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INCONTRI FAMILIARI IDEALMENTE ONLUS ANNO 2015

Udine, Piazza San Giacomo

Udine, Piazza San Giacomo

 

 

Prossimi incontri Idealmente onlus nella sede di Via Pozzuolo 330 a Udine

  • Giovedì 22 gennaio ore 17
  • giovedì 19 febbraio ore 16 per approvazione bilancio
  • giovedì 19 marzo ore 17
  • giovedì 23 aprile ore 17
  • giovedì 21 maggio ore 17
  • giovedì 11 giugno ore 17
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GIOVANNI MORO: CONFERENZA SUL NON PROFIT

Udine negozio di Via MagriniIl mondo del volontariato, del non profit e del mondo cooperativistico in Friuli-Venezia Giulia è un settore variegato e molto ricco di esperienze. Necessita, allo stesso tempo, di rinnovate strategie e di nuovi strumenti organizzativi e amministrativi, per rispondere con efficienza ed efficacia a nuovi scenari.

Questo argomento è stato approfondito il 19 settembre scorso al Centro Culturale Paolino D’Aquileia a Udine dal sociologo e politico Giovanni Moro, figlio di Aldo Moro, lo statista ucciso dalle Brigate rosse, invitato dal Partito Democratico. Il libro che ha scritto, dal titolo Contro il non profit, fornisce una prospettiva critica su questa realtà, sempre più importante, ma conosciuta poco dal vasto pubblico.

 

COSA È IL TERZO SETTORE?

E’ l’ambito più dinamico dell’economia italiana. Mentre, infatti, diminuisce il numero delle istituzioni pubbliche, come effetto di interventi normativi, e delle persone in esse occupate, con una contrazione dell’11,5% del personale in dieci anni, e le imprese registrano una crescita molto contenuta, con un aumento di unità pari al 4,5%, sono proprio le organizzazioni non profit a segnare un successo in termini di crescita delle unità giuridiche e degli addetti. Più 28% dal 2001 e più 39,4% di lavoratori, per quanto riguarda le istituzioni con addetti.

Questa è la sintesi del “Nono censimento industria e servizi, istituzioni e non profit: un paese in profonda trasformazione” presentato l’11 luglio 2013 dall’Istat (qui tutti i dati). Un lavoro complesso e approfondito che ha coinvolto grandi numeri: 300mila organizzazioni non profit, 13mila istituzioni pubbliche e un campione di 260mila imprese.

IMG_6900Udine (24)Quali sono le categorie che fanno parte del Terzo settore? Sono associazioni, comitati, cooperative, fondazioni, enti religiosi, che non esauriscono ancora il cosiddetto “universo”. Ci sono dentro partiti politici, sindacati, università, ospedali, club sportivi; insomma una giungla, classificata in elenchi e registri custoditi nei luoghi più disparati, dall’Agenzia delle Entrate agli enti locali, dalle Camere di commercio al Ministero degli esteri. Le categorie scelte dall’Istat per il censimento sono state quattordici: i quattro quinti sono associazioni, seguono partiti e sindacati, enti ecclesiastici, cooperative sociali, scuole, fondazioni, enti sanitari.

Che cosa hanno (o dovrebbero avere) in comune queste categorie? Due aspetti fondamentali: la natura privata, ma soprattutto il divieto di distribuire profitti ai soci. Dunque il guadagno è perfettamente lecito anche nel terzo settore, basta che non vada ad arricchire singoli individui.

Nel 2011, inoltre, uno studio condotto dall’Istat insieme al C.n.e.l., Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, ha stimato il valore economico del lavoro svolto dai volontari in 7,8 miliardi di euro, corrispondente a 702 milioni di ore l’anno. Tra gli obiettivi del censimento 2011, oltre al registro statistico delle organizzazioni non profit, già previsto nel 2001, c’è una novità importante: contribuire alla nascita del conto satellite, raccomandato dalle Nazioni Unite. Si tratta di una sezione della contabilità nazionale dedicata al non profit, che vedrà così valorizzato il suo contributo al Prodotto interno lordo (Pil) del nostro Paese.

Per un confronto con i dati regionali del Friuli-Venezia Giulia potete accedere allo studio dell’Irsses, Istituto regionale per gli studi di Servizio Sociale, nel quale si evidenziano i dati del non profit: in regione il 3% degli occupati trova lavoro in questo settore, nel quale operano 238 cooperative sociali, 1.323 organizzazioni di volontariato, 513 associazioni di promozione sociale e circa 100 fondazioni.

 

RELAZIONE GIOVANNI MORO

Alcune argomentazioni esposte nella pubblicazione chiariscono le criticità di questo universo complesso. L’autore cerca di definire il non profit ed il valore sociale di queste organizzazioni. La definizione di non profit nacque da un gruppo di ricercatori dell’Università americana di Baltimora negli anni ’80, che mirava a collocare questo insieme di organizzazioni né pubbliche né private nella mappa economica del mondo E’ quindi un fenomeno recente, sviluppatosi negli ultimi 40 anni. Non esiste il non profit come fenomeno unitario.

Le Nazioni Unite inserirono questa classificazione nei loro sistemi ufficiali, che in seguito venne adottata dagli istituti di statistica di tutto il mondo. Le organizzazioni vennero quindi definite come “non profit”, ossia che non generano profitto. Tutte le attività che non erano commerciali, senza distinzione di categoria, vennero definite in base al fatto di non produrre utili. Questo presupposto, mal formulato fu la premessa della creazione di un insieme di organizzazioni che avevano in comune soltanto il fatto di non produrre utili, una definizione che definisce qualcosa come “non qualcosa” (non profit).

Udine 109 (1024x768)Questa classificazione, diciamo questa etichetta, adottata anche dall’Italia, ha accomunato associazioni di ogni genere, che sono riconosciute come un’unica entità portatrice di valori sociali. Secondo la teoria scientifica del “capitale sociale”, il solo fatto che le persone si mettano assieme ha già un valore in sé, non importa per che cosa ci si metta insieme (giocare a pallone o occuparsi dei malati terminali), crea un valore aggiunto.

Questa definizione si è andata affermando nel mondo grazie ad un alone di benemerenza, dovuto ad una inversione della parte con il tutto. Non importa il tipo di organizzazione, tutti “diventano buoni” e di utilità sociale. Elenchiamo qui si seguito le principali criticità di questa classificazione, riportate da Giovanni Moro:

La prevalenza delle grandi organizzazioni rispetto alle piccole: ad esempio per la raccolta dei fondi, utilizzata dalle grandi organizzazioni, che hanno una notevole capacità di comunicazione rispetto alle più piccole, per finanziare servizi, non si privilegia la capacità di rilevare i bisogni e risolvere i problemi , ma solo la competizione tra organismi.

La concorrenza sleale: esiste una forma di concorrenza non adeguata, tra il profit ed il non profit: la stessa attività, esercitata da due settori, non ha la stessa tassazione. E molto spesso si ingenera confusione, perché, ad esempio nei circoli sportivi, sia nei locali che nei servizi non si vede la distinzione tra attività commerciale e non profit; inoltre, se consideriamo una gara d’appalto tra una cooperativa sociale e un’associazione di volontariato, costatiamo che le due realtà non sono sullo stesso piano, poichè concorrono con un diverso costo del lavoro.

Il cinque per mille: se si scorre la lista di chi ha ricevuto il cinque per mille si trovano associazioni che hanno ricevuto ingenti cifre soltanto perché gestiscono centri di assistenza fiscale…nei quali si deve indicare a chi destinare il cinque per mille. Sono associazioni di volontariato?

Primato dei servizi rispetto all’advocacy ;il termine advocacy significa, per le associazioni di volontariato, patrocinare attivamente la causa con azioni mirate ed un approccio ampio e trasparente; significa sviluppare strategie per orientare l’attività ed influire sui processi decisionali. Il settore pubblico, invece, allo stato attuale, privilegia l’affidamento e la gestione dei servizi , con convenzioni al non profit con l’intenzione di esternalizzare i costi ed aggirare i blocchi dell’assunzione della pubblica amministrazione. Quasi la metà della spesa sociale dei grandi comuni è affidata a convenzioni, che determinano, così, bassa qualità del lavoro e rapporti conflittuali.

Professionalità dei dirigenti orientata al profit: non esiste differenza tra i dirigenti orientati al profit ed al non profit, che hanno lo stesso trattamento economico : un’anomalia, che indica come vi sia la necessità di ordinare l’intero comparto.

Qui di seguito potete ascoltare la conclusione dell’intervento di Giovanni Moro:

http://www.idealmenteonlus.it/wp-content/uploads/2014/12/giovannimoro_noprofit_udine_2014.mp3

 

NUOVE STRATEGIE E NUOVE SFIDE

Dopo quanto è stato illustrato è banale affermare che sia indispensabile mettere mano a una riforma generale di tutto il settore; che sia necessario conoscere quali siano i bisogni delle associazioni; che vi sia condivisione, rispettando i propri ruoli.

Si sostiene da più parti la necessità di ridefinire i compiti e le funzioni dell’ente pubblico, del privato e del complesso mondo del non profit, per innescare un processo dinamico che dia ordine e struttura ad un universo che necessita di una cabina di regia forte. Solo così si avrà una equa ed armonica distribuzione delle risorse e si potranno condividere progetti che abbiano impatto sulla cittadinanza e ne aumentino il capitale sociale. Le associazioni aspettano.

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PROSSIMI APPUNTAMENTI

UdinePiazzaLibertà (640x478)

Si informano i soci che il gruppo di auto mutuo aiuto si riunirà nella sede dell’associazione a Udine, via Pozzuolo 330, nei seguenti giorni :

giovedì  18 settembre ore 17

giovedì  16 ottobre ore 17

giovedì  13  novembre ore 17

giovedì  11  dicembre ore 17

 

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GLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI

Udine giardini di Palazzo MorpurgoOgni cosa che accade nella nostra società appartiene alla dimensione umana, e quindi è necessario fare un lavoro di avvicinamento ai fatti per riportarli nella dimensione della possibile comprensibilità. Ci dobbiamo interrogare su dove e come collocare l’eventuale fatto terribile: riguarda la persona nella sua fisicità, oppure la società o è una malattia?

Rispetto a queste domande riteniamo sia opportuno ricordare a grandi linee la storia degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari in Italia e gli ultimi avvenimenti, che hanno portato alla loro definitiva chiusura.

Gli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) sono una categoria di istituti che in Italia, a metà degli anni settanta, ha sostituito i vecchi manicomi criminali.

In questi luoghi un detenuto diventa un internato sottoposto a una misura di sicurezza psichiatrica, perché ritenuto socialmente pericoloso.

In Italia gli OPG sono sei, e si trovano ad Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere. Le persone che attualmente risiedono in queste strutture sono circa mille, e sono diminuite rispetto al 2010 quando si contavano dai 1.300 ai 1.500 residenti.

Udine Giardino del TorsoIl Parlamento ha approvato recentemente una legge, la n. 81 del 2014, che finalmente considera l’OPG come il vecchio manicomio, ovvero un luogo inadatto alla cura, e stabilisce un miglioramento dell’attuale normativa, con significative modifiche rispetto alla precedente Legge n.ro 9 del 2012.

La legge, tra le altre cose, prevede:

  • La chiusura degli OPG, che attualmente è prorogata ulteriormente al 31 marzo 2015
  • Di norma si adottano misure alternative all’internamento
  • Non si attribuisce la pericolosità sociale perché la persona è emarginata lasciata senza cure.
  • Le regioni possono rivedere i programmi R.E.M.S. (Residenze per la esecuzione delle misure di sicurezza)  e utilizzare i finanziamenti a favore dei servizi di salute mentale
  • Obbligo di presentazione di programmi terapeutico-riabilitativi di dimissione per ciascuna delle persone ricoverate.
  • Limite alla durata della misura di sicurezza: stop ai cosiddetti “ergastoli bianchi”.

Comunque si può osservare che:

  • la legge non ha sciolto i nodi giuridici che sostengono l’Opg e quindi continueranno nuovi ingressi finché non si modifica il codice penale.
  • solo l’abrogazione e la riscrittura degli articoli 85, 88, 89, 91 e 222 del Codice Penale e l’articolo 530 del Codice di procedura penale potranno restituire alle persone con sofferenza mentale il diritto alla cura e ad un giusto processo.
  • dal punto di vista giuridico, l’internamento in OPG viola la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo oltre che gli articoli 2, 13, 27 e 32 della nostra Costituzione.
  • i programmi delle Regioni possono spostare attenzione e investimenti dalle Rems ai percorsi di cura e riabilitazione individuali, necessari per evitare l’internamento e capaci di andare verso il potenziamento dei servizi socio-sanitari territoriali.
  • sulla costruzione delle Residenze, alcune Regioni (come Toscana e Piemonte) hanno deciso di ridimensionarle, mentre altre, come il Friuli Venezia Giulia, di non costruirle.

L’ Associazione Nazionale delle Associazioni per La Salute Mentale, Unasam, rispetto alla recente proroga della chiusura degli OPG, ha affermato:

“Esprimiamo la nostra totale e decisa contrarietà  a qualsiasi ipotesi di ulteriore proroga alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) perché il problema è drammaticamente urgente e noi siamo vergognosamente in ritardo. Ed una proroga, come quella richiesta dalle Regioni, per la costruzione delle cosiddette “R.E.M.S” (Residenze per la esecuzione delle misure di sicurezza) offende e indigna le centinaia di famiglie che attendono una decisione chiara da parte dello Stato. Gran parte delle persone ancora internate potrebbero uscire in tempi brevissimi,  molti anche domattina, se i DSM fossero messi in grado di assumersi la responsabilità della loro presa in carico attraverso adeguati percorsi riabilitativi personalizzati come la stessa legge 9, pur con le sue ambiguità, prevede”.

Vi proponiamo per concludere un filmato che illustra ciò che accade all’interno di un OPG.

Luigi Rigoni ha vissuto sulla propria pelle l’inferno degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e la sua testimonianza è il filo conduttore di Lo Stato della follia, il film documentario del regista Francesco Cordio che denuncia l’orrore degli OPG.

Il filmato integra la narrazione di Rigoni con i filmati realizzati dallo stesso Cordio durante i sopralluoghi effettuati a sorpresa negli OPG nel 2010 dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, presieduta da Ignazio Marino.

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SLOW MEDICINE OSSIA MEDICINA PIU’ SOBRIA, RISPETTOSA E GIUSTA

image1Si è svolto a Udine, il 25 luglio scorso, nell’auditorium della Regione Fvg, un convegno intitolato Slow Medicine, organizzato in collaborazione con la terza Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e con Federsanità Anci. Presenti i consiglieri regionali Giovanni Barillari, Silvana Cremaschi, Gino Gregoris, Stefano Pustetto, Andrea Ussai.

Relatori principali i cofondatori di Slow Medicine, Andrea Gardini e Sandra Vernero. Erano presenti il direttore dell’azienda ospedaliero universitaria di Udine Mauro Delendi, Alessandro Castenetto della direzione regionale del Lavoro, Giuseppe Napoli di Federsanità Anci, Maurizio Rocco dell’Ordine dei medici, il direttore generale dell’Ass 4 Giorgio Ros, Vincenzo Zoccano della consulta delle persone disabili, Barbara Puschiasis del Forum consumatori.

Il movimento Slow Medicine nasce nel 1986, quando il movimento slow food inizia il suo cammino; il termine slow si poneva in contrapposizione con l’emergere del fast food. Slow significava scegliere in modo attento, ed essere consapevoli della scelta, riflettendo e valutando il percorso da intraprendere. Questo movimento si ampliò ed interessò successivamente l’economia, l’architettura, il turismo, la scienza ed alla fine anche la medicina.

Negli ultimi cinquant’anni il progresso della medicina ha prodotto vantaggi indiscutibili per la nostra salute, ma ha anche contribuito a diffondere false convinzioni e aspettative irreali, che hanno aumentato la richiesta di farmaci ed esami. La verità emerge da una recente ricerca: su 2.500 prestazioni sanitarie solo il 46% risulta del tutto appropriato. E non sono i pazienti, contrariamente a quanto si crede, ad avere vantaggi da prescrizioni non necessarie. Al contempo è aumentata la distanza tra medico e paziente – poco tempo a disposizione per le visite, scarso scambio di informazioni, alta conflittualità –, mettendo in serio pericolo la relazione di fiducia fondamentale per la qualità della cura. La Slow Medicine, nasce dalla considerazione che tutti noi rischiamo di farci irreggimentare, di lasciare ad altri – in particolare a chi ha interessi economici che spingono a «inventare malattie e accrescere il consumo di prestazioni e farmaci» – il potere di orientare le decisioni riguardo alla nostra salute.

Perché Slow? Perché sostiene che dialogo, rispetto e giustizia curano più efficacemente, e che fare di più non vuole dire fare meglio. Attraverso l’esperienza di cittadini e di professionisti e con dati scientifici aggiornati, questo libro spiega come ripensare prevenzione, diagnosi e terapia nell’interesse del paziente: più ascolto da parte del medico, più confronto, meno sprechi, meno condizionamenti economici. Il progetto sta riscuotendo enorme consenso e i risultati concreti si moltiplicano. Slow Medicine è infatti una rete in rapida espansione, costituita da professionisti, cittadini, associazioni, enti che lavorano insieme, alla pari, per un grande cambiamento.

La medicina non è una scienza esatta, ma una ricerca, un processo che cerca di costruire percorsi di salute, utilizzando la tecnologia, la scienza, il confronto in un colloquio continuo tra medico e paziente. Ogni persona ha diritto ad essere informata sui benefici, sui possibili effetti collaterali, sulla utilità o non utilità di una procedura, di un farmaco.

Una medicina definita sobria, comprende moderazione, gradualità, etica e sostenibilità, per utilizzare senza sprechi le risorse disponibili; suggerisce, quindi, di ritornare all’ascolto del paziente, all’osservazione per giungere ad un’appropriata diagnosi con eventuali indagini cliniche, per una cura non soltanto farmacologica.

Una medicina definita rispettosa significa, da parte del medico, aiutare la persona malata a prendere le sue decisioni, mettendo a disposizione la sua professionalità; implica l’accettazione di una relazione di cura, che riguarda la persona, le sue convinzioni ed i suoi valori, la sua vita.

Come riferisce il dott. Andrea Gardini nella sua pubblicazione Slow Medicine: “L’unica possibilità di migliorare l’assistenza sanitaria è rappresentata da una partnership tra clinici e pazienti, perché questi ultimi, meglio dei clinici, comprendono la realtà delle loro condizioni, l’impatto che la malattia e il suo trattamento hanno sulla loro vita e come i servizi potrebbero aiutarli”.

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L’ Amministratore di Sostegno

Riceviamo sempre più spesso richieste di informazioni riguardo l’amministratore di sostegno, una figura istituita per quelle persone che, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

Abbiamo quindi pensato di proporvi una panoramica riassuntiva sulla figura dell’amministratore di sostegno, e l’indirizzo di alcuni siti per approfondire l’argomento da un punto di vista pratico.

Definizione

L’amministrazione di sostegno è una misura istituita con la legge 9 gennaio 2004, n.6 che si prefigge di salvaguardare le persone prive di autonomia nella attività della vita quotidiana, intervenendo – rispetto a profili non solo di carattere economico – con il minor grado possibile di limitazione (quasi sempre poche limitazioni) della capacità di agire.

Per richiedere l’amministrazione di sostegno si deve presentare un ricorso. 

Il ricorso può essere proposto:

  • dallo stesso soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato;
  • dal coniuge;
  • dalla persona stabilmente convivente;
  • dai parenti entro il quarto grado;
  • dagli affini entro il secondo grado;
  • dal tutore o curatore;
  • dal pubblico ministero;

Il giudice tutelare nomina alla fine un tutore che abbia cura della persona in difficoltà e del suo patrimonio.

Panoramica

Per avere una prima panoramica su questo istituto, consigliamo la guida curata dal professor Paolo Cendon, 100 domande e risposte sull’Amministratore di sostegno – Guida pratica per le famiglie e gli operatori socio-sanitari:

Quali sono i poteri dell’ amministratore di sostegno?

I poteri dell’amministratore di sostegno sono quelli stabiliti nel decreto di nomina, o in tutti i successivi provvedimenti emessi dal giudice tutelare d’ufficio o sull’impulso di una parte. In generale,  l’amministratore di sostegno si limita  ad affiancare il soggetto debole, senza sostituirlo del tutto, nella gestione di determinate azioni. Per certi atti, può  anche sostituire totalmente il beneficiario, ovviamente entro i limiti specificati nel decreto di nomina del giudice.

Nell’ambito della salute mentale:

Per conoscere meglio la figura dell’amministratore di sostegno nei riguardi di coloro che sono affetti da disturbi psichici, è utile la lettura dell’esperienza del Centro di salute mentale di Cividale (Presentazione in Powerpoint)

 

Festa al Parco di San Osvaldo 6 luglio 2014 Udine

Festa al Parco di San Osvaldo 6 luglio 2014 Udine

 

 

A chi rivolgersi

A Udine

Relativamente ai casi di famiglie di persone con disagio psichico potete rivolgervi all’associazione Idealmente Onlus, giovedì ore 15-17 allo sportello in via Pozzuolo 330, presso la Direzione del Dipartimento di salute mentale,  tel  377 6916671, che effettua la consulenza presso uno studio privato convenzionato.

Inoltre, ̬ attivo uno sportello informativo gestito da HATTIVA LAB Cooperativa Sociale Onlus, Ufficio amministrativo InfoHandicap, sede e appuntamenti, via Porzus 62 РUdine tel. 0432 512635-0432 512635.

Sempre sul sito InfoHandicap potete trovare una pagina completa sull’argomento con informazioni, normative e sentenze.

Per il ricevimento degli atti riguardanti la richiesta di amministrazioni di sostegno, ̬ competente il tribunale di Udine, stanza n.6 РVolontaria giurisdizione.

In Provincia di Udine

Dal 1° febbraio 2013 è stato attivato, dall’Ambito Distrettuale n. 4.5 dell’Udinese (comprendente i comuni di Campoformido, Martignacco, Pagnacco, Pasian di Prato, Pavia di Udine, Pozzuolo del Friuli, Pradamano, Tavagnacco e Udine) il servizio di Sportello di promozione e supporto all’istituto dell’Amministratore di Sostegno.

A.d.V.

Festa al Parco di San Osvaldo 6 luglio 2014 Udine

Festa al Parco di San Osvaldo 6 luglio 2014 Udine

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AVVISO PER I SOCI AMICI E SIMPATIZZANTI

udine_castelloL’Associazione Idealmente onlus comunica che dal 13 febbraio è aperto uno sportello di segreteria a disposizione del pubblico ogni

giovedì  dalle 15 alle 17

nella sede dell’associazione, presso la direzione del Dipartimento di Salute Mentale, al primo piano, in via Pozzuolo 330, a Udine (guarda su Google Maps).

Coloro che desiderano delle informazioni possono recarsi personalmente da Andrea e Alessandra, o telefonare al

numero 377 6916671

Si ricorda, inoltre che il gruppo di auto mutuo aiuto dei familiari si riunirà, sempre in sede:

giovedì  20 marzo  ore 17-18,30

giovedì  10 aprile   ore17-18,30

giovedì  15 maggio ore 17-18,30

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PROSSIMI APPUNTAMENTI

 

Si informano i soci che il gruppo di auto mutuo aiuto si riunirà nella sede dell’associazione a Udine, via Pozzuolo 330, nei seguenti giorni , con la presenza dello psicoterapeuta

dott. Renzo Mosanghini

giovedì 24 gennaio   dalle 17  alle  18,30

giovedì 21  febbraio                ”             “

giovedì 21 marzo                    ”             “

giovedì 18 aprile                     ”             “

giovedì 23 maggio                   ”            ”

 

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LO STIGMA: COME “FUNZIONANO” QUELLI CHE DICONO DI ESSERE SANI

Recentemente fatti di cronaca, che hanno coinvolto le più alte personalità del nostro Paese, hanno riguardato persone con problemi psichiatrici. Ogni qual volta si enuncia l’ambito della malattia mentale, o più in generale il suffisso “psi”, emergono in Italia variegate posizioni. Il tentativo mediatico, che spesso viene compiuto, è quello di affiancare i temi relativi alla gestione della salute mentale a quelli della sicurezza, alimentando una posizione delirante di incompatibilità. Read the rest of this entry »

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CONVEGNO – I PERCORSI DI CURA E DI INCLUSIONE SOCIALE DELLA SALUTE MENTALE

I PERCORSI DI CURA E DI INCLUSIONE SOCIALE DELLA SALUTE MENTALE NELLA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA organizzato da Regione Friuli Venezia Giulia – Agenzia Regionale Sanità – Centro Regionale di Formazione per l’Area delle Cure Primarie in collaborazione con Dipartimenti di Salute Mentale delle Aziende Sanitarie – Associazioni dei familiari dei pazienti.

Novembre 2009 Auditorium Palazzo della Regione Via Sabbadini, 31 – UDINE Read the rest of this entry »

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