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18 GIOVANI A RITMO DI JAZZ

locandina_NESJ-abbL’ associazione invita amici, soci e simpatizzanti a partecipare al concerto della

North East *Ska Jazz Orchestra 

che avrà luogo oggi, venerdì 22 maggio, come riportato nella locandina a fianco.

Per il suo ultimo appuntamento la rassegna MuSt si sposta al Padiglione 9 della Fiera di Udine (via Cotonificio 96, Torreano di Martignacco) per il release party di “Stompin’ & Rollin”, album d’esordio della giovane big band triveneta.

Il disco – che verrà regalato in formato digitale a chi partecipa alla serata – raccoglie dieci arrangiamenti originali di classici del jazz e dello swing interpretati nello stile giamaicano degli anni sessanta, dallo ska original al rocksteady e al reggae.

Stompin’ And Rollin’ è stato registrato presso lo Studio Jork di Capodistria (Slovenia) nel mese di marzo 2015, missato e masterizzato a The Volcano Lounge di Sherman Oaks (California) da Brian Dixon e pubblicato dall’etichetta Brixton Records (Bilbao, Spagna). In Italia sarà distribuito da Goodfellas e si potrà acquistare online in tutti gli store digitali a partire dalla prossima settimana.

Nelle registrazioni, oltre ai musicisti dell’orchestra, erano presenti anche due importanti featuring: quello di Olly Riva (Shandon, Olly Riva & The Soul Rockets) e quello di Mr. T-Bone, trombonista di Africa Unite e Bluebeaters, che sarà ospite speciale dell’evento in Fiera.

L’apertura della serata sarà affidata alla Dinamo Moska, mentre toccherà al DJ Michele Poletto (Playa Desnuda) chiudere la festa e dare appuntamento al prossimo autunno per la terza edizione di MuSt.

Prezzo dei biglietti: Interi alla cassa € 10,00 (comprensivi di download card per scaricare in anteprima l’intero disco).

Tra poco potrete ascoltare la musica del 1° CD dell’orchestra cliccando qui.

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Votate il progetto Idealmente sul “dopo di noi”

civibancaVi invitiamo a sostenere il progetto “Dopo di noi” di Idealmente Onlus sul sito Progetto Civibanca 2.0, iniziativa di crowdfounding della Banca Popolare di Cividale. Per i dettagli, visitate la pagina del progetto, cliccate la parola “Vota” posta sotto il cuore e seguite le istruzioni. Grazie.

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SOLO UN SALTO E LA RAGIONE DIVENTA FOLLIA

LauroraLa protagonista di questo libro, Stefania Laurora, “Solo un salto e la ragione diventa follia” edito da Books & Company di Sergio Tani, Livorno, è una collezione di racconti e pensieri, che si affacciano alla mente della protagonista.

Stefania ha 39 anni e vive a Modena, nella prefazione così si presenta:

“Questa è la mia collezione di racconti e di pensieri, che narrano sia di quando sono capace di vivere la quotidianità, coltivando gli affetti, le emozioni, le idee, le fantasie e i ricordi, sia di quando la malattia mi toglie il senno…

Da tempo porto addosso questo fardello, arrovellandomi sul quando e sul come la ragione, fiaccata dalla sofferenza, diventi follia.

Se talora nella lotta con la malattia ho perso, riducendomi ad un’anima solitaria e disperata, altrettante volte ho vinto, rifiorendo nell’amore per la vita.”

Molte persone hanno l’abitudine di riordinare il loro vissuto mentale, e non ci si riferisce solo alla memoria, che ha proprie risorse, per fare spazio a nuovi ricordi e scartare quelli che non sono importanti. In realtà la nostra mente esprime le credenze, le emozioni, i traumi, i pregiudizi ed i valori.

Nel corso della vita ci andiamo formando una concezione del mondo e di come dovrebbero essere le cose, modelliamo un’idea di chi siamo e dove stiamo andando. Tuttavia, durante gli anni viviamo molte esperienze che possono tradursi in credenze sbagliate, in stereotipi o anche traumi.

Queste esperienze possono diventare un pesante fardello, che è necessario elaborare, per imparare ad eliminare ciò che non ci serve più. Stefania Laurora, con questa sua collezione di pensieri e racconti è diventata protagonista, ha attivato un processo di cambiamento e le sue esperienze, non negate, legate alla malattia hanno assunto un nuovo significato; le emozioni negative del passato, che esistono, non disturbano.

Questa pubblicazione, scritta con tanta passione, termina con un simbolo di speranza:

“Pare finito il tempo degli inni alla gioia, delle voragini di disperazione. Vivere mi viene naturale, come se avessi sempre saputo farlo.

Questo mio corpo non giace più accasciato in un angolo, capro espiatorio di un ‘esistenza accidentata. Non è più veicolo di sofferenza, ma si intreccia stretto con l’anima, in un abbraccio nerboruto che ogni cosa tiene insieme.

Godo della compagnia delle persone. Godo del cibo, del sonno, della fatica, delle ricompense.”

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SIAMO PARTNER DELLA NORTH EAST SKA* JAZZ ORCHESTRA

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nesjo_02Siamo molto felici di presentare questa orchestra, formata da giovani musicisti, che si chiama North East ska jazz orchestra, abbreviazione NESJO, che abbiamo scelto come partner dell’associazione, per avere una maggiore visibilità in Friuli Venezia Giulia e nel mondo. Questi giovani hanno scelto di presentarsi tramite la piattaforma Musicraiser, che si occupa di raccogliere fondi per nuovi talenti musicali, e di chiedere fondi per la pubblicazione del loro primo album, che comprende 10 arrangiamenti musicali di classici del jazz e dello swing interpretati nello stile jamaicano degli anni ’60, dallo ska originale al rocksteady e al reggae.

La North East Ska*Jazz Orchestra è una giovane presenza, nata nell’estate del 2012 con il desiderio di unire molte persone attive professionalmente nel panorama della musica jamaicana e afroamericana presenti nel Triveneto (Nord-Est Italia).

nesjo_03La NESJO ha suonato in Italia, Slovenia e Spagna, e in poco tempo ha ottenuto molti consensi, anche grazie alla collaborazione con due importanti esponenti dello ska e del reggae italiano: Mr. T- Bone (Africa Unite, Bluebeaters) e Furio (Pitura Freska, Ska-J).

Nella primavera del 2014 è uscito il primo E.P. “Music For Marikana”, prodotto grazie al sostegno dell’associazione Time For Africa, con la quale sono impegnati a favore della costruzione di un centro educativo-culturale nel centro di Marikana, zona mineraria del Sudafrica.

Tra poco tempo saremo in grado di farvi ascoltare il loro primo album, nel frattempo potete già ascoltare un brano registrato dai giovani musicisti.

 

 

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INCONTRI FAMILIARI IDEALMENTE ONLUS ANNO 2015

Udine, Piazza San Giacomo

Udine, Piazza San Giacomo

 

 

Prossimi incontri Idealmente onlus nella sede di Via Pozzuolo 330 a Udine

  • Giovedì 22 gennaio ore 17
  • giovedì 19 febbraio ore 16 per approvazione bilancio
  • giovedì 19 marzo ore 17
  • giovedì 23 aprile ore 17
  • giovedì 21 maggio ore 17
  • giovedì 11 giugno ore 17
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LEGGE REGIONALE 16 OTTOBRE 2014 n. 17

LEGGE REGIONALE 16 OTTOBRE 2014 n 17

Pdf – Legge regionale n. 17 del 16 ottobre 2014

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Regolamento FAP 2014

Regolamento di attuazione del Fondo per l’autonomia possibile e per l’assistenza a lungo termine di cui all’articolo 41 della legge regionale 31 marzo 2006, n. 6 (Sistema integrato di interventi e servizi per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale)

Pdf – Regolamento FAP Fondo autonomia possibile 2014

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GIOVANNI MORO: CONFERENZA SUL NON PROFIT

Udine negozio di Via MagriniIl mondo del volontariato, del non profit e del mondo cooperativistico in Friuli-Venezia Giulia è un settore variegato e molto ricco di esperienze. Necessita, allo stesso tempo, di rinnovate strategie e di nuovi strumenti organizzativi e amministrativi, per rispondere con efficienza ed efficacia a nuovi scenari.

Questo argomento è stato approfondito il 19 settembre scorso al Centro Culturale Paolino D’Aquileia a Udine dal sociologo e politico Giovanni Moro, figlio di Aldo Moro, lo statista ucciso dalle Brigate rosse, invitato dal Partito Democratico. Il libro che ha scritto, dal titolo Contro il non profit, fornisce una prospettiva critica su questa realtà, sempre più importante, ma conosciuta poco dal vasto pubblico.

 

COSA È IL TERZO SETTORE?

E’ l’ambito più dinamico dell’economia italiana. Mentre, infatti, diminuisce il numero delle istituzioni pubbliche, come effetto di interventi normativi, e delle persone in esse occupate, con una contrazione dell’11,5% del personale in dieci anni, e le imprese registrano una crescita molto contenuta, con un aumento di unità pari al 4,5%, sono proprio le organizzazioni non profit a segnare un successo in termini di crescita delle unità giuridiche e degli addetti. Più 28% dal 2001 e più 39,4% di lavoratori, per quanto riguarda le istituzioni con addetti.

Questa è la sintesi del “Nono censimento industria e servizi, istituzioni e non profit: un paese in profonda trasformazione” presentato l’11 luglio 2013 dall’Istat (qui tutti i dati). Un lavoro complesso e approfondito che ha coinvolto grandi numeri: 300mila organizzazioni non profit, 13mila istituzioni pubbliche e un campione di 260mila imprese.

IMG_6900Udine (24)Quali sono le categorie che fanno parte del Terzo settore? Sono associazioni, comitati, cooperative, fondazioni, enti religiosi, che non esauriscono ancora il cosiddetto “universo”. Ci sono dentro partiti politici, sindacati, università, ospedali, club sportivi; insomma una giungla, classificata in elenchi e registri custoditi nei luoghi più disparati, dall’Agenzia delle Entrate agli enti locali, dalle Camere di commercio al Ministero degli esteri. Le categorie scelte dall’Istat per il censimento sono state quattordici: i quattro quinti sono associazioni, seguono partiti e sindacati, enti ecclesiastici, cooperative sociali, scuole, fondazioni, enti sanitari.

Che cosa hanno (o dovrebbero avere) in comune queste categorie? Due aspetti fondamentali: la natura privata, ma soprattutto il divieto di distribuire profitti ai soci. Dunque il guadagno è perfettamente lecito anche nel terzo settore, basta che non vada ad arricchire singoli individui.

Nel 2011, inoltre, uno studio condotto dall’Istat insieme al C.n.e.l., Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, ha stimato il valore economico del lavoro svolto dai volontari in 7,8 miliardi di euro, corrispondente a 702 milioni di ore l’anno. Tra gli obiettivi del censimento 2011, oltre al registro statistico delle organizzazioni non profit, già previsto nel 2001, c’è una novità importante: contribuire alla nascita del conto satellite, raccomandato dalle Nazioni Unite. Si tratta di una sezione della contabilità nazionale dedicata al non profit, che vedrà così valorizzato il suo contributo al Prodotto interno lordo (Pil) del nostro Paese.

Per un confronto con i dati regionali del Friuli-Venezia Giulia potete accedere allo studio dell’Irsses, Istituto regionale per gli studi di Servizio Sociale, nel quale si evidenziano i dati del non profit: in regione il 3% degli occupati trova lavoro in questo settore, nel quale operano 238 cooperative sociali, 1.323 organizzazioni di volontariato, 513 associazioni di promozione sociale e circa 100 fondazioni.

 

RELAZIONE GIOVANNI MORO

Alcune argomentazioni esposte nella pubblicazione chiariscono le criticità di questo universo complesso. L’autore cerca di definire il non profit ed il valore sociale di queste organizzazioni. La definizione di non profit nacque da un gruppo di ricercatori dell’Università americana di Baltimora negli anni ’80, che mirava a collocare questo insieme di organizzazioni né pubbliche né private nella mappa economica del mondo E’ quindi un fenomeno recente, sviluppatosi negli ultimi 40 anni. Non esiste il non profit come fenomeno unitario.

Le Nazioni Unite inserirono questa classificazione nei loro sistemi ufficiali, che in seguito venne adottata dagli istituti di statistica di tutto il mondo. Le organizzazioni vennero quindi definite come “non profit”, ossia che non generano profitto. Tutte le attività che non erano commerciali, senza distinzione di categoria, vennero definite in base al fatto di non produrre utili. Questo presupposto, mal formulato fu la premessa della creazione di un insieme di organizzazioni che avevano in comune soltanto il fatto di non produrre utili, una definizione che definisce qualcosa come “non qualcosa” (non profit).

Udine 109 (1024x768)Questa classificazione, diciamo questa etichetta, adottata anche dall’Italia, ha accomunato associazioni di ogni genere, che sono riconosciute come un’unica entità portatrice di valori sociali. Secondo la teoria scientifica del “capitale sociale”, il solo fatto che le persone si mettano assieme ha già un valore in sé, non importa per che cosa ci si metta insieme (giocare a pallone o occuparsi dei malati terminali), crea un valore aggiunto.

Questa definizione si è andata affermando nel mondo grazie ad un alone di benemerenza, dovuto ad una inversione della parte con il tutto. Non importa il tipo di organizzazione, tutti “diventano buoni” e di utilità sociale. Elenchiamo qui si seguito le principali criticità di questa classificazione, riportate da Giovanni Moro:

La prevalenza delle grandi organizzazioni rispetto alle piccole: ad esempio per la raccolta dei fondi, utilizzata dalle grandi organizzazioni, che hanno una notevole capacità di comunicazione rispetto alle più piccole, per finanziare servizi, non si privilegia la capacità di rilevare i bisogni e risolvere i problemi , ma solo la competizione tra organismi.

La concorrenza sleale: esiste una forma di concorrenza non adeguata, tra il profit ed il non profit: la stessa attività, esercitata da due settori, non ha la stessa tassazione. E molto spesso si ingenera confusione, perché, ad esempio nei circoli sportivi, sia nei locali che nei servizi non si vede la distinzione tra attività commerciale e non profit; inoltre, se consideriamo una gara d’appalto tra una cooperativa sociale e un’associazione di volontariato, costatiamo che le due realtà non sono sullo stesso piano, poichè concorrono con un diverso costo del lavoro.

Il cinque per mille: se si scorre la lista di chi ha ricevuto il cinque per mille si trovano associazioni che hanno ricevuto ingenti cifre soltanto perché gestiscono centri di assistenza fiscale…nei quali si deve indicare a chi destinare il cinque per mille. Sono associazioni di volontariato?

Primato dei servizi rispetto all’advocacy ;il termine advocacy significa, per le associazioni di volontariato, patrocinare attivamente la causa con azioni mirate ed un approccio ampio e trasparente; significa sviluppare strategie per orientare l’attività ed influire sui processi decisionali. Il settore pubblico, invece, allo stato attuale, privilegia l’affidamento e la gestione dei servizi , con convenzioni al non profit con l’intenzione di esternalizzare i costi ed aggirare i blocchi dell’assunzione della pubblica amministrazione. Quasi la metà della spesa sociale dei grandi comuni è affidata a convenzioni, che determinano, così, bassa qualità del lavoro e rapporti conflittuali.

Professionalità dei dirigenti orientata al profit: non esiste differenza tra i dirigenti orientati al profit ed al non profit, che hanno lo stesso trattamento economico : un’anomalia, che indica come vi sia la necessità di ordinare l’intero comparto.

Qui di seguito potete ascoltare la conclusione dell’intervento di Giovanni Moro:

http://www.idealmenteonlus.it/wp-content/uploads/2014/12/giovannimoro_noprofit_udine_2014.mp3

 

NUOVE STRATEGIE E NUOVE SFIDE

Dopo quanto è stato illustrato è banale affermare che sia indispensabile mettere mano a una riforma generale di tutto il settore; che sia necessario conoscere quali siano i bisogni delle associazioni; che vi sia condivisione, rispettando i propri ruoli.

Si sostiene da più parti la necessità di ridefinire i compiti e le funzioni dell’ente pubblico, del privato e del complesso mondo del non profit, per innescare un processo dinamico che dia ordine e struttura ad un universo che necessita di una cabina di regia forte. Solo così si avrà una equa ed armonica distribuzione delle risorse e si potranno condividere progetti che abbiano impatto sulla cittadinanza e ne aumentino il capitale sociale. Le associazioni aspettano.

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PROSSIMI APPUNTAMENTI

UdinePiazzaLibertà (640x478)

Si informano i soci che il gruppo di auto mutuo aiuto si riunirà nella sede dell’associazione a Udine, via Pozzuolo 330, nei seguenti giorni :

giovedì  18 settembre ore 17

giovedì  16 ottobre ore 17

giovedì  13  novembre ore 17

giovedì  11  dicembre ore 17

 

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GLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI

Udine giardini di Palazzo MorpurgoOgni cosa che accade nella nostra società appartiene alla dimensione umana, e quindi è necessario fare un lavoro di avvicinamento ai fatti per riportarli nella dimensione della possibile comprensibilità. Ci dobbiamo interrogare su dove e come collocare l’eventuale fatto terribile: riguarda la persona nella sua fisicità, oppure la società o è una malattia?

Rispetto a queste domande riteniamo sia opportuno ricordare a grandi linee la storia degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari in Italia e gli ultimi avvenimenti, che hanno portato alla loro definitiva chiusura.

Gli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) sono una categoria di istituti che in Italia, a metà degli anni settanta, ha sostituito i vecchi manicomi criminali.

In questi luoghi un detenuto diventa un internato sottoposto a una misura di sicurezza psichiatrica, perché ritenuto socialmente pericoloso.

In Italia gli OPG sono sei, e si trovano ad Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere. Le persone che attualmente risiedono in queste strutture sono circa mille, e sono diminuite rispetto al 2010 quando si contavano dai 1.300 ai 1.500 residenti.

Udine Giardino del TorsoIl Parlamento ha approvato recentemente una legge, la n. 81 del 2014, che finalmente considera l’OPG come il vecchio manicomio, ovvero un luogo inadatto alla cura, e stabilisce un miglioramento dell’attuale normativa, con significative modifiche rispetto alla precedente Legge n.ro 9 del 2012.

La legge, tra le altre cose, prevede:

  • La chiusura degli OPG, che attualmente è prorogata ulteriormente al 31 marzo 2015
  • Di norma si adottano misure alternative all’internamento
  • Non si attribuisce la pericolosità sociale perché la persona è emarginata lasciata senza cure.
  • Le regioni possono rivedere i programmi R.E.M.S. (Residenze per la esecuzione delle misure di sicurezza)  e utilizzare i finanziamenti a favore dei servizi di salute mentale
  • Obbligo di presentazione di programmi terapeutico-riabilitativi di dimissione per ciascuna delle persone ricoverate.
  • Limite alla durata della misura di sicurezza: stop ai cosiddetti “ergastoli bianchi”.

Comunque si può osservare che:

  • la legge non ha sciolto i nodi giuridici che sostengono l’Opg e quindi continueranno nuovi ingressi finché non si modifica il codice penale.
  • solo l’abrogazione e la riscrittura degli articoli 85, 88, 89, 91 e 222 del Codice Penale e l’articolo 530 del Codice di procedura penale potranno restituire alle persone con sofferenza mentale il diritto alla cura e ad un giusto processo.
  • dal punto di vista giuridico, l’internamento in OPG viola la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo oltre che gli articoli 2, 13, 27 e 32 della nostra Costituzione.
  • i programmi delle Regioni possono spostare attenzione e investimenti dalle Rems ai percorsi di cura e riabilitazione individuali, necessari per evitare l’internamento e capaci di andare verso il potenziamento dei servizi socio-sanitari territoriali.
  • sulla costruzione delle Residenze, alcune Regioni (come Toscana e Piemonte) hanno deciso di ridimensionarle, mentre altre, come il Friuli Venezia Giulia, di non costruirle.

L’ Associazione Nazionale delle Associazioni per La Salute Mentale, Unasam, rispetto alla recente proroga della chiusura degli OPG, ha affermato:

“Esprimiamo la nostra totale e decisa contrarietà  a qualsiasi ipotesi di ulteriore proroga alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) perché il problema è drammaticamente urgente e noi siamo vergognosamente in ritardo. Ed una proroga, come quella richiesta dalle Regioni, per la costruzione delle cosiddette “R.E.M.S” (Residenze per la esecuzione delle misure di sicurezza) offende e indigna le centinaia di famiglie che attendono una decisione chiara da parte dello Stato. Gran parte delle persone ancora internate potrebbero uscire in tempi brevissimi,  molti anche domattina, se i DSM fossero messi in grado di assumersi la responsabilità della loro presa in carico attraverso adeguati percorsi riabilitativi personalizzati come la stessa legge 9, pur con le sue ambiguità, prevede”.

Vi proponiamo per concludere un filmato che illustra ciò che accade all’interno di un OPG.

Luigi Rigoni ha vissuto sulla propria pelle l’inferno degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e la sua testimonianza è il filo conduttore di Lo Stato della follia, il film documentario del regista Francesco Cordio che denuncia l’orrore degli OPG.

Il filmato integra la narrazione di Rigoni con i filmati realizzati dallo stesso Cordio durante i sopralluoghi effettuati a sorpresa negli OPG nel 2010 dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, presieduta da Ignazio Marino.

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