge o in caso di adozione di atti in violazione di prescrizioni vincolanti, la Giunta regionale, nel rispetto del principio di sussidiarieta’ e del principio di leale collaborazione, previa diffida ad adempiere entro un termine congruo, adotta i provvedimenti anche sostitutivi necessari ad assicurare il rispetto delle norme violate da parte degli enti locali. Art. 61 (Clausola valutativa) 1. La Giunta regionale, con cadenza triennale, informa il Consiglio regionale circa l’attuazione della presente legge, dando evidenza dei risultati ottenuti nella realizzazione e qualificazione del sistema integrato, in termini di miglioramento dell’offerta dei servizi a copertura della complessita’ dei bisogni delle persone e delle famiglie. 2. Per le finalita’ di cui al comma 1, entro il 31 marzo dell’anno successivo al triennio di riferimento, la Giunta regionale presenta al Consiglio una relazione, con particolare riferimento a: a) lo stato di attuazione del sistema integrato; b) le modalita’ di finanziamento del sistema integrato, evidenziando l’ammontare, le fonti e i criteri di ripartizione dei fondi agli enti locali e agli altri soggetti coinvolti nell’attuazione della legge; c) il grado di soddisfacimento dei bisogni delle persone che hanno usufruito degli interventi e dei servizi del sistema integrato, nonche’ il livello di qualita’ dei servizi resi e degli interventi attuati; d) l’andamento della spesa sociale dei Comuni, in relazione ai servizi resi e agli interventi attuati; e) l’attivita’ svolta e i risultati attesi dal Comitato per l’integrazione delle politiche per la cittadinanza sociale; f) le modalita’ di coinvolgimento del privato sociale e delle famiglie nella programmazione e gestione dei servizi e quali ne sono stati gli esiti; g) le iniziative realizzate per la formazione del personale addetto ai servizi, quali i contenuti della formazione erogata e in che modo l’attivita’ di formazione ha contribuito al miglioramento della qualita’ dei servizi; h) l’impatto di genere. 3. La relazione e’ resa pubblica insieme agli eventuali documenti del Consiglio regionale che ne concludono l’esame. Art. 62 (Modifica della legge regionale 41/1996) 1. L’articolo 13 bis della legge regionale 41/1996, come inserito dall’articolo 43, comma 1, della legge regionale 18/2005, e’ sostituito dal seguente: <<Art. 13 bis (Consulta regionale delle associazioni dei disabili) 1. Ai fini della promozione delle politiche regionali di integrazione delle persone disabili nella societa’ e della consultazione in materia di interventi e servizi a favore delle persone disabili, la Regione Friuli Venezia Giulia riconosce il ruolo della Consulta regionale delle associazioni dei disabili quale organismo rappresentativo e di coordinamento dell’associazionismo nel settore della disabilita’. 2. Per le finalita’ di cui al comma 1, la Consulta in particolare: a) partecipa alla Commissione regionale per le politiche sociali di cui all’articolo 27 della legge regionale 31 marzo 2006, n. 6; b) esprime parere sul Piano sanitario e sociosanitario regionale di cui all’articolo 8 della legge regionale 17 agosto 2004, n. 23 (Disposizioni sulla partecipazione degli enti locali ai processi programmatori e di verifica in materia sanitaria, sociale e sociosanitaria e disciplina dei relativi strumenti di programmazione, nonche’ altre disposizioni urgenti in materia sanitaria e sociale); c) formula proposte in materia di politiche regionali per le persone disabili; d) esprime parere su ogni altro atto legislativo o amministrativo relativo all’azione regionale in materia di disabilita’; e) individua le proprie rappresentanze locali per l’espressione del parere di cui all’articolo 24, comma 6, della legge regionale 31 marzo 2006, n. 6. 3. La Direzione centrale competente in materia di salute e protezione sociale pone a disposizione della Consulta le dotazioni necessarie allo svolgimento delle funzioni di cui ai commi 1 e 2. 4. In relazione alle funzioni svolte ai sensi del presente articolo, l’Amministrazione regionale e’ autorizzata a concedere alla Consulta un contributo annuo nella misura massima di 25.000 euro per le spese di funzionamento. 5. Ai fini della concessione ed erogazione del contributo di cui al comma 4, la Consulta presenta alla Direzione centrale competente in materia di salute e protezione sociale, entro il 31 marzo di ogni anno, apposita istanza corredata di una relazione sull’attivita’ prevista nell’anno di riferimento e del relativo preventivo di spesa.>>.

Art. 63 (Modifica della legge regionale 8/2001) 1. Alla lettera d) del comma 7 dell’articolo 1 della legge regionale 8/2001, come sostituito dall’articolo 4, comma 1, della legge regionale 23/2004, le parole: <<del Fondo sociale regionale e>> sono soppresse. Art. 64 (Modifica della legge regionale 20/2005) 1. Al comma 4 dell’articolo 4 della legge regionale 20/2005, dopo le parole: <<I servizi integrativi>> sono inserite le seguenti: <<di cui al comma 2, lettere a) e b),>>. Art. 65 (Abrogazioni) 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogate, in particolare, le seguenti disposizioni: a) la legge regionale 3 giugno 1981, n. 35 (Promozione e riordino di servizi e interventi in materia socio – assistenziale); b) l’articolo 56 della legge regionale 30 gennaio 1984, n. 4 (modificativo dell’articolo 7 della legge regionale 35/1981); c) la legge regionale 15 dicembre 1981, n. 82 (Esercizio delle funzioni socio – assistenziali dei soppressi Consorzi di cui alla legge regionale 22 dicembre 1972, n. 58 ed utilizzazione del relativo personale); d) la legge regionale 23 luglio 1984, n. 31 (Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali 3 giugno 1981, n. 35 “Promozione e riordino di servizi e interventi in materia socio – assistenziale” e 21 dicembre 1981, n. 87 “Iniziative per favorire l’inserimento lavorativo, l’autonomia e l’integrazione sociale delle persone handicappate”); e) la legge regionale 30 novembre 1987, n. 40 (Svolgimento di funzioni socio – assistenziali da parte delle Comunita’ montane); f) l’articolo 8 della legge regionale 26 aprile 1995, n. 20 (modificativo dell’articolo 3 della legge regionale 40/1987); g) l’articolo 32 e il comma 1 dell’articolo 33 della legge regionale 9 marzo 1988, n. 10 (Riordinamento istituzionale della Regione e riconoscimento e devoluzione di funzioni agli Enti locali); h) la legge regionale 19 maggio 1988, n. 33 (Piano socio – assistenziale della Regione autonoma Friuli – Venezia Giulia), a eccezione del comma 4 dell’articolo 22; i) l’articolo 88 della legge regionale 1 febbraio 1991, n. 4 (modificativo dell’articolo 9 della legge regionale 33/1988); j) l’articolo 206 della legge regionale 28 aprile 1994, n. 5 (modificativo dell’articolo 7 della legge regionale 33/1988); k) l’articolo 5 della legge regionale 20/1995 (modificativo dell’articolo 15 della legge regionale 33/1988); l) l’articolo 14 della legge regionale 25 marzo 1996, n. 16 (modificativo dell’articolo 15 della legge regionale 33/1988); m) l’articolo 102 della legge regionale 7 febbraio 1990, n. 3 (Legge finanziaria 1990); n) la legge regionale 7 marzo 1990, n. 10 (Modifiche ed integrazioni a normative socio – assistenziali); o) gli articoli 2, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13 e 14 della legge regionale 30 giugno 1993, n. 51 (Disposizioni finanziarie per favorire l’attuazione del Piano regionale socio-assistenziale e integrazioni e modifiche a normative del settore); p) l’articolo 4 della legge regionale 30 agosto 1994, n. 12 (Disciplina dell’assetto istituzionale ed organizzativo del Servizio sanitario regionale ed altre disposizioni in materia sanitaria e sullo stato giuridico del personale regionale); q) l’articolo 15 della legge regionale 9 febbraio 1996, n. 11 (Disposizioni procedurali e norme modificative di varie leggi regionali); r) gli articoli 40, 41 bis, 41 ter, 41 quater, 41 quinquies e 62 della legge regionale 19 dicembre 1996, n. 49 (Norme in materia di programmazione, contabilita’ e controllo del Servizio sanitario regionale e disposizioni urgenti per l’integrazione socio-sanitaria); s) il comma 7 dell’articolo 13 della legge regionale 15 maggio 2002, n. 13 (modificativo degli articoli 41 bis e 41 quater della legge regionale 49/1996); t) l’articolo 14 della legge regionale 13 agosto 2002, n. 20 (modificativo dell’articolo 41 quater della legge regionale 49/1996); u) gli articoli 9, 10, 11, 12, 13, 14 e 15 della legge regionale 9 settembre 1997, n. 32 (Modifica dell’assetto del dipartimento dei servizi sociali di cui alla legge regionale 1 marzo 1988, n. 7 e altre norme in materia di sanita’ ed assistenza); v) l’articolo 7 della legge regionale 19 maggio 1998, n. 10 (Norme in materia di tutela della salute e di promozione sociale delle persone anziane, nonche’ modifiche all’articolo 15 della legge regionale 37/1995 in materia di procedure per interventi sanitari e socio-assistenziali); w) il comma 5 dell’articolo 10 della legge regionale 9 marzo 2001, n. 8 (modificativo dell’articolo 7 della legge regionale 10/1998); x) il comma 11 dell’articolo 4 della legge regionale 15 febbraio 1999, n. 4 (Legge finanziaria 1999); y) il comma 66 dell’articolo 5 della legge regionale 25 gennaio 2002, n. 3 (Legge finanziaria 2002); z) i commi 1, 2, 3 e 5 dell’articolo 3 della legge regionale 26 gennaio 2004, n. 1 (Legge finanziaria 2004); aa) gli articoli 6, 9, 12, 13, 14 e il comma 4 dell’articolo 18 della legge regionale 17 agosto 2004, n. 23 (Disposizioni sulla partecipazione degli enti locali ai processi programmatori e di verifica in materia sanitaria, sociale e sociosanitaria e disciplina dei relativi strumenti di programmazione, nonche’ altre disposizioni urgenti in materia sanitaria e sociale); bb) i commi 8, 9 e 10 dell’articolo 5 della legge regionale 18 gennaio 2006, n. 2 (Legge finanziaria 2006). 2. A decorrere dall’1 gennaio 2007 sono abrogate le seguenti disposizioni: a) l’articolo 7 della legge regionale 12 febbraio 1998, n. 3 (Legge finanziaria 1998); b) i commi 5, 6, 7, 8, 9 e 10 dell’articolo 4 della legge regionale 4/1999; c) il comma 18 dell’articolo 7 della legge regionale 3 luglio 2000, n. 13 (modificativo del comma 6 dell’articolo 4 della legge regionale 4/1999); d) il comma 1 dell’articolo 10 della legge regionale 8/2001 (modificativo del comma 6 dell’articolo 4 della legge regionale 4/1999); e) i commi 51 e 52 dell’articolo 4 della legge regionale 26 febbraio 2001, n. 4 (Legge finanziaria 2001); f) il comma 23 dell’articolo 5 della legge regionale 3/2002. 3. A decorrere dalla data di emanazione dell’atto di cui all’articolo 41, comma 4, sono abrogate le seguenti disposizioni: a) l’articolo 32 della legge regionale 10/1998; b) il comma 62 dell’articolo 4 della legge regionale 29 gennaio 2003, n. 1 (modificativo dell’articolo 32 della legge regionale 10/1998); c) i commi 8, 9 e 11 dell’articolo 3 della legge regionale 20 agosto 2003, n. 14 (modificativi dell’articolo 32 della legge regionale 10/1998); d) la lettera d bis) del comma 13 dell’articolo 4 della legge regionale 4/1999; e) il comma 22 dell’articolo 5 della legge regionale 3/2002; f) l’articolo 9 della legge regionale 25 ottobre 2004, n. 24 (Interventi per la qualificazione e il sostegno dell’attivita’ di assistenza familiare); g) l’articolo 20 della legge regionale 18 agosto 2005, n. 21 (Norme di semplificazione in materia di igiene, medicina del lavoro e sanita’ pubblica e altre disposizioni per il settore sanitario e sociale). Art. 66 (Norme transitorie) 1. Le convenzioni istitutive del Servizio sociale dei Comuni di cui all’articolo 18 sono adottate entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Nelle more dell’adozione di tali convenzioni e dei relativi atti attuativi si applicano le convenzioni adottate ai sensi dell’articolo 19 della legge regionale 33/1988 e successive modifiche. 2. Al fine di garantire la coerenza con la programmazione regionale in materia sociale e sociosanitaria e di assicurare l’esercizio della funzione di programmazione locale del sistema integrato, nonche’ per la gestione dei servizi e delle attivita’ di cui all’articolo 17, commi 1, 2 e 3, la Regione promuove un’intesa tra i Comuni della provincia di Trieste e l’Azienda per i servizi sanitari n. 1 <<Triestina>>, volta alla definizione, entro il 30 giugno 2007, dell’ambito distrettuale quale area di coincidenza del distretto sanitario e dell’ambito sociale. Resta ferma la necessita’ di istituire l’ufficio di direzione e programmazione di ambito di cui all’articolo 17, comma 5, e di individuare il responsabile di cui all’articolo 21. 2 bis. I Comuni della provincia di Trieste, al fine di garantire la continuita’ dei servizi e la coerenza con la programmazione territoriale avviata con i Piani di zona, nonche’ al fine dell’approvazione delle convenzioni di cui all’articolo 18, definiscono di concerto gli ambiti territoriali per la gestione associata, in deroga a quanto stabilito dall’articolo 17, comma 1, in materia di coincidenza territoriale con gli ambiti distrettuali. Gli ambiti territoriali cosi’ definiti hanno validita’ fino alla stipula dell’intesa di cui al comma 2, ovvero fino alla data stabilita nell’intesa stessa. 2 ter. La definizione degli ambiti territoriali ai sensi del comma 2 bis costituisce requisito per accedere agli incentivi regionali e deve essere comunicata alla Regione entro l’1 marzo 2007. 3. Nelle more della definizione dell’ambito distrettuale di cui al comma 2, nel territorio della provincia di Trieste, l’Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale e’ costituita dai sindaci, o loro delegati, del relativo territorio e svolge i suoi compiti unitariamente e nella medesima composizione per tutti gli ambiti distrettuali. 4. Nelle more dell’adozione dei regolamenti di cui all’articolo 20, comma 7, si applicano i regolamenti adottati ai sensi dell’articolo 40, comma 8, della legge regionale 49/1996 e successive modifiche. 5. Nelle more dell’adozione del Piano sociale regionale continuano ad applicarsi gli atti adottati ai sensi della legge regionale 33/1988 e successive modifiche. 6. Il regolamento di cui all’articolo 31, comma 7, e’ adottato entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Nelle more dell’adozione di tale regolamento continua ad applicarsi il regolamento previsto dall’articolo 15, comma 3, della legge regionale 33/1988. 7. Nelle more dell’attuazione del sistema di accreditamento di cui all’articolo 33 possono stipulare contratti e possono convenzionarsi con il sistema pubblico i soggetti autorizzati all’esercizio dell’attivita’ ai sensi della normativa vigente. 8. Le disposizioni di cui all’articolo 39, commi 2 e 3, e di cui all’articolo 63, comma 1, si applicano a decorrere dall’1 gennaio 2007. 9. Fino alla data di emanazione dell’atto di cui all’articolo 41, comma 4, gli enti gestori del Servizio sociale dei Comuni sono autorizzati a utilizzare le risorse del fondo di cui all’articolo 41 secondo le vigenti discipline di attuazione dell’articolo 32 della legge regionale 10/1998 e successive modifiche, dell’articolo 9 della legge regionale 24/2004 e successive modifiche, nonche’ secondo quanto previsto dagli atti attuativi dell’articolo 39, comma 2, lettere l bis) e l ter), della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), come aggiunte dall’articolo 1, comma 1, della legge 162/1998. 10. Nelle more delle determinazioni di cui all’articolo 56, comma 3, si applica quanto disposto dall’articolo 41 della legge regionale 49/1996. 11. Ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge continua ad applicarsi la normativa regionale previgente. Art. 67 (Norme finanziarie) 1. Gli oneri derivanti dall’applicazione del disposto di cui agli articoli 8, comma 2, lettera h), e 39, per gli interventi previsti dagli articoli da 43 a 46 e da 48 a 53, relativamente alla programmazione in materia di interventi e di servizi sociali, fanno carico all’unita’ previsionale di base 7.4.310.1.237 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento ai capitoli 4699 e 4700 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi, nelle cui denominazioni sono soppresse le parole: <<e di interventi per la famiglia>>. 2. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 25 fanno carico all’unita’ previsionale di base 7.5.310.1.239 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 4747 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 3. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 8, comma 1, fanno carico all’unita’ previsionale di base 7.5.310.1.243 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 4750 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi, nella cui denominazione le parole: <<all’articolo 9 della legge regionale 19 maggio 1988, n. 33,>> sono sostituite dalle seguenti: <<all’articolo 8, comma 1, della legge regionale 31 marzo 2006, n. 6>>. 4. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 26 e dell’articolo 37, commi 5 e 6, fanno carico all’unita’ previsionale di base 7.5.310.1.243 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 4770 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 5. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 27 fanno carico all’unita’ previsionale di base 52.2.310.1.1619 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 4721 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 6. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 37, comma 2, fanno carico all’unita’ previsionale di base 9.1.320.1.332 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 5807 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 7. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 41 fanno carico all’unita’ previsionale di base 7.4.310.1.1251 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento ai capitoli 4517 e 4518 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi, nelle cui rispettive denominazioni sono soppresse le parole: <<di soggetti non autosufficienti, anziani e disabili in condizioni di gravita’>>. 8. Per le finalita’ previste dall’articolo 59, e’ autorizzata la spesa complessiva di 33 milioni di euro, suddivisa in ragione di 11 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2006 al 2008, a carico dell’unita’ previsionale di base 7.4.310.1.237 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 4519 (1.1.152.2.08.07) di nuova istituzione nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi – alla Rubrica n. 310 – Servizio n. 206 – Interventi e Servizi sociali – con la denominazione “Interventi tramite i Servizi sociali dei Comuni per il reddito di base di cittadinanza”. 9. Alla copertura degli oneri derivanti dall’autorizzazione di spesa disposta con il comma 8 si provvede mediante prelevamento di complessivi 33 milioni di euro, suddivisi in ragione di 11 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2006 al 2008, dall’apposito fondo globale iscritto sull’unita’ previsionale di base 53.6.250.1.920 – capitolo 9700 (partita n. 110 del prospetto D/1 allegato al documento tecnico), il cui stanziamento e’ conseguentemente ridotto di pari importo. 10.Gli oneri derivanti dal disposto di cui all’articolo 13 bis della legge regionale 41/1996, come sostituito dall’articolo 62, comma 1, fanno carico all’unita’ previsionale di base 7.5.310.1.243 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008 e del bilancio per l’anno 2006, con riferimento al capitolo 4764 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi.

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Legge regionale 9 agosto 2005, n. 18

Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualita’ del lavoro.

TITOLO I ASSETTO ISTITUZIONALE CAPO I Principi, finalita’, funzioni e programmazione Art. 1 (Principi e finalita’) 1. La Regione Friuli Venezia Giulia attua interventi volti a promuovere l’occupazione, la tutela e la qualita’ del lavoro per favorire la crescita economica e sociale della comunita’ e promuovere le condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro. 2. La presente legge riforma, in coerenza con i principi stabiliti dalla Costituzione e con gli obiettivi e i principi dell’Unione europea, l’assetto istituzionale della Regione in materia di lavoro e disciplina il sistema regionale per i servizi all’impiego, per l’occupazione e la tutela del lavoro, gli interventi in materia di politica del lavoro, in attuazione del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 514 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Friuli-Venezia Giulia recanti delega di funzioni amministrative alla Regione in materia di collocamento e avviamento al lavoro), e in conformita’ ai principi della legislazione statale. 3. L’azione della Regione e’ finalizzata al raggiungimento dei seguenti obiettivi: a) promuovere lo sviluppo occupazionale, una migliore qualita’ del lavoro e la regolarita’ e la sicurezza del lavoro; b) favorire la stabilita’ del lavoro, riducendo le forme di lavoro precario; c) rafforzare la coesione e l’integrazione sociale; d) qualificare le competenze professionali per favorire la crescita, la competitivita’, la capacita’ di innovazione delle imprese e del sistema economico-produttivo e territoriale; e) promuovere l’adattabilita’, l’occupabilita’ e l’imprenditorialita’ delle persone nel mercato del lavoro; f) favorire l’integrazione tra le politiche attive del lavoro, quelle della formazione, dell’istruzione e dell’orientamento e le politiche sociali; g) costruire un efficiente sistema di servizi per l’impiego, in grado di favorire il rapido e puntuale incontro tra domanda e offerta di lavoro e i processi di mobilita’ professionale; h) promuovere l’inserimento, il reinserimento e la permanenza nel lavoro delle persone a rischio di esclusione, con particolare riferimento alle aree di disabilita’ e disagio; i) promuovere le pari opportunita’ e superare le discriminazioni fra uomini e donne nell’accesso al lavoro, nelle retribuzioni, nonche’ nello sviluppo professionale e di carriera; j) favorire la conciliazione tra tempi di lavoro, di famiglia, di vita e di cura; k) promuovere forme di tutela e ammortizzatori sociali rivolti in particolare alle fasce piu’ deboli del mercato del lavoro; l) favorire, in coerenza con l’evoluzione del sistema produttivo e degli scambi commerciali, i processi di mobilita’ geografica, anche internazionale, dei lavoratori; m) promuovere misure di sostegno alle imprese che attuano concrete azioni per l’incremento dell’occupazione sul territorio regionale. 4. Le funzioni previste dalla presente legge sono esercitate privilegiando il metodo della concertazione sociale e istituzionale e l’attuazione dei principi di sussidiarieta’ e di leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Art. 2 (Funzioni della Regione) 1. Nelle materie di cui alla presente legge la Regione esercita: a) le funzioni di programmazione, indirizzo, regolamentazione, coordinamento, monitoraggio, controllo e vigilanza; b) le funzioni attinenti ai rapporti internazionali, con l’Unione europea, con lo Stato e con le altre Regioni; c) ogni altra funzione che richiede l’esercizio unitario a livello regionale. 2. Rientrano, in particolare, nell’ambito delle funzioni di cui al comma 1, lettera c), i seguenti compiti: a) la programmazione, progettazione e gestione relativamente ad assegnazioni statali e comunitarie; b) la gestione dell’Osservatorio del mercato regionale del lavoro; c) la progettazione, realizzazione e gestione del Sistema informativo regionale lavoro (SIRL) e del nodo regionale della Borsa nazionale continua del lavoro; d) l’esame congiunto delle domande di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) e la formulazione del relativo parere; e) la composizione delle vertenze collettive di lavoro a livello regionale, anche nell’ambito delle procedure di mobilita’, ove prevista dalla normativa vigente o richiesta dalle parti interessate; f) l’indagine sulla consistenza associativa delle organizzazioni e associazioni sindacali a livello regionale per la valutazione della rappresentativita’; g) l’avviamento a selezione, interprovinciale o regionale, presso le pubbliche amministrazioni; h) la concessione dei nulla osta per l’avviamento dei lavoratori italiani all’estero e l’iscrizione nella relativa lista; i) le autorizzazioni ai soggetti formativi privati, che promuovono tirocini formativi e di orientamento, di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto ministeriale 25 marzo 1998, n. 142 (Regolamento recante norme di attuazione dei principi e dei criteri di cui all’articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196, sui tirocini formativi e di orientamento); j) gli adempimenti di propria competenza relativi all’attuazione del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione; k) l’iscrizione nella sezione regionale dell’albo professionale dei centralinisti telefonici privi della vista di cui all’articolo 1, comma 1, della legge 29 marzo 1985, n. 113 (Aggiornamento della disciplina del collocamento al lavoro e del rapporto di lavoro dei centralinisti non vedenti), e dell’albo professionale dei terapisti della riabilitazione non vedenti di cui all’articolo 2, comma 2, della legge 11 gennaio 1994, n. 29 (Norme in favore dei terapisti della riabilitazione non vedenti); l) l’accreditamento di soggetti pubblici e privati per lo svolgimento dei servizi al lavoro e la tenuta del relativo elenco regionale; m) l’autorizzazione a soggetti pubblici e privati per lo svolgimento dei servizi di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione professionale; n) la gestione dei flussi di ingresso di lavoratori stranieri assegnati dallo Stato; o) gli adempimenti connessi alla realizzazione degli interventi di ricollocazione lavorativa dei dirigenti previsti dall’articolo 20 della legge 7 agosto 1997, n. 266 (Interventi urgenti per l’economia), nonche’ ogni altro adempimento connesso all’erogazione di incentivi previsti dalla normativa nazionale, la cui disciplina sia attribuita alle Regioni; p) gli adempimenti in materia di lavoro previsti dalla legge regionale 4 marzo 2005, n. 5 (Norme per l’accoglienza e l’integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati). Art. 3 (Programma triennale regionale di politica del lavoro) 1. La Regione, mediante il Programma triennale regionale di politica del lavoro, di seguito denominato Programma triennale: a) individua le aree di intervento prioritario, gli obiettivi da perseguire con priorita’ e le tipologie degli interventi da effettuare; b) definisce, nel rispetto della regolamentazione dell’Unione europea, l’entita’ e la durata degli incentivi; c) definisce gli indirizzi per le attivita’ dell’Agenzia regionale del lavoro; d) si raccorda con la programmazione regionale in materia di economia, politiche sociali e sistema formativo; e) costituisce riferimento per la definizione dell’azione delle Province. 2. Il Programma triennale e’ predisposto e aggiornato in armonia con la programmazione regionale dalla Direzione centrale competente in materia di lavoro, sulla base delle analisi e delle rilevazioni delle dinamiche del mercato del lavoro regionale effettuate dall’osservatorio regionale del mercato del lavoro. Il Programma triennale e’ approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’Assessore regionale competente in materia di lavoro, di concerto con gli altri Assessori regionali interessati relativamente alle materie di rispettiva competenza, al fine di favorire la coerenza e l’integrazione dei diversi ambiti di programmazione, previa concertazione con le parti sociali e sentita la Commissione regionale per il lavoro di cui all’articolo 5. 3. Il Programma triennale e i suoi aggiornamenti sono approvati entro il 30 settembre e sono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione. 4. Prima dell’approvazione da parte della Giunta regionale, l’Assessore competente in materia di lavoro trasmette il Programma triennale al Consiglio regionale per un parere che deve essere espresso entro quarantacinque giorni dalla presentazione del Programma stesso. 5. Gli interventi previsti dal Programma triennale che prevedono la concessione di incentivi economici sono accompagnati da appositi regolamenti contenenti criteri e modalita’ di concessione. 6. I regolamenti di cui al comma 5 sono approvati previo parere obbligatorio della competente Commissione consiliare. 7. La competente Commissione consiliare, nel rendere il parere di cui al comma 6, si esprime entro trenta giorni dalla data di ricezione della relativa richiesta. Decorso inutilmente tale termine si prescinde dal relativo parere. Art. 4 (Clausola valutativa) 1. L’efficacia delle azioni realizzate in attuazione della presente legge e’ oggetto di valutazione annuale da parte dell’Amministrazione regionale. 2. In particolare gli interventi sono valutati mediante criteri definiti dal Programma triennale di cui all’articolo 3. 3. La valutazione annuale e’ presentata alla Commissione consiliare competente e costituisce riferimento per l’aggiornamento del Programma triennale. Art. 5 (Commissione regionale per il lavoro) 1. Al fine di assicurare il concorso delle parti sociali nella determinazione delle politiche del lavoro e nella definizione delle relative scelte programmatiche e di indirizzo, e’ istituita la Commissione regionale per il lavoro, di seguito denominata Commissione regionale. 2. La Commissione regionale formula proposte su tutte le questioni relative alla politica regionale del lavoro, esprime il parere sul Programma triennale, sui suoi aggiornamenti e sui suoi provvedimenti attuativi e valuta l’efficacia degli interventi. 3. La Commissione regionale e’ costituita con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore regionale competente in materia di lavoro, ha sede presso la Direzione centrale competente in materia di lavoro, rimane in carica per la durata della legislatura regionale ed e’ composta da: a) l’Assessore regionale competente in materia di lavoro, con funzioni di Presidente; b) gli Assessori competenti in materia di lavoro di ciascuna Provincia; c) cinque rappresentanti designati dalle organizzazioni di lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul territorio regionale, firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro; d) cinque rappresentanti designati dalle associazioni dei datori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative sul territorio regionale nei settori dell’agricoltura, dell’industria, dell’artigianato, del commercio e della cooperazione, firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro; e) il consigliere regionale di parita’; f) due rappresentanti della Consulta regionale delle associazioni dei disabili, di cui all’articolo 13 bis della legge regionale 25 settembre 1996, n. 41 (Norme per l’integrazione dei servizi e degli interventi sociali e sanitari a favore delle persone handicappate ed attuazione della legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”), come inserito dall’articolo 43, comma 1, della presente legge; g) due rappresentanti designati congiuntamente dalle associazioni di cui alla legge regionale 2 maggio 2001, n. 14 (Rappresentanza delle categorie protette presso la pubblica amministrazione); h) un rappresentante designato dall’ANCI del Friuli Venezia Giulia. 4. Le organizzazioni di cui al comma 3, lettere c) e d), designano per ogni rappresentante effettivo anche un rappresentante supplente, che lo sostituisce in caso di impedimento. 5. La Commissione regionale elegge al suo interno un Vicepresidente, che sostituisce il Presidente in caso di assenza o impedimento. 6. La Commissione regionale si riunisce almeno quattro volte all’anno, ogni volta che il Presidente lo ritenga necessario o entro venti giorni dalla presentazione di una richiesta motivata di un terzo dei componenti. La Commissione regionale puo’ essere articolata in sottocommissioni. 7. Le riunioni della Commissione regionale sono valide con la presenza della maggioranza dei suoi componenti. Le decisioni sono adottate con il voto favorevole della maggioranza dei presenti. In caso di parita’ prevale il voto del Presidente. 8. Alle sedute della Commissione regionale partecipano, senza diritto di voto, il Direttore centrale della Direzione centrale competente in materia di lavoro, o un suo delegato, e il Direttore dell’Agenzia regionale del lavoro. Su invito del Presidente, possono partecipare alle riunioni, senza diritto di voto, altri soggetti la cui presenza sia ritenuta utile. 9. Le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente regionale di categoria non inferiore a C, nominato dal Direttore centrale competente. Con deliberazione della Giunta regionale sono determinate le indennita’ destinate ai componenti della Commissione. Art. 6 (Comitato di coordinamento interistituzionale) 1. Al fine di garantire l’efficace coordinamento tra Regione e Province in tema di politica del lavoro, orientamento, formazione e monitoraggio del mercato del lavoro e’ istituito il Comitato di coordinamento interistituzionale, di seguito denominato Comitato. 2. In particolare il Comitato costituisce la sede in cui si definiscono le intese rispetto alle competenze attribuite alle Province ed esprime parere obbligatorio rispetto alle funzioni di regolamentazione nelle materie attribuite alle Province ai sensi dell’articolo 7. 3. Il Comitato e’ composto dall’Assessore regionale competente in materia di lavoro, che lo presiede, e dagli Assessori provinciali competenti in materia di lavoro. 4. Il Comitato si riunisce almeno quattro volte all’anno, ogni volta che il Presidente lo ritenga necessario o su richiesta di almeno due Assessori provinciali. 5. Alle riunioni del Comitato, su invito del Presidente, possono partecipare gli Assessori regionali competenti in materia di istruzione, attivita’ produttive, salute e protezione sociale, al fine di favorire l’integrazione tra i rispettivi indirizzi di politica regionale, nonche’ altri soggetti la cui presenza sia ritenuta utile. 6. Il Comitato e’ costituito con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, ha sede presso la Direzione centrale competente in materia di lavoro e rimane in carica per la durata della legislatura regionale. 7. Il Comitato puo’ istituire gruppi di lavoro tecnici di coordinamento tra uffici della Regione e delle Province ed eventuali altri soggetti la cui presenza sia ritenuta utile, sia per assicurare l’attuazione di quanto stabilito dal Comitato stesso sia per esigenze di raccordo tra gli uffici su temi specifici, con obbligo periodico di relazione al Comitato medesimo. 8. Il coordinamento dei gruppi di lavoro e’ svolto dal rappresentante della Regione e le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente regionale di categoria non inferiore a C, nominato dal Direttore centrale competente. Art. 7 (Funzioni delle Province) 1. Le Province, in conformita’ al Programma triennale e agli indirizzi della Regione, esercitano funzioni e compiti in materia di: a) politica attiva del lavoro; b) collocamento, avviamento al lavoro e servizi all’impiego; c) conciliazione delle controversie di lavoro; d) rilascio dei provvedimenti relativi ai procedimenti di ingresso dei lavoratori stranieri previsti dagli articoli 22, 24 e 27 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione giuridica dello straniero), e successive modifiche; e) attuazione, per quanto di competenza, del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione; f) osservazione e monitoraggio del mercato del lavoro locale. 2. Nell’ambito degli indirizzi regionali per l’attuazione delle politiche del lavoro, le Province adottano programmi annuali integrati con gli altri strumenti di programmazione territoriale in materia sociale, educativa e formativa. 3. Le Province promuovono la costruzione di reti di servizio con i soggetti pubblici e privati che operano nel loro territorio. 4. Sulla base degli indirizzi contenuti nel Programma triennale, la Regione individua con regolamento forme e modalita’ di sostegno all’esercizio da parte delle Province delle funzioni e dei compiti nelle materie di cui al comma 1, ivi compreso il potenziamento degli uffici preposti ai medesimi compiti e funzioni. Art. 8 (Commissioni provinciali per il lavoro) 1. Presso le Province sono istituite le Commissioni provinciali per il lavoro, di seguito denominate Commissioni provinciali. 2. Le Commissioni provinciali sono costituite dalle Province, che ne determinano le funzioni, la composizione e le modalita’ di funzionamento. 3. La composizione delle Commissioni provinciali deve comunque prevedere: a) una rappresentanza paritetica delle associazioni dei datori di lavoro e delle organizzazioni dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative a livello provinciale, firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro; b) il consigliere provinciale di parita’ di cui all’articolo 18; c) rappresentanti di categorie e di associazioni di tutela dei disabili. CAPO II Agenzia regionale del lavoro Art. 9 (Agenzia regionale del lavoro) 1. E’ istituita l’ Agenzia regionale del lavoro, di seguito denominata Agenzia, con sede in Trieste. 2. L’Agenzia e’ un ente funzionale della Regione, e’ dotata di personalita’ giuridica di diritto pubblico, di autonomia organizzativa, amministrativa, contabile e patrimoniale e svolge le seguenti funzioni: a) assistenza tecnica all’Assessore e alla Direzione centrale competenti in materia di lavoro a supporto dello svolgimento delle funzioni e compiti in materia di programmazione regionale e gestione delle politiche regionali del lavoro e dell’esercizio delle funzioni e compiti di cui alla presente legge; b) monitoraggio e supporto alla valutazione dell’efficacia delle politiche in materia di lavoro, promuovendo l’innovazione nei due settori; c) osservazione del mercato del lavoro, con funzione di analisi del medesimo, monitoraggio delle attivita’ svolte dalla Regione e dalle Province e predisposizione del rapporto annuale sull’occupazione nel territorio regionale; d) ( ABROGATA ); e) assistenza tecnica alle Province, nell’ambito delle materie di propria competenza, nel campo delle politiche del lavoro; f) attivita’ di supporto nella realizzazione e gestione di progetti complessi a livello regionale e interprovinciale, in attuazione della presente legge, da realizzarsi anche in collaborazione con altre Regioni o Stati; g) ogni altra funzione attribuita dalla legge o delegata dalla Giunta regionale. 2 bis. Per lo svolgimento delle attivita’ di cui al comma 2, l’Agenzia regionale del lavoro accede ai dati del Sistema informativo lavoro di cui all’articolo 28. 3. Per l’espletamento di particolari attivita’ progettuali di ricerca e di studio connesse allo svolgimento delle proprie funzioni l’Agenzia puo’ stipulare convenzioni con Universita’ degli studi, istituti di ricerca specializzati ed enti pubblici qualificati. Per la medesima finalita’ l’Agenzia puo’ stipulare contratti di diritto privato con esperti. 4. L’Agenzia puo’ avvalersi di un Comitato scientifico, composto da non piu’ di cinque esperti in materia di politica del lavoro, designati con decreto del Direttore dell’Agenzia su proposta dell’Assessore regionale competente in materia di lavoro, per lo svolgimento delle attivita’ di osservazione del mercato del lavoro, di monitoraggio e valutazione degli interventi di politica del lavoro, nonche’ per la predisposizione del rapporto annuale sull’occupazione nel territorio regionale. 5. Con il decreto di cui al comma 4 e’ stabilito l’ammontare del gettone di presenza, tenuto conto dell’importanza dei lavori e della qualificazione professionale dei componenti del Comitato scientifico. Art. 10 (Organi) 1. Sono organi dell’Agenzia: a) il Direttore; b) il Collegio dei revisori dei conti. Art. 11 (Direttore) 1. Il Direttore e’ nominato dal Presidente della Regione, previa conforme deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore competente in materia di lavoro, tra persone di elevata professionalita’ e comprovata esperienza, in possesso di diploma di laurea, che abbiano svolto attivita’ dirigenziale per almeno cinque anni in settori attinenti l’ambito operativo dell’Agenzia. All’atto della nomina del Direttore la Giunta regionale individua altresi’ tra i dirigenti in forza all’Amministrazione regionale il sostituto in caso di assenza o impedimento. 2. Il Direttore ha la rappresentanza legale dell’Agenzia ed e’ responsabile della realizzazione dei compiti istituzionali della stessa e del raggiungimento degli obiettivi per la stessa previsti dal Programma triennale, nonche’ della gestione dell’Agenzia. 3. Il Direttore provvede alla gestione dell’Agenzia e in particolare: a) all’adozione dei bilanci di previsione pluriennale e annuale e del conto consuntivo; b) all’adozione del regolamento di organizzazione; c) alla definizione e adozione dei programmi di intervento; d) alla gestione del personale, compresa la definizione e adozione della pianta organica e la stipula dei relativi contratti; e) alla redazione di una relazione annuale sulle attivita’ svolte e sui risultati conseguiti; f) alla stipulazione e all’approvazione di contratti e convenzioni; g) allo svolgimento di ogni altro incarico ad esso attribuito dalla Giunta regionale. 4. Il rapporto di lavoro del Direttore dell’Agenzia e’ regolato dal contratto di diritto privato, come disciplinato dal regolamento di organizzazione dell’Amministrazione regionale e degli enti regionali, approvato con decreto del Presidente della Regione 27 agosto 2004, n. 0277/Pres. Art. 12 (Collegio dei revisori dei conti) 1. Il Collegio dei revisori dei conti e’ composto da tre membri effettivi e due supplenti, iscritti nel registro dei revisori contabili previsto dall’articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88 (Attuazione della direttiva n. 84/253/CEE, relativa all’abilitazione delle persone incaricate del controllo di legge dei documenti contabili), e nominati con decreto del Presidente della Regione. 2. Il Collegio resta in carica per tre anni. I membri del Collegio possono essere revocati per giusta causa e possono rinunciare all’incarico; in tal caso la rinuncia e’ comunicata al Presidente della Regione. 3. Il Collegio si riunisce, su convocazione del suo Presidente, almeno una volta ogni tre mesi e comunque ogni qualvolta il Presidente ne ravvisi la necessita’. 4. Per l’espletamento della propria attivita’ al Presidente e ai componenti effettivi del Collegio e’ dovuta un’indennita’ annuale da determinarsi con deliberazione della Giunta regionale. 5. Il Collegio dei revisori dei conti vigila sull’osservanza delle leggi, verifica la regolare tenuta della contabilita’ e la corrispondenza del rendiconto generale alle risultanze delle scritture contabili, esamina il bilancio di previsione e le relative variazioni e assestamento. I revisori possono in qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione e di controllo. Art. 13 (Personale) 1. Il personale dell’Agenzia appartiene al ruolo unico regionale. 2. Al fine di acquisire le elevate professionalita’ e le specifiche competenze, non previste nell’ambito dell’organico dell’Amministrazione regionale, necessarie allo svolgimento delle funzioni di cui all’articolo 9, l’Agenzia procede all’assunzione di personale proprio con profilo di ricercatore assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato cui si applica il CCNL del personale del comparto delle istituzioni degli enti di ricerca e sperimentazione – area ricercatori e tecnologi, nel limite delle previsioni della pianta organica. 2 bis. Per il reclutamento del personale di cui al comma 2, l’Agenzia provvede all’espletamento di procedure concorsuali, previa approvazione del bando da parte della Giunta regionale. Art. 14 (Dotazioni finanziarie e patrimoniali) 1. Le entrate dell’Agenzia sono costituite da: a) il fondo di dotazione, la cui misura viene stabilita, per ogni anno finanziario, in apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del bilancio regionale; b) contributi e sovvenzioni della Regione, di enti pubblici, associazioni e privati; c) qualunque altro introito concernente la gestione e la finalita’ dell’Agenzia. 2. L’Amministrazione regionale mette a disposizione dell’Agenzia i beni immobili e mobili necessari per il funzionamento degli uffici. Art. 15 (Controllo e vigilanza) 1. Sono soggetti al controllo preventivo della Giunta regionale i seguenti atti: a) il bilancio di previsione annuale e pluriennale e il conto consuntivo; b) il regolamento di organizzazione e la pianta organica, e le loro modifiche; c) i programmi di intervento. 2. Ai fini del controllo gli atti di cui al comma 1 sono inviati entro dieci giorni dalla loro adozione alla Giunta regionale, per il tramite della Direzione centrale competente in materia di lavoro, che ne cura l’istruttoria anche avvalendosi di altri uffici regionali competenti per materia. 3. La Giunta regionale approva gli atti di cui al comma 1 entro sessanta giorni dal ricevimento. Trascorso tale termine, senza che sia intervenuta l’approvazione o il diniego, gli atti diventano esecutivi. 4. Il termine di cui al comma 3 e’ interrotto per una sola volta se prima della sua scadenza sono richiesti chiarimenti o elementi integrativi di giudizio. In tal caso il termine per l’esercizio del controllo decorre dal momento della ricezione degli atti richiesti. 5. Con provvedimento motivato la Giunta regionale puo’ disporre ispezioni e verifiche nei confronti dell’Agenzia. CAPO III Consigliere regionale e consiglieri provinciali di parita’ Art. 16 (Consigliere regionale di parita’) 1. In attuazione del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196 (Disciplina dell’attivita’ delle consigliere e dei consiglieri di parita’ e disposizioni in materia di azioni positive, a norma dell’articolo 47 della legge 17 maggio 1999, n. 144), e’ nominato il consigliere regionale di parita’, con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore competente in materia di lavoro. 2. Il consigliere regionale di parita’ deve possedere requisiti di specifica competenza ed esperienza almeno quinquennale in materia di lavoro femminile, di normative sulle pari opportunita’, nonche’ di mercato del lavoro, comprovati da idonea documentazione. 3. Il mandato del consigliere regionale di parita’ ha durata di quattro anni ed e’ rinnovabile una sola volta. Il consigliere regionale di parita’ continua a svolgere le funzioni fino alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di nomina del nuovo consigliere di parita’. 4. Il consigliere regionale di parita’ svolge funzioni di promozione e controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza, di opportunita’ e di non discriminazione per donne e uomini nel lavoro. Svolge altresi’ le funzioni di pubblico ufficiale ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 196/2000, nonche’ i compiti e le funzioni previsti dall’articolo 3, commi 1, 4 e 5, del medesimo decreto legislativo 196/2000. 5. Il consigliere regionale di parita’ e’ componente della Commissione regionale per il lavoro e della Commissione regionale per le pari opportunita’ tra uomo e donna, ai sensi della legge regionale 21 maggio 1990, n. 23 (Istituzione di una Commissione regionale per le pari opportunita’ tra uomo e donna), e successive modifiche. Partecipa altresi’ ai tavoli di partenariato locale e ai comitati di sorveglianza di cui al regolamento (CE) n. 1260/1999, del Consiglio, del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui Fondi strutturali, nonche’ alla concertazione regionale. Art. 17 (Sede, dotazione organica e assegnazione di personale) 1. Il consigliere regionale di parita’ ha sede presso la Direzione centrale competente in materia di lavoro. 2. L’ufficio del consigliere regionale di parita’ e’ funzionalmente autonomo. Gli obiettivi e l’attivita’ da svolgere vengono individuati dal consigliere regionale di parita’ nel rispetto degli indirizzi forniti dalla normativa vigente. 3. La Regione fornisce al consigliere regionale di parita’ personale appartenente al ruolo unico regionale e le attrezzature necessarie. L’assegnazione del personale regionale avviene sentito il consigliere di parita’, con precedenza ai soggetti in possesso di competenze in materia di mercato del lavoro e pari opportunita’. 4. Al consigliere regionale di parita’ viene riconosciuta un’indennita’ mensile di carica determinata con il provvedimento di nomina, su proposta dell’Assessore competente. Per le missioni svolte nell’esercizio delle proprie funzioni al consigliere regionale di parita’ spetta il trattamento di missione nella misura prevista per il personale regionale di area dirigenziale. Art. 18 (Consiglieri provinciali di parita’) 1. Le Province nominano il consigliere provinciale di parita’, dandone comunicazione al consigliere regionale di parita’. 2. Il consigliere provinciale di parita’ e’ componente della Commissione provinciale per il lavoro e dell’organismo di pari opportunita’ provinciale. 3. Il consigliere provinciale di parita’ ha sede presso la Provincia, la quale fornisce il personale e le attrezzature necessarie per l’espletamento delle funzioni. Ad esso si applicano altresi’ le disposizioni di cui all’articolo 16, commi 2, 3 e 4. Art. 19 (Fondo regionale per l’attivita’ dei consiglieri di parita’ e rete regionale dei consiglieri di parita’) 1. Il Fondo regionale per l’attivita’ dei consiglieri di parita’ e’ costituito dalle quote di riparto annuale del Fondo nazionale di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 196/2000. 2. La Giunta regionale, sentito il consigliere di parita’, provvede a fissare i criteri e le modalita’ di ripartizione delle somme attribuite dallo Stato agli uffici dei consiglieri di parita’ della Regione medesima e delle Province. Con regolamento regionale, adottato previo parere della competente Commissione consiliare, sono definiti altresi’ termini e modalita’ per la gestione delle risorse assegnate al consigliere regionale di parita’. 3. Al fine di rafforzare le funzioni dei consiglieri di parita’, di accrescere l’efficacia della loro azione, di consentire lo scambio di informazioni, esperienza e buone prassi, e’ istituita la rete regionale dei consiglieri di parita’, coordinata dal consigliere regionale di parita’. 4. La rete regionale si riunisce almeno tre volte all’anno, secondo le modalita’ stabilite con regolamento regionale, in conformita’ al decreto legislativo 196/2000. Art. 20 (Rinvio) 1. Per tutto quanto non previsto dal presente capo trova applicazione, ove compatibile, il decreto legislativo 196/2000. TITOLO II SISTEMA REGIONALE DEI SERVIZI PER L’IMPIEGO CAPO I Sistema regionale dei servizi per l’impiego Art. 21 (Centri per l’impiego e gestione del lavoro locale) 1. Le Province, nell’ambito delle competenze attribuite dall’articolo 7, svolgono attraverso proprie strutture denominate “Centri per l’impiego” le seguenti funzioni: a) attivita’ di accoglienza e di orientamento al lavoro per le persone; b) consulenza alle imprese per un efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro; c) informazione sui servizi disponibili per l’accesso al lavoro, sulle opportunita’ e vincoli del mercato del lavoro locale e del sistema formativo; d) informazione sugli incentivi e sulle politiche attive per l’inserimento al lavoro o la creazione di lavoro autonomo rivolta sia ai lavoratori che alle imprese; e) intermediazione fra domanda e offerta di lavoro; f) accompagnamento all’inserimento, al collocamento mirato e al mantenimento al lavoro per i disabili, ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), e delle disposizioni di cui alla presente legge; g) accompagnamento all’inserimento per le persone in condizione di svantaggio personale e sociale; h) adempimenti di propria competenza relativi all’attuazione del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione; i) erogazione di servizi di mediazione culturale per lavoratori stranieri, ai sensi dell’articolo 26, comma 8, della legge regionale 5/2005; j) rilevazione dei fabbisogni formativi finalizzati all’attivazione di percorsi di formazione professionale; k) funzioni amministrative connesse al collocamento e funzioni previste dal decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 (Disposizioni per agevolare l’incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell’articolo 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144), e successive modifiche; l) certificazione dello stato di disoccupazione; m) ricevimento e gestione delle comunicazioni da parte dei datori di lavoro pubblici e privati; n) avviamento a selezione negli enti pubblici e nella pubblica amministrazione; o) tenuta delle liste di mobilita’ di cui alla legge 23 luglio 1991, n. 223 (Norme in materia di cassa integrazione, mobilita’, trattamenti di disoccupazione, attuazione di direttive della Comunita’ europea, avviamento al lavoro ed altre disposizioni in materia di mercato del lavoro), e al decreto legge 20 maggio 1993, n. 148 (Interventi urgenti a sostegno dell’occupazione), convertito, con modifiche, dall’articolo 1, comma 1, della legge 19 luglio 1993, n. 236, e successive modifiche; p) ogni altro servizio finalizzato all’inserimento delle persone nel mercato del lavoro e al soddisfacimento delle esigenze occupazionali delle imprese, garantendo l’attuazione del principio di parita’ di genere. 2. Le Province svolgono altresi’, nell’ambito delle competenze attribuite dall’articolo 7, le seguenti funzioni per la gestione del mercato del lavoro locale: a) la composizione delle vertenze collettive di lavoro e nell’ambito delle procedure di mobilita’, a livello provinciale, quando richiesto dalla normativa o dalle parti interessate; b) l’indagine sulla consistenza associativa delle organizzazioni sindacali a livello provinciale per la valutazione della rappresentativita’ ai fini della costituzione di organi collegiali a livello provinciale; c) la tenuta del registro di deposito delle firme dei rappresentanti sindacali; d) la ricezione in deposito dei contratti collettivi aziendali di secondo livello; e) la ricezione in deposito dei verbali di conciliazione in sede sindacale ai sensi dell’articolo 411 del codice di procedura civile, l’attestazione della loro autenticita’ e il deposito; f) la ricezione delle comunicazioni di avvio delle procedure di mobilita’ ai sensi dell’articolo 4 della legge 223/1991, ai fini dell’eventuale convocazione d’ufficio delle parti in caso di mancato accordo nella prima fase della procedura medesima; g) la ricezione di ricorsi avverso le decisioni delle commissioni elettorali nell’ambito delle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU); h) la ricezione delle richieste di costituzione dei collegi di conciliazione e arbitrato ai sensi dell’articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della liberta’ e dignita’ dei lavoratori, della liberta’ sindacale e dell’attivita’ sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento); i) la ricezione delle richieste di convocazione di vertenze in ambito provinciale e cura delle vertenze; j) il rilascio dei provvedimenti relativi ai procedimenti di ingresso dei lavoratori stranieri previsti dagli articoli 22, 24 e 27 del decreto legislativo 286/1998, e successive modifiche. 3. I servizi erogati ai sensi dei commi 1 e 2 sono resi gratuitamente in favore dei lavoratori e dei datori di lavoro. Art. 22 (Avviamento a selezione presso le pubbliche amministrazioni) 1. La Regione, nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti con legge dello Stato e, in particolare di quelli di non discriminazione, adeguata informazione e pari opportunita’, disciplina con regolamento le procedure di avviamento a selezione presso le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull’organizzazione del mercato del lavoro), con particolare attenzione alle categorie piu’ deboli e a quelle con maggiore difficolta’ nell’inserimento lavorativo. 2. Le pubbliche amministrazioni, come individuate dall’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), escluse quelle di cui all’articolo 2, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro, a norma dell’articolo 1 della legge 15 marzo 1997, n. 59), per le assunzioni da effettuare ai sensi dell’articolo 35, comma 1, lettera b), del medesimo decreto legislativo 165/2001, formulano richiesta di avviamento a selezione al Centro per l’impiego competente per territorio. 3. In caso di assunzioni a tempo indeterminato, qualora l’ambito territoriale del soggetto richiedente comprenda un territorio sul quale insistono piu’ Centri per l’impiego della stessa Provincia o di Province diverse, la richiesta di cui al comma 2 e’ rivolta, rispettivamente, alla Provincia interessata o alla Regione, per la redazione della graduatoria unica integrata. 4. Le pubbliche amministrazioni di cui al comma 2 possono procedere autonomamente all’individuazione del personale da avviare a selezione nel rispetto e in conformita’ alle disposizioni previste dal regolamento di cui al comma 1. 5. ( ABROGATO ) Art. 23 (Autorizzazione allo svolgimento delle attivita’ di intermediazione, di ricerca e selezione e supporto alla ricollocazione) 1. La Regione, ai sensi dell’articolo 6, commi 6, 7 e 8, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30), determina con regolamento le modalita’ e i criteri per l’autorizzazione dei soggetti che intendono svolgere esclusivamente nel territorio regionale le attivita’ di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione del personale, nonche’ per l’eventuale sospensione e revoca dell’autorizzazione stessa. 2. La Regione comunica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali gli estremi delle autorizzazioni rilasciate ai soggetti di cui al comma 1. Art. 24 (Accreditamento per la fornitura di servizi al lavoro) 1. E’ istituito presso la Direzione centrale competente in materia di lavoro l’elenco regionale dei soggetti accreditati per lo svolgimento dei servizi al lavoro, come individuati dal comma 3. 2. L’iscrizione nell’elenco di cui al comma 1 costituisce requisito preliminare per poter ottenere l’affidamento, con atto successivo e distinto, da parte della Regione o delle Province, del compito di svolgere servizi al lavoro, come definiti dal comma 3. 3. Sono servizi al lavoro le attivita’ di orientamento al lavoro, di incontro tra domanda e offerta di lavoro, di prevenzione della disoccupazione di lunga durata, di promozione dell’inserimento lavorativo degli svantaggiati, di sostegno alla mobilita’ geografica dei lavoratori, di preselezione, di supporto alla ricollocazione professionale, di monitoraggio dei flussi del mercato del lavoro, nonche’ le ulteriori attivita’ individuate ai sensi del comma 4. 4. La Giunta regionale, sentite le associazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni di lavoratori comparativamente piu’ rappresentative, definisce: a) le procedure per l’accreditamento; b) i requisiti minimi per l’accreditamento relativi alle capacita’ gestionali e logistiche, alle competenze professionali, alla situazione economica, alle esperienze maturate nel contesto territoriale di riferimento necessari per la concessione e la revoca dell’accreditamento; c) le modalita’ di verifica del mantenimento dei requisiti ai fini della revoca; d) le modalita’ di tenuta dell’elenco dei soggetti accreditati; e) i criteri di misurazione dell’efficacia ed efficienza dei servizi erogati; f) le tipologie dei servizi al lavoro per le quali e’ necessario l’accreditamento; g) gli standard essenziali di erogazione dei servizi al lavoro; h) gli strumenti negoziali con cui possono essere affidati servizi al lavoro. 5. Ai fini della concessione dell’accreditamento, i soggetti di cui al comma 1 sono tenuti all’applicazione integrale degli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali, territoriali e aziendali, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative e della normativa vigente sull’attuazione del principio di parita’ di genere. 6. I soggetti accreditati svolgono i propri servizi senza oneri per i lavoratori. 7. La mancata applicazione degli accordi di cui al comma 5 determina la revoca dell’accreditamento. Art. 25 (Criteri di cooperazione tra servizi pubblici e privati) 1. La Regione e le Province possono affidare ai soggetti accreditati lo svolgimento di servizi al lavoro, nel rispetto dei seguenti criteri: a) ricorso al soggetto privato in base ai principi di efficacia, efficienza ed economicita’, unitamente a criteri di cooperazione, integrazione e qualita’, valutati oggettivamente anche sulla base del rapporto tra i costi e i benefici del servizio fornito; b) motivata impossibilita’ del servizio pubblico a svolgere il servizio da affidare; c) obbligo per i soggetti affidatari di comunicare alla Regione e alle Province le buone pratiche realizzate, nonche’ le informazioni e i dati relativi all’attivita’ svolta e ai risultati conseguiti; d) obbligo per i soggetti affidatari di interconnettersi alla Borsa continua nazionale del lavoro, attraverso il nodo regionale, e con il Sistema informativo regionale lavoro di cui all’articolo 28. 2. I soggetti accreditati o autorizzati non possono svolgere gli adempimenti amministrativi relativi alla certificazione dello stato di disoccupazione, al collocamento mirato dei soggetti disabili, al ricevimento e alla gestione delle comunicazioni da parte dei datori di lavoro e, fermo restando quanto previsto dall’articolo 22, comma 4, all’avviamento a selezione presso le pubbliche amministrazioni. Art. 26 (Criteri e modalita’ di gestione del sistema regionale dei servizi per l’impiego) 1. Le Province e i soggetti pubblici e privati accreditati che erogano servizi nell’ambito del sistema regionale dei servizi per l’impiego devono fornire le proprie prestazioni a tutti gli utenti, persone e imprese, che ad essi si rivolgono, nel rispetto dei principi di non discriminazione e di pari opportunita’, con particolare attenzione alle categorie piu’ deboli e a quelle con maggiore difficolta’ nell’inserimento lavorativo. 2. La Giunta regionale, al fine di garantire la qualita’ e l’efficacia delle prestazioni erogate, disciplina, sentite le Province e la Commissione regionale per il lavoro e nel rispetto di quanto previsto nel Programma triennale, gli standard essenziali di servizio cui devono attenersi i Centri per l’impiego. 3. Con regolamento regionale sono definiti criteri e procedure uniformi per l’accertamento, la verifica e la certificazione dello stato di disoccupazione, nonche’ gli obiettivi e gli indirizzi operativi delle azioni che i servizi competenti effettuano al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e contrastare la disoccupazione di lunga durata. 4. La Regione cura azioni di monitoraggio dei servizi erogati dal sistema regionale dei servizi per l’impiego al fine di qualificarne l’azione, di valorizzarne l’efficacia e l’efficienza e di verificare il rispetto dei principi previsti dalla presente legge. Art. 27 (Orientamento) 1. La Regione promuove l’orientamento delle persone come strumento di valorizzazione e di sviluppo delle competenze, delle potenzialita’ e delle aspirazioni individuali, in relazione alla ricerca occupazionale, al reinserimento lavorativo e ai processi di transizione e crescita professionale, nonche’ all’autoimprenditorialita’ e all’avvio di imprese come strumenti di occupazione. 2. La Regione, per le finalita’ di cui al comma 1, per il tramite delle strutture regionali di orientamento di cui alla legge regionale 26 maggio 1980, n. 10 (Norme regionali in materia di diritto allo studio), e successive modifiche, persegue l’integrazione dei servizi di orientamento erogati dai soggetti pubblici e privati che operano nell’ambito dell’istruzione, della formazione e del lavoro. 3. La Giunta regionale, su proposta dell’Assessore regionale competente in materia di lavoro, disciplina gli standard essenziali dei servizi per l’orientamento al lavoro erogati dalle Province attraverso i Centri per l’impiego. 4. Nell’ambito del Programma triennale la Regione definisce interventi di sostegno per il potenziamento della rete pubblica dei servizi di orientamento al lavoro. Art. 28 (Sistema informativo regionale lavoro) 1. La Regione assicura l’esercizio delle funzioni di programmazione e gestione delle politiche regionali del lavoro attraverso lo strumento informativo denominato “Sistema informativo regionale lavoro”, operante nell’ambito del sistema informativo elettronico regionale (SIER). 2. Il Sistema informativo regionale lavoro costituisce per le Province lo strumento per l’esercizio delle funzioni di organizzazione e coordinamento dei Centri per l’impiego del proprio territorio. 3. La Direzione centrale competente in materia di sistemi informativi, in stretto raccordo con la Direzione centrale competente in materia di lavoro: a ante) svolge l’attivita’ di progettazione e gestione del Sistema informativo regionale lavoro; a) assicura il collegamento del Sistema informativo regionale lavoro con il Sistema informativo lavoro nazionale e con la Borsa nazionale continua del lavoro, sovraintendendo alla realizzazione, conduzione e manutenzione degli stessi in ambito regionale; b) dispone le necessarie connessioni con la rete regionale dei servizi per l’impiego; c) cura la cooperazione con la rete europea dei servizi all’impiego EURES (European Employment Services) e con i sistemi di altri Stati. 4. Per garantire l’efficace funzionamento dei collegamenti di cui al comma 3, la Direzione centrale competente in materia di sistemi informativi, in stretto raccordo con la Direzione centrale competente in materia di lavoro: a) organizza, in collaborazione con le Province, il monitoraggio e la verifica della qualita’ delle informazioni immesse, dei sistemi di classificazione delle stesse e propone le semplificazioni amministrative utili per elevare la qualita’ delle informazioni gestite e distribuite; b) organizza, in collaborazione con le Province, la formazione continua del personale dei Centri per l’impiego, al fine di consentire la corretta imputazione dei dati, l’omogeneita’ delle definizioni e delle classificazioni e il loro aggiornamento continuo. 5. Il Sistema informativo regionale lavoro assicura l’interconnessione e lo scambio informativo tra i soggetti e le strutture operanti nel settore del lavoro e quelli operanti nel settore della formazione professionale. 6. I dati anagrafici necessari per l’attuazione del Sistema informativo regionale lavoro vengono estratti dai dati resi disponibili dai Comuni nell’ambito della procedura relativa alla gestione delle Carte dei Servizi. I dati vengono utilizzati e messi a disposizione della rete dei servizi per l’impiego, nonche’ delle scuole e del sistema della formazione professionale. TITOLO III POLITICHE ATTIVE E TUTELA DEL LAVORO CAPO I Promozione dell’occupazione e di nuove attivita’ imprenditoriali Art. 29 (Finalita’ e destinatari) 1. La Regione, nell’ambito del Programma triennale, sostiene l’assunzione, la stabilizzazione occupazionale, lo sviluppo di nuove attivita’ imprenditoriali e l’inserimento in qualita’ di soci-lavoratori di cooperative di: a) donne, con l’obiettivo di promuovere le pari opportunita’; b) soggetti in condizione di svantaggio occupazionale. 2. La Regione sostiene le imprese che promuovono la crescita e la stabilizzazione dell’occupazione. 3. Ai fini della presente legge, per soggetti in condizione di svantaggio occupazionale si intendono le persone di eta’ superiore a quarantacinque anni, gli altri soggetti individuati dall’articolo 2, lettera f), del regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione, del 5 dicembre 2002, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell’occupazione, i soggetti di cui all’articolo 4, comma 1, della legge 8 novembre 1991, n. 381 (Disciplina delle cooperative sociali), nonche’ le altre categorie di soggetti eventualmente individuate dal Programma triennale. Art. 30 (Promozione dell’occupazione) 1. In attuazione delle disposizioni del presente capo, sono concessi, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di tutela della concorrenza, incentivi alle imprese e ai loro consorzi, alle associazioni, alle fondazioni e ai soggetti esercenti le libere professioni in forma individuale o associata che realizzino sul territorio regionale iniziative volte a favorire l’assunzione o la stabilizzazione dei soggetti di cui all’articolo 29, comma 1, lettere a) e b). 2. Gli incentivi, salvo particolari eccezioni definite con regolamento regionale, sono concessi per assunzioni a tempo indeterminato, anche a tempo parziale, e possono anche sostenere significativi incrementi dell’organico aziendale. Art. 31 (Promozione di nuove attivita’ imprenditoriali) 1. In attuazione delle disposizioni del presente capo, sono concessi, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di tutela della concorrenza, incentivi finalizzati alla costituzione o all’acquisizione di una partecipazione prevalente da parte dei soggetti di cui all’articolo 29, comma 1, lettere a) e b), in nuove imprese aventi sede operativa nel territorio della regione, con particolare riferimento alle spese di investimento, all’acquisizione di beni e servizi di consulenza e alla partecipazione a corsi di formazione imprenditoriale. Art. 32 (Lavoro in cooperativa) 1. In attuazione delle disposizioni del presente capo, sono concessi, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di tutela della concorrenza, incentivi per favorire l’inserimento dei soggetti di cui all’articolo 29, comma 1, lettere a) e b), in qualita’ di soci-lavoratori di cooperative iscritte nel Registro regionale delle cooperative, purche’ l’inserimento avvenga nel rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Art. 33 (Promozione della stabilita’ occupazionale) 1. La Regione, in attuazione delle disposizioni del presente capo, al fine di favorire la stabilita’ dei rapporti di lavoro, promuove e sostiene programmi di intervento realizzati dall’Agenzia e dalle Province, che prevedono, in particolare: a) la realizzazione da parte dei Centri per l’impiego di servizi di consulenza mirata per collaboratori coordinati e continuativi a progetto e con altre forme di lavoro parasubordinato, in modo da agevolare lo sviluppo di percorsi professionali, l’informazione sulle forme di tutela e sulle occasioni di lavoro; b) l’accesso alla formazione da parte dei lavoratori di cui alla lettera a); c) la concessione di incentivi per la trasformazione di rapporti di lavoro ad elevato rischio di precarizzazione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. 2. I programmi di cui al presente articolo possono essere realizzati anche in concorso con le parti sociali e gli enti di formazione accreditati. 3. Con regolamento regionale sono individuati criteri e modalita’ di concessione degli incentivi di cui al presente articolo. Art. 34 (Politiche per il prolungamento della vita attiva) 1. La Regione, al fine di favorire il prolungamento della vita attiva degli anziani, promuove azioni sperimentali di sistema che prevedono il concorso delle seguenti misure: a) incentivi al prolungamento della vita attiva; b) sostegni mirati al reinserimento al lavoro; c) formazione professionale specifica e mirata che consenta di adeguare le competenze dei soggetti interessati. Art. 35 (Interventi ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 276/2003) 1. Le Agenzie per il lavoro autorizzate, che intendono operare ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 276/2003 mediante l’utilizzo di risorse pubbliche regionali o mediante forme di raccordo e sostegno della Regione o delle Province, sono tenute a rispettare le seguenti condizioni: a) ottenimento dell’accreditamento dalla Regione ai sensi della presente legge; b) stipula di una convenzione con le Province, sulla base di un modello approvato con deliberazione della Giunta regionale; c) integrale rispetto, da parte delle imprese utilizzatrici, degli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali e territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative; d) obbligo di svolgere gli interventi formativi in favore di tutti i lavoratori coinvolti; e) rispetto delle prescrizioni individuate dalla Giunta regionale ai sensi del comma 2. 2. La Giunta regionale, sentite le Province e le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano regionale, individua: a) gli standard minimi dei piani di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro e degli interventi formativi che devono essere erogati; b) i requisiti professionali dei tutor aziendali; c) le procedure per la verifica della conformita’ alla vigente normativa statale e regionale dei percorsi di reinserimento lavorativo effettuati; d) i criteri per la definizione della congruita’ dell’offerta lavorativa da parte del soggetto svantaggiato, anche in relazione alla condizione di svantaggio personale o familiare del lavoratore; e) le cause che legittimano il rifiuto dell’offerta lavorativa da parte del soggetto, senza che lo stesso incorra nella decadenza di indennita’ o diritti. CAPO II Inserimento lavorativo delle persone disabili Art. 36 (Promozione dell’integrazione lavorativa delle persone disabili) 1. In attuazione dei principi della legge 68/1999 e in conformita’ con quanto previsto dalla legge regionale 41/1996, la Regione promuove la realizzazione del diritto al lavoro delle persone disabili, sostenendone l’inserimento, l’integrazione lavorativa e l’autoimprenditorialita’ attraverso i servizi per l’impiego, le politiche formative e del lavoro e le attivita’ di collocamento mirato, in raccordo e con il concorso dei servizi sociali, sanitari ed educativi. 2. Per le finalita’ di cui al comma 1 la Regione sostiene l’utilizzo di percorsi personalizzati di integrazione lavorativa, in funzione dei bisogni delle persone disabili. 3. Nell’ambito del Programma triennale di cui all’articolo 3 sono definiti gli obiettivi e le priorita’ di intervento per la promozione dell’inserimento al lavoro delle persone disabili, con specifico riguardo alle iniziative di collocamento mirato in una logica di sistema integrato tra tutti gli enti, le istituzioni e i servizi deputati a garantire il diritto alla formazione e al lavoro e alla piena integrazione delle persone disabili. 3 bis. La Regione sostiene la cultura dell’integrazione professionale e della stabilizzazione lavorativa delle persone disabili anche attraverso progetti concertati con i soggetti competenti in materia e i datori di lavoro pubblici e privati. Art. 37 (Compiti della Regione) 1. Al fine di garantire omogeneita’ e assicurare pari opportunita’ sul territorio regionale nella fruizione dei servizi di collocamento mirato da parte delle persone disabili, la Giunta regionale definisce con propria deliberazione: a) i criteri generali e i requisiti delle convenzioni per l’inserimento lavorativo delle persone disabili di cui all’articolo 11 della legge 68/1999; b) gli indirizzi per l’utilizzo delle risorse a valere sui Fondi provinciali di cui all’articolo 39, con particolare riferimento ai finanziamenti degli interventi e degli strumenti per l’integrazione lavorativa; c) le tipologie dei percorsi personalizzati di inserimento lavorativo di cui all’articolo 36, comma 2, nonche’ le relative spese ammissibili ai finanziamenti; d) i requisiti professionali degli operatori per l’inserimento lavorativo e i relativi percorsi formativi; e) le modalita’ di ripartizione tra le Province delle disponibilita’ del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili di cui all’articolo 13 della legge 68/1999 e delle somme stanziate dalla Regione per l’integrazione dei Fondi provinciali di cui all’articolo 39, comma 2, lettera d). 2. Con regolamento regionale sono definiti: a) i criteri di valutazione degli elementi che concorrono alla formazione delle graduatorie di cui all’articolo 8, comma 2, della legge 68/1999; b) i criteri e le modalita’ per la concessione dei benefici di cui all’articolo 13 della legge 68/1999; c) le procedure relative al rilascio di autorizzazione agli esoneri parziali di cui all’articolo 5, comma 7, della legge 68/1999. Art. 38 (Compiti delle Province) 1. Le Province, nel rispetto della programmazione e degli indirizzi della Regione, e in raccordo con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio, provvedono all’attuazione di tutti gli interventi volti a favorire l’inserimento lavorativo delle persone disabili, e in particolare provvedono: a) alla pianificazione, all’attuazione e alla verifica degli interventi volti a favorire l’inserimento delle persone disabili; b) all’avviamento lavorativo, alla tenuta dell’elenco e alla predisposizione e aggiornamento della graduatoria; c) al rilascio delle autorizzazioni agli esoneri e alle compensazioni territoriali; d) alla stipulazione delle convenzioni finalizzate al collocamento mirato, anche avvalendosi della sottoscrizione di appositi protocolli d’intesa con i servizi di integrazione lavorativa; e) all’attuazione degli interventi finanziabili con risorse dei Fondi provinciali; f) alla concessione dei benefici di cui all’articolo 13 della legge 68/1999. 2. Le Province istituiscono comitati tecnici per il diritto al lavoro dei disabili con compiti relativi alla valutazione delle residue capacita’ lavorative, alla definizione degli strumenti delle prestazioni atti all’inserimento e alla predisposizione dei controlli periodici sulla permanenza delle condizioni di inabilita’. Le predette funzioni sono svolte in raccordo con la commissione sanitaria di accertamento della disabilita’. 3. Il comitato tecnico concorre altresi’ alla progettazione delle linee di intervento provinciali per l’attuazione del diritto al lavoro dei disabili. Art. 38 bis (Fondo regionale per le politiche del lavoro dei disabili) 1. Per le finalita’ di cui all’articolo 36, e’ istituito il Fondo regionale per le politiche del lavoro dei disabili, di seguito denominato Fondo regionale. 2. La Giunta regionale con propria deliberazione definisce le modalita’ di utilizzo del Fondo regionale di cui al comma 1. Art. 39 (Fondo provinciale per l’occupazione dei disabili) 1. Ciascuna Provincia istituisce il Fondo provinciale per l’occupazione dei disabili, di seguito denominato Fondo provinciale. 2. Il Fondo provinciale e’ alimentato: a) dagli importi derivanti dall’irrogazione delle sanzioni amministrative di cui all’articolo 15 della legge 68/1999; b) dai contributi esonerativi di cui all’articolo 5, comma 3, della legge 68/1999; c) dai conferimenti di fondazioni, enti di natura privata e soggetti comunque interessati con riferimento ai rispettivi territori provinciali; d) dalle somme stanziate dalla Regione. Art. 40 (Validazione delle convenzioni per l’inserimento lavorativo dei disabili) 1. Le convenzioni stipulate in via sperimentale ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 276/2003, previo parere positivo degli uffici competenti per il collocamento mirato dei disabili, sono validate dalla Regione sulla base dei criteri definiti ai sensi del comma 2. 2. La Giunta regionale, sentita la Commissione regionale per il lavoro, definisce con propria deliberazione i criteri per la validazione delle convenzioni di cui al comma 1, disciplinando in particolare: a) il coefficiente minimo di calcolo del valore unitario delle commesse che puo’ essere determinato dalle convenzioni; b) i limiti quantitativi massimi di copertura della quota d’obbligo da coprire che puo’ essere realizzata con le convenzioni e che in ogni caso non puo’ eccedere un quinto del totale; c) le modalita’ con cui i datori di lavoro potranno aderire alle convenzioni; d) le procedure per l’individuazione dei lavoratori disabili che, presentando particolari difficolta’ di inserimento nel ciclo lavorativo ordinario, debbono essere assunti dalle cooperative sociali per poter usufruire delle convenzioni quadro. Art. 41 (Modifica all’articolo 5 della legge regionale 41/1996) 1. Al comma 1 dell’articolo 5 della legge regionale 41/1996 le parole: <<con riguardo, fra l’altro, alla promozione delle iniziative previste dall’articolo 3 della legge regionale 27 ottobre 1994, n. 17>> sono soppresse. Art. 42 (Modifiche all’articolo 6 della legge regionale 41/1996) 1. La lettera i) del comma 1 dell’articolo 6 della legge regionale 41/1996 e’ sostituita dalla seguente: <<i) attivita’ volte a sostenere l’inclusione sociale e l’integrazione lavorativa.>>.

2. Il comma 7 dell’articolo 6 della legge regionale 41/1996 e’ sostituito dal seguente: <<7. Le attivita’ di cui al comma 1, lettera i), sono disciplinate dagli articoli 14 bis, 14 ter e 14 quater della presente legge e dalla legge regionale 9 agosto 2005, n. 18. La Regione finanzia gli enti gestori del Servizio di integrazione lavorativa, individuati secondo le modalita’ di cui all’articolo 14 bis, comma 3.>>.

Art. 43 (Integrazioni alla legge regionale 41/1996) 1. Dopo l’articolo 13 della legge regionale 41/1996 e’ inserito il seguente: <<Art. 13 bis (Consulta regionale delle associazioni dei disabili) 1. La Regione Friuli Venezia Giulia riconosce la Consulta regionale delle associazioni dei disabili quale organismo di consultazione e promozione per le politiche di integrazione delle persone disabili nella societa’. 2. La Consulta formula pareri nell’ambito della competenza regionale in materia di servizi socio-sanitari integrati, con particolare riferimento a: a) redazione di progetti per la promozione e la tutela dei diritti della persona disabile; b) realizzazione di attivita’ socio-sanitarie e riabilitative erogate dal Servizio sanitario regionale, in forma diretta o accreditata; c) promozione dell’inserimento lavorativo; d) attivita’ assistenziali svolte a domicilio e a supporto delle famiglie con disabili gravi; e) abbattimento delle barriere architettoniche, culturali e della comunicazione; f) realizzazione di attivita’ sportive e ricreative. 3. La Consulta viene sentita, con riguardo alle azioni di cui al comma 2, nei processi di verifica della qualita’ dei servizi e dell’adeguatezza delle prestazioni sanitarie. 4. La Direzione centrale della salute e della protezione sociale pone a disposizione della Consulta le dotazioni necessarie allo svolgimento delle attribuzioni di cui ai commi 2 e 3. 5. In relazione alle funzioni svolte ai sensi del presente articolo, l’Amministrazione regionale e’ autorizzata a concedere alla Consulta un contributo annuo nella misura massima di 25.000 euro per le spese di funzionamento. 6. Ai fini della concessione ed erogazione del contributo di cui al comma 5, la Consulta presenta alla Direzione centrale della salute e protezione sociale entro il 31 marzo di ogni anno apposita istanza corredata di una relazione sull’attivita’ prevista nell’anno di riferimento e del relativo preventivo di spesa.>>.

2. Dopo l’articolo 14 della legge regionale 41/1996 sono inseriti i seguenti: <<Art. 14 bis (Servizi di integrazione lavorativa) 1. I Servizi di integrazione lavorativa (SIL) hanno il compito di promuovere e realizzare l’inclusione sociale delle persone disabili attraverso l’utilizzo di percorsi personalizzati finalizzati all’integrazione lavorativa. 2. I Servizi di integrazione lavorativa garantiscono il raggiungimento delle finalita’ di cui al comma 1 assicurando il raccordo con le Province e i loro servizi per l’impiego e i servizi sociali e sanitari, nonche’ programmando e attuando specifici progetti secondo le tipologie previste dall’articolo 14 ter. 3. I soggetti istituzionali cui fanno capo i Servizi di integrazione lavorativa sono individuati con deliberazione della Giunta regionale. 4. La Giunta regionale definisce con apposito progetto obiettivo le modalita’ organizzative dei Servizi di integrazione lavorativa. Art. 14 ter (Percorsi propedeutici all’integrazione lavorativa e progetti per l’inserimento) 1. Per le finalita’ di cui all’articolo 14 bis, comma 1, la Regione sostiene l’utilizzo di progetti inerenti: a) percorsi propedeutici all’integrazione lavorativa nei normali luoghi di lavoro; b) l’inserimento socio-lavorativo rivolto a persone la cui insufficiente produttivita’ non consente l’inserimento a pieno titolo nella realta’ lavorativa, ma rende comunque praticabile il mantenimento nell’ambiente di lavoro. 2. La Giunta regionale definisce con il progetto obiettivo di cui all’articolo 14 bis, comma 4, le modalita’ organizzative e di svolgimento dei progetti di cui al comma 1. 3. Alle persone disabili inserite nei percorsi di cui al comma 1, lettera a), che prevedono periodi di permanenza in normali luoghi di lavoro, spetta un incentivo pari a 2 euro per ora di presenza. Tale importo e’ aggiornato annualmente con deliberazione della Giunta regionale in base alla variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatasi nell’anno precedente. 4. Alle persone disabili inserite nei progetti di cui al comma 1, lettera b), spetta un assegno di incentivazione pari a 200 euro mensili. Tale importo e’ aggiornato annualmente con deliberazione della Giunta regionale in base alla variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell’anno precedente. 5. La competenza ad assicurare le persone disabili inserite nei progetti di cui al presente articolo contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attivita’, nonche’ per la responsabilita’ civile verso terzi, spetta all’ente cui fa capo il Servizio per l’integrazione lavorativa. 6. Per le persone disabili che partecipano ai progetti di cui al presente articolo e’ prevista la copertura delle spese connesse. In particolare viene garantito l’uso gratuito dei mezzi di trasporto pubblico, limitatamente al tragitto dalla propria abitazione al luogo di lavoro, con le modalita’ gia’ vigenti a livello regionale per gli invalidi civili, ovvero il rimborso dei costi sostenuti per effettuare il medesimo tragitto. Vengono inoltre coperte le eventuali spese di mensa e pernottamento, previa certificazione delle stesse. Art. 14 quater (Modalita’ contributive e di rendicontazione) 1. Entro il 30 novembre dell’anno precedente a quello cui si riferiscono gli interventi, gli enti cui fanno capo i Servizi di integrazione lavorativa di cui all’articolo 14 bis trasmettono alla Direzione centrale della salute e protezione sociale apposita istanza di finanziamento corredata di un programma triennale degli interventi soggetto ad aggiornamento annuale. 2. Il programma contiene l’indicazione dei progetti proposti e il relativo preventivo di spesa. 3. I programmi e gli aggiornamenti annuali sono sottoposti all’approvazione della Giunta regionale che provvede sulla loro base al riparto annuale dei finanziamenti disponibili su proposta dell’Assessore regionale alla salute e protezione sociale. 4. L’erogazione viene disposta ogni anno in via anticipata fino all’intero ammontare dei finanziamenti. 5. I beneficiari sono tenuti ad utilizzare i finanziamenti entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello dell’erogazione. 6. I relativi rendiconti, contenenti l’elenco dei beneficiari e delle spese sostenute in attuazione degli interventi programmati, devono essere presentati entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di scadenza del termine di utilizzazione.>>.

Art. 44 (Commissione regionale per l’esame di abilitazione dei centralinisti telefonici privi della vista) 1. La Commissione regionale per l’esame di abilitazione dei centralinisti telefonici privi della vista, di cui all’articolo 2, comma 7, della legge 113/1985, e’ istituita con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, dura in carica quattro anni ed e’ composta da: a) il Direttore centrale della Direzione competente in materia di lavoro, o un dirigente suo delegato, con funzioni di presidente; b) quattro esperti in telefonia, scrittura e lettura Braille. 2. Le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente regionale di categoria non inferiore a C, nominato dal Direttore centrale competente. Con deliberazione della Giunta regionale sono determinate le indennita’ destinate ai componenti della Commissione. CAPO III Previsione e gestione delle situazioni di grave difficolta’ occupazionale Art. 45 (Azioni per prevenire e fronteggiare le gravi difficolta’ occupazionali) 1. La Regione, con il concorso delle Province, degli altri Enti locali interessati e delle parti sociali, realizza e sostiene azioni volte a raggiungere i seguenti obiettivi: a) prevenire le situazioni di grave difficolta’ occupazionale e limitare i conseguenti problemi occupazionali dei lavoratori in esubero, con particolare riguardo alle categorie piu’ esposte quali le donne e le persone di eta’ superiore a quarantacinque anni; b) affrontare e ridurre l’impatto negativo delle situazioni di crisi sulle persone, sul territorio e sul mercato del lavoro; c) contribuire a difendere il patrimonio produttivo regionale e le risorse professionali e imprenditoriali; d) favorire accordi tra imprese dello stesso ramo produttivo atti a fronteggiare situazioni di crisi occupazionale. 2. Al fine di realizzare le azioni di cui al comma 1, la Regione: a) definisce una procedura di intervento integrata, condivisa e partecipata con i diversi livelli istituzionali coinvolti e con le parti sociali; b) svolge, attraverso l’Agenzia e con la collaborazione delle Province, attivita’ di monitoraggio continuo del mercato del lavoro regionale, delle sue dinamiche evolutive e delle situazioni di grave difficolta’ occupazionale. 3. La Regione, anche tramite le azioni di cui al comma 1, promuove il raccordo a livello regionale fra le politiche del lavoro e quelle delle attivita’ produttive. Art. 46 (Procedure di concertazione e dichiarazione dello stato di grave difficolta’ occupazionale) 1. In presenza di situazioni di segnalate gravi difficolta’ occupazionali connesse a rilevanti situazioni negative settoriali o territoriali, l’Assessore regionale competente in materia di lavoro promuove la concertazione con tutte le parti sociali. 2. In sede di concertazione sono accertati l’effettiva sussistenza e l’ambito territoriale o settoriale della situazione di grave difficolta’ occupazionale. Sono altresi’ individuate le parti sociali per la soluzione della situazione di grave difficolta’ occupazionale. 3. A seguito delle valutazioni di cui al comma 2, ove in tale sede sia stata individuata la sussistenza di una situazione di grave difficolta’ occupazionale di notevole rilievo, l’Assessore regionale competente in materia di lavoro dichiara formalmente lo stato di grave difficolta’ occupazionale e promuove, attraverso l’Agenzia e con il concorso delle parti sociali, delle Province, di altri enti pubblici e delle imprese interessate, la redazione di un Piano di gestione della situazione di grave difficolta’ occupazionale e la sua realizzazione secondo quanto stabilito dall’articolo 47. Art. 47 (Piano di gestione della situazione di grave difficolta’ occupazionale) 1. Il Piano di gestione della situazione di grave difficolta’ occupazionale, di seguito denominato Piano, persegue le finalita’ di risolvere la situazione di grave difficolta’ occupazionale, nonche’ di sostenere strategie e programmi di rafforzamento e di rilancio del tessuto imprenditoriale. Esso prevede: a) l’analisi economica e occupazionale della situazione di grave difficolta’ occupazionale e delle sue cause; b) progetti integrati diretti all’orientamento, alla riqualificazione e alla ricollocazione dei lavoratori interessati, attraverso apposite misure di accompagnamento, con il concorso preminente dei Centri per l’impiego; c) il raccordo con progetti per il rilancio o la riconversione del tessuto industriale e imprenditoriale, nonche’ ulteriori misure per la promozione di nuove attivita’ imprenditoriali di cui all’articolo 31; d) le eventuali modalita’ di partecipazione delle imprese e degli enti locali al finanziamento dei progetti di cui alle lettere b) e c). 2. L’Agenzia, nell’ambito della predisposizione e coordinamento dell’attuazione del Piano, puo’ avvalersi di un gruppo di lavoro formato da esperti nell’orientamento, nelle azioni di ricollocazione e di riqualificazione dei lavoratori adulti e nella animazione economica, il quale puo’ svolgere, altresi’, attivita’ di supporto all’attivita’ dei Centri per l’impiego nella realizzazione delle azioni previste nel Piano. 3. L’Assessore regionale competente in materia di lavoro presenta il Piano alla Giunta regionale per la sua approvazione. 4. Sulla base di indirizzi emanati dalla Giunta regionale il Piano puo’ essere predisposto anche da una Provincia qualora la situazione di grave crisi riguardi esclusivamente il suo territorio. La Provincia trasmette il Piano all’Assessore regionale competente in materia di lavoro che lo presenta alla Giunta regionale per la sua approvazione. La Provincia attua il Piano approvato dalla Giunta regionale anche avvalendosi dell’Agenzia. Art. 48 (Interventi) 1. Al fine di fronteggiare le situazioni di grave difficolta’ occupazionale, sulla base di indirizzi contenuti nel Programma triennale, l’attuazione del Piano di cui all’articolo 47 puo’ prevedere, in particolare, i seguenti interventi: a) concessione di incentivi per favorire l’assunzione, con contratti a tempo indeterminato, anche parziale, di lavoratori disoccupati o a rischio di disoccupazione; b) concessione di incentivi per la creazione di nuove imprese; c) contributi per la frequenza da parte dei lavoratori di corsi di riqualificazione; d) misure speciali, in via sperimentale, volte a favorire l’inserimento lavorativo di disoccupati privi di ammortizzatori sociali. 2. Gli interventi di cui al comma 1 sono attuati dalle Province in conformita’ al regolamento regionale. 3. In fase di prima attuazione il regolamento di cui al comma 2 puo’ essere adottato anche in assenza del Programma triennale di cui all’articolo 3. 4. La Regione sostiene altresi’ la realizzazione di azioni di sistema e di coordinamento degli interventi attuativi del Piano di cui all’articolo 47. CAPO IV Qualita’ del lavoro Art. 49 (Parita’ di genere) 1. La Regione, d’intesa con gli Enti locali e le parti sociali, sostiene secondo gli indirizzi indicati nel Programma triennale la realizzazione di azioni di sistema finalizzate a favorire l’ingresso, la permanenza e il reinserimento delle donne nel mercato del lavoro, nonche’ il superamento di ogni forma di discriminazione per le lavoratrici. 2. A tal fine la Regione promuove azioni positive per la parita’ di genere, per il superamento di ogni disparita’ nell’accesso al lavoro, alla formazione e alla progressione in carriera. Art. 50 (Conciliazione dei tempi di famiglia, di vita e di lavoro) 1. La Regione, per gli obiettivi di cui all’articolo 49, d’intesa con gli Enti locali e le parti sociali, sostiene secondo gli indirizzi indicati nel Programma triennale la realizzazione di azioni di sistema finalizzate a favorire la conciliazione dei tempi di famiglia, di vita e di lavoro, mediante il concorso delle seguenti azioni: a) sviluppo di servizi di cura per la persona e la famiglia, da realizzarsi nell’ambito delle norme regionali in materia di politiche sociali; b) promozione di piani aziendali e territoriali rivolti alle lavoratrici e ai lavoratori finalizzati ad agevolare la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, mediante orari di lavoro flessibili, forme di incentivazione di lavoro a tempo parziale e di telelavoro, facilitazione dell’accesso ai servizi, anche aziendali, di cura e assistenza familiare; c) percorsi formativi specifici; d) misure a favore di persone che rientrano nel mercato del lavoro dopo prolungati periodi di assenza per motivi di cura familiare; e) azioni positive per favorire l’utilizzo dei congedi parentali previsti dalla legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno della maternita’ e della paternita’, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle citta’), e per favorire la condivisione delle responsabilita’ familiari. Art. 51 (Responsabilita’ sociale dell’impresa) 1. La Regione e le Province promuovono l’adozione del bilancio sociale, la certificazione etica e la diffusione dei principi della responsabilita’ sociale dell’impresa, quali strumenti utili a garantire la qualita’, la sicurezza e la regolarita’ delle condizioni di lavoro. 2. Per le finalita’ di cui al comma 1 la Regione sostiene secondo gli indirizzi indicati nel Programma triennale iniziative imprenditoriali anche concordate con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative che siano finalizzate al miglioramento dei livelli di salute, di sicurezza, di qualita’ del lavoro e delle relazioni industriali e all’ampliamento delle forme di partecipazione dei lavoratori all’impresa, cosi’ come le attivita’ volte a tutelare le condizioni ambientali e a favorire la parita’ di genere. CAPO V Contrasto del lavoro sommerso e irregolare e tutela della salute e della sicurezza sul lavoro Art. 52 (Finalita’ e interventi) 1. La Regione, al fine di accrescere il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori e sviluppare un efficace contrasto delle forme di lavoro sommerso e irregolare: a) promuove forme di collaborazione e azione sinergica con gli organi periferici competenti dell’Amministrazione centrale dello Stato; b) esercita funzioni di indirizzo e di coordinamento degli altri soggetti interessati a livello regionale; c) favorisce la realizzazione di iniziative e progetti, concertati con i soggetti interessati, le parti sociali e gli enti bilaterali, finalizzati ad attuare gli obiettivi di cui al presente articolo; d) sostiene le nuove lauree specialistiche in materia di prevenzione infortuni e sicurezza dei luoghi di lavoro; e) sviluppa progetti volti alla conoscenza dei diritti dei lavoratori relativamente alle condizioni di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. 2. Gli atti di indirizzo e coordinamento di cui al comma 1, lettera b), sono emanati dalla Giunta regionale, su proposta dell’Assessore regionale competente in materia di lavoro di concerto con l’Assessore regionale competente in materia di salute, previa concertazione con le parti sociali, sentito il Comitato di coordinamento di cui all’articolo 56. 3. L’Amministrazione regionale e’ autorizzata a stipulare con le Universita’ degli studi di Trieste e di Udine convenzioni per la realizzazione di iniziative formative finalizzate a promuovere la cultura della tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. 4. L’Amministrazione regionale e’ altresi’ autorizzata a sostenere iniziative concordate tra le parti sociali utili a una piu’ efficace azione di contrasto al lavoro sommerso e irregolare e a promuovere campagne di informazione che accrescano la cultura della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Art. 53 (Contrasto al lavoro sommerso e irregolare) 1. L’Assessore regionale competente in materia di lavoro e l’Assessore regionale competente in materia di protezione sociale, in accordo con il Comitato di cui all’articolo 6, promuovono protocolli d’intesa con i Comitati per il Lavoro e l’Emersione del Sommerso (CLES), istituiti ai sensi dell’articolo 1 bis della legge 18 ottobre 2001, n. 383 (Primi interventi per il rilancio dell’economia), come inserito dall’articolo 3 del decreto legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modifiche, dall’articolo 1, comma 1, della legge 23 aprile 2002, n. 73, e successive modifiche, con le articolazioni regionali dell’INPS e dell’INAIL e con ogni altro soggetto competente, al fine di scambiare ogni informazione utile a contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, concordare linee di intervento e diffondere la cultura del lavoro regolare, sentite le parti sociali e il Comitato di coordinamento di cui all’articolo 56. Art. 54 (Sicurezza sul lavoro) 1. La Giunta regionale approva annualmente, su proposta dell’Assessore regionale competente in materia di lavoro, di concerto con l’Assessore regionale competente in materia di salute e protezione sociale, il programma degli interventi dei servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro delle Aziende per i servizi sanitari, tenendo conto delle indicazioni emerse nell’ambito della concertazione di cui all’articolo 52, comma 2, e del parere del Comitato di coordinamento di cui all’articolo 56. Il programma individua gli obiettivi e le priorita’ degli interventi nel campo della sicurezza; promuove, inoltre, il rispetto e la tutela dei diritti del lavoratore all’interno dei luoghi di lavoro; indica i risultati attesi e, di anno in anno, ne segnala il grado di attuazione. 2. In sede di prima applicazione del presente articolo sono garantite ai servizi di prevenzione e di sicurezza negli ambienti di lavoro le dotazioni organiche minime di cui alla deliberazione della Giunta regionale del 19 novembre 2002, n. 3926. 3. La verifica del raggiungimento degli obiettivi e’ attribuita all’Agenzia regionale della sanita’ che ne riferisce gli esiti agli Assessori regionali competenti in materia di salute e di lavoro, tramite le rispettive Direzioni centrali competenti, e al Comitato di coordinamento di cui all’articolo 56. Art. 55 (Criteri e modalita’ per la concessione degli incentivi) 1. I criteri e le modalita’ per la concessione degli incentivi di cui al presente capo sono determinati con regolamento regionale, emanato su proposta dell’Assessore regionale competente in materia di lavoro, di concerto con l’Assessore regionale competente in materia di salute, sulla base delle indicazioni emerse nell’ambito della concertazione di cui all’articolo 52, comma 2, e sentito il Comitato di coordinamento di cui all’articolo 56. Art. 56 (Comitato regionale di coordinamento per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro) 1. E’ istituito presso la Direzione centrale competente in materia di salute e protezione sociale il Comitato regionale di coordinamento per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997 (Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per l’individuazione degli organi operanti nella materia della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 1998, il quale svolge, in particolare, i seguenti compiti: a) coordina le iniziative rivolte all’informazione, alla formazione, all’assistenza e alla vigilanza dei fenomeni connessi alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e alla emersione del lavoro sommerso e irregolare; b) svolge attivita’ di supporto nei confronti degli organi tecnici di vigilanza anche attraverso l’attivita’ di interpello, al fine di garantire uniformita’ e omogeneita’ degli interventi a livello regionale; c) riceve annualmente dall’Agenzia regionale della sanita’ il rapporto sull’andamento del fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali; d) formula, anche sulla base di un monitoraggio della situazione, indicazioni per una corretta formulazione dei documenti aziendali di valutazione dei rischi. 2. Per la stesura del rapporto di cui al comma 1, lettera c), l’Agenzia regionale della sanita’ si avvale dei Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro delle Aziende per i servizi sanitari. Art. 56 bis (Fondo regionale di solidarieta’ per le vittime degli incidenti sul lavoro) 1. La Regione partecipa a iniziative di solidarieta’ nei confronti dei familiari delle vittime di incidenti sul luogo di lavoro, al fine di contribuire ad alleviare le conseguenze e i disagi economici derivanti alle rispettive famiglie. 2. La Regione istituisce il Fondo regionale di solidarieta’ per le vittime degli incidenti sul lavoro, finalizzato a erogare contributi a favore dei familiari delle persone che sono decedute a seguito di incidenti avvenuti per ragioni di lavoro. 3. La Giunta regionale stabilisce con regolamento, approvato previo parere della competente Commissione consiliare, i destinatari, i criteri, le modalita’ e i termini per l’erogazione dei contributi di cui al comma 1. 4. L’applicazione del Fondo riguarda gli eventi verificatisi a decorrere dall’1 gennaio 2007. TITOLO IV INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO CAPO I Internazionalizzazione del mercato del lavoro Art. 57 (Internazionalizzazione del mercato del lavoro) 1. La Regione favorisce lo sviluppo delle relazioni in materia di lavoro con le Regioni e gli Stati vicini, in particolare con quelli dell’Europa centro-orientale e dei Balcani, con l’obiettivo di promuovere la cooperazione, la circolazione dei lavoratori, lo scambio delle esperienze e la collaborazione in materia di lavoro e di formazione. 2. La Regione promuove la costituzione di reti internazionali tra i servizi per l’impiego e i corrispondenti servizi di altri Stati, al fine di favorire la migliore conoscenza dei rispettivi mercati del lavoro, della legislazione e delle prassi amministrative in materia di lavoro e lo scambio di esperienze. La Regione, in particolare, puo’ concorrere al sostegno delle spese relative all’attuazione dei programmi previsti nell’ambito della rete europea di servizi all’impiego EURES (European Employment Services). 3. La Regione attua ogni iniziativa utile a favorire il rispetto della legalita’ e della sicurezza nei rapporti economici e di lavoro, con particolare riferimento ai rapporti con gli Stati vicini, nonche’ il miglioramento e l’integrazione dei servizi locali. Art. 58

( ABROGATO )

Art. 59

( ABROGATO )

TITOLO V LAVORO E FORMAZIONE CAPO I Lavoro e formazione Art. 60 (Formazione e politiche del lavoro) 1. La Regione favorisce l’integrazione fra le politiche del lavoro e quelle del sistema formativo inteso nelle sue diverse componenti della scuola, della formazione professionale e dell’Universita’ e mediante il Programma triennale individua gli strumenti per il loro raccordo. 2. Il sistema formativo regionale promuove l’incremento del tasso di conoscenza della comunita’ a tutti i livelli come fattore di crescita economica e di integrazione e promuove la qualita’ delle risorse umane come fattore strategico dell’innovazione e della competitivita’ dell’economia regionale. 3. La Regione sostiene con percorsi formativi personalizzati le persone sul mercato del lavoro e, in particolare, promuove e incentiva: a) interventi di formazione finalizzati a favorire l’inserimento, il reinserimento nel mercato del lavoro di inoccupati, disoccupati, persone a rischio di disoccupazione, soggetti svantaggiati e a rischio di esclusione; b) interventi formativi rivolti a favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro; c) interventi di formazione tesi a rafforzare l’adattabilita’ dei lavoratori attraverso percorsi di formazione continua e di formazione permanente secondo una logica di apprendimento lungo l’arco della vita; d) interventi di formazione tesi ad acquisire nuove capacita’ professionali rispetto a quelle non piu’ richieste dal mercato del lavoro. 4. La Regione promuove la realizzazione di un sistema di riconoscimento delle competenze acquisite attraverso la formazione formale e non formale. Art. 61 (Aspetti formativi del contratto di apprendistato) 1. La Regione, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, disciplina con proprio regolamento gli aspetti formativi del contratto di apprendistato e in particolare: a) i profili formativi del contratto di apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione, sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative e d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca secondo quanto stabilito dall’articolo 48, comma 4, del decreto legislativo 276/2003; b) i profili formativi del contratto di apprendistato professionalizzante e le modalita’ di riconoscimento e certificazione delle competenze, in accordo con le organizzazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano regionale secondo quanto stabilito dall’articolo 49, comma 5, del decreto legislativo 276/2003; c) i profili formativi e la durata del contratto di apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione, in accordo con le organizzazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano regionale, le Universita’ e le altre istituzioni formative; d) i criteri e le modalita’ di finanziamento delle attivita’ formative rivolte agli apprendisti, anche attraverso forme di cofinanziamento pubblico e privato. 2. La Regione comunica agli enti pubblici competenti i risultati delle verifiche e dei controlli relativi all’effettiva erogazione della formazione. Art. 62 (Principi comuni in materia di apprendistato) 1. L’organizzazione delle attivita’ formative per gli apprendisti tiene conto dei seguenti principi: a) la formazione formale deve essere realizzata in un contesto formativo organizzato e deve essere documentabile e verificabile; la formazione formale e’ finalizzata all’acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico-professionali e non alla produzione di beni e servizi e si svolge in un ambiente distinto da quello finalizzato prioritariamente alla produzione di beni o servizi; b) la formazione formale deve essere effettuata con il supporto di figure professionali competenti presso strutture formative accreditate dalla Regione ovvero all’interno dell’impresa, qualora questa sia in possesso dei requisiti minimi in termini di capacita’ formativa individuati dalla Regione, secondo l’articolazione definita, in concorso con le parti sociali, in coerenza con i fabbisogni e le caratteristiche dei diversi settori produttivi; c) il piano formativo individuale definisce il percorso di formazione formale e le attivita’ di affiancamento nella formazione non formale dell’apprendista e indica gli obiettivi formativi in termini di competenze richieste; d) nelle aziende artigiane e nelle piccole imprese fino a quindici dipendenti il ruolo del tutor aziendale puo’ essere svolto dal datore di lavoro; e) il piano formativo individuale deve essere elaborato in coerenza con i profili formativi stabiliti dalla Regione, tenendo conto delle competenze possedute dall’apprendista; f) il tutor aziendale supporta l’apprendista nell’intero percorso di formazione identificato nel piano formativo individuale e viene formato a tale ruolo attraverso percorsi formativi di durata non inferiore a quella prevista dalla Regione e a quella eventualmente aggiuntiva prevista dalla contrattazione collettiva, finalizzati allo sviluppo di alcune competenze minime, quali: 1) la conoscenza del contesto normativo relativo ai dispositivi di alternanza; 2) la comprensione delle funzioni del tutor e degli elementi di contrattualistica di settore o aziendale in materia di formazione; 3) la gestione dell’accoglienza e dell’inserimento degli apprendisti in azienda, nonche’ delle relazioni con i soggetti esterni all’azienda; 4) la capacita’ di contribuire alla definizione del piano formativo individuale, di pianificare e accompagnare i percorsi di apprendimento e di valutarne i progressi e i risultati. Art. 63 (Tirocini formativi) 1. La Regione, al fine di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, promuove e incentiva i tirocini formativi e di orientamento presso i datori di lavoro pubblici e privati nel rispetto della normativa vigente. TITOLO VI INTERVENTI PER IL SOSTEGNO AL CREDITO E AL REDDITO CAPO I Interventi per il sostegno al credito e al reddito Art. 64 (Forme di sostegno al credito dei lavoratori) 1. La Regione sostiene l’accesso al credito da parte di lavoratori subordinati privi di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o che si trovino in una delle particolari situazioni di difficolta’ individuate con regolamento, sentita la Commissione regionale per il lavoro, nonche’ da parte di collaboratori coordinati e continuativi a progetto e con altre forme di lavoro parasubordinato residenti nel territorio regionale. 2. La Regione individua e istituisce, con propria norma, sentite le parti sociali, gli strumenti piu’ idonei al raggiungimento delle finalita’ di cui al comma 1 tramite l’istituzione di un Fondo di garanzia o il sostegno a forme mutualistiche di garanzia. Art. 65 (Interventi per il sostegno al reddito) 1. La Regione interviene a supporto di piani realizzati dagli enti bilaterali per il sostegno al reddito dei lavoratori che siano privi dei requisiti per la percezione dei trattamenti di integrazione salariale. 2. L’intervento della Regione puo’ avere carattere esclusivamente integrativo, secondo le condizioni definite con regolamento, ed e’ finalizzato all’erogazione di borse di studio a quei lavoratori che nell’ambito dei piani suddetti partecipano ad attivita’ formative o a sostenere accordi aziendali per la riduzione dei tempi di sospensione tramite l’utilizzo di orari di lavoro flessibile. 3. La Regione sostiene la sperimentazione di iniziative, realizzate con la partecipazione delle forze sociali e il concorso di imprese e di lavoratori, tese a garantire forme di sostegno al reddito a lavoratori in difficolta’ con particolare riguardo a quelli svantaggiati e a rischio di esclusione sociale. TITOLO VII MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE 7/2005 CAPO I Modifiche alla legge regionale 7/2005 Art. 66 (Modifiche all’articolo 3 della legge regionale 7/2005) 1. All’articolo 3 della legge regionale 8 aprile 2005, n. 7 (Interventi regionali per l’informazione, la prevenzione e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dalle molestie morali e psico-fisiche nell’ambiente di lavoro), sono apportate le seguenti modifiche: a) al comma 1 le parole: <<Commissione regionale per le politiche attive del lavoro>> sono sostituite dalla seguenti: <<Commissione regionale per il lavoro>>; b) al comma 2, lettera c), le parole: <<all’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro, di cui all’articolo 3 della legge regionale 11 dicembre 2003, n. 20 (Interventi di politica attiva del lavoro in situazioni di grave difficolta’ occupazionale)>> sono sostituite dalle seguenti: <<all’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale di cui all’articolo 9 della legge regionale 9 agosto 2005, n. 18 (Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualita’ del lavoro)>>. Art. 67 (Modifiche all’articolo 4 della legge regionale 7/2005) 1. All’articolo 4 della legge regionale 7/2005 sono apportate le seguenti modifiche: a) al comma 1 le parole: <<La Commissione regionale per le politiche attive del lavoro, di cui all’articolo 2 quater della legge regionale 14 gennaio 1998, n. 1 (Norme in materia di politica attiva del lavoro, collocamento e servizi all’impiego nonche’ norme in materia di formazione professionale e personale regionale)>> sono sostituite dalla seguenti: <<La Commissione regionale per il lavoro, di cui all’articolo 5 della legge regionale 9 agosto 2005, n. 18>>; b) ai commi 2 e 3 le parole: <<Commissione regionale per le politiche attive del lavoro>> sono sostituite dalle seguenti: <<Commissione regionale per il lavoro>>; c) nella rubrica le parole: <<Commissione regionale per le politiche attive del lavoro>> sono sostituite dalle seguenti: <<Commissione regionale per il lavoro>>. Art. 68 (Sostituzione dell’articolo 5 della legge regionale 7/2005) 1. L’articolo 5 della legge regionale 7/2005 e’ sostituito dal seguente: <<Art. 5 (Funzioni dell’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale) 1. L’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale di cui all’articolo 9 della legge regionale 9 agosto 2005, n. 18 svolge, in base agli indirizzi forniti dalla Commissione regionale del lavoro integrata ai sensi dell’articolo 4, comma 2, attivita’ dirette a migliorare la conoscenza delle problematiche che concorrono a determinare il fenomeno delle molestie morali e psico-fisiche sul luogo di lavoro e a definire idonee misure di prevenzione del medesimo. 2. L’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale, altresi’: a) effettua studi e ricerche sul fenomeno delle molestie morali e psico-fisiche sul luogo di lavoro, anche alla luce della letteratura scientifica con i migliori livelli di evidenza, della recente giurisprudenza e delle esperienze maturate in altri Paesi; b) raccoglie i dati inerenti i casi trattati dai Punti di Ascolto e dai Punti di Ascolto e assistenza previsti dalla normativa regionale in materia di informazione, prevenzione e tutela dalle molestie morali e psico-fisiche nell’ambiente di lavoro; c) effettua studi di possibili correlazioni con gli infortuni sul lavoro. 3. Per l’esercizio delle funzioni di cui al comma 2, l’Agenzia puo’ avvalersi dell’apporto di esperti e della collaborazione di centri di ricerca pubblici e privati, nonche’ del personale esperto di cui si possono avvalere, anche in rapporto di convenzione, i Punti di Ascolto previsti dalla normativa regionale in materia di molestie morali e psico-fisiche nell’ambiente di lavoro.>>.

Art. 69 (Modifica all’articolo 6 della legge regionale 7/2005) 1. Al comma 2 dell’articolo 6 della legge regionale 7/2005 le parole: <<al direttore>> e’ sostituita dalle seguenti:<<alla Direzione>>. Art. 70 (Modifica all’articolo 7 della legge regionale 7/2005) 1. Al comma 1 dell’articolo 7 della legge regionale 7/2005 le parole: <<Osservatorio regionale sul mercato del lavoro>> sono sostituite dalle seguenti: <<Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale>>. Art. 71 (Modifiche all’articolo 8 della legge regionale 7/2005) 1. All’articolo 8 della legge regionale 7/2005 sono apportate le seguenti modifiche: a) al comma 3 le parole: <<Commissione regionale per le politiche attive del lavoro>> sono sostituite dalla seguenti: <<Commissione regionale per il lavoro>>; b) al comma 4 le parole: <<dell’articolo 3 della legge regionale 20/2003, come integrato dall’articolo 5,>> sono sostituite dalle seguenti: <<dell’articolo 5>>. TITOLO VIII NORME FINALI, TRANSITORIE E FINANZIARIE CAPO I Norme finali e transitorie Art. 72 (Potere sostitutivo) 1. In caso di mancato rispetto dei termini previsti per l’esercizio delle funzioni amministrative previste dalla presente legge o in caso di adozione di atti in violazione di prescrizioni vincolanti, la Giunta regionale, sentita la Commissione regionale per il lavoro e previa diffida, adotta i provvedimenti, anche sostitutivi, necessari ad assicurare il rispetto delle norme violate da parte degli enti locali. Art. 73 (Beni mobili e immobili) 1. Al fine di garantire lo svolgimento delle attivita’ delle Province, l’Amministrazione regionale mette a disposizione gratuitamente delle Province stesse: a) i beni immobili di proprieta’ della Regione in uso alle strutture inferiori al servizio poste alle dipendenze del Servizio lavoro della Direzione centrale lavoro, formazione, universita’ e ricerca, in base ad apposite convenzioni tra la Regione stessa e le Province; b) i beni immobili messi a disposizione dai Comuni in base ad apposite convenzioni tra la Regione, i Comuni stessi e le Province; c) i beni mobili di proprieta’ della Regione, in base ad apposite convenzioni tra la Regione stessa e le Province. 2. ( ABROGATO ) 3. ( ABROGATO ) Art. 74 (Personale) 1. Nelle more della completa attuazione del comparto unico Regione – Enti locali, le Province, per lo svolgimento delle proprie funzioni, si avvalgono del personale regionale assegnato alle strutture inferiori al servizio poste alle dipendenze del Servizio lavoro della Direzione centrale lavoro, formazione, universita’ e ricerca alla data di entrata in vigore della presente legge. 2. Completata l’attuazione contrattuale del comparto unico, la Regione adotta gli atti necessari al trasferimento del personale di cui al comma 1 alle dipendenze delle Province con le modalita’ previste dal contratto collettivo di lavoro del comparto unico Regione-Enti locali. Art. 75 (Trattamento dei dati personali) 1. La Regione, l’Agenzia e le Province, secondo i rispettivi ordinamenti, sono titolari del trattamento dei dati personali ciascuna nell’ambito delle funzioni da esse esercitate ai sensi della presente legge. 2. Il trattamento dei dati personali da parte dei soggetti di cui al comma 1 avviene nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), in particolare di quelle di cui al capo II, titolo III, parte I, del medesimo decreto. 3. Costituiscono finalita’ di rilevante interesse pubblico, per il perseguimento delle quali i soggetti di cui al comma 1 sono autorizzati al trattamento di dati sensibili: a) l’applicazione della disciplina in materia di cittadinanza, di immigrazione, di asilo, di condizione dello straniero e di profugo e sullo stato di rifugiato; b) l’applicazione della disciplina in materia di costituzione e partecipazione ad organi rappresentativi e ad organi collegiali e di esercizi del relativo mandato; c) l’esercizio dell’attivita’ di vigilanza e controllo; d) l’applicazione della disciplina in materia di assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione; e) l’applicazione della disciplina in materia di concessione, liquidazione, modifica e revoca di contributi, incentivi, benefici economici e agevolazioni; f) l’applicazione della disciplina in materia di indennita’, gettoni di presenza, rimborsi spese e trattamenti di missione; g) l’applicazione della disciplina in materia di abilitazione e tenuta di albi; h) l’esercizio di attivita’ sanzionatorie e la predisposizione di elementi di tutela in sede amministrativa o giurisdizionale; i) l’applicazione della disciplina in materia di diritto al lavoro dei disabili; j) l’applicazione della disciplina in materia di composizione dei conflitti del lavoro e di collegi arbitrali di disciplina; k) l’applicazione della disciplina in materia di mobilita’ e cassa integrazione guadagni; l) il monitoraggio sulla corretta applicazione delle discipline di cui alle lettere a), b), d), e), f), g), i) e j), svolto anche attraverso la comunicazione dei dati raccolti e trattati ad altri soggetti pubblici competenti in materia di lavoro o formazione professionale. 4. La Regione, l’Agenzia e le Province sono autorizzate a comunicare ad altri soggetti pubblici competenti in materia di lavoro e formazione professionale dati diversi da quelli sensibili e giudiziari per il perseguimento delle finalita’ di rilevante interesse pubblico di cui al comma 3. 5. I Comuni sono autorizzati a comunicare alla Regione e all’Agenzia i dati anagrafici necessari per la finalita’ di cui all’articolo 28, comma 6. 6. La Regione, l’Agenzia e le Province sono autorizzate a trattare i dati di cui al comma 5 e, in particolare, a metterli a disposizione della rete dei servizi per l’impiego e del sistema scolastico e della formazione professionale Art. 76 (Indennita’ ai volontari del Club Alpino Italiano) 1. Ai lavoratori autonomi volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico del Club Alpino Italiano (CAI) e’ concessa l’indennita’ prevista dall’articolo 1, comma 3, della legge 18 febbraio 1992, n. 162 (Provvedimenti per i volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico e per l’agevolazione delle relative operazioni di soccorso), e dal relativo regolamento di attuazione emanato con decreto ministeriale 24 marzo 1994, n. 379 (Regolamento recante norme sui volontari del soccorso alpino e speleologico). 2. Le domande di concessione delle indennita’ di cui al comma 1 sono presentate alle Province. Le indennita’ sono concesse secondo le modalita’ e i criteri di cui all’articolo 3, commi 2, 3 e 5 del decreto ministeriale 379/1994. Art. 77 (Norme comuni per la concessioni degli incentivi) 1. Gli incentivi previsti dalla presente legge sono erogati dalle Province, salvo che la legge o il Programma triennale dispongano diversamente. 2. Gli incentivi previsti dalla presente legge sono cumulabili, nei limiti stabiliti dai regolamenti attuativi del Programma triennale e nel rispetto della normativa comunitaria, con altri interventi contributivi previsti da altre leggi statali e regionali, a meno che queste ultime espressamente escludano la cumulabilita’ con altre provvidenze. 3. I soggetti beneficiari degli incentivi di cui alla presente legge sono tenuti al rispetto delle seguenti condizioni: a) rispetto integrale delle norme che regolano il rapporto di lavoro, della normativa previdenziale, delle norme poste a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e della contrattazione collettiva nazionale, territoriale e aziendale e dei principi di parita’ giuridica, sociale ed economica fra lavoratrici e lavoratori; b) mancato ricorso, nei dodici mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 223/1991. 4. L’inosservanza degli obblighi di cui al presente articolo comporta la revoca e l’obbligo di restituzione dell’incentivo secondo le modalita’ previste dalla normativa regionale vigente, fatte salve le eventuali ulteriori sanzioni previste dalla normativa nazionale e regionale. 5. I regolamenti disciplinanti criteri e modalita’ di erogazione degli incentivi possono stabilire ulteriori cause di revoca o di decadenza dai medesimi. 6. Gli incentivi previsti dalla presente legge sono concessi nel rispetto della normativa comunitaria in materia, e, in particolare, dei limiti di importo e di durata previsti dal regolamento (CE) n. 2204/2002, oppure in regime “de minimis” ai sensi del regolamento (CE) n. 69/2001, della Commissione, del 12 gennaio 2001, relativo all’applicazione degli articolo 87 e 88 del trattato CE agli aiuti d’importanza minore (<<de minimis>>). 7. Gli interventi finalizzati all’attuazione di programmi comunitari sono realizzati secondo le modalita’ e le procedure stabilite dagli atti ad essi connessi. Art. 78 (Abrogazioni) 1. A far data dall’entrata in vigore della presente legge, sono abrogate, in particolare, le seguenti disposizioni: a) gli articoli da 1 a 45, 59, da 78 a 92, della legge regionale 14 gennaio 1998, n. 1 (Norme in materia di politica attiva del lavoro, collocamento e servizi all’impiego nonche’ norme in materia di formazione professionale e personale regionale); b) l’articolo 41 della legge regionale 20 aprile 1999, n. 9 (Disposizioni varie in materia di competenza regionale); c) l’articolo 16 della legge regionale 6 luglio 1999, n. 20 (Nuovi strumenti per il finanziamento di opere pubbliche, per il sostegno dell’impresa e dell’occupazione, nonche’ per la raccolta e l’impiego di risorse collettive a favore dei settori produttivi); d) gli articoli 1 e 3 della legge regionale 15 novembre 1999, n. 28 (Norme urgenti per la semplificazione dei procedimenti in materia di lavoro, cooperazione e artigianato); e) i commi da 1 a 12 dell’articolo 9 della legge regionale 3 luglio 2000, n. 13 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2000); f) l’articolo 2 della legge regionale 2 febbraio 2001, n. 2 (Comparto unico del pubblico impiego della Regione e degli Enti locali e organizzazione dell’Agenzia regionale per la rappresentanza negoziale (AReRaN). Disposizioni concernenti il consigliere di parita’); g) i commi 10, 11, 12, 123 e 130 dell’articolo 7 della legge regionale 26 febbraio 2001, n. 4 (Legge finanziaria 2001); h) la legge regionale 10 aprile 2001, n. 12 (Disposizioni in materia di diritto al lavoro dei disabili, di telelavoro e in materia previdenziale), ad eccezione dell’articolo 11; i) i commi 19 e 20 dell’articolo 6 della legge regionale 12 settembre 2001, n. 23 (Assestamento del bilancio 2001 e del bilancio pluriennale 2001-2003 ai sensi dell’articolo 18 della legge regionale 16 aprile 1999, n. 7); j) i commi da 1 a 16, 23, 25 e 26 dell’articolo 4 e i commi 44, 45 e 46 dell’articolo 5 della legge regionale 25 gennaio 2002, n. 3 (Legge finanziaria 2002); k) il comma 8 dell’articolo 2 e i commi da 1 a 4 e 7 dell’articolo 11 della legge regionale 15 maggio 2002, n. 13 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2002); l) l’articolo 15 della legge regionale 13 agosto 2002, n. 20 (Disciplina del nuovo sistema di classificazione del personale della Regione, nonche’ ulteriori disposizioni in materia di personale); m) i commi da 51 a 54 dell’articolo 6 della legge regionale 23 agosto 2002, n. 23 (Assestamento del bilancio 2002 e del bilancio pluriennale 2002-2004 ai sensi dell’articolo 18 della legge regionale 16 aprile 1999, n. 7); n) i commi 38 e 39 dell’articolo 3 e i commi 52 e 53 dell’articolo 7 della legge regionale 29 gennaio 2003, n. 1 (Legge finanziaria 2003); o) i commi 1 e da 3 a 13 dell’articolo 21 della legge regionale 30 aprile 2003, n. 12 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2003); p) la legge regionale 11 dicembre 2003, n. 20 (Interventi di politica attiva del lavoro in situazioni di grave difficolta’ occupazionale), ad eccezione dell’articolo 18; q) i commi 36, 36 bis e 37 dell’articolo 2 della legge regionale 26 gennaio 2004, n. 1 (Legge finanziaria 2004); r) i commi 27 e 28 dell’articolo 2 e il comma 46 dell’articolo 6 della legge regionale 21 luglio 2004, n. 19 (Assestamento del bilancio 2004 e del bilancio pluriennale per gli anni 2004-2006 ai sensi dell’articolo 18 della legge regionale 16 aprile 1999, n. 7); s) ‘articolo 2 della legge regionale 21 luglio 2004, n. 20 (Riordino normativo dell’anno 2004 per il settore dei servizi sociali). 2. A far data dall’1 gennaio 2006, e’ abrogata la legge regionale 27 ottobre 1994, n. 17 (Interventi per l’integrazione lavorativa delle persone handicappate). Art. 79 (Norme transitorie) 1. Ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge continua ad applicarsi la normativa regionale previgente. 2. Fino all’effettiva costituzione dell’Agenzia di cui all’articolo 9, le funzioni ad essa attribuite dalla presente legge sono esercitate dalla Direzione centrale competente in materia di lavoro. 3. Fino all’effettiva costituzione dell’Agenzia, la Direzione centrale competente continua a svolgere le funzioni di osservazione del mercato del lavoro previste dall’articolo 3 della legge regionale 20/2003. 4. In fase di prima applicazione, il Programma triennale e’ approvato entro il 31 marzo 2006. 5. In fase di prima applicazione, i regolamenti di esecuzione della presente legge possono essere emanati anche in assenza dell’approvazione del Programma triennale. 6. Il consigliere regionale di parita’ in carica al momento dell’entrata in vigore della presente legge continua il suo mandato fino alla scadenza prevista dalla normativa previgente. 7. I Nuclei per la gestione delle situazioni di grave difficolta’ occupazionale, costituiti ai sensi dell’articolo 6 della legge regionale 20/2003 e in funzione alla data di entrata in vigore della presente legge, continuano la loro operativita’ fino al completamento degli interventi previsti dai Piani dagli stessi predisposti e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2006. 8. Fino al 31 dicembre 2006, a favore dei soggetti che abbiano perso il posto di lavoro a causa di una situazione riconosciuta di grave difficolta’ occupazionale, ai sensi della legge regionale 20/2003, continuano a trovare applicazione i regolamenti regionali disciplinanti gli interventi di cui al capo II della legge regionale 20/2003. 9. Le somme gia’ assegnate alle Province per gli interventi di cui alla legge regionale 20/2003 possono essere utilizzate, previa rendicontazione da parte delle Province medesime degli interventi gia’ effettuati, per gli interventi previsti dal capo III del titolo III della presente legge. 10. Il Comitato tecnico scientifico per l’Osservatorio di cui all’articolo 4 della legge regionale 20/2003 rimane in carica e continua a svolgere le funzioni previste dalla legge regionale 20/2003 fino all’effettiva costituzione dell’Agenzia. 11. Le somme gia’ assegnate alle Province per la concessione di borse di studio per la partecipazione a corsi formativi di elevato contenuto professionale, a corsi di riqualificazione professionale e a corsi di formazione imprenditoriale di cui all’articolo 21, comma 3, della legge regionale 12/2003, possono essere utilizzate, previa rendicontazione da parte delle Province medesime degli interventi gia’ effettuati, per gli interventi previsti dal capo I del titolo III della presente legge. 12. Le disposizioni di cui agli articoli 36, comma 2, 37, comma 1, lettere c) e d), 38, comma 1, lettera e), 41, 42 e 43 entrano in vigore l’1 gennaio 2006. 13. Con riferimento agli interventi programmati per l’anno 2006, il termine per la presentazione alla Direzione centrale della salute e protezione sociale dell’istanza di finanziamento di cui all’articolo 14 quater, comma 1, della legge regionale 41/1996, come introdotto dall’articolo 43, e’ fissato al 31 gennaio 2006. 14. L’uso, nella presente legge, del genere maschile per indicare i soggetti titolari di diritti e di incarichi pubblici e’ da intendersi riferito ad entrambi i generi e risponde solo ad esigenze di semplicita’ del testo. CAPO II Norme finanziarie Art. 80 (Norme finanziarie) 1. Per le finalita’ previste dall’articolo 2 e’ autorizzata la spesa di 25.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2982 che si istituisce nello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005, alla funzione obiettivo 9 – programma 9.2 – rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – spese correnti – con la denominazione <<Interventi per l’occupazione, la tutela e la qualita’ del lavoro>> con riferimento al capitolo 8486 (2.1.163.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione <<Spese per l’esercizio delle funzioni della Regione in materia di occupazione, tutela e qualita’ del lavoro>> con lo stanziamento di 25.000 euro. 2. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 5, comma 9, e dell’articolo 44 fanno carico all’unita’ previsionale di base 52.2.320.1.2969 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 5012 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 3. Per le finalita’ previste dall’articolo 7, comma 4, e’ autorizzata la spesa di 1 milione di euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2982 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005, con riferimento al capitolo 8491 (2.1.153.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione <<Trasferimenti alle Province per l’esercizio delle funzioni ad esse trasferite in materia di lavoro, ivi compreso il potenziamento degli uffici preposti alle medesime>> con lo stanziamento di 1 milione di euro. 4. Gli oneri derivanti dall’applicazione degli articoli 11 e 13, comma 1, fanno carico alle unita’ previsionali di base dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 di seguito elencate, con riferimento ai capitoli del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi a fianco di ciascuna indicati: UPB 51.1.280.1.1 – capitolo 550; UPB 51.1.250.1.659 – capitoli 9630 e 9631; UPB 51.3.250.1.687 – capitolo 9650. 5. Per le finalita’ previste dall’articolo 14, comma 1, lettera a), con riferimento agli interventi previsti all’articolo 9 e’ autorizzata la spesa di 200.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8490 (2.1.155.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione <<Fondo di dotazione dell’Agenzia regionale del lavoro>> con lo stanziamento di 200.000 euro. 6. Gli oneri derivanti dall’applicazione degli articoli 16, 17, 18 e 19 fanno carico all’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2972 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8549 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi la cui denominazione e’ sostituita con la seguente <<Fondo regionale per l’attivita’ dei consiglieri di parita’>>. 7. Per le finalita’ previste dall’articolo 27 e’ autorizzata la spesa di 190.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8494 (2.1.141.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione <<Interventi per il potenziamento dell’orientamento al lavoro>> con lo stanziamento di 190.000 euro. 8. Gli oneri derivanti dall’applicazione degli articoli 29, 30, 31, 32, 33 e 34 fanno carico all’unita’ previsionale di base 1.3.320.1.1899 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8550 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 9. Per le finalita’ previste dagli articoli 29, 30, 31, 32, 33 e 34 e’ autorizzata la spesa di 500.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 1.3.320.1.1899 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8550 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi il cui stanziamento e’ elevato di pari importo per l’anno 2005. 10. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 36, comma 1, fanno carico all’unita’ previsionale di base 1.3.320.2.1908 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8532 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 11. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 39, comma 2, lettera d), fanno carico all’unita’ previsionale di base 1.3.320.2.1908 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8488 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 12. Gli eventuali oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 6, comma 7, della legge regionale 41/1996, come sostituito dall’articolo 42, comma 2, fanno carico all’unita’ previsionale di base 7.5.310.1.243 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 4784 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 13. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 13 bis della legge regionale 41/1996, come inserito dall’articolo 43, comma 1, fanno carico all’unita’ previsionale di base 7.5.310.1.243 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 4764 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 14. Gli oneri derivanti dall’applicazione degli articoli 14 bis e 14 ter della legge regionale 41/1996, come inseriti dall’articolo 43, comma 2, fanno carico all’unita’ previsionale di base 7.5.310.1.243 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 4789 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 15. Per le finalita’ previste dall’articolo 48, comma 4, e’ autorizzata la spesa di 300.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8493 (2.1.163.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione <<Interventi per l’attuazione del Piano di gestione della situazione di grave difficolta’ occupazionale>> con lo stanziamento di 300.000 euro per l’anno 2005. 16. Per le finalita’ previste dagli articoli 49, 50 e 51 e’ autorizzata la spesa di 175.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8495 (2.1.163.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione <<Interventi per il miglioramento della qualita’ del lavoro>> con lo stanziamento di 175.000 euro per l’anno 2005. 17. Per le finalita’ previste dagli articoli 52 e 53 e’ autorizzata la spesa di 150.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8496 (2.1.163.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione <<Interventi per la promozione della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e per sviluppare un efficace contrasto delle forme di lavoro sommerso e irregolare>> con lo stanziamento di 150.000 euro per l’anno 2005. 18. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 57, comma 2, relativamente alle spese per l’attuazione dei programmi previsti nell’ambito della rete europea di servizi all’impiego EURES fanno carico all’unita’ previsionale di base 15.5.320.1.2971 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8548 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi nella cui denominazione le parole <<-EURALP>> sono soppresse. 19. Per le finalita’ previste dagli articoli 64 e 65 e’ autorizzata la spesa di 600.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2982 con riferimento al capitolo 8499 (2.1.161.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione <<Interventi per il sostegno al credito e al reddito dei lavoratori>> con lo stanziamento di 600.000 euro per l’anno 2005. 20. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 73, comma 2, fanno carico all’unita’ previsionale di base 1.1.370.1.6 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 1645 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 21. Per le finalita’ previste dall’articolo 76 e’ autorizzata la spesa di 10.000 euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 1.3.320.1.1899 con riferimento al capitolo 8500 (2.1.153.2.10.02) che si istituisce nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi alla rubrica n. 320 – Servizio n. 208 – Lavoro – con la denominazione <<Trasferimenti alle Province per la concessione dell’indennita’ di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 162/1992, ai lavoratori autonomi volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico del Club Alpino Italiano (CAI)>> con lo stanziamento di 10.000 euro per l’anno 2005. 22. Gli eventuali oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 4 della legge regionale 7/2005, come modificato dall’articolo 67, comma 1, lettere a) e b), fanno carico all’unita’ previsionale di base 52.2.320.1.2969 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 5012 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 23. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 79, comma 3, fanno carico all’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2972 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 con riferimento al capitolo 8007 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 24. All’onere complessivo di 3.150.000 euro per l’anno 2005, derivante dalle autorizzazioni di spesa previste dai commi 1, 3, 5, 7, 9, 15, 16, 17, 19 e 21, si provvede mediante storno ovvero mediante prelevamento dei rispettivi stanziamenti dalle unita’ previsionali di base dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2005-2007 e del bilancio per l’anno 2005 di seguito elencate, con riferimento ai capitoli del documento tecnico allegato al bilancio medesimo, a fianco di ciascuna indicati: a) storno dall’unita’ previsionale di base 9.2.320.1.2972 – capitolo 8008 di 1.350.000 euro per l’anno 2005 intendendosi corrispondentemente ridotte le relative autorizzazioni di spesa per l’anno 2005; b) storno dall’unita’ previsionale di base 9.2.320.2.345 – capitolo 8009 di 300.000 euro per l’anno 2005 intendendosi corrispondentemente ridotte le relative autorizzazioni di spesa per l’anno 2005; c)prelevamento di 1.500.000 euro per l’anno 2005, dall’apposito fondo globale iscritto sull’unita’ previsionale di base 53.6.250.1.920 – capitolo 9700 (partita n. 926 del prospetto D/1 allegato al documento tecnico), il cui stanziamento e’ conseguentemente ridotto di pari importo.

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Legge regionale 25 ottobre 2004, n. 24

Legge regionale 25 ottobre 2004, n. 24

Interventi per la qualificazione e il sostegno dell’attivita’ di assistenza familiare.

Art. 1 (Oggetto) 1. Nelle more dell’approvazione della disciplina generale del sistema integrato di interventi e servizi sociali di cui alla legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), la presente legge detta norme per la qualificazione e il sostegno dell’attivita’ di assistenza familiare. 2. Per attivita’ di assistenza familiare si intende il lavoro di cura e aiuto prestato a domicilio da persone singole, anche straniere, a favore di persone anziane o disabili in situazione di non autosufficienza, a rischio di istituzionalizzazione. Art. 2 (Inserimento nel sistema dei servizi sociali e sociosanitari integrati) 1. I Comuni, le Province, la Regione, le Aziende per i servizi sanitari, le associazioni, gli enti e le istituzioni del privato sociale concorrono in via privilegiata all’inserimento dell’attivita’ di assistenza familiare nel sistema territoriale degli interventi e dei servizi sociali e sociosanitari integrati. 2. Per il conseguimento delle finalita’ di cui al comma 1 sono promosse e attuate iniziative di: a) formazione; b) promozione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; c) informazione, assistenza, supporto e consulenza; d) sostegno economico; e) monitoraggio e verifica degli interventi.

Art. 3 (Programmi di formazione) 1. La Regione promuove la realizzazione di programmi di formazione e aggiornamento del personale addetto all’assistenza familiare. 2. Le iniziative formative sono dirette in particolare a fornire competenze nel lavoro di cura e aiuto, capacita’ di orientamento e interazione con il sistema dei servizi nonche’, per le persone straniere, ad assicurare l’apprendimento di base e il miglioramento della conoscenza della lingua italiana. 3. Le iniziative formative sono organizzate secondo modalita’ che favoriscono l’apprendimento anche al domicilio della persona assistita. La frequenza e’ gratuita. 4. Il positivo completamento del percorso formativo comporta il rilascio di un attestato di frequenza che ha valore di credito formativo per il conseguimento dei titoli di qualificazione professionale previsti dalla normativa statale e regionale in ambito sociosanitario. Il possesso di titoli conseguiti all’estero, attestanti l’acquisizione di competenze nei processi di assistenza alla persona, e’ valutato quale credito formativo per l’accesso ai percorsi di qualificazione professionale di cui al presente articolo ed ai fini dell’iscrizione negli elenchi di cui all’articolo 5. 5. La Giunta regionale individua i soggetti attuatori, i destinatari, la durata, le modalita’ e il contenuto dei programmi di formazione e aggiornamento, gli incentivi per la frequenza, nonche’ i criteri per il rilascio dell’attestato di frequenza e per il riconoscimento dei crediti formativi. Art. 4 (Selezione di personale nei Paesi esteri) 1. La Regione realizza azioni finalizzate all’inserimento lavorativo in ambito regionale di lavoratori stranieri da impiegare nell’assistenza familiare ai sensi dell’articolo 23 della legge regionale 4 marzo 2005, n. 5. Art. 5 (Promozione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro) 1. Gli Enti gestori del servizio sociale dei Comuni di cui all’articolo 41 bis della legge regionale 19 dicembre 1996, n. 49 (Norme in materia di programmazione, contabilita’ e controllo del Servizio sanitario regionale e disposizioni urgenti per l’integrazione socio-sanitaria), predispongono elenchi di persone disponibili all’assistenza familiare. Gli elenchi indicano in modo specifico le persone in possesso dell’attestato di frequenza di cui all’articolo 3 e di eventuali altri titoli di formazione nell’area assistenziale. 2. Al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, gli Enti gestori del servizio sociale dei Comuni trasmettono gli elenchi di cui al comma 1 ai Comuni e ai Centri per l’impiego di riferimento. 3. La Giunta regionale stabilisce le caratteristiche degli elenchi e le modalita’ di pubblicazione, i requisiti soggettivi di iscrizione, le modalita’ di aggiornamento e gli obblighi degli iscritti. Art. 6 (Attivita’ di informazione e assistenza) 1. Gli Enti gestori del servizio sociale dei Comuni garantiscono attivita’ di informazione, assistenza e consulenza destinate alle famiglie e al personale addetto all’assistenza familiare. 2. Le attivita’ di cui al comma 1, da attuare anche con la collaborazione di soggetti pubblici e privati, sono dirette in particolare a sostenere le persone singole e le famiglie nell’avvio e nella gestione del rapporto di lavoro, con riferimento agli aspetti di natura sia amministrativa che relazionale, e a garantire al personale addetto all’assistenza familiare regolari condizioni di vita e di lavoro. Art. 7 (Promozione dell’autorganizzazione) 1. Al fine di valorizzare la responsabilita’ delle famiglie nell’ambito del sistema integrato di interventi e servizi sociali del welfare territoriale, i Comuni associati favoriscono e sostengono le forme di autorganizzazione delle famiglie e del personale addetto all’assistenza familiare che assicurano le attivita’ di cui all’articolo 6 e in particolare la sostituzione temporanea di unita’ lavorative impiegate, il disbrigo di pratiche amministrative relative alle stesse e la qualificazione delle risorse umane. Le iniziative possono essere assunte anche con la partecipazione diretta delle istituzioni locali. 2. La Giunta regionale stabilisce le caratteristiche e i requisiti organizzativi delle forme di autorganizzazione di cui al comma 1. Art. 8 (Azioni di supporto e accompagnamento) 1. I Comuni, in concorso con le Aziende per i servizi sanitari, assicurano azioni di accompagnamento, supporto e supervisione individuale del personale addetto all’assistenza familiare, anche nell’ambito delle iniziative formative di cui all’articolo 3. Art. 9

( ABROGATO )

Art. 10 (Monitoraggio e verifica degli interventi) 1. Le Province, in collaborazione con i Comuni, le Aziende per i servizi sanitari, le associazioni, gli enti e le istituzioni del privato sociale attivano processi di informazione, monitoraggio e verifica, a livello locale, della consistenza dell’attivita’ di assistenza familiare e degli effetti prodotti sul sistema dei servizi territoriali con gli interventi di cui alla presente legge. 2. I risultati delle iniziative di cui al comma 1 sono trasmessi alla Regione. La Giunta regionale riferisce sugli stessi alla Commissione consiliare competente. Art. 11 (Norme finanziarie) 1. Gli interventi di cui all’articolo 3 trovano copertura finanziaria nell’ambito dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali. 2. La legge finanziaria regionale determina l’entita’ della spesa e la copertura finanziaria degli interventi di cui all’articolo 4. 3. I Comuni associati assicurano copertura finanziaria agli interventi di cui all’articolo 7 mediante quote del Fondo sociale regionale, individuate a livello di ambito socio-assistenziale. 4. Per le finalita’ di cui all’articolo 9, e’ autorizzata la spesa di 1.000.000 di euro per l’anno 2005 a carico dell’unita’ previsionale di base 8.1.310.1.237 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2004-2006, con riferimento al capitolo 4671 (1.1.152.2.08.07) di nuova istituzione del documento tecnico allegato ai bilanci predetti alla Rubrica n. 310 – Servizio interventi e servizi sociali, con la denominazione <<Trasferimenti ai Comuni associati per il sostegno economico alle persone singole e alle famiglie che si avvalgono dell’assistenza familiare>>. 5.All’onere di 1.000.000 di euro per l’anno 2005 derivante dal comma 4 si provvede mediante prelevamento di pari importo dall’unita’ previsionale di base 53.6.250.2.9 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2004-2006, con riferimento al capitolo 9710 del documento tecnico allegato ai bilanci predetti (partita n. 99 del prospetto D/2 allegato al documento tecnico).

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Legge regionale 17 agosto 2004, n. 23

Disposizioni sulla partecipazione degli enti locali ai processi programmatori e di verifica in materia sanitaria, sociale e sociosanitaria e disciplina dei relativi strumenti di programmazione, nonche’ altre disposizioni urgenti in materia sanitaria e sociale.

CAPO I Disposizioni generali Art. 1 (Oggetto) 1. La presente legge, attraverso le norme sulla partecipazione degli enti locali ai processi programmatori e di verifica in materia sanitaria, sociale e sociosanitaria, integra il percorso di attuazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come modificato dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell’articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419), avviato con la legge regionale 9 marzo 2001, n. 8 (Disposizioni urgenti in attuazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 e altre disposizioni in materia sanitaria e sociale). La presente legge inoltre, mediante l’individuazione e la disciplina degli strumenti di programmazione afferenti alle predette materie, da’ prima applicazione, limitatamente agli aspetti connessi con i procedimenti di programmazione, alle previsioni della legge 8 novembre 2000, n. 328 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali). 2. La presente legge apporta altresi’ ulteriori modifiche alla predetta legge regionale 8/2001 in materia sanitaria, sociosanitaria e sociale. Art. 2 (Finalita’) 1. Le disposizioni della presente legge sono volte in particolare a: a) valorizzare il ruolo degli enti locali nei processi di programmazione e verifica in materia sanitaria e sociosanitaria; b) promuovere la partecipazione a detti processi delle organizzazioni sindacali, delle organizzazioni dei cittadini e delle loro associazioni rappresentative, delle altre parti sociali e dei soggetti appartenenti al terzo settore; c) consolidare e sviluppare l’integrazione sociosanitaria; d) avviare la sperimentazione per l’attuazione e la promozione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali.

2. Per le finalita’ di cui al comma 1, la presente legge definisce: a) le modalita’ di partecipazione degli enti locali ai processi di programmazione e verifica a livello regionale, aziendale e zonale, di ambito distrettuale; b) gli strumenti della programmazione in materia sanitaria e sociosanitaria; c) gli strumenti della programmazione e le modalita’ necessarie per l’avvio, a livello sperimentale, dell’attuazione e promozione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali.

3. In attuazione del principio di sussidiarieta’, la Regione, gli enti locali e le rappresentanze di cui all’articolo 3, nell’esercizio delle rispettive competenze e ai fini della programmazione, organizzazione e gestione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, riconoscono e valorizzano il ruolo: a) delle Aziende pubbliche di servizi alla persona, di cui alla legge regionale 11 dicembre 2003, n. 19 (Riordino del sistema delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza nella Regione Friuli Venezia Giulia); b) delle organizzazioni non lucrative di utilita’ sociale, degli enti e delle istituzioni appartenenti al settore privato- sociale e operanti senza fini di lucro, delle organizzazioni della cooperazione sociale e delle associazioni di volontariato; c) delle associazioni di promozione sociale, delle fondazioni e degli enti di patronato.

4. La Regione e gli enti locali favoriscono inoltre l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli o associati e delle associazioni di tutela degli utenti e assumono il confronto e la concertazione come metodo di relazione con le organizzazioni sindacali e con le altre parti sociali. CAPO II Partecipazione degli enti locali Art. 3 (Modalita’ di partecipazione degli enti locali allaprogrammazione e alla verifica) 1. Gli enti locali partecipano alla programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria e alla verifica del raggiungimento dei relativi obiettivi attraverso le seguenti rappresentanze: a) a livello regionale: la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale, di cui all’articolo 1 della legge regionale 8/2001, come sostituito dall’articolo 4; b) a livello aziendale: la Conferenza dei sindaci, di cui all’articolo 13 della legge regionale 30 agosto 1994, n. 12 (Disciplina dell’assetto istituzionale ed organizzativo del Servizio sanitario regionale ed altre disposizioni in materia sanitaria e sullo stato giuridico del personale regionale), come sostituito dall’articolo 5, comma 1, ovvero la sua Rappresentanza; c) a livello di distretto-ambito: l’Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale, di cui all’articolo 40 della legge regionale 19 dicembre 1996, n. 49 (Norme in materia di programmazione, contabilita’ e controllo del Servizio sanitario regionale e disposizioni urgenti per l’integrazione socio-sanitaria), come sostituito dall’articolo 6, comma 1.

Art. 4 (Sostituzione dell’articolo 1 della legge regionale 8/2001) 1. L’articolo 1 della legge regionale 8/2001 e’ sostituito dal seguente: <<Art. 1 (Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale) 1. La Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale, di seguito denominata Conferenza, ha la seguente composizione: a) i Presidenti delle Conferenze dei sindaci, di cui all’articolo 13 della legge regionale 30 agosto 1994, n. 12 (Disciplina dell’assetto istituzionale ed organizzativo del Servizio sanitario regionale ed altre disposizioni in materia sanitaria e sullo stato giuridico del personale regionale), e successive modifiche, o loro delegati; b) i Presidenti delle Rappresentanze nominate in seno alle Conferenze di cui alla lettera a), qualora non gia’ Presidenti delle medesime, o loro delegati; c) i Presidenti delle Assemblee dei sindaci di ambito distrettuale, di cui all’articolo 40 della legge regionale 19 dicembre 1996, n. 49 (Norme in materia di programmazione, contabilita’ e controllo del Servizio sanitario regionale e disposizioni urgenti per l’integrazione socio-sanitaria), e successive modifiche, qualora non gia’ Presidenti delle Conferenze o delle Rappresentanze suddette, o loro delegati.

2. Ai lavori della Conferenza partecipano, senza diritto di voto, un rappresentante dell’ANCI, uno dell’UPI e uno di Federsanita’-ANCI. 3. Ai medesimi lavori partecipano inoltre, senza diritto di voto e limitatamente alla trattazione di argomenti afferenti alla materia sociale, tre rappresentanti del terzo settore, individuati con apposito provvedimento della Giunta regionale nell’ambito dei nominativi segnalati dalle associazioni maggiormente rappresentative del terzo settore presenti a livello regionale; la predetta individuazione tiene conto, di preferenza, delle indicazioni effettuate congiuntamente. Trascorsi quarantacinque giorni dalla richiesta dei nominativi avanzata dall’Amministrazione regionale, si procede alla nomina sulla base delle designazioni pervenute, fatta salva la possibilita’ di successive integrazioni entro il suddetto limite di tre unita’. 4. La mancata attuazione di quanto previsto al comma 3 non incide sulla validita’ dei lavori della Conferenza. 5. I componenti della Conferenza sono nominati con decreto del Presidente della Regione. La Conferenza elegge al suo interno il Presidente. 6. Le modalita’ di funzionamento della Conferenza sono stabilite dalla Conferenza stessa, entro novanta giorni dall’insediamento, con regolamento approvato a maggioranza assoluta. In mancanza, provvede la Giunta regionale entro i novanta giorni successivi. 7. La Conferenza svolge i seguenti compiti: a) addiviene all’intesa con la Regione sul Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali; b) esprime parere sulla proposta di Piano sanitario e sociosanitario regionale; c) addiviene all’intesa con la Regione sui progetti obiettivo di carattere sociosanitario; d) esprime, entro quindici giorni dal ricevimento della relativa documentazione da parte dei componenti della Conferenza, parere obbligatorio ed eventuali osservazioni su altri provvedimenti regionali aventi contenuto pianificatorio in materia sanitaria, sociale e sociosanitaria e, in ogni caso, sulle linee annuali di gestione di cui all’articolo 12, comma 2, della legge regionale 49/1996 e successive modifiche, e sui criteri per il riparto del Fondo sociale regionale e della quota regionale del Fondo nazionale per le politiche sociali; e) collabora con la Regione per l’attuazione dei principi di cui dall’articolo 4, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2001 (Atto d’indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie); f) esprime parere obbligatorio ed eventuali osservazioni sul Piano attuativo ospedaliero (PAO) nei termini e con le modalita’ stabiliti dagli articoli 16 e 20 della legge regionale 49/1996 e successive modifiche; g) partecipa alla verifica della realizzazione dei PAO delle Aziende ospedaliere, delle Aziende ospedaliero- universitarie, degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e del Policlinico universitario di Udine, i quali, a tal fine, trasmettono alla Conferenza, entro quindici giorni dalla loro adozione, il bilancio di esercizio e il rendiconto finanziario annuale corredati della relazione del Collegio sindacale; sui predetti atti la Conferenza formula le proprie osservazioni e le invia, entro i successivi trenta giorni, alla Giunta regionale per il tramite dell’Agenzia regionale della sanita’; h) partecipa, tramite apposita intesa con la Regione da stipularsi prima delle nomine, alla definizione del mandato da assegnare ai Direttori generali delle Aziende ospedaliere e delle Aziende ospedaliero-universitarie; i) esercita, con riguardo ai restanti procedimenti riferiti ai Direttori generali di cui alla lettera h), le funzioni di cui all’articolo 3 bis, commi 6 e 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come inserito dall’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 229/1999; l) designa due dei componenti il Collegio sindacale delle Aziende ospedaliere e uno dei componenti il Collegio sindacale delle Aziende ospedaliero-universitarie.

8. Al fine di garantire il necessario coordinamento con il settore delle autonomie locali nelle materie di comune interesse, la Conferenza si raccorda con l’Assemblea delle Autonomie locali, di cui all’articolo 9 della legge regionale 15 maggio 2001, n. 15 (Disposizioni generali in materia di riordino della Regione e conferimento di funzioni e compiti alle Autonomie locali), come modificato dall’articolo 1, comma 35, della legge regionale 21/2003, secondo modalita’ stabilite di concerto tra i rispettivi presidenti. 9. Il Presidente della Conferenza presenzia, con diritto di parola, alle sedute della Giunta regionale aventi all’ordine del giorno le nomine dei Direttori generali delle Aziende ospedaliere e di quelle ospedaliero-universitarie. 10. La Conferenza e’ supportata tecnicamente dalla Direzione centrale della salute e della protezione sociale e dall’Agenzia regionale della sanita’, con le quali si raccorda un’apposita rappresentanza ristretta individuata all’interno della Conferenza medesima, formata da non piu’ di cinque componenti piu’ il Presidente. 11. Le funzioni di segreteria sono assicurate e svolte secondo quanto stabilito dal regolamento di cui al comma 6. 12. Su richiesta della Conferenza o della Regione, possono essere costituiti appositi gruppi di lavoro tecnici, con funzioni istruttorie, di raccordo, collaborazione o concorso alle attivita’ della Conferenza stessa.>>.

Art. 5 (Sostituzione dell’articolo 13 della legge regionale 12/1994) 1. L’articolo 13 della legge regionale 12/1994 e’ sostituito dal seguente: <<Art. 13 (Conferenza dei sindaci) 1. La Conferenza dei sindaci e’ l’organismo attraverso il quale i Comuni svolgono le seguenti funzioni: a) esprimono i bisogni di salute delle rispettive comunita’ locali e li rappresentano alla Regione e alla Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale, di cui all’articolo 1 della legge regionale 9 marzo 2001, n. 8 (Disposizioni urgenti in attuazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 e altre disposizioni in materia sanitaria e sociale), e successive modifiche; b) esprimono parere obbligatorio ed eventuali osservazioni sul Piano attuativo locale (PAL) nei termini e con le modalita’ stabiliti dagli articoli 16 e 20 della legge regionale 19 dicembre 1996, n. 49 (Norme in materia di programmazione, contabilita’ e controllo del Servizio sanitario regionale e disposizioni urgenti per l’integrazione socio-sanitaria), e successive modifiche; c) addivengono all’intesa con l’Azienda per i servizi sanitari sulle attivita’ sociosanitarie comprese nel PAL; d) partecipano, tramite apposita intesa con la Regione da stipularsi prima delle nomine, alla definizione del mandato da assegnare ai Direttori generali delle Aziende per i servizi sanitari; e) esercitano, con riguardo ai restanti procedimenti riferiti ai Direttori generali di cui alla lettera d), le funzioni di cui all’articolo 3 bis, commi 6 e 7, del decreto legislativo 502/1992, come inserito dall’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 229/1999; f) verificano l’andamento generale dell’attivita’ delle Aziende per i servizi sanitari; g) esprimono parere sulla nomina del Coordinatore sociosanitario, con le modalita’ indicate all’articolo 17. Qualora il Coordinatore sociosanitario assuma anche le funzioni di direzione dei servizi in delega, ai sensi del comma 3 dell’articolo 3 del decreto legislativo 502/1992, come sostituito dall’articolo 4 del decreto legislativo 517/1993, il parere espresso e’ vincolante; h) designano due dei componenti il Collegio sindacale delle Aziende per i servizi sanitari.

2. La Conferenza dei sindaci, fatto salvo quanto diversamente disposto da altre norme, svolge le funzioni di cui al comma 1 tramite una Rappresentanza costituita al suo interno da non piu’ di cinque componenti, nominati dalla stessa Conferenza. La Rappresentanza e’ presieduta da uno dei suoi componenti nominato dalla Conferenza dei sindaci. Le modalita’ di funzionamento della Conferenza e della sua Rappresentanza sono stabilite dalla Conferenza stessa con regolamento approvato a maggioranza assoluta. 3. Il Presidente della Conferenza presenzia, con diritto di parola, alle sedute della Giunta regionale aventi all’ordine del giorno le nomine dei Direttori generali delle Aziende per i servizi sanitari.>>.

2. In caso di mancata adozione del regolamento di cui al comma 2 dell’articolo 13 della legge regionale 12/1994, come sostituito dal comma 1, provvede la Giunta regionale entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 6

( ABROGATO )

CAPO III Programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria Art. 7 (Strumenti di programmazione) 1. In attuazione dei principi contenuti nel decreto legislativo 502/1992, come modificato dal decreto legislativo 229/1999, nella legge 328/2000 e nella legislazione regionale di settore, gli strumenti della programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria sono i seguenti: a) il Piano sanitario e sociosanitario regionale; b) il Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali; c) il Piano attuativo locale (PAL) e il Piano attuativo ospedaliero (PAO); d) il Programma delle attivita’ territoriali (PAT); e) il Piano di zona (PDZ).

2. Per la predisposizione degli strumenti di cui al comma 1, lettere d) ed e), la Giunta regionale emana apposite linee guida, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con le quali vengono altresi’ individuate modalita’ di elaborazione congiunta. 3. Entro il 30 giugno di ciascun anno, la Giunta regionale presenta al Consiglio regionale una relazione sullo stato di salute della popolazione della regione, che evidenzia il grado di raggiungimento degli obiettivi della programmazione regionale in materia sanitaria, sociale e sociosanitaria. 4. Con successivi provvedimenti, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale disciplina la partecipazione consultiva al processo di programmazione e verifica da parte delle organizzazioni sindacali, delle organizzazioni rappresentative dei cittadini, degli utenti e delle altre parti sociali, regolamentando il percorso di concertazione e definendo i criteri per l’individuazione dei soggetti chiamati a prendervi parte. Art. 8 (Piano sanitario e sociosanitario regionale) 1. Il Piano sanitario e sociosanitario regionale definisce, in coerenza con le indicazioni del Piano sanitario nazionale, le strategie regionali in materia di sanita’ e di integrazione sociosanitaria. 2. Il Piano indica in particolare: a) gli obiettivi di salute perseguiti e i relativi indicatori di verifica; b) i livelli essenziali e uniformi di assistenza assicurati dal Servizio sanitario regionale; c) gli interventi di riordino dei servizi per soddisfare le esigenze specifiche della popolazione e per conseguire maggiore efficienza, efficacia ed economicita’ nell’uso delle risorse disponibili; d) i piani di carattere settoriale; e) i progetti obiettivo sociosanitari, da realizzare anche mediante l’integrazione funzionale ed operativa dei servizi sanitari e dei servizi socio-assistenziali degli enti locali; f) gli indirizzi finalizzati a orientare il Servizio sanitario regionale verso il governo clinico, allo scopo di perseguire l’appropriatezza dell’assistenza e il miglioramento continuo della qualita’ dei servizi, anche mediante la salvaguardia di elevati standard assistenziali fondati sulla medicina basata sulle prove di efficacia; g) le esigenze e gli interventi relativi alla formazione di base e alla formazione continua del personale, da realizzarsi anche tramite attivita’ formative rivolte congiuntamente al personale appartenente al settore sanitario e al settore sociale; h) l’ammontare delle risorse finanziarie destinate, per ciascun anno di validita’ del Piano, al finanziamento corrente del Servizio sanitario regionale e i criteri generali di riparto; i) l’ammontare delle risorse finanziarie destinate, per ciascun anno di validita’ del Piano, agli investimenti edilizi e tecnologici e i criteri generali di assegnazione.

3. Il Piano ha durata triennale ed e’ adottato con deliberazione della Giunta regionale, sentite la competente Commissione consiliare e la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale. 4. Sui progetti obiettivo sociosanitari tra la Regione e la predetta Conferenza interviene apposita intesa. Art. 9

( ABROGATO )

Art. 10 (Piano attuativo locale e Piano attuativo ospedaliero) 1. Il Piano attuativo locale (PAL) e il Piano attuativo ospedaliero (PAO) sono gli strumenti attraverso i quali vengono definite le strategie aziendali. Assume la denominazione di PAL o di PAO il complesso degli atti di programmazione triennale e annuale previsti dagli articoli dal 13 al 20 della legge regionale 49/1996, come da ultimo modificata dalla presente legge, relativi al programma e bilancio pluriennali di previsione e al programma e bilancio preventivo annuali. 2. Nell’ambito degli obiettivi fissati dal Piano sanitario e sociosanitario regionale e dalle linee annuali di gestione emanate dalla Giunta regionale ai sensi dell’articolo 12, comma 2, della legge regionale 49/1996, come modificato dall’articolo 18, comma 1, il Direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari, in coerenza con il suo mandato e fatti salvi i restanti obblighi di cui agli articoli 16 e 20 della legge regionale 49/1996, come modificati dall’articolo 18, commi 2 e 3, predispone la proposta di PAL e la presenta alla Rappresentanza dei sindaci, di cui all’articolo 13, comma 2, della legge regionale 12/1994, come sostituito dall’articolo 5, comma 1, al fine di acquisirne il parere obbligatorio prima della negoziazione con l’Agenzia regionale della sanita’. 3. Quanto disposto al comma 2 si applica anche ai PAO dell’Azienda ospedaliera, dell’Azienda ospedaliero- universitaria di Trieste, del Policlinico universitario di Udine e degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, fatto salvo che, per questi, l’organismo di riferimento e’ la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale. 4. Il parere di cui al comma 2 e’ reso nei termini e con le modalita’ stabiliti dagli articoli 16 e 20 della legge regionale 49/1996, come modificati dall’articolo 18, commi 2 e 3. 5. I programmi delle attivita’ territoriali dei singoli distretti, di cui all’articolo 11, costituiscono parte integrante e sostanziale del PAL. Art. 11 (Programma delle attivita’ territoriali) 1. Il Programma delle attivita’ territoriali (PAT) e’ lo strumento con il quale, nel rispetto dei principi e degli obiettivi della pianificazione regionale e in coerenza con le strategie aziendali, vengono stabilite le politiche sanitarie e sociosanitarie di distretto. Il PAT ha durata triennale e viene aggiornato annualmente. 2. Il PAT indica almeno: a) l’analisi del bisogno; b) gli obiettivi di salute e i relativi indicatori di verifica; c) le modalita’ organizzative dei servizi di pertinenza; d) i servizi di assistenza primaria e le attivita’ sanitarie e sociosanitarie assicurati nell’ambito del distretto; e) la localizzazione dei servizi e dei presidi territoriali; f) il coordinamento, di cui esplicita modalita’ operative e azioni a cio’ preordinate, tra le attivita’ del distretto e quelle dei dipartimenti e dei restanti servizi aziendali, e in particolare quelle afferenti alle funzioni ospedaliere; g) le attivita’ di tipo integrato previste al capo IV cui dare attuazione; h) l’entita’ delle risorse da investire nella realizzazione degli obiettivi di carattere sanitario e in quelli di integrazione sociosanitaria, per la quale vengono altresi’ determinate le quote, concordemente definite, da porre rispettivamente a carico dell’Azienda per i servizi sanitari e dei Comuni.

3. Il PAT puo’ inoltre prevedere progetti di comunita’ riguardanti azioni e attivita’ di prevenzione sociosanitaria e di promozione di adeguati stili di vita e relazionali, diretti a gruppi a rischio sociale e/o sanitario, nonche’ a fasce di popolazione interessate da problematiche connesse ai cicli vitali dell’individuo e della famiglia. 4. Il PAT e’ predisposto, sulla base delle risorse assegnate, dal Direttore di distretto che lo propone al Direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari, il quale provvede alla sua approvazione previo parere dell’Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale sulla parte sanitaria e previo raggiungimento dell’intesa con la medesima Assemblea sulla parte sociosanitaria. 5. Le attivita’ sociosanitarie previste dal PAT dovranno essere coincidenti con le omologhe previsioni del Piano di zona di cui all’articolo 12. Art. 12

( ABROGATO )

CAPO IV Integrazione sociosanitaria Art. 13

( ABROGATO )

Art. 14

( ABROGATO )

CAPO V Adeguamento e modifica di norme Art. 15 (Norma di raccordo) 1. Ovunque ricorra l’espressione: <<Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale>> la stessa e’ da intendersi sostituita dalla seguente: <<Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale>>. 2. Ovunque ricorra l’espressione: <<Assemblea dei sindaci di distretto>> la stessa e’ da intendersi sostituita dalla seguente: <<Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale>>. 3. Ovunque ricorra l’espressione: <<Coordinatore dei servizi sociali>> la stessa e’ da intendersi sostituita dalla seguente: <<Coordinatore sociosanitario>>. Art. 16 (Abrogazione di norme) 1. Le disposizioni incompatibili con la presente legge sono abrogate. 2. Sono abrogati in particolare: a) l’articolo 3 della legge regionale 15 giugno 1993, n. 41 (Norme propedeutiche e principi per il riordino della disciplina in materia sanitaria in applicazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502); b) gli articoli 1, 2, 3, 5 e il comma 3 dell’articolo 4 della legge regionale 19 maggio 1988, n. 33 (Piano socio- assistenziale della Regione autonoma Friuli Venezia-Giulia); c) tutte le norme legislative e regolamentari facenti riferimento alla figura del coordinatore dei servizi sociali.

Art. 17 (Modifiche della legge regionale 12/1994) 1. Al comma 1 dell’articolo 11 della legge regionale 12/1994, le parole: <<legislazione statale vigente>> sono sostituiti dalle seguenti: <<vigente legislazione statale e regionale>>. 2. Al comma 3 dell’articolo 11 della legge regionale 12/1994, dopo le parole: <<Il Direttore generale>> sono inserite le seguenti: <<adotta l’atto aziendale, il Piano attuativo locale ovvero il Piano attuativo ospedaliero e i Programmi attuativi territoriali,>>. 3. Al comma 3 dell’articolo 14 della legge regionale 12/1994, le parole: <<d’intesa con il Direttore amministrativo, il Direttore sanitario ed il Coordinatore dei servizi sociali>> sono sostituite dalle seguenti: <<d’intesa con i restanti componenti della Direzione generale individuati al comma 2>>. 4. L’articolo 17 della legge regionale 12/1994 e’ sostituito dal seguente: <<Art. 17 (Coordinatore sociosanitario) 1. Il Coordinatore sociosanitario coadiuva il Direttore generale nel governo dell’Azienda per i servizi sanitari svolgendo attivita’ di supporto per la programmazione e l’indirizzo delle attivita’ sociosanitarie ed esercitando funzioni di promozione, raccordo e relazione interdistrettuale nelle medesime materie. 2. Il Coordinatore sociosanitario e’ nominato dal Direttore generale, previo parere della Rappresentanza dei sindaci di cui all’articolo 13, da esprimersi entro dieci giorni dalla formale richiesta, ed e’ individuato preferibilmente tra il personale appartenente alla dirigenza delle Aziende per i servizi sanitari o a quella dei servizi sociali dei Comuni, che abbia acquisito competenze o maturato esperienze per almeno cinque anni nei settori socio-assistenziale o sociosanitario. Il Coordinatore sociosanitario puo’ essere altresi’ individuato tra personale laureato diverso da quello indicato al primo periodo, purche’ in possesso delle medesime competenze ed esperienze. In caso di individuazione all’esterno dell’Azienda, si fa ricorso al rapporto di lavoro di diritto privato di cui all’articolo 14, comma 5, oppure alle disposizioni di cui all’articolo 15 septies del decreto legislativo 502/1992, come inserito dall’articolo 13 del decreto legislativo 229/1999 e modificato dall’articolo 2 del decreto legislativo 254/2000; dette modalita’, in quanto applicabili, possono essere adottate anche nei riguardi della dirigenza proveniente dai servizi sociali dei Comuni. 3. Nei casi in cui l’Azienda per i servizi sanitari assuma la gestione di attivita’ e servizi socio-assistenziali ai sensi del comma 3 dell’articolo 3 del decreto legislativo 502/1992, come sostituito dall’articolo 4 del decreto legislativo 517/1993, il Coordinatore sociosanitario svolge anche le funzioni di direzione dei suddetti servizi e attivita’; in tale caso, il Coordinatore, nominato previo parere vincolante della Rappresentanza di cui al comma 2, da esprimersi entro dieci giorni dalla formale richiesta, fa parte della Direzione generale dell’Azienda e nei suoi riguardi valgono le norme previste, anche con riferimento alla parte economica, per il Direttore sanitario e per il Direttore amministrativo, in quanto applicabili. 4. Per la quota di attivita’ rapportabile alle funzioni di cui al comma 3, l’onere relativo agli emolumenti spettanti al Coordinatore sociosanitario e’ a carico degli Enti locali.>>.

5. Dopo l’articolo 18 della legge regionale 12/1994 e’ inserito il seguente: <<Art. 18 bis (Collegio di direzione) 1. In ogni Azienda e’ costituito il Collegio di direzione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 502/1992, come da ultimo modificato dall’articolo 5 del decreto legislativo 254/2000.>>.

6. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Regione disciplina l’attivita’ e la composizione del Collegio. Fino a tale data, vale quanto disposto dal comma 2 bis dell’articolo 17 del decreto legislativo 502/1992, come da ultimo modificato dall’articolo 5 del decreto legislativo 254/2000. 7. All’articolo 21 della legge regionale 12/1994, come da ultimo modificato dall’articolo 6, comma 1, della legge regionale 32/1997, sono apportate le seguenti modifiche: a) al comma 5, le parole: <<nonche’ l’organizzazione e la localizzazione dei presidi per l’erogazione delle prestazioni>> sono soppresse; b) dopo il comma 8 sono inseriti i seguenti: <<8 bis. Le modalita’ organizzative del distretto e la localizzazione dei presidi e dei servizi sono effettuate con il Programma delle attivita’ territoriali.8 ter. Il distretto e’ caratterizzato da autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria e da contabilita’ separata.>>; c) il comma 9 e’ sostituito dal seguente: <<9. Il Direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari, sentiti l’Assemblea dei sindaci di ambito distrettuale, secondo il disposto di cui all’articolo 40 della legge regionale 49/1996 e successive modifiche, il Direttore sanitario, il Direttore amministrativo e il Coordinatore sociosanitario, nei casi in cui e’ previsto che questi faccia parte della Direzione generale, nomina con provvedimento motivato il Direttore del distretto, individuandolo preferibilmente fra il personale dirigente dell’Azienda per i servizi sanitari medesima ovvero tra quello dirigente del servizio sociale dei Comuni. Il Direttore del distretto puo’ essere altresi’ individuato tra i medici convenzionati da almeno dieci anni ai sensi dell’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 502/1992, come da ultimo modificato dall’articolo 6 del decreto legislativo 254/2000. E’ fatta salva la possibilita’ di ricorso al rapporto di lavoro di diritto privato di cui all’articolo 14, comma 5.>>; d) il comma 10 e’ sostituito dal seguente: <<10. Il Direttore del distretto attua le indicazioni della Direzione aziendale, rispondendone al Direttore generale, gestisce le risorse umane e finanziarie assegnate, operando con l’obiettivo di garantire alla popolazione l’ottimale accessibilita’ alle strutture e ai servizi, l’integrazione tra questi e la continuita’ assistenziale; compito del Direttore di distretto e’ altresi’ quello di supportare la Direzione generale nei rapporti con i sindaci del distretto. Il medesimo Direttore non puo’ essere preposto a piu’ di un distretto nell’ambito dell’Azienda per i servizi sanitari.>>; e) dopo il comma 10 e’ inserito il seguente: <<10 bis. Il Direttore del distretto si avvale di un ufficio di coordinamento delle attivita’ distrettuali, composto dai responsabili delle unita’ operative, dai rappresentanti delle figure professionali operanti nei servizi distrettuali, nonche’ da un rappresentante dei medici di medicina generale, uno dei pediatri di libera scelta e uno degli specialisti ambulatoriali convenzionati operanti nel distretto.>>.

Art. 18 (Modifiche della legge regionale 49/1996) 1. Al comma 2 dell’articolo 12 della legge regionale 49/1996 le parole: <<definisce entro il 15 settembre di ogni anno:>> sono sostituite dalle seguenti: <<emana entro il 15 settembre di ogni anno le linee annuali per la gestione del Servizio sanitario regionale, con le quali vengono definiti:>>. 2. All’articolo 16 della legge regionale 49/1996 sono apportate le seguenti modifiche: a) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: <<1. Il programma e il bilancio di previsione pluriennali sono adottati dal Direttore generale, entro il 31 ottobre dell’anno precedente il triennio di validita’, al termine della negoziazione con l’Agenzia regionale della sanita’. Sugli atti suddetti, prima della negoziazione, interviene, entro quindici giorni dal ricevimento della relativa documentazione da parte dei suoi componenti, il parere della Conferenza dei sindaci ovvero della Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale.>>; b) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: <<1 bis. Entro tre giorni dall’adozione, il programma e il bilancio di previsione pluriennali sono trasmessi all’Agenzia regionale della sanita’, alla Conferenza dei sindaci ovvero alla Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale e al Collegio sindacale.>>.

3. Il comma 1 dell’articolo 20 della legge regionale 49/1996 e’ sostituito dal seguente: <<1. Entro il 31 dicembre di ogni anno, i Direttori generali trasmettono, previa acquisizione del parere della Conferenza dei sindaci ovvero della Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale, da rendersi entro quindici giorni dal ricevimento della relativa documentazione da parte dei rispettivi componenti, le proposte di programma annuale e di bilancio preventivo, nonche’ l’eventuale revisione del programma e del bilancio pluriennale di cui all’articolo 13, comma 2, all’Agenzia regionale della sanita’ per la negoziazione.>>.

4. ( ABROGATO ) Art. 19 (Modifiche della legge regionale 8/2001) 1. Il comma 2 dell’articolo 3 della legge regionale 8/2001 e’ sostituito dal seguente: <<2. Il Collegio sindacale dura in carica tre anni ed e’ composto da cinque membri, di cui tre designati dalla Regione, che individua, altresi’, il componente cui attribuire le funzioni di presidente, e due designati, rispettivamente: a) per le Aziende per i servizi sanitari, dalla Rappresentanza della Conferenza dei sindaci, di cui all’articolo 13, comma 2, della legge regionale 12/1994 e successive modifiche; b) per le Aziende ospedaliere, dalla Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale; c) per le Aziende ospedaliero-universitarie, uno dall’Universita’ degli studi e uno dalla Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale.>>.

2. All’articolo 4 della legge regionale 8/2001, come modificato dall’articolo 12, comma 13, della legge regionale 13/2002, sono apportate le seguenti modifiche: a) dopo la lettera b bis) del comma 3 e’ aggiunta la seguente: <<b ter) interventi relativi a strutture sociosanitarie e socio-assistenziali destinate all’accoglimento residenziale di persone anziane i cui procedimenti autorizzativi sono iniziati entro il 15 gennaio 2002.>>; b) dopo il comma 3 e’ inserito il seguente: <<3 bis. I procedimenti per il rilascio delle autorizzazioni alla realizzazione di strutture sociosanitarie e socio- assistenziali destinate all’accoglimento residenziale di persone anziane, nonche’ i procedimenti autorizzativi all’esercizio delle relative attivita’, rimangono sospesi fino alla data di esecutivita’ della deliberazione della Giunta regionale di determinazione del fabbisogno regionale di strutture residenziali per anziani, ferme restando le eccezioni di cui alle lettere a), b), b bis) e b ter) del comma 3.>>.

3. All’articolo 6 della legge regionale 8/2001, come modificato dall’articolo 3, comma 3, della legge regionale 23/2001, sono apportate le seguenti modifiche: a) dopo il comma 2 e’ inserito il seguente: <<2 bis. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 4 si applicano anche qualora le prestazioni di cui alle rispettive lettere a), b) e c) vengano effettuate all’estero.>>; b) al comma 3, dopo le parole: <<comma 2>> sono aggiunte le seguenti: <<e al comma 2 bis>>; c) al comma 5, dopo la parola: <<donatore>> sono aggiunte le parole: <<di organo>>; d) il comma 6 e’ sostituito dal seguente: <<6. La misura dei rimborsi e dei contributi di cui ai commi 2 e 2 bis, nonche’ le modalita’ per usufruire dei medesimi, sono stabiliti con deliberazione della Giunta regionale.>>.

CAPO VI Norme transitorie e finali Art. 20 (Norma transitoria) 1. Con appositi provvedimenti della Giunta regionale, da emanarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, viene definita la tempistica da rispettare in sede di prima applicazione delle disposizioni di cui alla presente legge. 2. Il rapporto contrattuale dei Coordinatori dei servizi sociali nominati ai sensi del previgente articolo 17 della legge regionale 12/1994, in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, viene adeguato alle disposizioni dell’articolo 17 della menzionata legge regionale 12/1994, come sostituito dall’articolo 17, comma 4, della presente legge, fatto salvo che devono essere garantite almeno le condizioni economiche riconosciute e la scadenza contrattuale originariamente prevista. 3. Nelle more dell’adozione dei regolamenti di cui all’articolo 1, comma 6, della legge regionale 8/2001, come sostituito dall’articolo 4, di cui all’articolo 13, comma 2, della legge regionale 12/1994, come sostituito dall’articolo 5, comma 1, e di cui all’articolo 40, comma 8, della legge regionale 49/1996, come sostituito dall’articolo 6, comma 1, valgono le norme regolamentari in essere alla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 21 (Norma finale) 1. Ove non disposto diversamente, qualora un parere non sia formalmente espresso con le modalita’ ed entro il termine temporale previsti, lo stesso si intende reso positivamente. 2. Le intese previste dalla presente legge intervengono entro quarantacinque giorni dalla richiesta avanzata dal soggetto cui compete l’adozione dell’atto. Decorso inutilmente tale termine, l’atto puo’ essere motivatamente emanato prescindendo dall’intesa. 3. Le disposizioni di cui al comma 2 non si applicano alle intese sul PAT previste all’articolo 11. 4. Le intese tra la Regione, la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria regionale e la Conferenza dei sindaci, di cui all’articolo 1, comma 7, lettera h), della legge regionale 8/2001, come sostituito dall’articolo 4, e all’articolo 13, comma 1, lettera d), della legge regionale 12/1994, come sostituito dall’articolo 5, comma 1, intervengono di regola entro trenta giorni dalla richiesta avanzata dal soggetto cui compete l’adozione dell’atto. 5. Entro trenta giorni dalla richiesta e per una sola volta, i soggetti di cui al comma 4 possono rappresentare formalmente motivi di dissenso dalla proposta ovvero elementi per la modificazione della proposta stessa. 6.Qualora nei quindici giorni successivi non si pervenga all’accordo, l’intesa si intende raggiunta sulla proposta avanzata dall’Amministrazione regionale. La presente legge regionale sara’ pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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Legge regionale 7 marzo 2003, n. 6

Riordino degli interventi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica.

CAPO I Tipologia degli interventi Art. 1 (Obiettivi dell’azione regionale nell’edilizia residenziale pubblica) 1. La Regione autonoma Friuli Venezia Giulia promuove l’acquisizione della prima casa in proprieta’ e sostiene lo sviluppo dell’edilizia abitativa e il mercato delle locazioni a uso abitativo mediante gli interventi di cui all’articolo 2. Art. 2 (Interventi regionali nell’edilizia residenziale pubblica) 1. Per i fini di cui all’articolo 1, la Regione interviene a favore delle seguenti azioni: a) edilizia sovvenzionata; b) edilizia convenzionata; c) edilizia agevolata; d) sostegno alle locazioni. Art. 3 (Edilizia sovvenzionata) 1. Per edilizia sovvenzionata si intendono gli interventi diretti alla costruzione, all’acquisto o al recupero di abitazioni da destinare alla locazione a favore della generalita’ dei cittadini. Gli interventi di edilizia sovvenzionata sono attuati dalle Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (ATER). Il patrimonio immobiliare dell’edilizia sovvenzionata e’ gestito dalle ATER, ai sensi dell’articolo 4, comma 2, lettera d), della legge regionale 27 agosto 1999, n. 24 (Ordinamento delle Aziende territoriali per l’edilizia residenziale, nonche’ modifiche ed integrazioni alla legge regionale 75/1982 ed ulteriori norme in materia di edilizia residenziale pubblica). Art. 4 (Edilizia convenzionata) 1. Per edilizia convenzionata si intendono gli interventi diretti alla costruzione, all’acquisto o al recupero di abitazioni da destinare alla vendita, assegnazione o locazione a favore della generalita’ dei cittadini, posti in essere con benefici o agevolazioni previsti da leggi statali o regionali o da disposizioni dell’Unione europea o di altri organismi internazionali, nonche’ di enti pubblici, e per i quali apposite convenzioni con i Comuni determinano il prezzo di cessione o assegnazione e i canoni di locazione. Gli interventi di edilizia convenzionata sono attuati dalle ATER, dalle cooperative edilizie e loro consorzi e dalle imprese. Art. 5 (Edilizia agevolata) 1. Per edilizia agevolata si intendono gli interventi diretti alla costruzione, all’acquisto o al recupero di abitazioni da destinare alla generalita’ dei cittadini, posti in essere con i benefici e le agevolazioni previsti da leggi statali o regionali o da disposizioni dell’Unione europea o di altri organismi internazionali, nonche’ di enti pubblici, non regolati da convenzione. Gli interventi di edilizia agevolata sono attuati dai privati. Art. 6 (Sostegno alle locazioni) 1. Per sostegno alle locazioni si intendono le agevolazioni previste a favore di soggetti non abbienti, volte a ridurre la spesa sostenuta dal beneficiario per il canone di locazione. Il sostegno alle locazioni si attua anche attraverso l’erogazione di finanziamenti o contributi a favore di soggetti pubblici o privati che mettono a disposizione alloggi a favore di locatari meno abbienti. Art. 7 (Individuazione di particolari misure di sostegno) 1. La Regione, attraverso i regolamenti di cui all’articolo 12, determina particolari misure di sostegno per l’accesso all’abitazione da parte di soggetti in condizioni di debolezza sociale o economica tra cui: a) anziani; b) giovani coppie, con o senza prole, e soggetti singoli con minori a carico; c) disabili; d) famiglie in stato di bisogno o monoreddito o numerose o con anziani o disabili a carico; e) soggetti destinatari di provvedimenti esecutivi di sfratto o di provvedimenti di rilascio emessi da enti pubblici o da organizzazioni assistenziali; f) emigrati. 2. Con i medesimi regolamenti la Regione individua misure di sostegno per le iniziative rivolte: a) alla ristrutturazione dei centri storici, al recupero e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, alla ristrutturazione dei borghi e degli edifici rurali con i caratteri distintivi dell’architettura tradizionale cosi’ come enucleatasi nelle diverse caratterizzazioni territoriali; b) al ripopolamento delle zone rurali e montane; c) agli interventi straordinari per l’adeguamento a standard tecnologici, di servizi e di sicurezza; d) a porzioni del territorio regionale caratterizzate da particolari situazioni di disagio. 2 bis. Le Aziende territoriali per l’edilizia residenziale possono mettere a disposizione alloggi del proprio patrimonio, anche in deroga alla predisposizione delle graduatorie di edilizia sovvenzionata e/o convenzionata, fino al 10 per cento delle stesse, per la realizzazione di progetti socio-assistenziali previsti dagli strumenti vigenti della programmazione sanitaria, sociale e sociosanitaria. Art. 8 (Azioni regionali di carattere sociale) 1. Gli interventi in materia di edilizia residenziale rivolti ai soggetti di cui all’articolo 7, comma 1, si attuano in maniera coordinata con quanto previsto dalle specifiche leggi relative agli altri settori di competenza regionale. Art. 9 (Azioni regionali di sviluppo) 1. Gli interventi diretti alla ristrutturazione dei centri storici, al recupero e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, alla ristrutturazione dei borghi e degli edifici rurali con i caratteri distintivi dell’architettura tradizionale cosi’ come enucleatasi nelle diverse caratterizzazioni territoriali sono attuati attraverso il riconoscimento di incrementi delle provvidenze pubbliche e attraverso il finanziamento di specifici programmi costruttivi, orientati al recupero e alla riduzione della sottoutilizzazione del patrimonio edilizio privato esistente nelle aree di maggior degrado. 2. Gli interventi diretti al ripopolamento delle zone rurali e montane sono attuati attraverso il finanziamento di programmi di recupero, di riutilizzazione, di costruzione e di acquisto del patrimonio edilizio. 3. Gli interventi straordinari di adeguamento a standard tecnologici, di servizi e di sicurezza, diversi da quelli previsti dalla legge 9 gennaio 1991, n. 10 (Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia), per iniziative di risparmio energetico, sono attuati attraverso contributi riservati all’edilizia residenziale pubblica, nonche’ all’edilizia privata. 4. Le linee di intervento indicate ai commi 1, 2 e 3 possono essere assunte quali priorita’ nella soddisfazione dei bisogni e/o per differenziare le misure degli importi da destinare alle agevolazioni, all’atto dell’adozione della deliberazione di cui all’articolo 11, comma 3. CAPO II Disciplina delle funzioni Art. 10 (Forma delle agevolazioni regionali) 1. L’Amministrazione regionale e’ autorizzata a concedere contributi in conto capitale, contributi in conto interessi e anticipazioni nonche’ contributi a sostegno degli oneri di cui all’articolo 6. L’Amministrazione regionale e’ altresi’ autorizzata a concedere garanzie per favorire l’accesso alle abitazioni in locazione e l’acquisto della prima casa. 1 bis. L’Amministrazione regionale e’ autorizzata a concedere contributi in conto capitale pari agli interessi di mora maturati e non pagati, a fronte di mutui contratti dai privati antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge regionale 4 giugno 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sviluppo economico regionale, sostegno al reddito dei lavoratori e delle famiglie, accelerazione di lavori pubblici), per l’acquisto, la costruzione, il completamento della costruzione, il recupero o il completamento del recupero della casa di abitazione. 1 ter. I contributi di cui comma 1 bis sono concessi ed erogati alla banca mutuante in nome e per conto del mutuatario che, alla data di entrata in vigore della legge regionale 11/2009, non abbia pagato dall’1 luglio 2008 le rate di mutuo alle scadenze previste dai piani di ammortamento, per difficolta’ finanziarie dovute alla fruizione nei medesimi periodi degli ammortizzatori sociali. 1 quater. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge regionale 11/2009, sono definiti con regolamento ai sensi dell’articolo 12 i criteri e le modalita’ per la concessione e l’erogazione dei contributi. 2. I contributi in conto capitale possono essere concessi fino all’intero ammontare della spesa ritenuta ammissibile e possono essere erogati in unica soluzione, anche in via anticipata, oppure in piu’ soluzioni. L’erogazione in via anticipata a favore dei soggetti privati e’ subordinata alla presentazione di apposita fideiussione bancaria o polizza assicurativa di importo almeno pari alla somma da erogare, maggiorata degli eventuali interessi. 2 bis. I contributi di cui al comma 2 concessi alle ATER possono essere utilizzati anche a sollievo degli oneri di ammortamento, in linea capitale e interessi, dei mutui stipulati dalle Aziende medesime. 3. I contributi in conto interessi sono concessi in relazione a un finanziamento accordato da soggetti autorizzati all’esercizio dell’attivita’ bancaria e non possono superare l’ammontare degli interessi stessi. L’erogazione del contributo in conto interessi avviene in piu’ quote nei confronti del soggetto beneficiario sulla base del piano di ammortamento, ovvero anche mediante l’erogazione diretta al soggetto autorizzato all’esercizio dell’attivita’ bancaria. 4. Le anticipazioni sono concesse alle ATER entro la misura massima dell’intero ammontare della spesa ritenuta ammissibile e sono estinte entro il termine, comunque non superiore a trenta anni, e alle condizioni stabilite dal regolamento. Per particolari situazioni il regolamento puo’ prevedere l’applicazione di tassi agevolati ovvero la restituzione del solo capitale. 4 bis. I contributi a sostegno delle locazioni sono concessi con i criteri e le modalita’ stabiliti da apposito regolamento ai sensi dell’articolo 12. 5. La concessione di garanzie avviene con i criteri e le modalita’ stabiliti da apposito regolamento ai sensi dell’articolo 12. Art. 11 (Funzioni amministrative della Regione) 1. Gli interventi di carattere pluriennale e in conto capitale sono finanziati dal Fondo per l’edilizia residenziale, quale aggregazione finanziaria di risorse destinate al perseguimento delle politiche regionali nel settore secondo le finalita’ previste dalla presente legge. 2. La Regione, con la legge finanziaria, determina la quota annuale di finanziamento del Fondo per l’edilizia residenziale, nel quale confluiscono inoltre i rientri delle anticipazioni erogate, i proventi di eventuali mutui contratti a tal fine dall’Amministrazione regionale, i finanziamenti per l’edilizia residenziale provenienti dallo Stato, dall’Unione europea o da altri soggetti, gli incassi delle sanzioni amministrative per indebita percezione dei contributi di edilizia agevolata in applicazione dell’articolo 316 ter, secondo comma, del codice penale, le quote di contributo e i rientri delle quote di contributo non piu’ spettanti ai beneficiari dei contributi di edilizia agevolata a seguito di revoche o decadenze. 3. Entro il mese di febbraio, la Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente, delibera la ripartizione delle risorse disponibili sul Fondo di cui al comma 1 tra le varie azioni di cui agli articoli precedenti. 4. L’Assessore regionale alle finanze e’ autorizzato a effettuare, con proprio decreto, le variazioni di bilancio conseguenti alla deliberazione della Giunta regionale di cui al comma 3. 5. Per incentivare l’esercizio associato da parte dei Comuni delle funzioni loro attribuite, la deliberazione della Giunta regionale di cui al comma 3 puo’ fissare, anche per singole porzioni del territorio regionale o per specifiche linee di intervento, percentuali di incremento degli importi di cui al medesimo comma 3. 5 bis. Per le finalita’ previste dal comma 1, l’Amministrazione regionale e’ autorizzata a trasferire le risorse ad istituti bancari convenzionati per la concessione da parte dei medesimi dei contributi in conto capitale pluriennale. 6. Per l’attuazione degli interventi previsti dalla presente legge, la Regione e’ autorizzata a stipulare apposita convenzione con Mediocredito del Friuli Venezia Giulia s.p.a. e a destinare una parte delle risorse del Fondo di cui al comma 1 al Fondo istituito con l’articolo 23 della legge regionale 20 aprile 1999, n. 9 (Disposizioni varie in materia di competenza regionale) per le agevolazioni dallo stesso previste, al Fondo di cui all’articolo 5, comma 4 della legge regionale 26 febbraio 2001, n. 4 (Legge finanziaria 2001), per le garanzie dallo stesso previste, nonche’ a costituire presso la predetta banca un Fondo dotato di autonomia patrimoniale e finanziaria, nella forma della gestione fuori bilancio, finalizzato alla concessione di garanzie per le locazioni. 7. La Giunta regionale riferisce annualmente al Consiglio regionale, entro il mese di novembre, sullo stato di attuazione degli interventi sostenuti dal Fondo per l’edilizia residenziale. 8. Al fine di procedere alla migliore allocazione delle risorse disponibili, di programmare le azioni in una prospettiva temporale adeguata e di soddisfare tempestivamente le situazioni di bisogno che richiedono interventi mirati, la Regione raccoglie e gestisce i dati sulla domanda e l’offerta abitativa. Art. 12 (Funzioni normative della Regione) 1. Con regolamenti, previo parere vincolante della Commissione consiliare competente, reso entro quarantacinque giorni dalla data di ricevimento della relativa richiesta, sono disciplinati: a) i criteri e le modalita’ per la concessione e l’erogazione delle agevolazioni; b) la definizione del patrimonio immobiliare dell’edilizia sovvenzionata, i criteri per l’attribuzione degli alloggi di edilizia sovvenzionata, di determinazione del canone di locazione, nonche’ le regole per il cambio di alloggio e per i subentri; c) le modalita’ di alienazione degli alloggi di edilizia sovvenzionata e i criteri di determinazione del relativo prezzo; d) lo schema-tipo delle convenzioni per l’edilizia convenzionata; e) i requisiti degli operatori e dei beneficiari. 1.1.I beneficiari degli interventi di edilizia convenzionata, agevolata e sostegno alle locazioni risiedono o svolgono attivita’ lavorativa da almeno dieci anni, anche non continuativi, sul territorio nazionale, di cui uno in regione. 1 bis. Nell’attribuzione dei punteggi per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata, di cui all’articolo 3, i bandi di assegnazione tengono conto del periodo di residenza in regione e in particolare sono assegnati almeno 0,5 punti per ogni anno, successivo a quelli previsti dall’articolo 18 ante, fino a un massimo di 15 anni anche non continuativi. 1 ter. Per quanto concerne la disciplina degli interventi di edilizia sovvenzionata, di cui all’articolo 3, gli aspiranti inquilini devono essere in possesso di una situazione economica non superiore a 25.000 euro, fatte salve sia le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 1, lettera d), del regolamento di esecuzione dell’articolo 3 della presente legge concernente le agevolazioni per l’edilizia sovvenzionata, approvato con decreto del Presidente della Regione 13 aprile 2004, n. 119/Pres., sia la restante disciplina sul reddito prevista dal medesimo regolamento. Tale limite viene annualmente aggiornato con deliberazione della Giunta regionale sulla base dell’indice ISTAT di andamento dei prezzi al consumo. 2. Decorso il termine previsto dal comma 1 i regolamenti sono emanati anche in mancanza di parere. Art. 13 (Funzioni dei Comuni) 1. I Comuni possono realizzare interventi appositamente finanziati dalla Regione nell’ambito delle politiche della casa. 2. In particolare rientra nella competenza dei Comuni: a) la stipulazione delle convenzioni per gli interventi di edilizia convenzionata; b) la predisposizione degli interventi per il sostegno delle fasce deboli; c) la vigilanza sull’osservanza delle prescrizioni relative ai vincoli di destinazione e degli ulteriori adempimenti conseguenti agli interventi di edilizia convenzionata, nonche’ dell’obbligo di residenza conseguente agli interventi di edilizia agevolata. 3. I Comuni possono svolgere le funzioni loro attribuite anche in forma associata o attraverso forme di collaborazione. La Regione puo’ promuovere l’esercizio associato delle funzioni attribuite ai Comuni attraverso lo strumento di cui all’articolo 11, comma 5. Art. 14 (Comitato regionale per la politica della casa) 1. Al fine di garantire la partecipazione dei soggetti interessati, e’ istituito il Comitato regionale per la politica della casa. 2. Il Comitato e’ composto da: a) l’Assessore regionale all’edilizia e ai servizi tecnici o un suo delegato, con funzioni di presidente; b) i Presidenti delle ATER o loro delegati; c) un rappresentante rispettivamente delle associazioni dei Comuni, delle associazioni della proprieta’ edilizia, dei costruttori; d) quattro rappresentanti delle organizzazioni degli inquilini maggiormente rappresentative nel Friuli Venezia Giulia. 3. Il Comitato e’ organo consultivo dell’Amministrazione regionale per gli interventi in materia di edilizia residenziale pubblica. 4. Il funzionamento del Comitato e’ disciplinato con regolamento approvato nel termine di cui all’articolo 24, comma 1, previo parere vincolante della Commissione consiliare competente secondo le modalita’ di cui all’articolo 12, comma 1. 5. Per la partecipazione al Comitato in qualita’ di componente da parte di soggetti esterni all’Amministrazione regionale spetta un gettone di presenza, determinato in conformita’ con quanto previsto dalla legge regionale 23 agosto 1982, n. 63 (Disposizioni per gli organi collegiali operanti presso l’Amministrazione regionale), e successive modificazioni. CAPO III Disposizioni per l’edilizia convenzionata e agevolata Art. 15 (Obblighi dei beneficiari) 1. I beneficiari di interventi di edilizia convenzionata e agevolata hanno l’obbligo di trasferire la residenza negli alloggi entro duecentosettanta giorni dalla comunicazione del provvedimento di liquidazione del contributo. 2. I beneficiari sono obbligati a risiedere nell’alloggio, non locarlo, ne’ alienarlo per cinque anni dalla comunicazione di cui al comma 1. 3. Nel caso di interventi di edilizia convenzionata destinati alla locazione, i beneficiari hanno l’obbligo di mantenere la destinazione per cinque anni dalla comunicazione del provvedimento di liquidazione del contributo, nel caso di contributi in conto capitale erogati in unica soluzione, ovvero per tutta la durata del rapporto contributivo, in caso di contributi pluriennali. Art. 16 (Successione nell’immobile. Trasferimento delle agevolazioni) 1. In caso di morte del beneficiario di interventi di edilizia convenzionata e agevolata, i contributi si trasferiscono al cobeneficiario che acquisisce l’intera proprieta’, ovvero all’erede che subentra nella proprieta’ dell’alloggio solo se quest’ultimo trasferisce la propria residenza nell’alloggio stesso entro sei mesi dalla morte del beneficiario e al momento del decesso del beneficiario possiede i requisiti soggettivi prescritti. Si prescinde dall’acquisizione in proprieta’ dell’intero immobile in capo al subentrante in presenza di piu’ eredi, nel caso in cui questi siano il coniuge, il convivente more uxorio e i figli. 2. In caso di divorzio o separazione legale, ovvero di scioglimento della convivenza more uxorio, o di trasferimento della residenza di uno dei cobeneficiari, i contributi e le anticipazioni si trasferiscono al coniuge o convivente che acquista la proprieta’ e continua a risiedere nell’alloggio, purche’ in possesso dei requisiti soggettivi al momento dell’istanza di subentro nel contributo. Sono fatti salvi i requisiti soggettivi gia’ verificati nei confronti del subentrante gia’ cobeneficiario del contributo. 3. Non rileva ai fini del rispetto degli obblighi di cui all’articolo 15 il trasferimento di residenza del coniuge beneficiario avvenuto a seguito di provvedimento del giudice che assegni l’abitazione familiare a uno dei coniugi. Art. 17 (Revoche) 1. L’inosservanza della prescrizione di cui all’articolo 15, comma 1, comporta la decadenza dal contributo e l’obbligo di restituire quanto gia’ eventualmente percepito, gravato dagli interessi legali calcolati ai sensi dell’articolo 49 della legge regionale 20 marzo 2000, n. 7 (Testo unico delle norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso), e successive modificazioni. 2. L’inosservanza della prescrizione di cui all’articolo 15, comma 2, comporta: a) in caso di contributi in conto capitale erogati in unica soluzione, la decadenza dal contributo e l’obbligo di restituire quanto gia’ percepito gravato dagli interessi legali calcolati ai sensi dell’articolo 49 della legge regionale 7/2000 e successive modificazioni; b) in caso di contributi pluriennali, la revoca del contributo a decorrere dal momento in cui l’inosservanza si e’ verificata e l’obbligo di restituire quanto eventualmente percepito successivamente all’inosservanza stessa, maggiorato degli interessi legali calcolati ai sensi dell’articolo 49 della legge regionale 7/2000 e successive modificazioni. 3. L’inosservanza della prescrizione di cui all’articolo 16, comma 1, comporta la revoca del contributo con effetto dalla morte del beneficiario. 4. L’inosservanza della prescrizione di cui all’articolo 16, comma 2, comporta la revoca del contributo con effetto dal momento del trasferimento di residenza. CAPO IV Disposizioni per l’edilizia sovvenzionata Art. 18 ante (Requisiti dei beneficiari) 1. Per l’assegnazione degli alloggi di edilizia sovvenzionata, i richiedenti possiedono la residenza o svolgono attivita’ lavorativa da almeno dieci anni, anche non continuativi, nel territorio nazionale di cui cinque anni in regione. Art. 18 (Canone di locazione) 1. Il canone di locazione degli alloggi di edilizia sovvenzionata deve considerare: a) la situazione economica complessiva del nucleo familiare; b) il valore dell’alloggio. 2. Il canone di locazione viene determinato dalle ATER come segue: a) per gli utenti la cui situazione economica complessiva non sia superiore a quella prevista dal regolamento di cui all’articolo 12, il canone annuo viene determinato, sulla base delle condizioni oggettive dell’alloggio e della composizione del nucleo familiare, in misura non superiore all’8 per cento del reddito stesso; b) per gli utenti la cui situazione economica complessiva sia compresa tra il limite di cui alla lettera a) e il limite superiore di 2/3 di quello in vigore per l’accesso all’edilizia sovvenzionata, il canone viene determinato in misura non superiore al 7 per cento del valore dell’alloggio da graduarsi in funzione del reddito degli assegnatari; c) per gli utenti la cui situazione economica complessiva sia superiore a quanto previsto alla lettera b), il canone viene determinato in misura anche superiore al 7 per cento del valore dell’alloggio. 3. In sede di prima applicazione per il 2003, l’importo previsto dal regolamento di cui al comma 2, lettera a), e’ stabilito in 10.000 euro. Art. 19 (Occupazione dell’alloggio) 1. L’alloggio deve essere stabilmente occupato dall’assegnatario entro trenta giorni dalla consegna, salvo proroga concessa dall’ATER a seguito di motivata istanza da presentarsi prima della scadenza del termine previsto, a pena di decadenza dall’assegnazione. 2. La decadenza dall’assegnazione e’ pronunciata dall’ATER e comporta la risoluzione del contratto. Art. 20 (Annullamento dell’assegnazione) 1. Qualora l’assegnazione dell’alloggio sia stata conseguita in violazione delle norme vigenti al tempo dell’assegnazione, ovvero sulla base di dichiarazioni mendaci o di documentazioni risultate false, l’ATER dispone l’annullamento dell’assegnazione. 2. L’annullamento dell’assegnazione comporta la risoluzione del contratto. Art. 21 (Revoca dell’assegnazione) 1. L’ATER dispone in qualunque tempo la revoca dell’assegnazione degli alloggi in locazione nei confronti di chi: a) abbia perduto i requisiti richiesti per l’accesso agli interventi di edilizia sovvenzionata e, in particolare con riferimento alla situazione economica, abbia superato per due anni consecutivi di due terzi il limite in vigore per l’accesso all’edilizia sovvenzionata, salvo che si tratti di assegnatari ultrasessantenni ovvero di assegnatari il cui nucleo familiare comprenda soggetti disabili; b) non abbia comunicato i dati relativi alla propria situazione economica o abbia fornito dati non corrispondenti al vero previa eventuale verifica mediante le competenti strutture comunali sulle condizioni sociali del soggetto; c) abbia violato le norme di legge e di regolamento che disciplinano i doveri dell’inquilino ovvero abbia usato l’alloggio in modo difforme dalla sua destinazione o lo abbia danneggiato gravemente; d) abbia sublocato o ceduto in tutto o in parte l’alloggio a terzi; e) non abbia mantenuto la stabile occupazione dell’alloggio per un periodo superiore a sei mesi in assenza di preventiva autorizzazione da parte delle ATER; f) essendo assegnatario di un alloggio avente un numero di vani, esclusi la cucina e gli accessori, superiore al numero dei componenti il nucleo familiare aumentato di uno, abbia rifiutato un cambio con altro alloggio. 2. La revoca dell’assegnazione comporta la risoluzione del contratto. Art. 22 (Rilascio degli alloggi) 1. I provvedimenti di annullamento e di revoca dell’assegnazione devono contenere un termine per il rilascio degli alloggi non superiore a sessanta giorni e costituiscono titolo esecutivo nei confronti dell’assegnatario o di chiunque occupi l’alloggio. Il rilascio non e’ soggetto a graduazioni o proroghe. 2. L’ATER dispone il rilascio degli alloggi di edilizia sovvenzionata occupati senza titolo. 3. Il provvedimento di cui al comma 2 deve contenere un termine per il rilascio non superiore a quindici giorni e costituisce titolo esecutivo. 4. L’assegnatario di alloggio di edilizia sovvenzionata, che sia stato interessato da provvedimento esecutivo di rilascio motivato da inadempienza contrattuale o da violazione di legge o regolamento, e’ escluso da qualsiasi intervento di edilizia sovvenzionata per un periodo di tre anni. CAPO V Disposizioni finali e transitorie Art. 23 (Abrogazioni) 1. A decorrere dall’entrata in vigore dei regolamenti di cui all’articolo 12, comma 1, sono abrogati: a) i titoli I, II, III, IV, V,VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, gli articoli 123, 124 e 127 del titolo XIII, i titoli XIV e XV della legge regionale 1 settembre 1982, n. 75 (Testo unico delle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica); b) l’articolo 2 della legge regionale 7 marzo 1983, n. 22 (modificativo della legge regionale 75/1982); c) l’articolo unico della legge regionale 11 giugno 1983, n. 46 (modificativo della legge regionale 75/1982); d) l’articolo 28, comma primo, della legge regionale 19 giugno 1985, n. 25 (modificativo della legge regionale 75/1982); e) il titolo V della legge regionale 29 aprile 1986, n. 18 (modificativo della legge regionale 75/1982); f) la legge regionale 1 settembre 1987, n. 29 (Interventi straordinari per favorire l’acquisizione da parte degli Istituti autonomi per le case popolari del patrimonio immobiliare delle cooperative a proprieta’ indivisa poste in liquidazione coatta amministrativa); g) l’articolo 75, comma 1, della legge regionale 30 gennaio 1988, n. 3 (modificativo della legge regionale 29/1987); h) il capo I (modificativo della legge regionale 75/1982), gli articoli da 57 a 60 (Norme transitorie) della legge regionale 30 maggio 1988, n. 37; i) l’articolo 98 della legge regionale 7 febbraio 1990, n. 3 (modificativo della legge regionale 75/1982); j) l’articolo 16, comma 1, della legge regionale 1 febbraio 1991, n. 4 (modificativo della legge regionale 75/1982); k) l’articolo 66 della legge regionale 11 maggio 1993, n. 18 (modificativo della legge regionale 75/1982); l) i titoli I (modificativo della legge regionale 75/1982), IV (Acquisto di obbligazioni per la concessione di mutui agevolati) e V (modificativo di norme in materia di edilizia residenziale pubblica), gli articoli 63, 64 e 65 (Norme transitorie e finali) della legge regionale 17 giugno 1993, n. 45; m) l’articolo 4 della legge regionale 24 giugno 1993, n. 49 (modificativo della legge regionale 75/1982); n) gli articoli da 197 a 200 della legge regionale 28 aprile 1994, n. 5 (modificativi delle leggi regionali 75/1982 e 45/1993); o) il capo III della legge regionale 4 gennaio 1995, n. 3 (modificativo delle leggi regionali 75/1982 e 49/1993); p) gli articoli da 1 a 5 della legge regionale 29 maggio 1995, n. 22 (modificativi della legge regionale 75/1982); q) il capo I (modificativo della legge regionale 75/1982), gli articoli da 17 a 23 (modificativi delle leggi regionali 75/1982 e 45/1993) della legge regionale 24 luglio 1995, n. 31; r) l’articolo 21 della legge regionale 8 agosto 1996, n. 29 (Criteri per gli interventi di edilizia convenzionata); s) gli articoli 14 (Acquisto di alloggi nell’ambito di procedure fallimentari), 15 (Disposizioni transitorie per l’edilizia agevolata) e 51, commi 2 e 3 (modificativo della legge regionale 75/1982), della legge regionale 19 agosto 1996, n. 31; t) gli articoli 55, da 59 a 78 e 80 della legge regionale 9 novembre 1998, n. 13 (concernenti modifiche delle leggi regionali 75/1982, 22/1995 e 31/1995, nonche’ norme in materia di cessione in proprieta’ e di edilizia sovvenzionata); u) l’articolo 11, comma 6, della legge regionale 15 febbraio 1999, n. 4 (modificativo della legge regionale 75/1982); v) gli articoli da 13 a 19 (modificativi delle leggi regionali 75/1982, 29/1987 e 45/1993), 21 (Disposizioni in materia di edilizia convenzionata), 22, comma 3 (modificativo della legge regionale 75/1982), e 23, commi 2, 3, 4, 5, 6, 9, 10, 11, 12, 13, 14 della legge regionale 9/1999 (Interventi nel settore dell’edilizia abitativa); w) gli articoli da 1 a 4 della legge regionale 5 luglio 1999, n. 19 (Regolarizzazione della occupazione di alloggi di edilizia sovvenzionata e modifiche alle leggi regionali 75/1982 e 13/1998); x) gli articoli 2, comma 2 (Funzioni della Regione), 22 comma 2, 23, 25, comma 1, e 26 (modificativi della legge regionale 75/1982) della legge regionale 24/1999; y) l’articolo 8, comma 109, della legge regionale 22 febbraio 2000, n. 2 (modificativo della legge regionale 75/1982); z) l’articolo 5, commi 5, secondo e terzo periodo, 6, 7 e 8 della legge regionale 4/2001 (concernente il Fondo regionale di garanzia per l’edilizia residenziale); aa) l’articolo 16, commi 8, 9, 10, 11 e 14 della legge regionale 15 maggio 2002, n. 13 (modificativo della legge regionale 75/1982). Art. 24 (Disposizioni transitorie) 1. I regolamenti di cui all’articolo 12, comma 1, sono approvati entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 2. Le norme di cui all’articolo 23 continuano ad applicarsi ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore dei regolamenti di cui all’articolo 12, comma 1. Art. 25 (Norme finanziarie) 1. Gli oneri derivanti dall’applicazione del disposto di cui all’articolo 10, comma 1, primo periodo, fanno carico all’unita’ previsionale di base 5.1.24.2.1612 <<Interventi regionali di edilizia residenziale>> che si istituisce “per memoria” nello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2003-2005 e del bilancio per l’anno 2003, alla funzione obiettivo n. 5 – programma 5.1 – rubrica n. 24 – spese d’investimento – con riferimento rispettivamente ai seguenti capitoli che si istituiscono “per memoria” nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi – alla rubrica n. 24 – Servizio dell’edilizia residenziale e degli affari amministrativi e contabili: a) per gli interventi relativi all’articolo 10, comma 2 – capitolo 3273 (2.1.241.3.07.26) – <<Fondo regionale per l’edilizia residenziale – interventi in conto capitale>>; b) per gli interventi relativi all’articolo 10, comma 3 – capitolo 3276 (2.1.241.4.07.26) – <<Fondo regionale per l’edilizia residenziale – interventi in conto interessi>>; c) per gli interventi relativi all’articolo 10, comma 4 – capitolo 3278 (2.1.264.3.07.26) – <<Fondo regionale per l’edilizia residenziale – anticipazioni alle ATER>>. 2. Gli oneri derivanti dal disposto di cui all’articolo 10, comma 1, secondo periodo, fanno carico all’unita’ previsionale di base 53.1.9.2.692 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2003-2005 e del bilancio per l’anno 2003, con riferimento al capitolo 1545 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. 3. I rientri delle anticipazioni previsti dall’articolo 11, comma 2, sono accertati e riscossi nell’unita’ previsionale di base 4.3.2004 <<Rientri di anticipazioni edilizie>> che si istituisce “per memoria” nello stato di previsione dell’entrata del bilancio pluriennale per gli anni 2003-2005 e del bilancio per l’anno 2003 – al titolo IV – categoria 4.3 – con riferimento al capitolo 1518 (4.3.1) che si istituisce “per memoria” nel documento tecnico allegato ai bilanci medesimi – alla rubrica n. 24 – Servizio dell’edilizia residenziale e degli affari amministrativi e contabili – con la denominazione <<Rientri delle anticipazioni concesse alle ATER sul Fondo regionale per l’edilizia residenziale>>. 4. Il finanziamento a carico dei capitoli di cui al comma 1 e’ disposto ai sensi dell’articolo 11, comma 2 e, in sede di prima applicazione per l’anno 2003, con riferimento alle risorse disponibili sui capitoli dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2003-2005 e del bilancio per l’anno 2003, relative al finanziamento delle leggi abrogate ai sensi dell’articolo 23 con la procedura di cui all’articolo 11, commi 3 e 4. 5. Gli oneri derivanti dall’applicazione dell’articolo 14, comma 5, fanno carico all’unita’ previsionale di base 52.3.1.1.663 dello stato di previsione della spesa del bilancio pluriennale per gli anni 2003-2005 e del bilancio per l’anno 2003, con riferimento al capitolo 150 del documento tecnico allegato ai bilanci medesimi. Art. 26 (Entrata in vigore) 1.La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

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